– ONE MORE CHANCE –


Nel 2003 Michael Jackson, ha realizzato il video musicale di “One More Chance,” anche se non era quello che necessariamente voleva, con l’intento di adempiere a due obblighi contrattuali: uno con Sony e l’altro con CBS. Inoltre, avrebbe chiuso la porta della sua carriera musicale per aprirne una nuova sull’industria cinematografica.

Michael pensava di aver dato tutto di sé al mondo della musica. Il suo futuro era di realizzarsi nel fantastico settore del cinema. Questa porta, tuttavia, non si è mai aperta, come una favola non a conclusione felice, quando lui era pronto a varcare la soglia che divideva le due carriere, il suo sogno si è infranto per due volte in un nano secondo con un colpo di “bacchetta magica” brandita dal Procuratore Distrettuale Tom Sneddon.

Il video di “One More Chance” così, è rimasto incompleto e Sony a quel tempo ha ritenuto opportuno di non rilasciarlo, invece in qualche modo, oggi si adatta bene al consumo del pubblico. Il video, infatti, mostra solo riprese laterali e posteriori di Michael. Dovevano essere filmate nuove prese da prospettive diverse, come i primi piani, ma il video non fu mai completato perché Michael, dovette affrontare per la seconda volta un’accusa di pedofilia.

Grazia28

Buona lettura.

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One More Chance

– Un sogno che si trasformò in un incubo –

By Charles Thomson

MJ-One-More-Chance-michael-jackson-7465491-362-500Pubblicato: Novembre 2010

Dopo alcuni anni d’inattività, Michael Jackson auspicava già nel 2003 un ritorno trionfale nel mondo dello spettacolo, con il video musicale di One More Chance, ma il sogno si trasformò nel suo peggior incubo.

 Prima parte

– Il progetto per il ritorno di Michael Jackson –

Nell’estate del 2003 Michael Jackson e il suo team stavano progettando un ritorno straordinario. Nell’atmosfera tranquilla, del suo immenso Neverland Ranch, Jackson aveva organizzato incontri di lavoro regolari con i propri partener d’affari, consulenti e il suo pubblicista, per sviluppare un programma per una partecipazione diversificata e un ritorno che avrebbe nuovamente illuminato la star. Il ritorno avrebbe colpito l’opinione pubblica, poiché Jackson avrebbe promosso nuovi settori e industrie, e allo stesso tempo riabilitato la sua immagine.

 – Michael Jackson lascia la Sony –

Gli ultimi anni erano stati spietati per Jackson. Il suo album Invincible, del 2001 aveva ricevuto recensioni contrastanti ed era stato ridicolizzato dalla stampa come un fallimento commerciale. Nell’estate del 2002, Jackson aveva accusato la sua casa discografica, la Sony, a causa delle scarse vendite dell’album, ed aveva nominato il presidente della società, Tommy Mottola un ‘razzista’ e ‘diabolico’. Egli sosteneva che la casa discografica aveva sabotato Invincible, omettendo la vera e propria promozione. Dopo una serie d’incontri pubblici, annunciò l’intenzione di recedere dalla società. Tuttavia, le sue divergenze nei confronti di Sony, agli occhi del pubblico lo avevano condotto ad un’inutile derisione dei tabloid e la sua campagna in definitiva si rese inefficace.

 -Pubblicità negativa dal Documentario di Martin Bashir’s –

La fiducia di Jackson era stata scossa da altri due incidenti. Nel novembre del 2002, il cantante si era trovato al centro di uno scandalo a livello mondiale, dopo che le immagini di lui che sporgeva suo figlio dal balcone di un hotel in Germania, fecero il giro del mondo. Nel febbraio del 2003, subì un altro duro colpo, quando il documentario Living with Michael Jackson di Martin Bashir aveva provocato un gran putiferio – il giornalista aveva mostrato le immagini di Michael Jackson, mentre tiene la mano del giovane malato di cancro Gavin Arvizo, e ha ammesso di dormire nello stesso letto con i bambini di altri. Fu proprio in seguito a quest’episodio che il team di Jackson decise che era il momento di mettere fine a tutto questo.

 – Controllo dei danni –

I consiglieri di Jackson erano preoccupati che il nome del cantante era soltanto un facile bersaglio d’inesorabile scherno e insulto senza fine. La sua immagine aveva un disperato bisogno di essere riabilitata con urgenza. In un primo momento tutti gli sforzi sono stati fatti per controllare i danni. Il gruppo di Jackson pubblicò una confutazione video al documentario di Bashir, che comprendeva filmati che contraddicevano le stesse dichiarazioni espresse da Bashir, e dimostrarono che il giornalista aveva omesso importanti risposte che Michael aveva dato alle sue domande. Dopo aver reso evidente la duplicità di Bashir, il gruppo di Jackson rilasciò un ulteriore documentario, Michael Jackson’s Private Home Movies, in cui la star presentò al pubblico un video divertente e interessante dal suo archivio privato.

