“Michael Jackson and the Toxicity of American Culture” by Dr. Pamela D. Reed


Pubblicato su The grio at thegrio.com il 7 luglio 2009

La cacofonia di Michael Jackson è affascinante in quanto non si tratta di per sé di Jackson, spero che abbia il buon senso di saperlo e la buona grazia di strappare la sua vita dalle fauci di un successo carnivoro. Non sarà presto perdonato per aver sovvertito così la situazione, perché, perdiamine, ha beccato il pesce grosso, e l’uomo che ha sbancato il casinò di Monte Carlo non ha nulla rispetto a Michael.

Tutto quel rumore riguarda l’America, come il garante disonesto della vita e della ricchezza nera; i neri, in particolare i maschi, in America; e il senso di colpa americano bruciante e sepolto: sesso e ruoli sessuali e panico sessuale: il denaro. Successo e disperazione – a tutto ciò si aggiunge ora l’amara necessità di trovare una testa su cui collocare la corona di Miss America.

I freaks sono chiamati freak e sono trattati come sono trattati – per lo più, in modo obbrobrioso. Sono gli esseri umani che evocano dal profondo interiore, le paure e i desideri più reconditi.

– James Baldwin (1985)

Se oggi commemoriamo Michael Joseph Jackson, è chiaro che l’auspicio di Baldwin per il “bambino d’oro” di Joe e Katherine non si è avverato. Dopo quasi due settimane, è ancora difficile accettare la morte di Michael Jackson. Molti hanno scritto – inclusa me – che la sua musica vivrà per sempre. Ma Michael non c’è più. Giornalisti di tutto il mondo scriveranno fiumi di inchiostro sulla vita e la morte di Michael Jackson, ma solo pochi di loro scalfiranno la superficie delle notizie importanti di questa storia di rara grandezza.
Michael Jackson per l’America era “il canarino nella miniera di carbone”. Forse sapete che i minatori, quando ancora le miniere non avevano sistemi di ventilazione, portavano nei tunnel dei canarini. Se il canarino iniziava a soffocare era un avvertimento di un ambiente tossico e serviva da allarme per una immediata evacuazione, se invece il canarino continuava a cantare non c’era da preoccuparsi.
Michael – il canarino incompreso d’America – ora è morto. E gli americani hanno bisogno di conoscere la storia della sua vita e della sua morte per quello che rappresenta: un avvertimento di come la cultura americana sia tossica. In questo paese, abbiamo bisogno di affrontare con onestà il problema persistente e radicato della supremazia bianca che si regge sulla paura e l’odio razziale. Non fare niente, è una cosa che non possiamo permetterci.
James Baldwin, nel brano sopra citato – tratto dal suo saggio del 1985 “Here Be Dragons”, in The Price of the Ticket, una versione aggiornata del suo articolo su Playboy del 1965 “Freaks and the Ideal of American Manhood” – è andato dritto al punto.
Altri prima di me hanno ipotizzato che Jackson rappresentasse l’incarnazione dell’odio interiorizzato verso se stessi, in modo estremo. A mio avviso, la particolarità di questo caso, è il fatto che Michael Jackson aveva i mezzi finanziari per cambiare le caratteristiche della sua nerezza. Jackson, di fatto, ha inconsapevolmente esternato l’odio per il colore della sua pelle, con gli steroidi. Attraverso un approccio estremo ha cercato di essere meno nero per fare, quello che i neri avevano tentato di fare nell’America bianca di Jim Crow.
Un caso da manuale di profondo odio per se stessi. Ciò che MJ non è riuscito a capire, che il nero è il baricentro del mondo. Ma la storia di Michael Jackson non riguarda solo il problema dell’oppressione interiorizzata. Ci sono altri fattori da considerare: i suoi genitori, questa società occidentale malata, distorta e materialista basata sul sensazionalismo.
Determinato a uscire dalla povertà, Joe Jackson, un musicista dilettante, decide di formare una band con i suoi figli. All’età di appena cinque anni, Michael Jackson e i suoi fratelli maggiori sono stati costretti a stare sotto i riflettori e all’attenzione del mondo dell’adolescenza e degli adulti, mentre accumulava importanti ricchezze e toccava i cuori dei fan in tutto il paese, e poi del mondo intero.
E alla fine, Michael ha lasciato una tenuta che un giorno varrà un trilione, anche dopo che tutti i suoi debiti saranno stati saldati. Ma a quale prezzo?
