– Gotham Chopra ricorda Michael Jackson –


1246513051_0Nel mese di giugno 2009, Gotham Chopra era in Italia per fare una vacanza in bicicletta. Il 25 giugno telefonò a suo padre, Deepak Chopra …

“Papà? sei (ancora) lì?” dissi. Dopo un lungo silenzio, finalmente mi rispose: “Accendi il televisore!” Il tono della sua voce era diverso dal solito.

“Perché,” chiesi ….

Un’altra pausa. “Dicono che Michael Jackson potrebbe essere morto …”

***

Ho incontrato Michael per la prima volta, quando avevo quindici anni. Mio padre lo conobbe grazie ad Elizabeth Taylor, un’assidua frequentatrice del centro benessere di medicina alternativa in Massachusetts, dove mio padre era il direttore sanitario. La signora Taylor più conosceva mio padre e la disciplina spirituale che le stava trasmettendo, e più era convinta che Michael sarebbe rimasto affascinato da lui. Mentre lei era interessata a trarre i benefici dalle cure termali, che il centro offriva ai clienti, e godere della tranquillità per il fatto di trovarsi lontana da Hollywood e dal caos, mio ​​padre ha ricordato che lei pensava che Michael sarebbe stato interessato in particolare alle “cose magiche” di cui mio padre parlava sempre, come la meditazione, la coscienza, e il karma.

E aveva ragione! Michael è diventato famigliare, dal momento in cui lui e mio padre si incontrarono. Lui non era solo interessato alle “cose magiche”, ma era particolarmente curioso delle cose di tutti i giorni. Infatti dopo pochi mesi, che loro si erano conosciuti, Michael lo invitò a Neverland.

Papà menzionò questo viaggio una sera a cena. Lo disse con molta disinvoltura, come se stesse parlando del tempo che fa.

“Quanto tempo ci vuole per andare da Los Angeles a Santa Barbara? Ho una riunione lì la prossima settimana e pensavo di andare a fare una visita a Michael Jackson al suo Ranch. Vuole vedermi.”

Mallika e io lo fissammo increduli.

“Che cosa?” Chiesi, cercando di trovare le parole. Infine dissi solamente, “Michael…?”

“Jackson. . .?”, terminò mia sorella pochi istanti dopo.

Papà annuì. “Volete venire con me?”

Mia sorella Mallika aveva il cuore spezzato, perché davvero avrebbe voluto andarci, ma la mattina dopo doveva partire per una missione di carità nella Repubblica Dominicana. Io, d’altra parte, non avevo nessun programma filantropico. I miei progetti estivi si limitavano a passare il tempo al Fenway Park.

Così ho fatto finta che la cosa non mi interessasse. Dopo tutto, avevo quindici anni, quando l’arroganza è un comportamento normale dell’adolescenza. Non ho potuto, ma avrei voluto tanto rispondere: “Ma stiamo scherzando! Questa sì, che è una stupidaggine, figurati se vengo con te per incontrare MJ!” Invece, mi strinsi nelle spalle e dissi: “Sì, la cosa sembra interessante, verrò solamente io …. “

Come molti della mia generazione, ero un grande fan di Michael Jackson. Non solo ero ossessionato dalla sua musica, ma da lui stesso. Il video di Thriller mi ha ispirato una serie di sette costumi di Halloween e l’acquisto di una giacca di pelle rossa, che ho modificato per renderla somigliante a quella di MJ nel video. La performance di Billie Jean allo speciale Motown 25th mi ha spinto a comprare sei paia di mocassini e un guanto da sci, la cosa più simile che ho trovato a quello di Michael. Ho supplicato i miei genitori, ha comprarmi una Fedora nera, che ho portato continuamente, e alla fine sembrava più il cappello di Indiana Jones. A undici anni, ero molto strano con questo enorme cappello, ma anch’io come gli altri volevo essere come Michael Jackson, ed è stato bello.

