-Una storia speciale: “SHE WAS LOVIN’ME” (CHICAGO) -By Damien Shields


Il racconto è di Cory Rooney, l’inedito è “SHE WAS LOVIN’ME”, una canzone del periodo di “Invincible”, ora pubblicata sull’album “Xscape” con il nome “CHICAGO”.

Grazia28

Buona lettura.

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michael-jackson-cory-rooney-e1375960952317Michael Jackson & Cory Rooney

Pubblicato: 29 agosto 2013

Il 24 febbraio 1999, allo Shrine Auditorium di Los Angeles fu celebrata la 41° edizione dei Grammy Awards, alla presenza delle persone più influenti della scena musicale del momento.
Elliot Straite, un autore di talento e produttore, conosciuto nel mondo della musica come Dr. Freeze, aveva recentemente iniziato a lavorare con Michael Jackson sul suo nuovo album in studio.

I due artisti registrarono le canzoni in diversi studi, tra cui The Hit Factory di New York e il Record One di Los Angeles, così come nello studio privato di Jackson in Neverland.

Nel periodo in cui si svolse l’evento dei Grammy Awards del 1999, Freeze e Jackson stavano lavorando nell’iconico studio Marvin’s Room a Hollywood, di proprietà di John McClain – un amico comune.

Sony Music, la casa discografica di Jackson, auspicava di pubblicare l’album prima del nuovo millennio, ma dopo vari rinvii divenne chiaro che per Jackson questa scadenza non rientrava nelle sue preoccupazioni. Infatti all’inizio del 1999 i dirigenti dell’etichetta non avevano ancora sentito nulla del materiale che Michael stava preparando.

Tuttavia ci fu un cambiamento, quando Cory Rooney, Vice Presidente Senior di Sony Music Entertainment, all’epoca, ricevé un invito da Jackson per una rara sessione di ascolto con alcuni dirigenti di Epic Records.

“Michael ci invitò in studio per ascoltare della musica perché eravamo tutti lì per partecipare alla serata dei Grammy. Sapevano che questa era una opportunità unica di ascoltare ciò su cui Jackson stava lavorando, cosa che raramente ha accettato nelle sessioni,” ha spiegato Rooney.

Naturalmente i grandi nomi del team Epic Records, Tommy Mottola, John Doelp, Polly Anthony, David Glew e lo stesso Rooney, erano tutti d’accordo a partecipare all’invito straordinario presso Marvin’s Room, dove Jackson era pronto a far sentire loro la nuova musica.

Quando arrivarono in studio, Michael disse che avrebbero ascoltato una sola registrazione. La canzone che presentò fu Break of Dawn, prodotta da Freeze – un brano poi incluso nell’album Invincible.

I dirigenti di Epic furono entusiasti del sound ascoltato e Tommy Mottola, in particolare, commentò che se il resto dell’album era buono come quel tema, era assicurato il successo del disco. Poiché tutti avrebbero volentieri ascoltato qualcosa di più, Michael promise di inviargli un altro brano qualche settimana dopo.

Durante il volo di ritorno da Los Angeles a New York, Mottola suggerì a Rooney di unirsi a Michael nel ruolo di produttore di canzoni, a causa di una serie di successi ottenuti con altri artisti, come Mariah Carey, JLo, Marc Anthony, Mary J. Blige, Destiny Child, ecc.

Rooney accettò l’offerta e appena rientrato a casa si mise subito a lavorare su una canzone intitolata
She Was Lovin’ Me. Creata la traccia musicale, poi lavorò agli studios di Sony sul demo, e successivamente presentò a Mottola una versione grezza della canzone.

“Tommy Mottola venne in studio con Danny DeVito e quest’ultimo rimase molto colpito dalla traccia. La amava così tanto che voleva ascoltarla ancora e ancora di nuovo”, ricorda Rooney.

Anche Mottola era felice di questo e insisté che Jackson sentisse la traccia prima possibile. Rooney tuttavia voleva lavorare ancora sul demo, prima di inviarlo all’artista, preoccupato che essendo incompleto poteva scoraggiare Jackson dal voler registrare la traccia.

