Don’t be Messin: the Story Behind Michael Jackson’s Infectious Bad-era demo by Joseph Vogel


Il demo “Don’t Be Messin’ ‘Round”, una delle decine di canzoni inedite dalle sessioni di “Bad” offre uno sguardo nel processo creativo del Re del Pop.

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5 Giugno 2012

Sono passati 25 anni da quando Michael Jackson nel 1987, ha completato allo Studio, Westlake, apportando gli ultimi ritocchi al suo famoso album, Bad. Oggi, con la re-release del primo singolo, I Just Can’t Stop Loving You, il pubblico per la prima volta ha un brano inedito da quelle sessioni. La seconda parte del singolo, il brano inedito Don’t Be Messin’ ‘Round, permette di vedere il processo creativo di Jackson e il suo stile di lavoro come compositore.

Soprattutto per l’album Bad che ha coinciso con uno dei periodi più produttivi della sua carriera. Ad un certo punto, stava pensando di fare di Bad un triplo-album – tanto era il materiale nuovo. È quindi del tutto naturale che il prossimo autunno Sony Music e Heritage Foundation, di Jackson pubblicheranno un disco di materiale inedito dalle sessioni di Bad. Sebbene la track list delle canzoni dell’album, non è ancora definitivamente approvata e non verrà resa nota fino a poco prima della data di pubblicazione del 18 settembre, sono considerate più di 20 nuovi demo precedentemente sconosciuti. Tra le canzoni, che sono ponderate, ci sono vere e proprie perle e alcuni nomi non sono familiari anche ai fan più appassionati di Jackson.

Una squadra di colleghi e business manager di Jackson, costituita da capi della sua Heritage Fund, il vice-presidente di Sony, John Doelp, il produttore Al Quaglieri (che supervisionò il grande box set del 2004, Michael Jackson: The Ultimate Collection) e l’ingegnere Matt Forger – ha scandagliato gli archivi in cerca di materiale adatto per pubblicare una raccolta di Bad 25. I criteri per la selezione delle potenziali canzoni sono stati semplici: dovevano esser state registrate nel periodo di Bad (1985-1987) e lavorate abbastanza per suonare come tracce complete.

Al contrario, dell’album “Michael”, che causò la controversia nel 2010, questa volta la Heritage Foundation e Sony Legacy ha intenzione di lasciare un lavoro dell’operato di Jackson in forma grezza e cruda.

Pertanto, le tracce saranno meno pulite, ma il materiale organico, più autentico nel modo in cui Jackson lo ha lasciato. Per analogia con il film documentario del 2009 This Is It, lo scopo dell’album – è quello di fornire alla gente l’immagine dell’artista al lavoro. L’ascoltatore, infatti, viene portato in studio con Michael Jackson a guardare per vedere come sono elaborate una gamma d’idee musicali per il disco, che è quello di seguire l’album più venduto di tutti i tempi.

E Don’t Be Messin’ ‘Round illustra bene questo processo. Nel brano, si sente Jackson dare istruzioni, con la voce detta parti strumentali, dove pianifica per enfatizzare una parola o aggiungere percussioni, sostituendo le parti di testo incompiuto e improvvisando. “Uno degli obiettivi principali – è di mostrare che si tratta di un processo di lavoro in corso,” spiega Matt Forger, ingegnere, amico e collaboratore di lunga data di Jackson. “Consente alle persone di vedere Michael nel suo naturale ambiente di lavoro, come dirige, il suo senso dell’umorismo, la sua concentrazione.”

Dunque, il prodotto finito, è volutamente grezzo e spontaneo. “Nelle registrazioni si sente direttamente lui divertirsi,” dice Forger. “Il suo spirito e l’atteggiamento sono perfettamente udibili. Sapeva che il demo non richiedeva l’esecuzione impeccabile, così si comportava liberamente. Poteva inserire l’improvvisazione, la danza, o cantare, schioccando le dita, battendo le mani. Basta sentire come ottiene il piacere dal processo.”

Jackson scrisse e registrò Don’t Be Messin’ ‘Round durante le sessioni di Thriller con l’ingegnere Brent Averill. In quel periodo, stava lavorando su molte idee musicali, tra cui un demo P.Y.T. e Billie Jean. In Don’t Be Messin’ ‘Round Jackson suona il pianoforte (“Era capace di più di quello che appena mostrava alla gente,” dice Forger.) Ha anche fatto il produttore, l’arrangiatore e diretto la maggior parte degli strumenti, compresi i “cinematic strings”, la parte del piano suonata nel bridge da Jonathan Maxey e la chitarra funky di David Williams.

Alla fine, come Don’t Be Messin’ ‘Round non era stato portato a termine e continuava ad arrivare tanto altro materiale valido per Thriller, Jackson decise di accantonare nello scaffale la canzone, con l’intenzione di rivisitarla per il suo prossimo album. “Michael sviluppava così le sue idee,” spiega Forger.