L’apparizione alla cerimonia di BET Awards nel giugno 2003, per onorare il suo idolo e mentore James Brown, con il premio Lifetime Achievement, contribuì a sollevare lentamente Jackson su un’onda positiva nelle pubbliche relazioni. La breve apparizione dell’artista alla manifestazione, portò parte del pubblico in lacrime e per Jackson fu una buona pubblicità – consegnò il premio a qualcuno invece di riceverne uno per una volta. Gli eventi stavano cominciando a volgere al meglio, e ora i suoi elaborati piani per il ritorno potevano davvero essere attuati.

  Ricreare l’immagine di Michael Jackson –

“Jackson stava riacquistando gran parte della sua autostima e fiducia, dopo aver vissuto in ombra di scandali pubblici e di trascurare se stesso” – dice il pubblicista Stuart Backerman, assunto da Jackson nel 2002. “In termini di marketing, significava parlare che l’immagine di Michael stava per essere ricreata.”

Il progetto di ritorno fu denominato MJ Universe e tutto era in prospettiva “the People’s Michael”, se si vuole vederlo in termini politici. Il presupposto alla base di tutto il progetto – era che doveva essere più accessibile. Dopo aver trascorso molti anni seguendo uno stile di vita solitaria, e sotto lo scherno dei tabloid, la finalità da raggiungere era quello di essere trattato in modo oggettivo.

Il primo passo per migliorare la disponibilità di Michael Jackson è stato quello di creare un link tra la star e i suoi fan. Una società di Web Design a Vancouver, denominata Blast Radius, stava lavorando in segreto su un nuovo sito web ufficiale Michael Jackson (quello vecchio era detenuto e controllato completamente dalla Sony). Secondo Stuart Backerman, il sito avrebbe contenuto, i “più incredibili video interattivi” e una sorta di intermediario tra Jackson e i suoi fan che gli avrebbe permesso di rimanere in contatto con loro.

Il passo successivo è stato l’apertura del ranch Neverland. Dopo il documentario di Bashir, il suo santuario era stato considerato come un luogo pubblico inquietante. In questo modo, la gente poteva verificare personalmente Neverland e dare un breve sguardo al mondo di Michael Jackson. La star aveva intenzione di trasformare il ranch come un resort, per brevi soggiorni, che gli avrebbe generato così un reddito, oltre a migliorare la propria immagine.

Il merchandising di Jackson negli ultimi anni si era un po’ “impoverito”, dice Backerman, e il suo team aveva sviluppato diversi piani di lancio per vari nuovi prodotti, cominciando dalla “linea di moda” Michael Jackson. Inoltre era in trattative con un imprenditore giapponese per un parco divertimenti a tema.

Dalla musica al cinema –

Ma il fiore all’occhiello dei piani di ritorno di Jackson, era un affare che recentemente lui e il suo gruppo avevano concluso con una società di produzione cinematografica a Montreal. Da anni Jackson sognava di allontanarsi dalla musica per il mondo del cinema. Nel 1993 aveva fatto un accordo con Sony sui film, ma questi progetti erano stati demoliti dopo un’irruzione, per opera del procuratore di Santa Barbara, Tom Sneddon, a casa di Jackson e il cantante aveva dovuto affrontare le accuse d’abuso su minori. Negli ultimi anni, Jackson aveva intrapreso alcune iniziative in tal senso, in principio come attore, facendo un cameo nel film Men in Black II, e nella commedia a basso budget di Miss Castaway. Ora era pronto per i grandi risultati.

“Lui non voleva ricominciare con la musica”, dice Dieter Wiesner, manager di Jackson dal 1997 al 2003. “Dopo quello che aveva realizzato con la Sony, aveva altri piani per il futuro. Non voleva trattare esclusivamente con il mondo della musica. Sentiva di aver già fatto in questo settore tutto quello che doveva fare nella vita. Egli aveva creato tutto. Aveva fatto Thriller e altre cose del genere, e, sapeva che era difficile da superare certi traguardi. Intravedeva nuovi orizzonti e per lui era importante affermarsi come regista e attore, fare film, cortometraggi, prodotti del genere. Questo era davvero ciò che desiderava.”