Mottola inviò ugualmente il demo grezzo di Rooney a Jackson quella notte, di un giovedì. Jackson, che era ancora a Los Angeles in quel momento, ebbe modo di ascoltarla la mattina successiva. Quindi chiamò Rooney per dirgli che aveva ascoltato la sua creazione e che era pronto a registrarla. Rooney rimase senza parole.

L’opportunità di lavorare con Jackson fu un onore per Rooney, nonostante fosse già un produttore, autore e discografico affermato. Michael amava la sua canzone e lui non riusciva a crederci.

Trascorsero quasi un mese, registrando la canzone nello studio The Hit Factory, a New York tra la fine di marzo e la metà di aprile del 1999. Rooney era un po’ in ansia per come si sarebbe svolta la sessione con Jackson, ma con sua sorpresa, l’artista disse che gli piaceva la canzone così com’era, e che non voleva apportare nessuna modifica. Lui catturò esattamente tutto ciò che Rooney aveva creato nel demo, ogni fraseggio e battuta.

Rooney ricorda il processo creativo di registrazione con emozione, non poteva credere che lui, Michael Jackson, accettasse e amasse ogni piccola parte della sua canzone. Era tutto surreale e incredibile.

L’unica richiesta avanzata da Jackson, fu di registrare le parti vocali del brano in due riprese, in due giorni distinti, seguendo le indicazioni del suo vocal coach, Seth Riggs.

Nella canzone Michael Jackson mette in atto la sua abilità di estensione vocale e passa da cantare in tonalità profonde nei versi fino a raggiungere quelle acute nei cori. “Era come avere la voce di Billie Jean e quella di Dirty Diana in una sola canzone”, ha detto Rooney.

Michael così, dopo aver ottenuto il consenso di Rooney, che a lui gli sembrava una cosa incredibile che glielo avesse chiesto, registrò i versi con le tonalità basse, un giorno, e si era preparato vocalmente per esso, e i cori il giorno successivo per riscaldare la voce per quelle particolari tonalità.

Dopo circa venti minuti di esercizi di riscaldamento, Jackson, vestito con una camicia rossa, il colletto abbottonato e pantaloni neri, si tolse gli occhiali da sole ed entrò nella cabina di registrazione. Le luci al The Hit Factory, furono oscurate e solo il leggio era illuminato.

Michael cantò alcuni versi “L’ho incontrata sulla strada per Chicago, e lei era sola, come me, così le ho chiesto il suo nome,” in tono basso e sensuale, al ritmo dello schioccare delle sue dita. Aveva una voce armoniosa e una perfetta intonazione, ma quello che ricorda Rooney in modo sorprendente era il modo in cui ballava tra una ripresa e l’altra. Come schiccava le dita, e muoveva i piedi, come se il ritmo fosse in suo possesso, e tutto questo fu impresso sul nastro registrato.

“Quando Bruce Swedien registrava la voce di Michael, creava un intero palco, come una piattaforma su cui lui stava in modo che non si percepisse troppo il microfono – così lui non stava sullo stesso piano del microfono”, ha spiegato Rooney. “Ma io non avevo una piattaforma del genere al momento. Su tutte le mie registrazioni se togli la musica si sente cantare, ma anche che schiocca le dita, sfoglia gli spartiti, come muove i piedi o il ritmo lo trasporta semplicemente”.

“Alcuni cantanti entrano ed escono dalla cabina vocale, continuamente, ma Michael rimase nella cabina fino a quando non ebbe finito il lavoro”.

Dopo il primo giorno di registrazione, Michael, quando chiese a Rooney che doveva registrare nuovamente il giorno seguente, Rooney disse: “A che ora preferisci venire”. E lui rispose: “Sto lavorando con te, sei vuoi iniziare alle sette di mattina sarò qui, sei tu il capo”. Per Rooney fu una cosa strabiliante.

Il giorno dopo, Michael non si sentì molto bene, quindi non poté partecipare alla prevista sessione. Lui non solo chiamò per avvisare, una gentilezza assi rara nelle star, dice Rooney, ma per l’inconveniente, gli inviò un grande cesto pieno di regali con allegato un biglietto in cui porgeva le sue scuse.

