– IL DIARIO DI “THRILLER”- By NANCY GRIFFIN


Pubblicato: Luglio 2010

“Thriller” di Michael Jackson rimane il video musicale più popolare di tutti i tempi: una parodia horror di 14 minuti che ha cambiato tutto. Dietro le quinte ha dato alla sua star, nel corso di una collaborazione con il regista John Landis, una leggera storia d’amore con l’attrice Ola Ray e rivelato come il giovane idolo pop, fosse già tormentato.

By NANCY GRIFFIN

13 ottobre 1983; ore 20:00 – Downtown Los Angeles.

In una fredda notte autunnale, i tecnici stanno installando l’impianto luci all’ingresso del Palace Theatre, che porta il titolo di “Thriller” sul suo frontone. Una cascata d’urla – “Michael! Michael!” sono diffuse dalla brezza da pochi isolati di distanza, dove centinaia di fan premono contro le barricate issate dalla polizia per avere un assaggio del loro idolo. Nonostante tutte le persone coinvolte nella produzione abbiano giurato di mantenere il segreto, la notizia delle riprese di stasera è filtrata su una radio locale. Gli addetti alla sicurezza sorvegliano il set.

Michael Jackson, un timido folletto nella sua giacca di pelle rossa e jeans, è in ombra all’ingresso del teatro, che sta parlando con l’attrice Ola Ray e il regista John Landis. La troupe sta approntando gli ultimi ritocchi per la preparazione della gru che supporterà la macchina da presa per la panoramica, che riprendenderà il fondo del frontone della pensilina quando Jackson e Ray, nel ruolo di una coppia ad un appuntamento, usciranno insieme dal cinema. A giudicare dagli sguardi impertinenti che lei gli lancia, Ola Ray è chiaramente innamorata del giovane, che risponde con indifferenza gettando un braccio intorno alle sue spalle.

Sono sul set per coprire le riprese per conto di Life Magazine. Landis ha detto al gruppo che ha bisogno di una ragazza per fare la cassiera, e mi ordina di sedermi in cabina – il luogo ideale per osservare.

Prima di gridare, “Azione”, Landis incoraggia i suoi attori.

“Come hai intenzione di essere in questa scena?” urla lui.

“Meraviglioso”, cinguetta Jackson, udibile a malapena.

Pochi secondi dopo, Jackson passa nella sua aureola di luce, ed è come se facesse affidamento ad un interruttore interno che aziona al momento giusto: sorride, s’illumina e affascina. Landis filma il campo lungo e poi sollevando la gru, si sposta sui primi piani e il dialogo.

“È solo un film,” dice Jackson per rassicurare la sua fidanzata. “Ti sei spaventata. Non è vero?”

Landis richiede un’altra presa, e dice a Michael: “Fallo più sexy questa volta.”

“In che senso?” Chiede Jackson.

“Sai, come se tu volessi baciarla.”

La star indietreggia e si lecca le labbra, con un certo disagio guarda negli occhi di Ray. Alla fine Landis ottiene la presa che vuole e chiede l’installazione successiva, soddisfatto.

Lui mi sussurra: “Sono pronto a scommettere che sarà sexy.”

Il mondo certamente pensò così, e a quanto pare lo fa ancora. Il festival dell’horror con il ballo degli zombie in Thriller di Michael Jackson, all’origine concepito come un cortometraggio di 14 minuti, è il video più popolare e influente di tutti i tempi. A gennaio di quest’anno è stato designato tesoro nazionale dalla Library of Congress, ed è il primo videoclip ad essere inserito nel National Film Registry.

A differenza di alcuni favoriti dimenticati del periodo d’oro di MTV (come Hungry Like The Wolf, dei Duran Duran), Thriller prospera ancora su YouTube, dove si può vedere, oltre all’originale, tutorial sulla danza di “Thriller”, o rievocazioni di attori di Bollywood al celebrante Bar Mitzvah. Questa danza è diventata un rito tribale annuale in molte grandi città del mondo, dove è d’obbligo un magistrale trucco di vampiro, e muoversi come Michael. Il record più recente per la grande danza degli zombie è detenuto dalla Città del Messico, con 12.937 partecipanti. Il video su YouTube, visualizzato 41 milioni di volte, riunisce oltre 1.500 detenuti nel cortile di una prigione delle Filippine, dove danzano, secondo un programma di riabilitazione che dovrebbe “trasformare la feccia della società, in esseri umani”. Il carcere, ubicato nella città di Cebu, è diventato la più grande attrazione turistica che vende T-shirt.

