“Lid” Magazine # 10, 2010


Un gioiello di articolo sensoriale. La rivista d’arte “Lid” dedica a Michael Jackson diciotto pagine stupefacenti corredate dalle immagini di Kate Simon scattate sul set di “Rock With You”. Dovete solo sfogliare e abbandonarvi ai vostri sensi. Sarete ammaliati dalla sensualità, dall’energia cosmica e dal sentimento profondo che un giovane corpo emana librandosi nella danza. Così, come una creatura rinata Michael Jackson si presentava al mondo. Un astro nascente.

Grazia28

michaeljackson

 – Michael  Jackson –

By

Kate Simon

Alla fine degli anni ’70, ho lavorato con Kate Simon, come corrispondente a New York del magazine musicale inglese, ‘Melody Maker’. Di solito questo lavoro porta ad aggirarsi nei locali notturni di Manhattan e l’invio di report e fotografie è stato piacevole. Nell’inverno del 1980, tuttavia, il nostro editore ci ha chiesto di andare a Los Angeles, su invito di Susan Blond capo PR di Epic Records. La nostra missione consisteva: nel dire al mondo quello che era successo a Michael Jackson, che la maggior parte non lo aveva visto in TV da quanto era un bambino brillante e carino di undici anni, dei Jackson 5. I Jacksons erano un po’ in declino, tuttavia Michael aveva recentemente rilasciato Off The Wall, il suo primo album da solista dopo aver lasciato la Motown.

Il primo sentore che questa storia sarebbe stata come nessun’altra, è stato quando il mio telefono ha squillato e dall’altra parte la voce sommessa di Michael Jackson mi ha sorpreso. Michael aveva regole fondamentali per l’intervista. Voleva che la sorellina di 13 anni Janet, – protagonista della sitcom TV ‘Good Times’ – si unisse a noi. Inoltre ha richiesto che rivolgessi le mie domande a lei, aspettando che Janet le ripetesse a Michael. E solamente allora mi avrebbe risposto. Questa insolita combinazione di timidezza estrema e rigoroso controllo in futuro è stata ancora protagonista a Hollywood.

Kate ed io abbiamo alloggiato al Tropicana, piuttosto che al confortevole l’Hotel Beverly Hills che ci era stato offerto, perché, come al solito, Kate era interessata a gruppi musicali emergenti piuttosto che alle decadenti star televisive. Purtroppo, la mattina successiva, fu una sorpresa per noi una ulteriore regola: Jackson ha chiesto a Kate di non partecipare all’intervista. Sono sicuro che questo non aveva niente di personale contro Kate, solo un maggiore controllo sulle immagini. Volevano scatti eccezionali dell’esecuzione di Michael, non seduto sul suo divano come Mr. Rogers. Ma riprendere un artista nel suo ambiente – essenziale per un fotografo, e Kate era terribilmente sconvolta, quando ho lasciato l’hotel per andare nella casa di famiglia nella San Fernando Valley.

Kate ha ottenuto il suo accesso a Michael in Studio dove stava registrato il video di Rock With You. Purtroppo, devo confessare che non ricordo quasi nulla di questo episodio, tranne che lì, eravamo gli unici estranei. Forse ero troppo assorto a guardare il lavoro di Kate. Ma più tardi mi è stato detto che la copertina di ‘Melody Maker’ con la fotografia realizzata da Kate, Michael l’ha tenuta appesa sulla parete in una cornice, quindi deve averlo soddisfatto. Nel video, è possibile vedere Michael nel costume di maglia scintillante, come si è esibito in quel giorno. Quello che non si può vedere è Kate Simon tessendo e scattando nel buio dietro la macchina fotografica.

 – Stephen Demorest

katesimon1

Gillian McCain: Ciao Kate.

Kate Simon: Ciao Gillian.

GM: Oggi parleremo di quel giorno nel 1980, quando hai fotografato Michael Jackson sul set durante le riprese del video musicale dal suo album Off The Wall.

KS: Michael Jackson era una persona molto interessante e diverso da chiunque altro abbia mai fotografato. Ho trovato curioso l’atteggiamento tranquillo tra le riprese. Quando Michael non parlava, era come se fosse  in un bozzolo di timidezza e non era in grado di interagire con la realtà, allo stesso livello, come il resto di noi. Tuttavia quando la musica suonava e cantava e ballava, era come guardare un altra creatura rinata, la sua energia, la sicurezza e perfino la consapevolezza di sé che mi ha sbalordita mentre ero lì, a guardarlo con la macchina fotografica.

GM: La capacità di posare per le fotografie dipende dall’autoconsapevolezza, delle proprie abilità?

KS: Una buona posa si ottiene di colui che conosce se stesso. Questa interazione umana, e la necessità del rispetto reciproco il fotografo come rispetti te stesso. Se sei un fotografo ritrattista, è importante, che il soggetto sia intriso di simpatia, fiducia e aperto in te in breve tempo.

GM: Il photoshoot di Michael Jackson è interessante perché l’hai incontrato dopo la sessione.