Il cesto era così grande che Rooney chiamò un corriere per portarlo a casa. Conteneva, DVD, un lettore, un piccolo elettrodomestico da pop-corn, fantastiche riviste sui film d’epoca e un biglietto scritto a mano da Jackson in cui c’era scritto “Perdonami per non essere stato in grado di venire’, che Rooney conserva ancora con affetto. Chiamò Jackson per ringraziarlo del dono, e i due trascorsero un bel po’ di tempo a parlare al telefono.

Dopo alcuni giorni di riposo, Michael Jackson tornò in studio per completare la registrazione del brano, sempre accompagnato da Seth Riggs, che istruì Michael a prepararsi per la prestazione vocale da registrare nella sessione del giorno, in questo caso un grintoso stile “rock” per le parti del coro.

“Jackson, da vero professionista, cantò le parti vocali in modo veloce e senza problemi. Si percepiva bene quel senso di magia nella stanza e tutti i presenti erano eccitati, fu davvero pazzesco!” ricorda Rooney.

Con le parti vocali pre-registrate, rimaneva soltanto da fare una selezione accurata e compilarle.

Michael compose la sua parte vocale finale, ha rivelato Rooney, lui aveva preso nota di tutto ciò che aveva registrato della voce, e le esaminò una per una per scegliere la migliore.

Durante la registrazione, Michael non solo cantò, ma imitò strumenti e suoni, e alcune formazioni vocali furono inserite come improvvisazioni nel ponte della canzone, talmente erano sorprendenti, ha detto Rooney. Michael era molto soddisfatto del risultato ottenuto e da lì, la canzone passò a Brad Buxer, il suo arrangiatore fidato così da poter rifinire il tutto al meglio.

Anche se la registrazione prese solo due giorni, il processo di editing richiese più tempo, Rooney e Jackson trascorsero due settimane in studio apportando gli ultimi ritocchi alla canzone. In verità, confessa Rooney, ci volle tanto tempo perché gran parte lo passavano a ridere e scherzare, ci divertivamo e lo studio lo usavamo un po’ come il nostro quartier generale per mettere in ordine la registrazione.

Benché il lavoro di Rooney fosse quello di creare successi per MJ, riteneva che doveva essere qualcosa di più del suo produttore: un amico e alleato.

“Avrei potuto approfittare della situazione e produrre sei canzoni cercando di convincere Michael a registrale, ma questo non era importante per me. In quel momento il mio cuore mi diceva che tutto quello di cui lui aveva bisogno era divertirsi e avere un amico, più della gente che gli faceva pressione a creare canzoni. Abbiamo trascorso dei grandi momenti insieme” ha detto Rooney.

Jackson, sei settimane prima, al Marvin’s Room di Los Angeles, aveva promesso di inviare un’altra canzone da far ascoltare ai dirigenti di Sony. Fedele alla sua parola, poco dopo aver concluso le sessioni di She Was Lovin’ Me con Rooney, inviò a Mottola un’altra traccia. Rooney ricorda che la canzone in questione era la fantastica Speechless e Mottola rimase estasiato appena solo dall’intro, dicendo ‘questo è il Michael che voglio! ’

Jackson voleva proteggere la maggior parte della musica su cui stava lavorando, e per questo non inviarono a Mottola la canzone che stavano registrando. In pratica Speechless era solamente la seconda traccia del nuovo progetto di Jackson che Mottola aveva sentito.

Fu in questo periodo che cominciò a prendere forma il rapporto di collaborazione tra Jackson e Rodney “Darkchild” Jerkins. Rooney era il responsabile di apportare delle ulteriori migliorie a She Was Lovin ‘Me, ma, invece si fece coinvolgere nel contribuire con Jerkins a creare altre canzoni per Michael.

Rooney sapeva che She Was Lovin’ Me era un buon tema, ma non sarebbe servito come primo singolo. La casa discografica auspica ad altro e Michael, anche se in primo momento voleva che fosse un singolo, gli serviva qualcosa di veramente ritmico, e questa era una caratteristica, seppur mancava poco, che non era ancora stata raggiunta nella registrazione.