Naturalmente, tutto questo era inimmaginabile 27 anni fa al Palace Theatre. Jackson era allora un giovane ingenuo e dotato di 25 anni, che voleva “essere trasformato in un mostro solo per divertimento”, come Landis recentemente mi ha detto. – E aveva i soldi per farlo. Thriller ha segnato il momento più incandescente della vita di Jackson, il suo picco creativo, ma anche quello commerciale. Ha trascorso il resto della sua carriera cercando di superarlo. “Al momento di Off The Wall/Thriller, Michael era in un processo continuo di cambiamento”, dice Glen Brunman, pubblicista di Jackson alla storica casa discografica Epic. “Lui è stato tutto a proposito della musica, fino a esserlo anche nelle vendite, i premi, e qualcosa è cambiato per sempre.”

Questo è stato il video che proiettò Jackson all’apice del successo, consolidando la sua posizione storica di Re del Pop, un titolo da lui stesso coniato e che Elizabeth Taylor contribuì a diffondere. Thriller era il settimo e ultimo singolo, e il terzo video (dopo Billie Jean e Beat It) rilasciato dall’album omonimo, che rimase in classifica per quasi un anno, dopo il suo rilascio nel novembre 1982. La ricezione frenetica del video, oltre alle diffusioni in circuito su MTV, raddoppiò le vendite dell’album. Questo portò Thriller ad entrare nel Guinness dei primati come l’album più venduto di tutti i tempi, e che detiene ancora oggi. Ma per chi era attento durante le riprese del film – come i collaboratori di Jackson – le tracce delle future tragedie, erano già dolorosamente visibili.

Jackson avrebbe dominato la cultura pop per tutto il periodo degli anni Ottanta, come Elvis aveva fatto negli anni Cinquanta e i Beatles negli anni Sessanta. Dominare il mondo dello spettacolo era il suo sogno da quando cantò I Want You Back allo spettacolo The Ed Sullivan nel 1969, da cantante prodigio dei Jackson Five. Sotto la rigorosa tutela, fisica come psicologica, di suo padre Joseph, sacrificò la sua infanzia per guadagnare i soldi per la famiglia e per la Motown Records. In seguito descrisse la sua infanzia una miscela di tour in autobus, tutor, e prove con il padre, che supervisionava con una cintura in mano, pronto a frustare qualsiasi figlio insubordinato. Joe riservò un trattamento particolarmente duro al figlio più dotato e più ribelle; benché di natura sensibile, Michael era anche abbastanza testardo, e spesso affrontò suo padre. I momenti in cui Michael spendeva sul palco erano anche quelli in cui si sentiva più felice. “Ricordo che cantavo al massimo delle mie possibilità e che ballavo con vera gioia, ma lavoravo davvero troppo duro per un bambino”, ha ricordato nella sua autobiografia, Moonwalk.

Sua madre, Katherine, che adorava, lo chiamava “speciale”. Musicista erudito, il giovane Michael voleva conoscere tutto dello show business, e studiava i suoi artisti preferiti dello spettacolo, da Fred Astaire a James Brown ai Beatles. Ron Weisner, assunto da Joe Jackson nel 1976 nel ruolo di co-manager dei Jackson, ricorda che Michael in tour soffriva d’insonnia, che poi continuò a tormentarlo per tutta la sua vita – rimaneva sveglio fino a tardi, dopo ogni concerto. “Sull’autobus c’era un piccolo televisore e un videoregistratore. Lui guardava i nastri di James Brown e Jackie Wilson di continuo, fino a quando i suoi fratelli, stufi, urlavano imprecando che gli avrebbero gettato i nastri della TV. Il giorno dopo nascondevano la cassetta, e Michael piangeva. Non avrebbe mai, mai, mai smesso.”