Nel corso della sua carriera, Michael ha scalato le alte sfere del successo, e come si sa, suo padre lo mortificava per il suo aspetto, in particolare per il suo naso, così iniziò la spirale discendente dell’auto-mutilazione. Ha iniziato a modificare il suo naso, fino ad arrivare alla depigmentazione della pelle, e Dio solo sa cos’altro.
Ma, la parte più tragica, se i resoconti dei media sono veri, è la scelta di Michael di avere figli con mezzi non convenzionali, decidendo di non generare alcuna progenie, e di non tramandare i propri geni del suo talento musicale. Questo è ciò che gli americani hanno fatto al nostro amato Michael Jackson.
Riflettiamo per un momento, a cosa possa significare odiare profondamente la propria immagine al punto di non volere continuare la propria linea di sangue.
Certo, non è mia intenzione giudicare Jackson o i suoi genitori. Michael era affetto dalla sindrome di asservimento post-traumatico, un grave disturbo psicologico presente in gran parte delle popolazioni discendenti dall’Africa. La teoria della dottoressa Joy DeGruy Leary è descritta nel suo libro Post Traumatic Slave Syndrome: America’s Legacy of Enduring Injury and Healing (2005).
In un’intervista del 2006, In These Times, Leary afferma: “il rifiuto delle origini di una cultura dominante nasce dalla paura, e naturalmente, la paura genera un meccanismo di autodifesa, “proiezioni psicologiche”, percezioni distorte e rappresentazioni esagerate dei media…. questo giustifica il diritto e il modo di trattare le persone, ecco perché è diventato così difficile risolvere il problema”. E dato che nessuno può negare che la storia di Michael Jackson sia una storia di esposizione, alla fine si tratta di dimostrare il danno che l’Olocausto degli schiavi africani, il colonialismo e il razzismo hanno causato alla vita e alla psiche del popolo africano e al mondo. Per esempio, tutti parlano dei neri che cercano di schiarirsi la pelle o di stirarsi i capelli, ma poco o nulla viene detto sul giro di affari miliardario che ruota intorno all’industria cosmetica e le prestazioni estetiche, che vanno a soddisfare l’ossessione dell’abbronzatura o di scurire la pelle di molti bianchi con docce solari, prodotti autoabbronzanti, dispositivi per esaltare il volume delle labbra, protesi per glutei, ecc.
Ecco, da una parte ci sono molti bianchi – nel passato come nel presente – che sostengono l‘inferiorità e la bruttezza dei neri, ma fanno di tutto per somigliargli anche a rischio di ammalarsi di tumore alla pelle per una eccessiva abbronzatura. E dall’altra c’è Michael Jackson l’attivista, Dio protegga la sua anima, che solo poche ore prima della sua scomparsa, nelle prove filmate allo Staples Center – ironicamente, dove la sua famiglia, i suoi amici e i suoi fan si riuniranno oggi per piangere la sua scomparsa – cantava “They Do not Care about Us” la cui pelle era più pallida di molti altri bianchi, che poi sono i “loro” della canzone. David Zurawik ha detto al Baltimore Sun sulla Slate of the Union della CNN, che Michael Jackson “ha incarnato le contraddizioni nella nostra cultura come nessun altro”.
Purtroppo, Jackson è stato oggetto di scherno, e in parte perseguitato da una stampa di avvoltoi. La sua metamorfosi fisica, le eccentricità, le accuse non provate, e ora la sua prematura scomparsa, non fanno altro che renderlo una infinita miniera d’oro per la stampa mondiale. Nella vita è stato prigioniero del suo stesso successo, come un canarino chiuso in gabbia per le sue capacità canore. E anche dopo la morte, continua ad essere oggetto di speculazioni, e ogni singolo omaggio dei media, è oscurato da altre notizie misteriose e infondate.
Alla luce dei fatti, la morte di Michael è di per sé una tragedia di proporzioni epiche. Quelli che come noi lo hanno amato sono stati profondamente toccati, come dimostrano milioni di persone in tutto il mondo in lizza per gli 8.750 biglietti gratuiti per il suo memoriale. Purtroppo, il biglietto di Michael non era gratuito. E lui ha pagato il prezzo più alto, sacrificando la sua infanzia e la sua esistenza. Possa la sua anima riposare in pace.
Fine
Fonte: Google libri
Traduzione di Grazia28 in esclusiva solo per ONLYMICHAELJACKSON
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