– “Blood On The Dance Floor”, 15 Years Later – By Joseph Vogel


Per celebrare il 15°anniversario della sua pubblicazione, Joseph Vogel dopo aver intervistato il produttore Teddy Riley, racconta una piccola storia dietro la creazione della canzone.

Pubblicato: 21 marzo 2012

Il 6 giugno 1990 il produttore/musicista Teddy Riley avrebbe dovuto partecipare alla festa di compleanno del suo amico e membro della band. Invece, preferì passare la notte presso lo Studio Soundworks sulla 23° Avenue nel Queens [New York ] a lavorare su una traccia di Michael Jackson.

Ho detto [al gruppo] che avevo molto lavoro da fare,” ricorda T. Riley. “Michael era la mia priorità. Stavo per andare in California per incontrarlo e lui voleva che portassi il mio miglior lavoro”.

La decisione fu fatale.

Più tardi quella notte, Riley apprese che qualcuno era stato colpito da uno sparo sulla pista da ballo durante la festa dove aveva deciso di non partecipare, e rimase profondamente scioccato. All’età di soli 23 anni, la violenza e la morte erano già molto presenti nella sua vita: nello stesso anno il suo fratellastro e il suo migliore amico erano stati assassinati. La traccia ritmica, sulla quale Riley stava lavorando quella notte, era aggressiva, inquietante e minacciosa. Ma non aveva testo, nessun titolo e nessuna melodia principale. Il sabato successivo era in viaggio per incontrare a Neverland Ranch, Michael Jackson. Riley era nervoso. Per sostituire il leggendario produttore Quincy Jones, Michael Jackson aveva già sperimentato diverse persone tra cui LA Reid, Babyface e Bryan Loren. Nessuno era rimasto.

Ciò nonostante, Jackson nutriva grandi speranze su Teddy Riley, il cui stile New Jack Swing fondeva brillantemente jazz, gospel, R&B e hip hop. In effetti, forse il suo più grande successo fu quello di colmare il divario tra R&B e hip hop, un collegamento, per inciso, che Jackson aveva sperato di trovare mentre lavorava su Bad. Durante l’incontro, Jackson attentamente ascoltò le registrazioni che Riley aveva portato con sé e subito gli piacque quello che aveva sentito. Gli accordi erano diversi da quelli che Michael aveva l’abitudine di usare. I ritmi erano freschi e provocatori. I ‘bits’ ripetuti velocemente colpivano come martelli.
Tra le varie tracce ascoltate quel giorno, c’era anche il ‘groove’ su cui Riley aveva lavorato la notte di quella tragica festa. Jackson non aveva alcuna idea del contesto su cui fu composto questo brano. “Lui non ne sapeva nulla”, dice Riley. “Non gli ho mai raccontato niente a riguardo”.

Tuttavia, poche settimane dopo, Riley  disse di essere turbato nell’apprendere il titolo scelto da Michael per la canzone: Blood on the Dance Floor. A Riley venne la pelle d’oca. “Era come se avesse profetizzato questo titolo. Lui sentiva lo stato d’animo di esso.”

Nei mesi successivi, Jackson e Riley iniziarono a lavorare febbrilmente su una varietà di tracce, a volte separatamente, a volte insieme in Larabee Studios di Los Angeles. “Mi ricordo, è tornato con questa melodia “, ‘Blood on the dance floor, blood on the dance floor‘. Pensai ‘Wow!’ Lui si avvicinò con questi testi e la melodia. Poi  iniziammo a costruire il titolo, strato dopo strato”.

Per scrivere i bit, Riley utilizzò una batteria d’epoca (la MPC 3000) per il ritmo. Il rullante fu compresso per rendere il suono esplosivo (“Lo voglio secco e diretto in faccia”, diceva Jackson). Era un suono utilizzato in tutto l’album Dangerous. “Ascolta ‘Remember the Time’“, dice Riley. “E’ molto simile“.

