– MICHAEL JACKSON/BLACKFACE – By Anne Wollenberg


Harriet J. Manning, autrice del libro “Michael Jackson and the Blackface” edito da Ashgate, spiega ed analizza come gli stereotipi dei “blackface” hanno influenzato il lavoro di Michael. Lei sostiene di aver trovato le radici della sua strabiliante danza negli spettacoli dei “blackface minstrelsy”. In questo articolo un breve assaggio della trattazione del libro.

Grazia28

Pubblicato il 26 giugno 2014

Ci sono stati molti rumor su Michael Jackson, sia prima, che dopo la sua morte nel giugno 2009. Come quello di aver rinnegato il colore della sua pelle. In realtà Jackson ha avuto una concezione sulla razza più ampia e sottile di quanto possiamo immaginare.

Harriet J. Manning, ricercatrice universitaria, sostiene che ha utilizzato le sue performance e cortometraggi, per criticare alcuni aspetti archetipici del razzismo sui neri. Ella ha scritto una monografia come parte della sua “tesi di dottorato” finanziata da AHRC, e conseguita all’Università di Newcastle.

Nella cultura popolare americana ed europea, la tradizione recitativa dei blackface minstrelsy raggiunse il suo apice nel corso del XIX secolo. Questi spettacoli teatrali erano caratterizzati da menestrelli maschi bianchi, che con le loro facce dipinte di nero, imitavano e satireggiavano i neri. In principio gli artisti neri furono banditi dal palco, ma verso la fine del 1860, la stilizzazione era così evidente da permetterne l’uso, per assurdo, agli stessi neri, che parodiavano se stessi.

“Questi individui furono costretti di auto caricaturare se stessi “, dice Manning, che ha documentato la sua tesi di ricerca con varie fonti tra cui disegni, fotografie e locandine di teatro. “Nonostante questa condizione umiliante fu questo il primo passo affinché fossero accettati nei teatri di posa. Gli attori neri, non ebbero altra scelta che mettere su la maschera e interpretare il ruolo.”

Michael Jackson and the Blackface (Ashgate Publishing), spiega ed esamina la teoria, che le performance di Jackson sono radicate nelle pratiche storicamente razziste dei blackface minstrelsy e l’uso di maschere. “Questa verità scomoda della storia americana non può essere ignorata, ma guardata in modo critico,” ha detto Manning. “Una delle motivazioni che mi ha spinto a fare questa ricerca è di portare una maggiore consapevolezza tra la gente.” Manning ha trovato questo inatteso paradosso:” Ecco un animatore nero che cita una storia performativa molto razzista.”

Ha iniziato a guardare i passi di danza e i gesti di Jackson. “Ho osservato che tutti i suoi principali movimenti coreografici, come i movimenti di scorrimento, l’impostazione degli arti angolati, le curve e giravolte, si possono far risalire al Minstrelsy.” Questi movimenti avevano lo scopo di deridere la gente nera, spiega Manning. “Il Minstrelsy rappresentava la parodia dell’uomo nero in modo dispregiativo,” dice. “Mentre si è appropriato di questo e degli stereotipi tradizionali utilizzati, nelle sue rappresentazioni, Michael Jackson ha respinto una costruzione razzista dell’identità nera, a volte attraverso la parodia e altre volte per rivendicazione come quando fa i suoi passi di danza assolutamente sublimi e ‘cool’.”

Nel 1991, quando Jackson rilasciò il cortometraggio Black or White, la gente avrebbe dovuto guardarlo da un’altra prospettiva. Gli ultimi quattro minuti del video musicale mostrano una pantera nera, che si trasforma nel cantante, che poi compie vari atti di vandalismo come infrangere vetrine e il parabrezza di una macchina. I canali televisivi censurarono il video e Jackson fece le sue scuse al pubblico. In realtà, in quel momento sembra che nessuno avesse capito. “Il video può essere facilmente interpretato come una critica sociale agli stereotipi razzisti”, dice Manning. “Il clamore sollevato per la trasmissione nutre proprio questi stessi luoghi comuni.”

“La panther dance è una continuazione e riaffermazione di alcuni dei gesti base e cliché della danza del Blackface“, aggiunge. Questi sono stati basati su modelli razzisti e, come dimostra la ricerca, oggi quegli stereotipi sono ancora tollerati. Noi non ci rendiamo conto, nemmeno quando le parodie sono proprio davanti ai nostri occhi. ” Spesso non ci accorgiamo che questi stereotipi sono inaccettabili e offensivi”, dice Manning.

“Questi stereotipi razzisti sui neri, soprattutto il maschio, sono erroneamente associati a: bizzarria, violenza, criminalità, passione smodata e mostruosità. Comportamenti che divennero parte delle controversie nella vita di Michael Jackson.” Un altro video centrale è Ghosts, rilasciato nel 1997. In una delle canzoni dal titolo Is It Scary, Jackson canta: “Sono io la bestia che avevi immaginato?”.

 Manning suggerisce che sia un’indicazione di una profonda riflessione sugli stereotipi radicati, che non possono essere modificati dalla mera volontà – dobbiamo riconoscerli e affrontarli.

“Succede in un modo così pernicioso, silenzioso, sublimale”, spiega. “Ci piace pensare che siamo tolleranti, ma abbiamo ancora pregiudizi sulla diversità che semplicemente non esiste. Gli stereotipi ci mostrano ciò che crediamo essere la verità, e questo si riflettere su di noi, ‘come uno specchio che rivela la verità’, come a Jackson in Is It Scary?

Il ruolo di Jackson nel pubblico funziona anche come uno specchio o una maschera. Una cosa da non trascurare è il tipo di bagaglio culturale che è stato portato, dice Manning. “Noi tutti pensiamo di possedere un pezzo di Michael Jackson. Ma quando un artista ha un grande successo e molto popolare, allora c’è una tendenza a trascurare il suo lavoro creativo. ” […]

“I media sono responsabili di aver creato un mostro e un criminale”. “In qualche modo, il successo di Jackson si è ritorto contro di lui,” conclude Manning. “Il suo lavoro è così ricco di citazioni culturali, che sono state in gran parte ignorate.” L’immagine di Jackson è stato filtrato e reinventato, proprio come i bianchi hanno utilizzato i Blackface Minstrelsy per controllare il modo in cui il nero dovrebbe essere inteso.

FINE

Fonte: http://www.ahrc.ac.uk

Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

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