“Lasciava che la canzone prendesse forma quando era il momento giusto. A volte, la canzone non era ancora pronta, o non rispecchiava il genere dell’album, così rimaneva in archivio. E poi, ad un certo punto, andava a riprenderlo di nuovo.”

In questo caso, il brano apparve di nuovo nel 1986, durante le prime sessioni di Bad. Jackson lavorò alla canzone con la maggior parte degli ingegneri Matt Forger e Bill Bottrell nel “laboratorio,” come lo chiamava il suo studio a casa in Hayvenhurst. Come spesso era accaduto per le tracce ritmiche nelle prime fasi della canzone, era piuttosto lunga – quasi otto minuti. “Michael piaceva che una canzone fosse lunga,” dice Forger. “Amava il ritmo, perché allora poteva ballare su di essa, che era molto importante, perché quando Michael sentiva la voglia di ballare, questo significava che il ritmo trovato era eccellente.”

I fondamenti ritmici di Jackson, tuttavia, si distinguono per il fatto che spesso sono stati privati di ripetizioni prevedibili, che sono presenti nella maggior parte nella sua musica dance. La sua roba sorprende con strani schemi ritmici, texture e sfumature. “Alcune di queste lunghe versioni delle canzoni suonano molto interessanti, perché ci sono diverse cose che accadono in varie sezioni,” dice Forger. “Non è che te ne stai seduto lì per otto minuti a pensare, quando in realtà finirà, no, in questo periodo ci sono diversi pezzi piuttosto ritmici. Questo ritmo è davvero piacevole da ascoltare.”

Ridurre la canzone era per Jackson un atto doloroso, soprattutto nelle introduzioni e nei finali. Ma, come le altre canzoni per i progetti Thriller e Bad, Jackson cercò di tagliarlo alla lunghezza di quattro o cinque minuti, e può essere ascoltato nel mix appena rilasciato.

Jackson continuò a lavorare sulla traccia fino alla fine del 1986, nel suo home studio e al Westlake. Tuttavia, quando prese la selezione per l’album, Quincy Jones iniziò gravi tagli nel materiale e Don’t Be Messin’ ‘Round era destinata a rimanere in sala di montaggio. Jackson si voltò verso la canzone durante le sessioni di Dangerous e HIStory, aggiornando il suono e con l’aggiunta di nuovi elementi. Ovviamente, questa canzone gli piaceva, ma alla fine non trovò una giusta collocazione.

La versione che ha mixato Matt Forger – era l’ultima versione alla quale Jackson lavorò durante le sessioni di Bad nel 1986. Forger ritiene che sia la versione più pura, emotivamente ricca: “Essa suona esattamente come Michael la dettò poi. Letteralmente disse: “Ecco come dovrebbe essere.”

Il demo del 1986 – non è certamente una canzone rivoluzionaria. La voce è registrata solo parzialmente, il testo non è completo e il suono è lontano da quello che sarebbe stato, se Michael Jackson e Quincy Jones avessero portato la canzone alla fine. Tuttavia, questa è una preziosa aggiunta alla crescente lista di demo di qualità, al periodo di Bad – (elenco che comprende anche Streetwalker, Fly Away, e Cheater). “E’ così orecchiabile il modello della melodia principale,” dice Forger. “E la sensazione ritmica sincopata è in una maniera molto interessante.” In un’intervista del 2009, il famoso ingegnere Bruce Swedien menzionò questa canzone come una delle sue preferite. “E’ semplicemente bella,” disse. “Oh mio Dio, non c’è nulla di simile.”

Come la maggior parte delle opere di Jackson, questa canzone non può essere attribuita in modo inequivocabile ad un genere specifico, ma fonde insieme atmosfere latine, jazz e pop. Grazie al suo vivace ritmo di Bossa Nova e strati di ganci intrecciati, questa canzone facilmente rimane in testa e ispira il movimento. Allo stesso tempo, premia l’ascoltatore con intricati sincopati e complessa sistemazione della sezione ritmica (“La musica è come un arazzo,” disse una volta Jackson. “Essa è composta da strati, che si intrecciano tra di loro, e se consideriamo i suoi strati, si capisce meglio.”)

Forger a lavorare alla traccia, ha risvegliato ricordi di tempi relativamente semplici nella tempestosa carriera di Jackson: “Improvvisamente mi sono ricordato quello che era allora, in quel periodo. Michael era un uomo felice molto energico. Voleva sfidare il mondo e creare una meravigliosa, grande musica”

Quale è stato il compito di Forger nel resuscitare questa canzone?

“Solo di renderla autentica. Come Michael sarebbe stato lieto e apprezzata. Essa ha il suo fascino e l’energia. Se le persone apprezzeranno e saranno in grado di godere nella sua forma originale, sarò felice. Tutto quello che voglio per questo – è che venga apprezzata in tutta la sua semplicità.”

FINE

Fonte: Entertainment – Joseph Vogel – The Story Behind Michael Jackson’s Infectious, Newly Released Song – The Atlantic

Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

– Vietata la riproduzione anche parziale in un altro sito Web, metti un link diretto a questo post. Grazie.

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