“Sapeva che doveva fare qualcosa per i suoi fan, ma era chiaro che non voleva andare di nuovo in tour, perché non era mentalmente preparato per esso e non voleva farlo. Voleva esibirsi in concerti di grandi dimensioni, ad esempio, presso le piramidi in Egitto – in prestigiose località – durante il corso di due o tre anni. Era d’accordo nel fare ciò, perché sapeva che i fan avrebbero voluto vederlo, ma sentiva che il suo futuro era nell’industria cinematografica.”

Passati alcuni mesi di trattative, il gruppo di Jackson era riuscito ad ottenere un finanziamento per l’acquisto di una società canadese d’animazione, Cinegroupe. Secondo Stuart Backerman, Jackson voleva rimodellare l’intera azienda in una sorta di Pixar. In previsione dell’acquisizione, la società aveva invitato Jackson a contribuire con nuove idee sul film pianificato, Pinocchio 3000. Un decennio dopo, che il suo sogno di realizzare film era stato completamente schiacciato, Jackson finalmente era pronto per la transizione dal settore della musica verso il cinema. Prima però, c’era da risolvere una questione prioritaria: rescindere dal suo contratto con la Sony.

“Non era in buoni rapporti con Sony”, dice Stuart Backerman. IlcatalogodeiBeatlesera uno dei problemi,madopolalteriocon Tommy Mottola, era chiaro che fosse tutto finito. Non voleva fare nessuna cosacon la Sony.”

Secondo Dieter Wiesner, Jackson non aveva nessun’intenzione di passare in un’altra etichetta discografica a seguito dell’adempimento contrattuale con la Sony. Voleva concentrarsi solo sui film, e c’erano tutti i segni che rilevavano che Jackson avesse un atteggiamento serio nel raggiungere l’obiettivo. Una mattina a Neverland Ranch, nel corso di una riunione per discutere sul ritorno, Jackson regalò a Stuart Backerman uno dei suoi cappelli Fedora autografati come ringraziamento per tutto il suo duro lavoro. All’interno Jackson aveva scritto: “Caro Stuart, grazie infinite per il gentile supporto e per favore non fare piani per il prossimo decennio”.

 Seconda parte

– Il sogno di Michael Jackson prende forma –

11Nell’ottobre del 2003, Michael Jackson era andato a Las Vegas per iniziare una serie d’apparizioni personali, che avrebbe segnato l’inizio del suo ritorno secondo i piani elaborati. In linea con la nuova immagine “più aperta” al pubblico, prese parte a diverse sessioni d’autografi, i cui proventi andarono a scopo benefico. Sabato 25 ottobre, presso il Desert Passage Mall gli furono presentate dal sindaco le chiavi della città di Las Vegas, e tre giorni dopo partecipò alla cerimonia di Radio Music Awards, per presentare il suo nuovo singolo di carità, What More Can I Give.

– Il video musicale di One More Chance

Jackson era in città per registrare un nuovo video musicale e questa era forse la cosa più interessante per i fan. Il 18 novembre doveva essere pubblicata una compilation di successi dal titolo Number Ones e Jackson pensando di adempiere ai suoi obblighi contrattuali di Sony, aveva contribuito con un brano inedito, One More Chance, e ha concordato e accettato di promuoverlo come singolo. Inoltre vide la possibilità di assolvere ad un altro obbligo contrattuale, nello stesso tempo – era stata programmata un’esibizione nell’ambito di un contratto con la CBS – Jackson decise di registrare un video musicale di accompagnamento. L’anteprima del video era stata prevista per il 26 novembre, come completamento di uno speciale di CBS, dedicato all’artista, e poi il video sarebbe stato trasmesso in rotazione anche su altri canali.

A termine delle riprese del video, era stato programmato per Jackson – com’è chiamato da Stuart Backerman – di intraprendere “un trionfale tour pubblicitario” in Europa, Africa e sud dell’America. “Avevamo programmato la promozione per un periodo di tre mesi”, dice Stuart Backerman. “Poi c’era intenzione di tenere una sessione d’autografi agli eventi con i fan, e avevamo organizzato qualcosa ai grandi magazzini Harrods, di Londra.”

“Egli doveva consegnare un premio a Muhammad Ali alla cerimonia dei Bambi Awards in Germania”, aggiunge Dieter Wiesner. “Inoltre c’era un progetto per realizzare qualcosa con Nelson Mandela.” Nick Brandt, un collaboratore esperto di Jackson, era stato designato per dirigere il nuovo video. Brandt aveva lavorato su numerosi cortometraggi con il cantante in passato – il più famoso di loro – il video Earth Song, dove aveva combinato l’intensa visione di Jackson sui problemi ambientali con la Wildlife Photographydell’acclamato regista. L’ultimo lavoro (insieme) era stato il video di Cry, del 2001, in cui Jackson si era rifiutato di comparire a causa di un conflitto con la Sony.

