– Gone Too Soon: The Many Lives of Michael Jackson’s Elegy – By Joseph Vogel


 Pubblicato: 25 giugno 2012

Quando Michael Jackson è morto tre anni fa, tra le molte canzoni del suo catalogo che hanno acquisito un nuovo significato, c’è la ballata del 1991, Gone Too Soon. Cantata da Usher al servizio commemorativo di Jackson, la canzone lo aveva affascinato molti anni prima che la registrasse, e finalmente poi rilasciata a seguito di tragiche circostanze. Questa è la storia dietro la canzone, più volte ripresa nei momenti di lutto universale.
Era passata la mezzanotte di una domenica, quando il telefono squillò a casa di Kohan. “Mi dispiace, non ti ho svegliato?” – sussurrò una voce all’altro capo della linea. “Buzzy è in casa?”

Era Michael Jackson, che si trovava, al momento sulla cresta delle più grandi onde di successo che la musica pop avesse mai visto. Nello stesso mese (febbraio 1983), Jackson è apparso sulla copertina della rivista “Rolling Stone”, “Beat It” seguita da Billie Jean al vertice delle classifiche, i suoi video sono stati in rotazione su MTV, e Thriller andava a ruba dagli scaffali, come il pane.

“Buzzie” era lo pseudonimo di Buz Kohan, noto produttore televisivo e scrittore (meglio conosciuto per i suoi contributi a manifestazioni di premiazione e spettacoli di varietà, compreso il “Motown 25 special”). Jackson l’ha incontrato la prima volta, quando l’artista aveva solo dodici anni. Buz abitava vicino a Encino nella bella Beaumont Street. Era un veterano ben noto nel settore dello spettacolo, e sono diventati buoni amici. Jackson faceva infinite domande sui personaggi leggendari, come Bing Crosby, Gene Kelly, Sammy Davis e Fred Astaire, i “grandi”, come li chiamava lui. In seguito, hanno lavorato a stretto contatto a Las Vegas durante lo spettacolo di varietà della famiglia Jackson.

Dovremmo scrivere alcune canzoni insieme,” ha suggerito una volta il giovane Jackson. Ben presto sono diventati co-autori e la loro cooperazione, che includeva canzoni come Scared of the Moon e You Were There, ha continuato nel corso dei prossimi due decenni.

La moglie di Buz, Rhea si era abituata alle chiamate di Jackson a tarda notte. “Aspetta un attimo”, ha detto, consegnando il telefono al marito. Jackson quella notte ha pianto a causa di una canzone particolare. All’inizio della sera, aveva visto Dionne Warwick (una sua buona amica), presentare un tributo dello speciale TV: “Here’s Entertainment Television”. E’ stato dedicato a molti artisti, la cui vita si è spenta troppo presto: John Lennon, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Sam Cooke, e altri, ma lui si è commosso principalmente a causa di Karen Carpenter, morta pochi giorni prima, all’età di soli trentadue anni.

“Alcuni cantanti portano in sé l’energia del suo tempo,” ha detto Warwick. “Loro diventano simboli o segni. Ci ricordano le nostre fragilità e il bisogno di comunicare … [Questa sera] siamo stati lasciati soli con domande senza risposta, che sono poste ogni volta che un grande talento si consuma prematuramente. Perché? E se? Che cosa sarebbe diventato?”

Warwick poi si è esibita cantando una toccante interpretazione di una canzone co-scritta da Baz Kohan e Larry Grossman dal titolo “Gone Too Soon”.
Jackson ha riferito di aver pianto, quando l’ha sentita. Era cresciuto sulla musica dei “Carpenters”. Le loro canzoni facevano parte del suo DNA. Ma questa canzone, in esso si sentiva qualcosa di più profondo.