KS: Sì, è stato così. Forse perché era molto timido. Ma sono stata ricompensata nel guardarlo mentre ballava. La sua professionalità era singolare come il carisma che emanava. Non ho mai visto niente di simile.

GM: Quali sono state le circostanze che ti hanno portato a fotografare Michael in uno studio?

KS: Ho lavorato per ‘Melody Maker’, un settimanale musicale britannico, come fotografo inviato in America in quel momento. Susan Blonde di Epic Records International ha invitato Stephen Demorest e me a Los Angeles per fotografare Michael e intervistarlo. Devo dire che Stephen Demorest era un uomo attraente, e una persona adorabile. Eravamo buoni amici e lo siamo tuttora. In seguito è diventato il capo scrittore di ‘Guiding Light’ e ‘All My Children’ e ha vinto numerosi premi Emmy per il suo lavoro come autore televisivo.

GM: Eri preoccupata prima della sessione fotografica di Michael, o era come un qualsiasi altro incarico di lavoro?

KS: In questa fase nella mia carriera, spesso sono stata mandata a Los Angeles, quindi per me è stato come un qualsiasi altro incarico. Devo essere onesta. I dirigenti della Epic ci avevano offerto il soggiorno presso l’Hilton, ma ho detto “Assolutamente no, e siamo rimasti al Tropicana.” Steve ricorda ancora con indignazione, perché è rimasto sveglio tutta la notte a causa di una band heavy che stava festeggiando, e la mattina dopo ci siamo dovuti alzare presto per una ripresa fotografica. Questo giorno me lo ricorda ancora oggi, comunque il Tropicana mi è piaciuto.

GM: Sapevi in anticipo come si sarebbe svolta la sessione?

KS: Nessuno di noi sapeva come si sarebbe svolta. Il mio compito era essenzialmente di fotografare Michael per i due video clip. Al momento l’industria musicale era molto interessante. Siamo andati sul set del video, e nessuno era lì. Tutto è stato istituito per realizzare i video dell’album di Michael Off The Wall, che poi è diventato un successo di vendite. Michael stava preparando Rock With You e She’s Out of My Life. Era presente Michael, il mio collega Stephen Demorest, che lo avrebbe intervistato il giorno dopo, il manager di Michael che si librò dietro di me e mi guardava acutamente. Ricordo che la luce era davvero molto buona. Le immagini sono piene di sentimento ed evocative. C’era anche una ragazza per il trucco e due tecnici. In tutto c’erano poco meno di 10 persone.

889579441_6_122_368loGM: Deve essere stato sorprendente vedere da vicino come lavora.

KS: Sono rimasta senza respiro. Ogni suo movimento era perfetto. Lui traeva da questo gioia ed era davvero felice. Ho pensato tra me che sembrava fantastico.

7GM: Ti sono state impartite alcune indicazioni sulla ripresa o detto dove stare?

KS: In generale, non proprio. Ho subito capito dove stare, a circa dieci metri di distanza da lui, vicino all’operatore. Il mio compito era semplice: assicurarmi di aver preparato tutto tecnicamente per catturare le migliori fotografie possibili, che era molto difficile in presenza di proiettori e raggi laser che venivano riflessi sul suo costume di paillettes. La luce era riflessa dappertutto, ma sono riuscita a catturare Michael al culmine della sua energia e potenza, e credo che le fotografie, che ho scattato quel giorno, trasferiscono la loro energia.

GM: Hai parlato con Michael tra gli scatti fotografici?

KS: No. Questo era la sua via d’uscita. È difficile esprimersi a parole quando qualcuno è così concentrato. Ogni movimento era assolutamente preciso e si portava perfettamente al successivo. Guarda come Michael si esibisce con tanta gioia, è stato emozionante. Michael sapeva come voleva presentarsi al mondo. Era come se la magia che possedeva, fosse incanalata nel suo corpo dal cosmo. Guardare Michael danzare era come dare uno sguardo all’intera storia della danza.

GM:Quando finalmente hai parlato con lui?

KS: Dopo le riprese nello studio di posa, quando siamo andati in una piccola stanza, e stavo riponendo le mie macchine fotografiche. Non volevo andare via senza salutare – sarebbe stato scortese. Così mi rivolsi a Michael: “Bene Michael, dovresti essere felice, la sessione è andata molto bene”. Volevo dirgli queste parole prima di partire. È curioso notare che, socialmente era molto timido e la sua voce era tranquilla. Mi disse:”Beh…Kate… sai” e poi non disse altro. Scattai alcune foto di lui nella stanza prima di partire, sono dei buoni ritratti, sinceri, luminosi. La stanza era molto piccola, circa 3,5 metri per 2,4 metri e si è appena seduto sul divano per una foto.

katesimon2

GM: Che incredibile esperienza aver avuto l’opportunità di fotografare Michael in quel momento e luogo…

KS:È  stato davvero un’esperienza incredibile e in queste immagini si può percepire la sua gioia e l’entusiasmo.

GM: Sicuramente. Grazie per aver condiviso i ricordi di quel giorno e per le tue incredibili immagini di Michael

KS: È stato un vero piacere Gillian.

 FINE

Traduzione di Grazia28.

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