Rooney credeva che Jerkins fosse la persona giusta in grado di apportare quello di cui aveva bisogno la traccia, ma Jackson non era convinto e dopo una prima riunione tra Jerkins ed MJ, quest’ultimo confidò a Rooney: “Non è che lui non abbia talento – lui ne ha molto. Ma il suo lavoro suona come tutto ciò che è attualmente in riproduzione. Ho bisogno di qualcosa di nuovo, qualcosa che suona come Michael Jackson. Non voglio suonare come Brandy e Monica. Voglio portare la gente in mondo sonoro nuovo, che non ha mai sentito”.

Alla fine invece di lavorare su She Was Loving Me, Rooney passò gran parte dell’anno successivo a rafforzare la collaborazione del suo team di scrittura/produzione e a dare indicazioni a Jerkins. Per metterlo nella giusta direzione gli dette lo stesso consiglio che lui aveva ricevuto precedentemente da Carole Bayer Sager, un’amica e co-autrice di Jackson. Le disse: “Michael ama raccontare storie nella sua musica. Se ascolti Billie Jean, Thriller e Beat It queste sono tutte storie. Lui è un narratore”.

Così Jerkins e il suo team si misero a creare storie per MJ, come You Rock My World, Invincible, Unbreakable, Heartbreaker, Privacy e Threatened, tra gli altri.

L’album fu finalmente pronto. L’alterco tra Tommy Mottola e MJ si accese, e, siccome tutti sapevano che lavorava vicino a Mottola, la gente cercò di metterli in disaccordo tra di loro.

Mottola attaccò Rooney allontanandolo dal progetto di MJ e fu indirizzato alla collaborazione per un album di Jennifer Lopez, un album di Marc Anthony, e un album di Jessica Simpson tutti insieme. Così mentre Invincible iniziò a navigare, lui non faceva più parte del team e non fu mai più in grado di finire a lavorare su She Was Lovin’ Me.

I rapporti tra Jackson e Sony erano ormai degenerati, quando l’album Invincible fu pubblicato a fine ottobre 2001.

Michael Jackson, aveva in progetto un cortometraggio di 18 minuti per il brano Unbreakable, ma gli sforzi di marketing per l’album furono minimi. Sony si rifiutò di promuovere l’album durante il concerto per la celebrazione del 30° anniversario di Jackson, che fu visto da 26 milioni di persone.

In seguito, Jackson accusò il presidente di Sony, Tommy Mottola – di sabotare le vendite dell’album, e a causa della stretta relazione di lavoro di Rooney con Mottola, tutti cominciarono a sobillare che Rooney era una spia della Sony.

Rooney insiste che tali voci erano del tutto infondate e che Jackson lo implorò di non lasciare che media e dirigenti discografici con secondi fini, rovinassero la loro amicizia. Inoltre aveva la sensazione, nonostante le voci su di lui, che fosse l’unico alleato di Jackson alla casa discografica.

Rooney non ha mai smesso di pensare a She Was Lovin ‘Me, dopo la pubblicazione di Invincible e quale sarebbe stato il suo destino. MJ si raccomandò che non dessi la canzone alla Sony, per paura che fosse inserita in qualche assurda compilation, e non avrebbe ricevuto il trattamento che si meritava.

L’ultima volta che ha parlato con Jackson è stato circa otto mesi prima che morisse. MJ era Las Vegas e gli disse che aveva in programma di andare lì, e che sarebbe andato a trovarlo, ma questo non accadde mai.

Rooney dice che in quella conversazione parlarono di She Was Lovin’ Me per il nuovo album, e in generale sulle nuove canzoni per creare un progetto davvero buono.

Michael Jackson purtroppo non ha mai avuto la possibilità di ascoltare She Was Lovin ‘Me nel suo stato finale. Rooney si augura con l’aiuto del nipote di Jackson, Taryll, di portare a compimento il tema.

La canzone racconta la storia intima di un incontro con una donna, che crede sia innamorata di lui, e si conclude con una prestazione vocale emotivamente potente e drammatica accompagnata da chitarre rock.

Chiunque è stato in grado di ascoltarla, asserisce che è una delle migliori canzoni di MJ negli ultimi dieci anni della sua carriera, dice Rooney – e hanno ragione. Il Re del Pop dona il meglio di sé.

La canzone She Was Lovin’ Me rimane inedita fino ad oggi.

FINE

Fonte: damienshields

Traduzione di:Grazia28 per ONLYMICHAEL JACKSON

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