Michael Jackson era fantastico. Un grande artista capace di entusiasmare la folla con la sua forza trainante e il suo incredibile talento assoluto, ma poi lontano dal palco sembrava così vulnerabile e umano . . . sensibile.

Cresciuto con i “guru delle star”, ho potuto incontrare molti personaggi famosi. E ho imparato una cosa, che loro sono delle persone normali, ma la loro fama fa credere il contrario. Col tempo, ho capito che questo è dovuto al fatto, che siamo noi che ci aspettiamo da loro di essere “così diversi”. Noi idolatriamo le celebrità, rendiamo loro delle icone e siamo delusi o addirittura arrabbiati se non raggiungono gli standard che abbiamo creato per loro. Questa è una cosa che ho sperimentato in prima persona. Una sera durante una cena ho incontrato un autore best –seller, che avevo elogiato con i miei compagni di liceo, ma rimasi molto deluso, quando lui parlò di Barnes & Noble, e di come non aveva esposto i suoi libri sugli scaffali ad altezza degli occhi.

E come se non bastasse, lui per tutta la cena si è anche lamentato dei criteri di spedizione di Amazon. Quando ho capito quanto ha disprezzato le persone che hanno portato i suoi libri al pubblico, è stato difficile apprezzare i suoi scritti. Tra le altre celebrità di cui ero affascinato c’era anche una sexy attrice, ma poi un giorno le ho sentito dire circa il personale del centro benessere: “Che non era degno nemmeno del salario minimo”. Beh, dopodiché è stato difficile fantasticare su di lei come prima. In questo mondo di “self-help”, che nel tempo è diventato sempre a noi più familiare, a volte è andato ancora più pazzo. Gli stessi esperti in pedagogia familiare, sono in piena crisi coniugale a causa di scandali e infedeltà, guru di nutrizionisti che divorano cibi grassi accompagnati da bevande analcoliche. Avvocati pronti a semplificare la vita dei loro clienti, ma anch’essi circondati da un entourage senza eguali.

Tutto questo non era il caso di Michael.

Lui era esattamente come lo avevo immaginato e molto di più. Nel corso degli anni siamo diventati amici. Una famiglia. Ho imparato che non era solo un incredibile, energico e brillante artista, una celebrazione del talento divino, ma anche un’anima lacerata e tormentata. Michael poteva sembrava un uomo con la “testa fra le nuvole”, lontano dalla normalità della “gente comune”, ma i suoi sentimenti erano così profondi, che non ho mai visto in nessun altro.

Anni dopo che l’ho conosciuto, mi sono iscritto alla prestigiosa Università Ivy League Columbia, in parte grazie a una sua raccomandazione, che ha scritto per me. Michael in quel momento viveva prevalentemente a New York, in un attico dell’albergo Four Seasons, e lo frequentavo regolarmente, appena solo per stare insieme o per collaborare su alcuni suoi progetti – ma sempre, per cercare di spronarlo a uscire dal suo isolamento che lui e i suoi consiglieri lo avevano rinchiuso. Di solito non ha funzionato. Come ricompensa, ai suggerimenti che gli ho dato per i suoi lavori, mi ha pagato con denaro in contante, che teneva nascosto dietro la toilette. Questo denaro mi ha permesso di uscire con i miei amici e spenderli giù in città a vedere ciò, che in quel momento ci piaceva particolarmente: le spogliarelliste nei club.

Il tempo passava, Michael icona del pop, il più grande talento che il mondo avesse mai visto, era tormentato dagli scandali della celebrità. Il suo volto cambiò – non solo a seguito di interventi di chirurgia estetica per combattere i suoi profondi problemi psicologici, ma a causa di una malattia della pelle che pochi conoscevano. La stampa lo dipinse come un razzista o un freak, Michael ha reagito a queste accuse alternativamente con malinconia o in modo furente. E poi ci furono le devastanti accuse di abuso su minori, che hanno adombrato tutta la sua gloria. A quindici anni per me, era un orgoglio dire di conoscere MJ, ma questo era un ricordo del passato, imbarazzato ora lo dicevo mormorando, timoroso dell’atteggiamento scettico e sprezzate degli altri.