 – Voltare le spalle alla musica, per dedicarsi al cinema –

Le riprese del video accaddero nello studio CMX Productions e il concetto in sé era molto semplice. La canzone era una ballata struggente, su un amore perduto, in cui Jackson implorava l’ex-fidanzata di una ‘nuova possibilità d’amore’. Il video era caratterizzato da un’inversione di ruolo unico, in cui il pubblico era disposto sul palco a guardare Jackson, che eseguiva il brano in una sala di un esclusivo night club vuoto, mentre scavalca ringhiere e balla sui tavoli. La situazione sembrava avere scarsa correlazione con la canzone e appariva più un commento alla costante ingerenza della stampa e del pubblico sull’invasione nella vita privata di Jackson – un tema abbastanza comune nei video della star. Il video mostra una folla di persone che guardano Jackson in uno dei rari momenti fuori del palco, trafitto dal suo dolore e il cuore spezzato.

Tecnicamente, Jackson doveva una performance live alla CBS, e l’obiettivo era quello di creare un ibrido, che avrebbe soddisfatto l’emittente televisiva, e allo stesso tempo servire come un comune video musicale. L’idea era di conferire al video, una “performance live”. Le telecamere inseparabili avrebbero seguito Jackson attraverso il club, piuttosto che eseguire il taglio di scena in scena, come di solito è fatto nei video musicali.

“Avevamo cinque telecamere puntate su di lui, che lo seguivano in ogni momento”, dice un anziano membro della troupe, che ha parlato senza permesso dell’etichetta discografica, e per questo ha chiesto di rimanere anonimo. “L’idea apparteneva di catturare Michael, per quanto possibile, in continuo movimento nel club, e filmare come una sorta di performance dal vivo. Letteralmente sarebbe fluito da una telecamera all’altra. Il tempo a nostra disposizione per lavorare con Michael è stato poco. Aveva un suo programma ben delineato, e così fu deciso di catturare ogni singolo istante in modo da assicurarci di ottenere tutte le prese in modo coeso.”

La produzione doveva essere fatta in tempi ristretti, e con un budget contenuto, perciò la troupe aveva solo un giorno per filmare, durante le prove con Jackson. “Michael arrivò quel giorno con Nick per le prove di ballo e pianificare i suoi movimenti nel club,” dice il membro della squadra. “In quello stesso giorno fu deciso su quali tavoli avrebbe saltato, così abbiamo sistemato la luce correttamente e definito in generale altri dettagli. In pratica, Nick e gli altri membri chiave della troupe, lavorarono con Michael circa due o tre ore – forse quattro.

“Guardare le sue interazioni con Nick era molto appassionante. Si vedeva che gli piaceva creare qualcosa con Nick. Lui era coinvolto in ogni cosa del processo. Era ovviamente un artista esperto nei video musicali e conosceva il processo, sapeva quali erano le persone principali con le quali parlare per risolvere un particolare problema. Lui e la troupe ebbero una conversazione per definire la composizione e l’illuminazione e il modo migliore per filmare una serie di passi di danza, e le inquadrature necessarie da utilizzare. Era davvero un vero maestro. Lui era entusiasta di fare questo lavoro, felice di partecipare al processo e voleva creare qualcosa di veramente speciale.”

Ma l’impresario di Jackson, Dieter Wiesner, sostiene che il cantante non era troppo felice, come sembrava. La maggior parte del video era stato concepito in sua assenza, ed era molto infastidito dal modesto bilancio. “Michael non era troppo soddisfatto di tutto questo. La situazione non era troppo difficile, ma non era quello che Michael voleva fare in realtà. Lui voleva creare il meglio del meglio, e questo concetto – non era certo quello che lui avrebbe scelto. Non era una delle sue realizzazioni d’alta qualità che aveva prodotto prima.”

Wiesner riferisce che Jackson era anche insoddisfatto per il set che somigliava ad uno dei suoi migliori videoclip degli anni ‘80. “Quando siamo arrivati in studio, il set era già pronto. E Michael disse: ‘Questo è proprio come Smooth Criminal’. Ma fece ugualmente il suo lavoro. Credo che quando iniziavaqualcosa, il suo scopo era di farlo bene. Lui non era felice, ma consapevole che doveva consegnare un prodotto, e questo è quello che fece.”  Michael Jackson sognava nel 2003 con il video musicale di One More Chance un ritorno trionfale nel mondo dello spettacolo, dopo anni d’inattività, ma questo suo sogno si trasformò nel suo peggior incubo.