Crescendo, si era distaccato dalla sua famiglia per impegnarsi in progetti solisti, in particolare nel 1979 con il disco-funk, Off The Wall, prodotto con la collaborazione di Quincy Jones, un genere di groove lussureggiante e falsetto. Il duo si era riformato tre anni dopo per Thriller. Questa volta lo scopo di Jackson era di primeggiare le classifiche, come fecero i Beatles, ma in tutti i generi, rock, soul e pop. La strategia era di creare una serie di singoli di successo, in modo da offrire qualcosa per tutti: il primo rilascio fu la ballata The Girl Is Mine, un duetto con Paul McCartney. In secondo luogo arrivò l’inno funky Billie Jean. Il terzo brano fu il rock Beat It, con l’assolo di chitarra di Eddie Van Halen. I dirigenti della Epic spinsero instancabilmente l’LP, fornendo un’ampia gamma di formati per la radio, e un disco di marketing.

Fortunatamente, Jackson era una star ideale per i video. Non solo emanava un fascino androgino che era al tempo stesso innocente ed erotico, ma aveva idee rivoluzionarie, era un gran ballerino, e un trendsetter dell’abbigliamento. Sentiva che la qualità della nascente rete rock MTV era scadente, e riteneva di poter fare di meglio. Ingaggiò i migliori registi e coreografi, e applicò ciò che aveva imparato guardando i film di Gene Kelly e Fred Astaire. In giacca nera e camicia rosa, danzò in una strada surreale nel video di Billie Jean, – una elettrizzante e nuova performance. La canzone nonostante fosse caratterizzata da una marcata linea di basso e sintetizzatori, in un primo momento fu esclusa da MTV, perché non ritenuta di genere rock, i dirigenti della rete televisiva, tuttavia, sapevano riconoscere un successo, e così la clip fu impostata in rotazione continua. Il video di Beat It era più realistico, un omaggio a West Side Story, con Jackson che ballava in una giacca di pelle rosso-arancio in mezzo a venti ballerini e alcuni veri membri di gang.

Più di qualsiasi altro artista, Michael Jackson inaugurò l’età d’oro del video musicale, dimostrando la sua forza promozionale, alzando il livello creativo, e aprendo la strada ad una maggiore accettazione dei musicisti neri su MTV. Ma la campagna di Thriller, concepita dal gruppo di consulenti dell’album – Jackson stesso, l’avvocato e stretto consigliere John Branca, il capo della CBS Records Walter Yetnikoff e il capo della promozione di Epic Frank Di Leo – non includeva il progetto per un terzo video, e ancor meno un video per la title track, che non era stato rilasciato come singolo. “Chi vuole un singolo che parla di mostri?”, disse Yetnikoff, riassumendo ciò che pensava al momento il gruppo riguardo al potenziale di questa canzone.

Ma nel giugno 1983, l’album, dopo quattro mesi al primo posto nella classifica Billboard Top 200, fu spodestato dalla colonna sonora di Flashdance. Nel mese di luglio, riguadagnò la prima posizione, prima di essere nuovamente detronizzato, questa volta dall’album Synchronicity, dei Police. Per gli altri tre singoli – Wanna Be Startin’Somethin‘, uscito a maggio, Human Nature, in programma per luglio, e P.Y.T. a settembre – non era previsto lo stesso livello di vendite di Billie Jean e Beat It, inoltre non erano adatti per un video musicale.

Jackson era deluso. Ossessionato dalle cifre di vendita, comparava esse continuamente con quelle dei suoi concorrenti al vertice, vale a dire Prince e Madonna. “Gli piaceva essere il primo”, dice Larry Stessel, dirigente d’azienda di Epic West Coast, che lavorò a stretto contatto con la star. “Si rivelava lì. Non gli piaceva, quando era tutto finito.” Con il suo album che era entrato nella storia, Jackson anelava di superare il record detenuto dai Fab Four. “Non era una questione soltanto per i Beatles”, aggiunge Stessel. “Sapeva in cuor suo che non sarebbe mai stato così grande come i Beatles, ma aveva un tale rispetto per loro che avrebbe voluto avvicinarsi il più possibile.”