Quella notte, Jackson ha detto che credeva di doverla registrare in futuro. “E’ tua, se la vuoi,” ha detto Buz. Tuttavia, nel corso dei prossimi mesi, ci sono stati altri progetti, compreso il video musicale di Beat It e Thriller. Di tanto in tanto Gone Too Soon è riapparsa come un omaggio agli eventi di beneficenza e cerimonie. Oltre a Dionne Warwick, è stata anche interpretata da Patti Labelle e Donna Summer. Ma non era mai stata registrata in studio.

Anni dopo, nel 1990, Buz e Jackson stavano parlando al telefono, quando Jackson ha menzionato un ragazzo di nome Ryan White, con il quale aveva fatto amicizia. “Lui non vivrà per molto tempo, “ ha detto Jackson. “Voglio fare qualcosa di speciale per lui.” Ryan era diventato un simbolo nazionale della lotta contro l’AIDS, in un momento in cui la natura di questa malattia non era pienamente compresa, stigmatizzata e temuta.

Ryan un normale ragazzo di Kokomo, Indiana, era stato infettato con il virus dell’AIDS attraverso una trasfusione di sangue contaminato (Ryan era malato di emofilia). Allora è stato allontanato dai suoi compagni di classe e dalla comunità, deriso, perseguitato e minacciato con la violenza. I compagni di classe lo avevano etichettato “gay” e lo trattavano come un lebbroso. I parrocchiani della chiesa locale si rifiutarono di stringergli la mano. I vicini, ai quali portava il giornale, avevano annullato il loro abbonamento. Alla fine, è stato costretto a lasciare la sua scuola media.

Dopo aver sentito la storia, Jackson si avvicinò a Ryan offrendogli amicizia e sostegno. Divennero ben presto amici. Entrambi erano così abituati a sentirsi diversi dagli altri, hanno detto, che era semplicemente un sollievo sentirsi “normali” per poche ore di reciproca compagnia. Nei mesi successivi, spesso hanno parlato al telefono. Ryan era un ragazzo veramente sensibile, eloquente e maturo per la sua età. Capì che era odiato e temuto da molti, sapeva che era stato coinvolto in un ruolo pubblico, e lui sapeva che sarebbe morto presto.

Jackson ha ricordato che una sera ha sentito Ryan White mentre erano a tavola, dire a sua madre come voleva essere sepolto. “Lui ha detto: ‘Mamma, quando morirò, non voglio indossare giacca e cravatta,” ha ricordato Jackson in un’intervista con Shmuley Boteach. “Non voglio essere sepolto in giacca e cravatta. Mettimi in jeans Oshkosh e una T-shirt.’ Ho detto, ‘devo andare al bagno’, e sono corso in bagno e ho pianto disperatamente quando ho sentito il ragazzo dire a sua madre come voleva essere sepolto”.

Jackson sapeva che non poteva cambiare il destino di Ryan, ma sperava di dargli un senso di evasione e di gioia prima che arrivasse il suo momento. Ryan e la sua famiglia più volte hanno visitato Neverland Ranch, dove hanno guidato le moto quad, mangiato la pizza e guardato la proiezione privata del film “Indiana Jones e l’ultima crociata”. “I viaggi in California mi aiutano ad andare avanti,” ha detto Ryan.

Più tardi, Jackson ha comprato a Ryan per il suo compleanno una Mustang rossa cabriolet, la macchina dei suoi sogni. Tuttavia, solo dopo pochi mesi, l’8 aprile 1990, Ryan è morto.

Il giorno dopo, Jackson è arrivato in Indiana. Rimase seduto per ore nella stanza vuota di Ryan alla ricerca di souvenir, abbigliamento e foto. “Non capisco perché un bambino muore, “ ha detto Jackson in seguito. “Io davvero non lo capisco.” La madre di Ryan, Jeanne, offrì a Jackson di prendere tutto ciò che voleva come ricordo, ma lui le disse che tutto doveva rimanere nella sua stanza così com’era.

Davanti alla casa c’era la Mustang rossa, che Jackson aveva donato a Ryan, coperta di fiori. La sorella di Ryan, Andrea, si è seduta con Jackson in macchina. Quando accese la radio, ha iniziato a suonare Man in the Mirror. Era l’ultima canzone che aveva ascoltato Ryan.