 Terza Parte

– Le riprese di One More Chance –

Lunedì 17 novembre 2003, presso lo studio CMX aspettava una folla di comparse. Sapevano che erano lì per le riprese di un video musicale, ma a parte questo – niente di più. “L’audizione c’era stata il venerdì, e sapevamo che le riprese sarebbero iniziate il lunedì,” racconta Ken Yesh, un partecipante selezionato per il film. “Abbiamo trascorso l’intero fine settimana, chiedendoci per chi fosse il video. E quando siamo tornati, abbiamo firmato alcuni documenti. Sul retro di essi c’era scritto ‘Michael Jackson, One More Chance, Sony Productions’. Tutti noi eravamo scioccati.”

“Fu un momento incredibile”, dice Juliette Myers un’altra partecipante. “Quando siamo andati lì, abbiamo esultato, perché wow, si sa, quello era un momento iconico. Eravamo parte di qualcosa che faceva la storia.” Ma l’euforia durò poco. “Quando siamo andati sul palco, c’è stato detto –‘sì, questo è un video di Michael Jackson, ma lui non sarà qui’”,- dice Ken Yesh. “Quindi eravamo tutti piuttosto delusi. Lo studio aveva un sosia, che stava lavorando per tutti i preparativi sul set con la macchina da presa e definire tutto il resto. Abbiamo pensato che quello sarebbe stato tutto ciò che avremmo visto. – Semplicemente un sosia.”

I partecipanti sono stati invitati a salire sul palco a disporsi in coro, mentre i tecnici allestivano l’illuminazione. Quindi, un piccolo gruppo di persone fu selezionato per scattare foto ai loro volti- con lo sguardo in lontananza o l’espressione smarrita. La troupe fece una panoramica sul pubblico, ma le comparse, spesero molto del loro tempo stando in piedi sul palco. “Se non avevano bisogno di noi per una scena, ci accompagnavano fuori, nella sala d’attesa”, dice Stephen McClelland.

“Ricordo che mentre abbiamo atteso fuori, loro erano occupati con la disposizione dei tavoli per attuare un’idea di qualcosa.” “Il piccolo gruppo selezionato, ha iniziato a lavorare presto, ma, per noi non c’era troppo lavoro”, aggiunge Juliette Myers. “Ci hanno sistemato sul palco, e loro hanno messo a punto l’illuminazione e la musica, per fare delle prove. Noi siamo rimasti lì e abbiamo svolto il ruolo a noi assegnato, poi c’è stata una sospensione per una pausa. In verità non c’è mai stato molto da fare. C’era molto tempo libero, e l’atmosfera era abbastanza serena, divertente.”

– L’arrivo a sorpresa di Michael Jackson –

 Poche ore dopo la ripresa, da un ingresso sul retro dello studio, a sorpresa arrivò Michael Jackson in jeans neri e una maglietta bianca. “Il suo ingresso in scena non fu qualcosa di grandioso”, dice Ken Yesh. “Tutto fu fatto con molta calma. Noi al momento eravamo sul palco, e qualcuno iniziò a sussurrare, come ‘Oh mio Dio’, e pensai che fosse lui!  L’ambiente era piuttosto buio con l’atmosfera tipica di un night club. Sui tavoli c’erano solo poche lampade e la luce sul palco era molto soffusa, ma nonostante tutto era piuttosto impossibile non notarlo.”

“C’era qualcosa d’elettrizzante nell’aria”,aggiunge Stefan McClelland. “Subito l’atmosfera si riscaldò, e tutti erano molto eccitati.” “Non eravamo per niente preparati per mostrarci di fronte a lui”, dice Juliette Myers. “Eravamo in piedi sul palco, in fondo alla sala, e stavo parlando con qualcuno, e improvvisamente ho sentito applaudire. Alzai lo sguardo, e lui era lì. È strano come non si riesce ad immaginare quanto sia potente la sua presenza fino al momento in cui non lo si vede. È come un raggio. Non riuscivo a smettere di urlare. Volevo essere professionale, ma semplicemente non ha funzionato. Eravamo tutti emozionati. Sono sicura che lui sapeva del nostro stato emotivo, e così ci concesse il tempo di dargli il benvenuto, giusto un abbraccio e poi siamo andati a lavorare.”

 – I passi di danza di Michael Jackson: sono inimitabili –

La troupe passò la gran parte della giornata, in preparazione per l’arrivo di Jackson, al fine di evitare di farlo attendere una volta arrivato lì. Quando tutto fu pronto, Jackson si esibì quasi subito nella sua prima performance, dove serpeggiava intorno a tutto il night club e mostrò i suoi famosi passi di danza.