Dopo che la tempesta si era placata e le nuvole dissolte, Michael ha iniziato una nuova fase della sua vita, e io presto lo seguì nel ruolo di padre. Ognuno di noi ha preso strade diverse per la stessa destinazione. Anche se non ha scelto la via tradizionale, Michael ha creato una famiglia, che lo amava come nessun ha mai fatto prima. Era facile vedere dal modo amorevole in cui ha educato i suoi tre figli, che erano la cosa più importante della sua vita, e posto sopra a tutto. Dopo alcuni anni, che lui aveva già la sua famiglia, Candice ha dato alla luce il nostro primo figlio, Krishu. Michael mi ha chiamato e detto: “Vedi, Igger, come ti avevo detto, è la cosa più grande della vita”. (Igger era il soprannome che Michael mi aveva dato, lui aveva un soprannome per ciascuno).

Gli ho chiesto, naturalmente, se voleva essere il padrino di Krishu, ma stranamente, ha detto che non pensava che sarebbe stato un buon padrino. “Credo che dovresti trovare qualcuno migliore per questo ruolo”, ha spiegato, “perché ci sono troppe cose brutte nella mia vita che non dovrebbe imparare.”

Il soprannome per Krishu era “Chindian”, e circa ogni due settimane ha chiamato per avere sue notizie, voleva assicurarsi che Candice parlasse al bambino in lingue diverse.

“Michael,” gli ho detto in un primo momento, “ha solo pochi mesi”. “Questo non ha importanza, lui è più intelligente di tutti noi. Bisogna assicurarsi che le cose restino così.”

Durante gli ultimi anni della sua vita, ha trovato un maggior appagamento spirituale ed emotivo di quanto non avesse mai fatto prima, con i suoi figli, ma Michael ha dovuto combattere comunque. Le persone a lui vicine, sapevano, eppure, nonostante i ripetuti tentativi, non c’era molto che si potesse fare. Ancora una volta, era diventato estremamente abile nel creare un bozzolo intorno a sé, soprattutto perché pensava di avere un segreto che non voleva far sapere a tutti.

Poche settimane prima di andare in Italia, mi ha chiamato a tarda notte, come faceva spesso. Sembrava lucido e sicuro. Aveva letto circa la tragica sorte di una mia amica, la giornalista Laura Ling, arrestata nella Corea del Nord, e preoccupato voleva sapere da me maggiori dettagli rispetto ai resoconti dei giornali. Quando gli ho detto che le notizie filtrate sono poche, perché la Corea del Nord è governata da un regime totalitario che, controlla la stampa, fece una pausa. Ha detto di aver visto le immagini di Kim Jong II, o “Caro Leader” della Corea del Nord, governare questa nazione blindata con il pugno di ferro. E aveva notato che spesso indossava giacche militari, simili a quelle di Michael quando era o appariva in pubblico.

“Pensi che sia un mio fan?” Ha chiesto Michael.

Mi strinsi nelle spalle, nel buio della mia stanza. “Non lo so” dissi.

“Se fosse così, forse potrei essere di aiuto in qualche modo.”

Gli ho promesso che avrei cercato di scoprire qualcosa.

“Va bene!”, e mi ha ringraziato. “Spero che stiano bene”.

Aveva letto che Laura e la sua collega Euna erano probabilmente tenute in isolamento. “Stare da soli come in questo caso non è facile, isolati dalle persone e il tempo”.

Ho annuito, senza sapere davvero cosa dire. “Saluta Chindian,” sussurrò. “Buona notte.”