Nell’estate del 1983, Jackson chiamava a qualsiasi ora della notte Yetnikoff e Stessel. “Walter, il disco non è più al numero uno,” diceva Jackson a Yetnikoff. “Che cosa facciamo?” Yetnikoff gli rispondeva: “Per il momento dormiamo, ne riparleremo domani.” Fu DiLeo che per primo ebbe l’idea di realizzare un terzo video musicale, e persuase Jackson di farlo per la title track dell’album. “È semplice, tutto ciò che devi fare, è ballare, cantare, e rendere tutto ciò spaventoso,” disse DiLeo a Jackson, secondo i suoi ricordi.

In un certo senso Thriller, scritto da Rod Temperton, era il punto dolente dell’album, una canzone nuova a metà con gli effetti sonori di porte cigolanti, rumori di passi che fanno rabbrividire, narrato da Vincent Price. L’horror era un genere con cui Jackson aveva un rapporto ambivalente. Come bambino, aveva vissuto alcuni episodi di terrore per davvero. Il biografo di Michael, J. Randy Taraborrelli, ha raccontato, che una notte Joe Jackson aveva messo una maschera ed entrò di nascosto nella stanza di Michael dalla finestra, urlando; Joe ha riferito che voleva insegnare al figlio di tenere la finestra chiusa nelle ore notturne. Per anni, in seguito, Michael fece incubi, sognando di essere rapito nella sua stanza, e da allora ogni volta che vedeva suo padre aveva la nausea.

Jackson aveva delle ragioni di essere affascinato dai mascheramenti e di ciò che fa paura la notte, ma credo che non volesse farli sembrare troppo veri. Lui era più attratto dalle storie Disney, dove la gente è bella e i bambini protetti. “Non sono mai stato un fan dei film horror,” disse. “Ho sempre pensato che sia troppo spaventoso.” Quindi voleva assicurarsi che Thriller sarebbe stato, spaventoso, ma divertente, senza essere terrificante.

All’inizio di agosto, John Landis, i cui film più famosi erano National Lampoon’s, Animal House e Trading Places, rispose al telefono per sentire la vocina di Jackson. La star disse a Landis come gli era piaciuto il film horror, Un lupo mannaro americano a Londra. E, sarebbe disposto a dirigere Jackson in un video dove si trasformerebbe in un lupo mannaro? A quel tempo, nessun regista usava dirigere i video. Ma Landis era sufficientemente incuriosito dalla richiesta di Jackson per concordare un appuntamento.

Il pomeriggio del 20 agosto, Landis e il suo partner di produzione, George Folsey Jr., guidarono fino a Hayvenhurst, la tenuta in stile Tudor a Encino, dove la famiglia si era trasferita quando Jackson aveva 13 anni, e dove lui viveva ancora con i suoi genitori e le sue sorelle LaToya e Janet. Nel 1981, Jackson aveva comprato la casa dai suoi genitori che aveva ricostruito e dotata di una fattoria per diversi animali esotici tra cui un lama, Biancaneve e i sette nani, un cinema a 32 posti con una macchina di popcorn. In un angolo della sua stanza al secondo piano, c’erano i suoi “amici” manichini a grandezza naturale di cinque donne.

Jackson era un Testimone di Geova praticante, che rispettava il mandato della sua religione di diffondere la fede bussando alle porte del suo quartiere, travestito con baffi e occhiali. Frequentava la Sala del Regno locale e si asteneva dal bere, bestemmiare, avere rapporti sessuali prima del matrimonio e guardare film vietati ai minori di 18 anni. Landis prendeva in giro Jackson sul fatto che aveva guardato Un lupo mannaro americano a Londra, vietato ai minori di 18 anni. “Ho detto a lui, ‘Michael, come hai fatto per le scene di sesso? ’ E lui rispose: ‘Ho chiuso gli occhi. ’”

Landis disse a Jackson, che non avrebbe diretto Thriller come un video musicale, proponendo invece di collaborare su un cortometraggio che sarebbe uscito nelle sale cinematografiche – per ridare allo stesso tempo un impulso a questo genere di film – prima di essere rilasciato in video. La sceneggiatura scritta da Landis sulla base della canzone, racconta la storia di un giovane carino che si trasforma in un mostro durante un appuntamento. Girato in 35 mm, il film aveva dei costi di produzione degni di un film, comprese le ubicazioni e l’impressionante sequenza di danza. Landis si rivolse a Rick Baker, truccatore premiato con l’Oscar, per aver creato la creatura del film Un lupo mannaro americano a Londra, di progettare il trucco per la trasformazione di Jackson. La star era entusiasta della visione di Landis e subito disse: “Facciamolo.”