In definitiva, Blood on the Dance Floor non apparve nell’album Dangerous, ma Riley ammette che la canzone non era ancora finita e c’erano alcune parti vocali che erano rimaste da completare. “Michael amava questa canzone, ma la ascoltava e diceva ‘mi piace quello che hai fatto qui, ma abbiamo bisogno di lavorarci ancora’. Era un perfezionista”.

Mentre continuavano le sessioni del disco di Dangerous, altre tracce divennero prioritarie, tra cui Remember The Time e In the Closet. Jackson riprese il lavoro su Blood on the Dance Floor, quasi sette anni dopo. Era il gennaio del 1997, quando aveva completato la prima parte del suo HIStory World Tour e decise di visitare Montreux, in Svizzera. Durante la pausa (secondo le notizie diffuse dalla stampa, mentre era lì, cercò anche di acquistare la casa del suo idolo da lungo tempo, Charlie Chaplin ), decise di rielaborare BOTDF.

A Mountain Studios, Jackson rispolverò la vecchia demo. “Abbiamo preso il DAT (Digital Audio Tape) di Teddy e lavorato con un team di quattro persone”, ricorda il musicista Brad Buxer. Il multitraccia finito, compilato e mixato da Mick Guzauski, fu modellato molto vicino l’ultima versione, salvata da Jackson e Riley.

Ascoltando la canzone ultimata, T. Riley avrebbe voluto essere lui a completarla, ma Michael sa quello che vuole, e lui ne era soddisfatto.

In qualche modo, era una canzone dance un po’ insolita. Come in Billie Jean, il suo soggetto era oscuro e inquietante (in questo caso, la storia di aver ricevuto una pugnalata alla schiena in un luogo dove meno te lo aspetti – sulla pista da ballo). Le parti vocali taglienti e graffianti di Jackson evocavano un senso di presagio, mentre la tela sonora electro-industrial ricordava un ambiente urbano moderno. Eppure, la canzone si percepisce come tutt’altro che desolante. Il ritmo esce dagli altoparlanti come una frusta e il ritornello è irresistibile.

Jackson disse a Riley di credere che Blood on the Dance Floor sarebbe stato “un successo travolgente”. “L’ha spiegato in questo modo: un successo è una canzone che rimane in classifica per una settimana o due. Un successo travolgente è una canzone che rimane lì per sei settimane“, dice Riley. “Sentiva che ‘Blood on the Dance Floor’ sarebbe stato un ‘grande successo'”.

Blood on the Dance Floor fu rilasciato il 21 marzo 1997. Stranamente, non fu promosso come singolo negli Stati Uniti. Riley dice che a Jackson non importava in questo caso. Non era un problema per Jackson, credeva che gli americani avrebbero saputo trovare questa canzone se proprio gli piaceva. A livello mondiale tuttavia, la canzone si era classificata nella Top Ten in 15 paesi e raggiunse il primo posto in quattro paesi ( Danimarca, Spagna, Regno Unito, Nuova Zelanda ). I remix del titolo permisero alla canzone di conoscere una buona distribuzione nei locali notturni. Non entrò nei due album in studio più importanti del decennio, “Blood”, ironicamente, era diventato uno dei ritmi di Jackson più memorabili degli anni Novanta.

Quindici anni dopo cosa rende la canzone unica? Ho chiesto a Riley. “Per Michael è stato assertivo, un sound aggressivo. Ha sempre insistito per qualcosa di più ‘potente’. Ma ciò che è stato davvero sorprendente è come avesse percepito lo spirito e l’energia del brano. Sapeva di cosa si trattava anche prima che gli dicessi quello che era successo quella notte. Non ho mai visto qualcosa o qualcuno così ‘potente’ come Michael”.

Fonte :http://m.theatlantic.com/entertainment/archive/2012/03/michael-jacksons-blood-on-the-dance-floor-15-years-later/254877/

Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

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