***

Dopo aver finito di parlare con mio padre, ho iniziato a camminare nella mia camera d’albergo. Sono andato al televisore e girato i canali. Ogni rete immaginabile copriva la notizia, che Michael Jackson era stato trasportato in un ospedale di Los Angeles. La maggior parte aveva aggiornato i titoli, che era già morto, in sostituzione della precedente notizia che era in coma e in condizioni critiche. Sapevo che i famigerati guardiani della morte erano già tutti sulla strada, con i furgoni satellitari parcheggiati fuori dell’ospedale, di fronte alla casa di Michael a Los Angeles e Neverland, a casa dei suoi genitori in Encino, perché tutto il mondo, era desideroso di notizie, e del più piccolo rumor. Mi sono seduto nella mia stanza d’albergo, a guardare la televisione, sintonizzato su un programma italiano, dove non ho neanche capito tutto – e mentre guardavo una tremenda, crescente sensazione mi ha attanagliato lo stomaco.

Un video a bassa risoluzione di TMZ, dove mostrava i mezzi di emergenza, un corpo trasportato in una ambulanza in attesa, fu trasmesso a ciclo infinito. Queste immagini successivamente si sono rivelate le ultime di Michael Jackson. Altri video hanno mostrato la folla che si radunava davanti al Sinai Medical Center di Beverly Hills.

Il giornalista italiano parlava molto veloce, si mangiava quasi le parole, mentre trasmetteva le notizie come se fosse sempre l’ultima nuova. Il mio cellulare era già pieno di SMS ed e-mail, da amici che volevano sapere qualcosa di più preciso. Guardai l’orologio – erano passate da poco le 22:00. Dovevamo partire di prima mattina per il nostro primo giro in bicicletta. Ma improvvisamente non ero più così sicuro di voler rimare in Italia, tanto meno partire per il tour. Strani pensieri affollavano la mia mente – dovevo restare qui o andare a casa. La sensazione di ansia allo stomaco continuò a crescere e il mio sospetto su ciò che era successo a Michael divenne una certezza, non importava quello che dicevano sulle sue condizioni, per me la mia intuizione era più credibile.

Poi decisi di spengere la TV e il telefono cellulare. La combinazione del “fuso orario”, la gioia per l’attesa del giro, e l’ansia che sentivo dentro di me causata dalla notizia mi avevano turbato emotivamente. Sapevo che l’indomani sarei stato pervaso da un maggior turbinio emotivo, ma adesso potevo isolarmi, allontanarmi per qualche ora da tutto questo. È stata una cosa istintiva, senza pensarci.

Dopo mentre ero a letto, ho pensato a Michael, quando l’ho incontrato per la prima volta, al viaggio in Europa con lui durante l’estate, e al tempo che abbiamo trascorso insieme. Sentivo una forte oppressione al petto, e ho cercato di ricordare i momenti divertenti condivisi con Michael negli anni. Come, quando il giorno di Halloween siamo usciti mascherati dal suo appartamento di Los Angeles, e andammo in una discoteca, dove ha ballato in modo febbrile, che tutta la folla si fermò e acclamò – l’uomo sconosciuto con la maschera di Godzilla. O il tempo trascorso a New York, in studio di registrazione, quando Michael disse al rapper Ice-T, che io ero la sua guardia del corpo. Ice-T mi guardò e disse a Michael, che gli poteva trovare qualcosa di migliore se voleva ottenere sul serio la sua protezione.

Ma non riuscivo a distogliere il senso di tristezza che sentivo crescere dentro di me. Abbandona “l’illusione del controllo”, mi ha ricordato le parole del Maestro Shifu. Così ho lasciato che quella sensazione di tristezza fluisse liberamente. Senza oppormi al dolore, ho cercare di “prendere possesso” di esso, come il Dr. Phil avrebbe suggerito, e lasciare che il flusso si incanalasse attraverso di me. Dopo appena cinque minuti, ero immerso in un sonno profondo.

La mattina dopo mi sono svegliato molto presto. Non fu necessaria nessuna sveglia per interrompere il mio sonno ristoratore. Fissai lo schermo del televisore, pensando se avrei dovuto accenderlo o meno. Invece, accesi il mio cellulare. Poiché ero all’estero, potevo decidere se attivare le mie “impostazioni di posta elettronica” e scaricarla.