CBS / Epic avevano iniettato 250.000 dollari nel video di Billie Jean, ma Yetnikoff si era rifiutato di finanziare Beat It, a garanzia Jackson aveva pagato 150 mila dollari di tasca propria. Quando Folsey e Landis lavorarono al bilancio di Thriller, il costo di produzione fu stimato di 900.000 dollari. Landis e Jackson, allora si appellarono a “Uncle Walter”, come lo chiamava Jackson, per spiegargli il concetto di Thriller e il suo costo. Landis racconta che Yetnikoff urlò così forte che dovette allontanare il ricevitore dall’orecchio. “In tutta la mi vita ho sentito solo tre o quattro persone urlare in quel modo” dice. Quando riattaccò il telefono Landis, Jackson gli disse a bassa voce: “Va bene pagherò io.” Alla fine Yetnikoff concordò che la casa discografica avrebbe contribuito con 100 mila dollari per le spese del video, ma era ancora lungo il cammino da percorrere, e i collaboratori di Jackson non volevano che la star si trovasse in una situazione difficile.

Furono Folsey e John Branca, l’avvocato di Jackson, che lavorarono insieme per risolvere questo deficit di bilancio. Benché la TV via cavo fosse un fenomeno nuovo e il mercato del video amatoriale non era ancora molto diffuso, decisero di girare un making su 16 mm, per un documentario di quasi 45 minuti, Making Thriller di Michael Jackson, che, insieme al video Thriller, sarebbero stati venduti ad un canale via cavo. MTV accettò e offrì di pagare 250.000 dollari e Showtime 300.000 dollari per il pacchetto di un’ora; Jackson avrebbe coperto alcuni costi di produzione nell’attesa di essere rimborsato. Poi Vestron propose di distribuire il Making Michael Jackson’s Thriller su VHS e Betamax al prezzo di 29,95 dollari ciascuno: in qualche modo era un accordo pionieristico nel suo genere (la maggior parte dei video sono stati poi venduti a prezzi molto superiori ai negozi di noleggio, anziché direttamente ai consumatori.) “Bisogna ricordare, che a quei tempi nessuno sapeva ciò che sarebbero diventati gli home-video,” dice Folsey. “Gli studi procedevano quasi allo stesso modo in cui avevano condotto con la televisione negli anni Cinquanta e Sessanta, con un totale disprezzo. Non avevano idea che l’home-video avrebbe salvato Hollywood, non aveva mai sfiorato la loro mente.”

Con i finanziamenti trovati, e solo sei settimane prima del primo giorno di ripresa, l’11 ottobre, la squadra rapidamente avviò con celerità la pre-produzione. Landis assunse il suo direttore della fotografia di Trading Places, Robert Paynter, così come sua moglie, Deborah Nadoolman Landis, costumista ben nota per aver messo una Fedora e una giacca di pelle a Harrison Ford, nel film i Predatori dell’arca perduta. Il coreografo di Beat It, Michael Peters, fu assunto e cominciò le audizioni dei ballerini e concepì le coreografie basate su danze di strada per gli zombie. Folsey insieme all’equipaggio, si occupò delle location e delle attrezzature.

Michael Jackson fu colpito dalla mania tipica delle pop star: dal desiderio di diventare una star del cinema. Aveva incontrato Steven Spielberg ed era diventato suo amico, quando aveva narrato la storia dell’audiolibro E.T. l’Extra-Terrestre, (Jackson aveva pianto nel momento di registrare la parte in cui E.T. muore). Lui e Spielberg erano in discussione per un ruolo di Jackson come protagonista in una versione musicale di Peter Pan, di J.M. Barrie.

