– “DANGEROUS” by Susan Fast – (Introduzione)


Susan Fast, docente del Dipartimento di Inglese e Studi Culturali alla McMaste Univertsity, in linea con i suoi interessi accademici sulla musica pop, ha scritto un saggio su “Dangerous”, l’album di Michael Jackson, per la serie di libri “33 1/3”.

– Introduzione: Raccontare le storie di Michael Jackson –

Nel 1991, “Dangerous” ha annunciato la fine dell’innocenza di Jackson e la padronanza di una complicata, sensibilità conflittuale. – Armond White

Dangerous è l’album della maturità di Michael Jackson. So che questa può sembrare una grande affermazione, dal momento che molti considerano il suo miglior lavoro quello antecedente a questo disco. Mi spiego. Ci offre un  Jackson al principio, che finalmente vive l’età adulta. Non è questo, quello che molti dicevano che gli mancava? – E lui lo fa attraverso una immersione nella musica black, che continuerà ad approfondire nei suoi lavori successivi. Tuttavia non poteva convincere un pubblico scettico, completamente indottrinato dai media, di essere un uomo adulto, con un profondo interesse alla politica, al suo patrimonio black – fare riflessioni spirituali o esprimere una sessualità adulta.

Questo di per sé rivela una storia interessante, su ciò che alla fine può essere detto, creduto, tollerato, giustificato, accettato e da chi. Una storia su quello che è possibile vedere (e sentire) e ciò che è distorto, come il filosofo Ludwig Wittgenstein ha detto circa il fatto che, spesso, non possiamo andare oltre le immagini mentali di cose che ci mantengono “prigionieri”. Il ritratto di maturità che ci offre questo album trova Jackson alle prese con un materiale impegnativo – la politica, l’amore, la lussuria, la seduzione, il tradimento, la distruzione, e forse soprattutto la questione razziale, in un modo finora inedito nella sua musica.

Egli ci dà una visione più cupa del mondo, basata più sul realismo, che sulla sua caratteristica teatralità. Forse è un realismo teatrale, tuttavia, quello che si percepisce è diverso da ciò che ci ha offerto fino ad ora; a volte sembra, che sia sul punto di un crollo emotivo, altre volte sembra compiacersi nell’ironia. Anche i momenti gioiosi sono velati da incertezza, rabbia, tradimento, o ambiguità e, nel complesso, l’album lascia pochi dubbi sul fatto che il dolore oscura la speranza; questa non è musica pop come sembra. Jackson aveva già saggiato una parte di questo territorio prima, in origine con l’affascinante, misteriosa Billie Jean.

Ma Dangerous è più profondo e complesso e non è mero tradimento di tipo carnale – anche se è certamente presente – ma, naufraga nei sentimenti, la visione del mondo, il razzismo radicato, la solitudine, la ricerca di redenzione e fratellanza, ed è enigmatico. Non è “paranoico”, come tanti critici hanno descritto (perché, Michael, non va ad esplorare e riconsiderare temi che ha ritenuto fossero particolarmente profondi e provocatori, come molti artisti, senza essere etichettati in questo modo), ma, è pieno di timore, ansia – sensualità, delusione, contraddizione, ed è potente.

Nella sua recensione di Rolling Stone, Alan Light ha evidenziato la nuova sessualità “assertiva” di Jackson e lo definì il suo miglior lavoro, qui e altrove, “rivela un uomo, non un uomo-bambino,” che la sua “canzone più bella e la danza sono sempre sensuali, cariche di tensione, coinvolgenti,” che “è al suo momento più intenso, quando è veramente pericoloso.” Anche se molti non avrebbero potuto credere che Jackson fosse un “cattivo”, è difficile negare che in realtà è stato percepito come pericoloso a questo punto, che, poi è la mia tesi in questo libro.

Nella sua monografia su Jackson – una delle poche opere serie dedicate all’esplorazione della musica, che è piuttosto sconvolgente per un artista di questo calibro – Joseph Vogel dice che alcuni critici, come Light, sembravano simpatizzare con la nuova direzione presa in Dangerous. Dopo la morte di Jackson, Jon Dolan ha fatto anche un confronto perspicace con Nevermind, dei Nirvana che ha spodestato Dangerous dal primo posto nelle classifiche di Billboard e inaugurò l’età del grunge: “Il terrore, la depressione e l’idea infantile di bene e male di Jackson ha molto in comune con Kurt Cobain, più di quanto ci si prenda la briga di sottolineare.”

Vogel dà corpo a questa idea nel suo saggio scritto venti anni dopo l’uscita di Dangerous: “In termini di suono Dangerous ha poco a che fare con il lavoro di tali pop star come Madonna, Whitney Houston e Mariah Carey. Il suo tono è molto più inquietante, audace… […] confronto alla saggezza convenzionale, entro la fine del 1991, i Nirvana sono stati lo stesso “pop” come Michael Jackson e Michael Jackson come “alternativa” come i Nirvana. …se è veramente considerato un album pop, Dangerous ha ridefinito i parametri della musica pop.”

Proprio come Nevermind – o Achtung Baby degli U2 quell’anno Dangerous offre un’inquietante, e vulnerabile salto nel divario, con la stessa, se non di più, sofisticazione tecnica e una più ampia tavolozza stilistica.

In realtà, a mio parere, la sua generale mancanza di distinzione rende Dangerous un album di difficile comprensione. Infatti, non sono solo i testi che portano Jackson su questa direzione, ma nuovi modi di usare la sua spettacolare, voce agile, ritmi cupi ed industriali, la lealtà nel rivivere i suoni della musica black – passato (soul e R & B) e presente (hip hop) – la sua immagine adulta e la sua danza nei cortometraggi.

Invece di produrre un altro album pieno di eleganti singoli di successo, ha offerto una tavolo spoglio e funk, gospel, punteggiato da una ballata heavy metal, ornato con uno dei più grandi, sfrenati chitarristi, Slash, che lo accompagna. Non si torna indietro alla gioia tonificante di Eddie Van Halen.

Solo Heal the World e Black or White, hanno dimostrato di Jackson, con Gone Too Soon, un breve cenno al suo amore per lo stile della formula Great American Songs. Come era prevedibile, Black or White, dell’intero album, è stato il suo unico numero uno della Billboard Hot 100 singles chart, – considerando che il cortometraggio della canzone, il primo uscito, presentò la sua dichiarazione più forte sulla questione razziale, è stato del tutto incompreso e condannato, ed è stato il primo vero segno di pericolo. C’erano meno successi nella top ten in questo disco di quelli che c’erano all’epoca di Off the Wall.

Né, è stata consacrata la nuova direzione intrapresa con la manciata di Grammy che era solito portare a casa. Eppure, ha venduto oltre trenta milioni di album in tutto il mondo. E musicalmente, ha avuto un grande impatto. Da una parte, Nelson George suggerisce nuovi modi di Jackson, lo stile vocale modellato in Dangerous, ha inaugurato un nuovo approccio per il R & B cantato negli anni Novanta e dopo, mentre Vogel osserva che “fusioni R & B-rap di Jackson, sono diventate un modello per molti anni “, un nuovo approccio, quindi, che fa di questo genere black una musicalità matura.

Fine

Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

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