“Penso che ci assicurarono che non sarebbe stato in studio, in modo da riprendere le nostre reazioni nel film, quando lui cominciò a ballare”, dice Ken Yesh, – “perché da quando fece il suo primo ingresso, non erano trascorsi nemmeno cinque minuti, che iniziò ad esibirsi. Cominciò con le sequenze di danza spostandosi tra i tavoli in tutto il night club, cantava, e saltava sopra i tavoli e le sedie – e guardai le facce degli altri, e l’espressione dei loro volti era uguale al mio. Essi semplicemente non credevano a quello che vedevano.”

“È stato stupefacente”, ricorda Juliette Myers. “Shock e stupore dovevano essere una parte del nostro agire, ma la nostra reazione fu autentica. Abbiamo tutti esclamato solo ‘Oh mio Dio, è qui! Lui è reale! Lui è proprio davanti a noi!’ Era facile mostrarsi felici, e guardare con stupore, è stato facile ai suoi occhi. Era in piedi sul tavolo di fronte a noi, fece un passo di danza, ed è stato come, ‘Wow. Tutto qui. Questo è l’eroe della nostra infanzia’. La sua presenza rese la nostra reazione e quel momento reale.”

“Su ogni faccia vidi un’autentica espressione di sorpresa”, dice Ken Yesh. “Ognuno aveva un sorriso permanente sul volto. Solo che non riuscivamo a crederci. Penso che tutti noi sappiamo cosa significava. Eravamo in presenza ad uno dei migliori artisti del mondo. Beh, chi altro ha la possibilità di fare una cosa del genere?”

“Era come se fossimo ad una performance live d’Elvis, o dei Beatles,” aggiunge Steve McClelland. “Ti trovi con una leggenda. È stato magico. Tutte quelle dicerie sul suo passato, erano del tutto infondate, ….  Lui era ancora in una forma perfetta. È stato magico. Davvero degno d’ammirazione.”

Ogni volta che Jackson finiva la sua parte, le riprese furono interrotte, in modo che la squadra potesse preparare il set per la scena successiva; in ogni performance Jackson ha preso a calci lampade, bicchieri e ha interagito occasionalmente con le persone sul palco, dice Stephen McClelland.

– MJ: Focalizzato sul set, premuroso e riflessivo durante le pause –

“Siamo rimasti tutti in piedi sul palcoscenico per un periodo piuttosto lungo. E lui ci diceva cose come, ‘ragazzi, spero che non siate troppo scomodi lassù sul palco’, perché le luci erano rivolte proprio su di noi e dovevamo stare in piedi uno accanto all’altro senza poterci muovere molto. Tra una ripresa e l’altra siamo dovuti rimanere in scena. Così lui si preoccupò un po’ per noi. Quando iniziò ad esibirsi, era molto concentrato, e poi, quando le telecamere si fermavano, era piuttosto informale e ci ha detto cose come: ‘Spero che vi sia piaciuto’. Lui stava scherzando e si è mostrato divertente.”

Ma per la maggior parte Jackson fu molto riservato. “Era gentile e distinto”,dice Juliette Myers.“Penso che sia stato solo timido. Ricordo che ci hanno ricordato che lui era molto riservato e che non lo dovevamo guardare direttamente in faccia.”

“Sono rimasto molto sorpreso dalla sua umiltà”, aggiunge Ken Yesh. “Ma quando la telecamera iniziò a riprenderlo e fu diffusa la musica, era com’elettrizzato. Quel ragazzo era assolutamente incredibile. Ha eseguito la stessa sequenza di danza per cinque o sei volte, perfettamente.”

“Michael parlava con una voce dolce e calma”, conferma un membro di squadra. “Ma quando le telecamere hanno iniziato a riprenderlo, era solo Michael Jackson. I passi di danza, i movimenti, e tutto il resto, era solo Michael Jackson tutto e per tutto. È stato incredibile. Ricordo come saltò in piedi su un tavolo facendo una rotazione, e le sue mani erano tese verso l’alto ed era solo e puro stile Michael Jackson al 100%. Io non lo dimenticherò mai.”

Dopo aver provato il numero cinque o sei volte per circa tre ore, Michael Jackson fece la sua uscita. “Era veramente gentile con tutti i partecipanti”, dice un membro della troupe. “Poco prima di andare via, ha salutato con un caloroso arrivederci e li ha ringraziati per il loro lavoro. Era un vero gentiluomo.” “Lui non si affrettò ad uscire, come tanti, ma rispettosamente ringraziò anche i membri della troupe,” ha detto Juliette Myers. “Io non so nemmeno per cosa ci ha ringraziato a dire il vero”. Lei ride. “Lui era la star, e noi solo uno sfondo.”