Ma Landis aveva specificamente in mente l’esatto opposto di “io non voglio crescere”: voleva Jackson per soddisfare i suoi giovani fan di sesso femminile, mostrando loro la sua virilità. Scrisse una sceneggiatura che poteva in qualche modo essere per un film intitolato I Was a Teenage Werewolf. Michael si presentava ad un appuntamento con una ragazza sexy in due periodi diversi, gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. C’era un dialogo non intervallato dalla musica. Nella prima parte degli anni Cinquanta, Michael diceva alla ragazza: “Io non sono come gli altri ragazzi”, prima di trasformarsi in un lupo mannaro e la terrorizzava. Nella parte degli anni Ottanta, la corteggiava muovendosi in una seducente danza prima di trasformarsi in un vampiro. “Il problema era di trovargli una ragazza,” dice Landis, indicando che Jackson non aveva interagito con donne nei video di Billie Jean e Beat It. “Questa è stata la grande svolta.”

Dopo che Jennifer Beals di Flashdance rifiutò l’offerta, Landis scelse un’ex playmate di Playboy la sconosciuta di 23 anni, Ola Ray. “Feci un provino a molte ragazze, ma questa ragazza, Ola Ray, era prima di tutto, pazza di Michael,” dice Landis. “Aveva un bel sorriso. Non sapevo che fosse una Playmate.” Michael Jackson diede il suo accordo per Ray. Poi lui riconsiderò la questione sul fatto che non era corretto scherzare con un’ex-Playmade, e, andò vicino a far saltare il cast. Gli dissi: “Michael, è una Playmate, e allora? Non interpreta una Playmate qui. ’ Lui disse: ‘OK, se è quello che vuoi. ’ Devo dire, che andavo molto d’accordo con Michael.”

Il compito di Deborah Landis era di giocare sulla mascolinità di Jackson, vestendolo con abiti casual comodi per ballare. Poiché il video sarebbe stato girato di notte in un’atmosfera per lo più cupa, dice: “Pensai che il rosso sarebbe risaltato davvero davanti ai vampiri.” Lei scelse lo stesso colore per la giacca e i jeans per sottolineare una linea verticale, facendo cinque piedi per sette pollici, per un peso di 100 libbre, in modo che la sua corporatura apparisse più alta. “Le calze e le scarpe erano sue, dice.” Si ispirò direttamente a Fred Astaire, che portava sempre mocassini di pelle morbida per ballare e calzini. E Michael era elegante. “Ho lavorato anche con David Bowie, sempre con la stessa corporatura, molto alta e sottile. Fred Astaire è un 36, Michael anche. David, Michael e Fred Astaire, potrebbero letteralmente indossare qualsiasi cosa, hanno tutti un portamento distinto e sicuro di sé e molto sexy.”

13 Ottobre 1983; ora 22:30 – Downtown Los Angeles.

In una strada appartata della città, Michael Jackson canta in playback su “Thriller”, ballando e girando intorno ad Ola Ray. Landis ha appena ripetuto la scena perché spera che qualche energia sessuale spontanea emergerà tra gli attori, e ha chiesto a Jackson di improvvisare. Ray, che sembra follemente innamorata, deve tenere il ritmo ad ogni passo. Landis mette la mano sugli occhi e lentamente scuote la testa, poiché lei va ripetutamente fuori tempo, cosa che richiede molte prese. Jackson è molto affascinante e allegro ad ogni presa, cantando: “Ora è giunto il momento di stare vicini e abbracciati…”

Ray è stata molto chiara con Jackson e con tutti, sul fatto, che lei voleva ancora continuare con le coccole dopo che ha urlato “Cut!”. “Michael è molto speciale, non come gli altri uomini che ho incontrato,” dice, lanciando i suoi tacchi alti e adagiandosi nella sedia, dopo aver girato la scena. “Da quando lavoriamo insieme, ci siamo avvicinati. Lui è molto timido, ma si è aperto. Credo che viva in una sorta di vita protetta. Conosce molti artisti, ma ha bisogno di avere amici con cui può uscire e rilassarsi, trascorrere del tempo per divertirsi, invece di parlare con i suoi manichini nella sua stanza.”