Come Buz Kohan ha appreso della morte di Ryan, ha incaricato l’archivista Paul Cerro (che ha compilato e catalogato i video per Jackson) di montare il filmato di Jackson e Ryan insieme, allineato con Gone Too Soon eseguita da Dionne Warwick.

Poco dopo, Jackson ha chiamato Buz. “E’ perfetta,” ha detto. “Mi piace.” Jackson aveva promesso a Ryan che sarebbe comparso come una star nel suo prossimo video musicale, ma non aveva fatto in tempo. “Ecco, ” pensò Jackson. Avrebbe realizzato un video e una canzone per onorare Ryan e la sua causa. “Voglio che il mondo sappia chi sei, “ ha promesso.

“Ma c’è un problema,” ha detto Jackson a Buz. “Io non interpreto cover. Qualcuno l’ha già registrata?

“No,” ha detto Buz. “E’ stata cantata, ma non registrata. I miei collaboratori me l’hanno assicurato. ‘Bashert’. Così sia. Stava aspettando.”

Pochi mesi dopo, Buz era all’Ocean Way studio, quando Jackson ha registrato la canzone. Come di consueto, Jackson ha cantato nel buio, per immergersi completamente nel processo. Seduto accanto al tecnico del suono Bruce Swedien alla console di controllo, Buz aveva la pelle d’oca quando l’ha sentito. La lirica è stata dedicata alla bellezza, caducità e fragilità della vita. Le parole potrebbero facilmente scivolare nel sentimentalismo banale nelle mani di un performer ordinario, ma Jackson non era un artista normale. “Ha messo la sua anima dentro,” ricorda Buz. “Non c’era esagerazione o affettazione. Era autentica emozione.”

Gone Too Soon è stata la tredicesima traccia delle quattordici contenute nell’album Dangerous, e rilasciato come singolo in occasione della Giornata Mondiale dell’AIDS, primo dicembre 1993. Jackson ha eseguito la canzone in occasione della cerimonia d’inaugurazione del presidente Bill Clinton per sensibilizzare il mondo su Ryan Wight, e ottenere sostegno politico e fondi per finanziare la ricerca nella lotta contro l’AIDS.

Prima di cantare Jackson si è rivolto al pubblico:

“Vorrei approfittare di questo momento della cerimonia per raccontare qualcosa di molto personale. Riguarda un mio caro amico, che non è più con noi. Il suo nome è Ryan White. Era un emofiliaco, cui era stato diagnosticato il virus dell’AIDS, quando aveva undici anni. Morì poco dopo aver compiuto il suo 18°compleanno, in un momento in cui la maggior parte dei giovani inizia a esplorare le meravigliose possibilità della vita. Il mio amico Ryan è stato un ragazzo molto allegro, coraggioso e perfettamente normale che non ha mai voluto essere un simbolo o un personificatore della malattia mortale. Nel corso degli anni ho condiviso con Ryan molti momenti divertenti, felici e dolorosi, ed io ero con lui al termine del suo breve ma intenso viaggio. Ryan se n’è andato, ed io, così come chi ha perso i propri cari a causa del virus dell’AIDS, profondamente e costantemente sento la sua mancanza. Lui se n’è andato, ma voglio che la sua vita abbia un senso, dopo la sua morte.

La canzone Gone Too Soon ha assunto una nuova rilevanza il 25 giugno 2009, quando Jackson è morto nella sua casa di Los Angeles. Aveva cinquanta anni. Tre anni dopo, le parole che una volta aveva animato con la sua inimitabile voce e l’anima, continuano a risuonare. La canzone con tutta probabilità sarà cantata ancora di nuovo.

FINE

Fonte: ‘Gone Too Soon’: The Many Lives of Michael Jackson’s Elegy – Joseph Vogel – The Atlantic

Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

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