Jackson aveva programmato di tornare il giorno dopo a girare la vista frontale e i primi piani per il film. “Era nostra intenzione di filmare Michael dal retro verso il pubblico, e quindi risparmiare sugli extra, il giorno dopo su tutti i membri del pubblico, e chiudere con i primi piani di Michael”, dice un membro della troupe. “Così, il primo giorno lo avevamo ripreso solo di profilo o da dietro, con il pubblico sullo sfondo.”

Le riprese di quel giorno mostrarono filmati di Jackson in gran forma, saltava energicamente da un tavolo all’altro, correndo per la sala, e in generale sembrava davvero felice. Ha mostrato accenni ai video del passato; durante un passo di danza ha fatto scivolare la giacca giù dalle spalle, in piedi di fronte al pubblico, ricordando il video di Dirty Diana, e poi, come ha fatto cadere le lampade dei tavoli, sembrava il cortometraggio di Black or White.

Alla fine d’ogni ripresa Jackson annuì e s’inchinò verso il pubblico, voltò le spalle al palco – con il suo generoso sorriso sul volto – e uscì dall’inquadratura. Questa presa sarebbe servita come finale del video musicale a simboleggiare la sua intenzione di ritirarsi dal mondo della musica e di intraprendere un nuovo percorso di carriera. Forse il suo sorriso significava tanto sollievo quanto la felicità, infatti, lui, stava voltando le spalle con quel suo ultimo video musicale, anche alla Sony, e pensava, di lasciarsi dietro questo contratto, dal cui voleva disperatamente uscire. In realtà, desiderava dare un taglio alla sua storica carriera ed era pronto ad inseguire un sogno, così crudelmente tolto dieci anni prima. Michael Jackson avrebbe finalmente realizzato un film.

 Parte quarta

– Un sogno che si trasformò in un incubo –

 La mattina successiva circa le 8:30, Stuart Backerman e Marc Schaffel, socio di Jackson, parlarono al telefono per discutere la partenza per l’Europa il giorno dopo. La loro conversazione fu interrotta da una chiamata telefonica in arrivo per Schaffel da Joe Marcus, coordinatore della sicurezza presso il ranch Neverland. “Era un’ora insolita di chiamare per Joe”, dice Backerman, “così Schaffel ha riferito che mi avrebbe richiamato più tardi.”

Poco dopo, il telefono di Backerman squillò di nuovo. “Accendi la televisione”, ha detto Schaffel. Backerman accese la televisione e vide il famigerato filmato, ripreso dall’elicottero, con la polizia che come onda entrava al Ranch di Michael Jackson. Guidati dal procuratore distrettuale Tom Sneddon, settanta sceriffi del Dipartimento di Polizia di Santa Barbara stavano effettuando una perquisizione a casa di Michael Jackson. “Onestamente, era più simile all’incursione di un battaglione militare in un villaggio iracheno. C’erano tanti di quei poliziotti,” ricorda Backerman.

Il suo cuore affondò. “In quel momento mi resi conto che il tour europeo e l’intero progetto MJ Universo era stato annullato, perché da quel momento era in onda Diane Dimond, riferendo che era tutto a causa di una seconda accusa di pedofilia.”

“Michael aveva appena dimenticato e superato le accuse del 1993 e riorganizzato la propria vita. Avevamo appena finito di occuparci dello scandalo di Martin Bashir e se ne stava presentando uno nuovo.” Sospira. “Ci risiamo di nuovo.”

A Las Vegas, fu compito del manager Dieter Wiesner di comunicare la notizia a Michael Jackson. “Michael era ancora nella sua stanza”, spiega Wiesner. “Quando entrai, era seduto accanto al camino in silenzio. Non fu facile riferire una notizie come questa. Michael era così di buon umore e finalmente vedeva un nuovo futuro. Quando emerse, il problema con Bashir era molto depresso. Ma ora le cose erano cambiate e Michael era pronto a fare qualcosa di nuovo. E poi, andare in camera sua per riferirgli questa brutta situazione … fu un disastro.”

“Gli dissi ‘Michael, c’è una brutta notizia, ma d’altra parte, sono anche buone. La cattiva notizia è che la polizia sta perquisendo il tuo ranch. ’ Michael era completamente scioccato. Ero seduto proprio accanto a lui e avevo messo la mia mano sulla sua spalla.”

“Lui mi guardò e davvero….si poteva vedere il sangue fluire dal suo volto. Era in uno stato di shock profondo. Ma io gli dissi, ‘Michael, ora hai finalmente la possibilità di chiarire tutto. Una volta e per tutte, si può risolvere il problema’.”