La piacevole atmosfera di Thriller sembrava avere un effetto salutare su Jackson. Deliziò la squadra rimanendo sul set tra le riprese, e anche se non parlava molto, rispondeva gentilmente a chiunque lo avvicinava. Landis spesso lo faceva ridere giocando, una volta lo prese alle caviglie, girandolo a testa in giù, mentre Jackson gridava: “Mettimi giù, sei un teppista!”

Ebbe anche un piccolo interludio segreto con Ola Ray. L’attrice era truccata ogni giorno in uno studio dove Jane Fonda stava girando un video. Ray iniziò una conversazione con Fonda, amica di Jackson, per avere alcuni consigli per suscitare l’interesse di Jackson. Secondo Ray, “Miss Fonda le disse: ‘Sii te stessa, è sufficiente essere dolce e parlare con lui di cose che lo interessano o che gli piace fare. Michael è un Testimone di Geova, quindi dovresti parlare con lui di religione. Forse un giorno ti chiederà di accompagnarlo in chiesa.”

Appena arrivata sul set, Ray si sedeva fuori il suo caravan e finiva di ritoccare il suo trucco. “Ogni giorno Michael veniva, si sedeva vicino e mi guardava,” racconta. “Era un po’ in soggezione con me. Era interessato a come truccavo la mia faccia.” Quando un giorno le chiese di venire e dare indicazioni al suo make-up, dicendo: “Ho un effetto lucido sul mio naso che non riesco a togliere.” Lei disse d’accordo. “Così sono seriamente andata a parlare con la sua truccatrice, cercando di spiegare come fare per eliminarlo, e lei mi guardò dicendo: ‘Ascolta ragazza, non sai che indipendentemente dalla quantità di cipria che metterò, il naso sarà sempre lucido? Sai quanti interventi chirurgici ha fatto al naso? ’ Poi Michael iniziò a ridere, perché non sapevo che avesse fatto degli interventi di rinoplastica! Immagino che tutto il mondo lo sapesse.”

Il flirt progredì. “Ebbi alcuni momenti intimi con lui nel suo caravan”, dice Ray. Quanto intimi? “Fammi pensare a come potrei raccontare questo senza… sai, senza esser troppo …”. Fa una pausa. “Non direi che l’ho visto nudo, ma abbastanza vicino,” aggiunge ridendo. Lui era timido e cercò di non spaventarlo con atteggiamenti troppo aggressivi. “Quello che c’era tra noi era piuttosto innocente. Pensavo che fosse importante per lui stare vicino a qualcuno che sapesse metterlo a proprio agio, e questo era il mio obiettivo principale.” Vi siete baciati? “Baci delicati, carezze e momenti d’effusione,” dice, “ed anche qualcosa di più.” Questo è tutto quello che puoi dirmi. “Ho già detto più di quanto abbia detto mai!”

Ray osservò Jackson passare senza problemi da una personalità un po’ sdolcinata ad una forte personalità per gli incontri di lavoro. Quando arrivò la limousine bianca di Jacqueline Onassis, accolse con favore l’editore di Doubleday Books, che era venuto da New York per discutere l’autobiografia di Jackson (rilasciato sotto il titolo di Moonwalk), con cortese professionalità. Landis racconta di essere entrato inaspettatamente nel caravan di Jackson, e la star gli disse con calma e autocontrollo: “John, conosci la signora Onassis?”

Una varietà eclettica di celebrità apparse sul set per vedere Jackson. Fred Astaire e Rock Hudson, vennero tutte e due. Quincy Jones, guardando le riprese della scena della danza degli zombie, era divertito dalla capacità di Jackson di mantenere le sue qualità di bambino: “Ci vuole molta maturità per controllare tutta quell’innocenza.” Ma il visitatore più inaspettato probabilmente fu Marlon Brando, che, come apprese Landis, diede consigli di recitazione a Jackson.