Prima che potessi decidere, il telefono squillò. Era papà.

“Come stai?”, domandò.

“Sai. . .”, mi fermai incerto di cosa volevo dire.

“Hanno confermato la morte recentemente.” Disse piano.

“Sì,” annuii, mentre dentro non mi sentivo affatto sconvolto, ma profondamente angosciato.

“Penso che dovresti rimanere in Italia e fare il tuo giro in bicicletta,” ha suggerito papà.

“Davvero?” Pensavo che forse sarebbe stato meglio annullarlo e tornare a casa.

“Il circo mediatico esploderà,” ha detto papà. “Ho già ricevuto delle telefonate da moltissime agenzia di stampa e giornali, come ti puoi immaginare. Ho partecipato alla trasmissione Larry King e mi ha chiesto di te.”

“Sì,” mormorai, non sorpreso. L’idea di essere coinvolto nella crescente frenesia dei media non mi allettava.
“Io non ne so molto di ciclismo,” disse papà, “ma se fossi in te, andrei in sella alla bicicletta e mi concentrerei solo sulla strada da percorrere.”

Ma naturalmente, Deepak conosceva bene il ciclismo, perché il suo consiglio aveva in sé la saggezza di un esperto. Non cercare di sfidare mai una gara, se, quando arriva il momento hai la possibilità di farlo. Non pensare neanche all’intero percorso, ma scomponilo in sezioni e guida in modo costante. I grandi ciclisti dicono che non pensano molto alle varie sezioni, ma vedono solo i pedali che ruotano sulla strada. A volte trovano il loro ritmo nella segnaletica orizzontale della strada e la usano come aiuto per trovare il loro ritmo e passo, fino a tutto il resto, la traiettoria, gli altri ciclisti, talvolta anche le stesse cadute. Questa è la stessa esperienza che qualsiasi grande atleta usa per descrivere uno stato di “eccitazione” o “euforia”, quando tutti i dettagli svaniscono e diventano tutt’uno con ciò che li circonda, compreso loro stessi. Questo è lo stato di coscienza, che tutte le sacre scritture, orientali e occidentali, descrivono.

“Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo,” dice la Bibbia.

“Io sono l’inizio, la metà e la fine di tutti gli esseri,” dice il Signore Krishna nella Bhagavad Gita.

Il Maestro Oogway dice: “Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà.”

Ho pensato per un attimo alla strada da percorrere, a mio padre e al mio amico. Ho pensato a mia madre e Nana, Candice e Krishu, e di come la vita sia così fugace, relegata a un istante, la vera e propria parentesi nell’eternità.

Questa è la vera scuola di vita. Noi stessi ci impegniamo in una rete di aspettative, attese, e ricordi per sentirsi a proprio agio in essa, perché ci dà un senso di sicurezza e prevedibilità. La nostra vita è disegnata da obiettivi e codici. Facciamo programmi. Ci prepariamo. E anche quelli di noi che arrivano a godere di quei rari e potenti momenti, di vivere completamente nel momento, possono rendersi conto che ci sono ancora dei pericoli. Perché se non sei in questo stato mentale – come il mio amico Michael Jackson – si scopre che mancano questi “alti” nella vita normale.

Papà ruppe il silenzio. “Ti ricordi quando Michael ci ha portato nel suo studio, durante la nostra prima visita a Neverland, e come ha messo su Billie Jean ha danzato?”

All’inizio Michael era quasi timido, e si limitò ad annuire con la testa il ritmo della musica. Ma dopo pochi secondi, sembrava come se non potesse controllare se stesso, e subito è migrato al ritmo e al basso, ha ballato in modo fluente come solo lui poteva.

“È stato bellissimo,” ha ricordato papà. “Perché lui viveva davvero il momento. Lui non era solo il ballerino – lui stesso era la danza e la musica “.

Mi ricordo.

FINE

Fonte:WALKING WISDOM by Gotham Chopra

Traduzione di: Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

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