La notizia si diffuse rapidamente tra i membri della squadra. “Avevo sentito la notizia in TV quella stessa mattina, e quando sono sceso nella hall dell’hotel, tutti gli altri lo sapevano già”, dice un membro della troupe. “Siamo andati a lavorare, come di consueto, e abbiamo aspettato di vedere cosa sarebbe successo.”

Quando siamo arrivati allo studio, naturalmente, c’era una folla di paparazzi e fan. La notizia di dove stavamo girando, era trapelata all’esterno. Il giorno prima, nessuno sapeva nulla circa il luogo delle riprese.” Abbiamo aspettato per l’intera giornata l’arrivo di Michael e mi sembra di ricordare che ci siamo ritornati il giorno dopo. Poi finalmente chiamò e disse: ‘Io non so, quando sarò in grado di venire’.”

“Jackson trascorse la maggior parte di questi due giorni in lacrime”, ricorda Dieter Wiesner. “Stavo vicino a lui giorno e notte. Era scioccato…piangeva continuamente … non sapeva cosa fare. La situazione era terribile. Dovevamo partire per l’Europa. Era pronto per andare avanti nella sua vita e carriera. Era solo meraviglioso e questa notizia lo sconvolse profondamente. Davvero, lo uccise letteralmente.”

“Due giorni dopo l’incursione a Neverland, la depressione di Jackson si trasformò in rabbia. Quando fu chiaro che il ragazzo dietro l’accusa non era altro che Gavin Arvizo, il ragazzo la cui mano Jackson teneva nel documentario di Martin Bashir, Jackson decise di combattere.”

“Sai, quando fu chiaro che queste accuse erano state formulate dalla famiglia Arvizo, iniziò a reagire e realmente volle fronteggiare la situazione”, riferisce Wiesner. “Michael mi disse, ‘Dieter, sai una cosa, dovrebbero portare questo ragazzo in qualche posto, invitare la stampa e lasciare che mi guardi negli occhi e dirmi che gli ho fatto questo’. Così lui era davvero pronto a combattere.”

Le accuse della famiglia Arvizo, avevano distrutto il progetto MJ universo, e la cosa irritò ancora di più Stuart Backerman. “Sneddon non aveva nulla come prova, tranne la parola di Janet Arvizo, e lei era completamente pazza”, dice Backerman. “E io lo so, perché ero lì e l’ho vista. Lei aveva una lunga storia di falsa testimonianza. Sneddon voleva solo infastidire Jackson.”

“Questo fu molto frustrante. Avevamo la più grande celebrità del mondo e lui era più che mai concentrato sulla sua carriera. E tutto crollò a causa di Sneddon.”

Era semplicemente incredibile, Sneddon era riuscito per la seconda volta a rubare a Jackson il sogno di una carriera nel mondo del cinema, nel momento in cui aveva quasi raggiunto il suo scopo. Prima delle accuse del 1993, Jackson non riusciva a pensare ad altro, se non quello di far parte del mondo del cinema. Poi queste possibilità sono state rovinate a causa dello scandalo con Jordy Chandler, ha dovuto suonare musica e fare tour – che non avrebbe voluto – e ogni giorno è cresciuto più stanco negli affari della musica.

Realizzare film di successo, era l’unico tipo di trionfo che sembrava sottrarsi a Jackson – per l’artista più brillante della storia dello spettacolo – ed era questo consenso che voleva ottenere più d’ogni altra cosa. Come aveva deciso, che One More Chance avrebbe adempiuto il suo contratto con la Sony, Jackson anelava la sua libertà di perseguire finalmente il suo sogno.

“Devo proprio ammettere, che era un ragazzo molto intelligente. Sapeva esattamente quello che voleva veramente”, compiange Dieter Wiesner. “Penso che se avesse avuto più tempo, e nessuno si fosse interferito, avrebbe avuto un gran successo nella seconda parte della sua carriera, con film e video d’animazione. A mio parere, sarebbe ancora qui con noi.”

Chiaramente con l’impostazione di un obiettivo – per ottenere successo nel mondo del cinema, Jackson stava semplicemente facendo i passi necessari prima di poter inseguire il suo sogno al cento per cento e dedicare le sue energie e attenzioni. Pensava, che One More Chance fosse l’ultimo ostacolo. Michael Jackson era convinto che con il singolo e il video di poter riconquistare la sua libertà, ma in una crudele ironia, la prossima volta che, come i suoi fan lo videro, lui era in manette.

ONE MORE CHANGE

 FINE

Fonte:http://www.charles-thomson.net/one_more_chance.html

Traduzione di:Grazia28 per ONLYMICHAEL JACKSON

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