Un giorno, quando Landis lo rimproverava di non conoscere le sue battute del copione, Jackson, gli disse: “Marlon mi ha sempre detto di cercare la verità, piuttosto che ricordare le parole.” Quando arrivò un rappresentante di MTV, Les Garland, per un appuntamento, lo aspettò nel salotto del caravan di Jackson, con un due assistenti. Poi “un paio di calzini rimbalzarono fuori dalla stanza e mi raggiunsero,” dice Garland. “Uno degli assistenti disse: ‘Questo significa che Michael è sveglio ed è pronto a riceverlo ora. ’ Risposi: ‘Oh, non ho mai visto questo. ’”

Mentre sul set aveva un’aria spensierata, dietro le quinte Jackson era emotivamente stressato dalla pressione esercitata dalla sua famiglia e dagli impegni professionali. Come aveva più fiducia in alcuni dei suoi collaboratori, tra cui Landis, Baker e Stessel, cominciò a confidarsi circa la sua solitudine, la percezione di essere stato privato della sua infanzia, e del suo rapporto difficile con il padre.

Jackson dové affrontare un momento critico nel suo sviluppo personale: che era il suo recente mega-successo e ricchezza che lo stavano stimolato a crescere, a diventare più sicuro e indipendente, o lo avrebbe incoraggiato a ritirarsi nella sua gabbia dorata di fantasia? Gli amici della squadra di Thriller si meravigliarono delle sue qualità paradossali: era allo stesso tempo raffinato come artista, cauto fino al punto di essere spietato nei suoi rapporti d’affari, ed incredibilmente immaturo nelle relazioni. “Stavo trattando Michael come un bambino davvero dotato d’ingegno,” dice Landis, “perché questo è ciò che era in quel momento. Emotivamente, egli era tormentato, ma lui era così dolce e con un gran talento.”

Più di una volta Landis lo vide coinvolto nelle contorte dinamiche della famiglia Jackson. Una notte, quando Joseph e Katherine Jackson visitarono il set, il regista ricorda: “Michael mi chiese di far allontanare Joe dal set. Disse: ‘Per favore, puoi chiedere a mio padre di andarsene? ’ Così andai dal signor Jackson. ‘Mr. Jackson, mi dispiace, ma per favore …? ’ ‘Chi è lei? ’ ‘Sono John Landis. Il regista del video. ’ ‘Bene, io sono Joe Jackson. Faccio quello che mi piace. ’ Risposi: ‘Se non va via adesso dovrò chiedere alla sicurezza di intervenire. ’” Landis dice di aver chiesto ad un poliziotto di accompagnare Joe fuori dal set, ciò che il sig. Jackson nega, tramite il suo avvocato.

Prendere le distanze da suo padre era uno dei temi ricorrenti nella vita di Michael Jackson. Doveva approvare una quantità enorme di materiale promozionale di Thriller, e un giorno chiamò il dipartimento artistico della casa discografica, per incaricare l’art director di ritoccare il naso su una famosa fotografia di lui, quando era un bambino. “Mi piacerebbe perfezionare i lati del naso,” disse Jackson. “Va bene, ma perché, Michael?” Lui gli chiese, cercando di rassicurarlo sul fatto che il suo volto andava bene com’era. “Non voglio assomigliare a mio padre,” rispose Jackson. “Ogni volta che guardo questa fotografia, mi sembra di assomigliare a mio padre.”

Joe Jackson, benché non fosse più il manager di Michael, rimase una presenza intimidatoria e potente nella sua vita. Nell’estate del 1983, Jackson invocò il suo stretto consigliere John Branca per comunicare con il padre su questioni d’affari, evitando allo stesso tempo il confronto diretto con Joe. “Michael era spaventato a morte nei confronti di Joseph,” dice Larry Stessel, che ricorda vividamente una sera, quando Joe entrò nella stanza a Encino, e Michael ebbe letteralmente il riflesso di nascondersi dietro Stessel, stringendolo (non è stato fino al 1993, durante un’intervista con Oprah Winfrey, che Michael ha pubblicamente riconosciuto che suo padre lo aveva brutalizzato da bambino.)

Michael era la gallina dalle uova d’oro della famiglia Jackson, e nonostante la sua emancipazione all’età di 21 anni, Joe era ostile ai suoi progetti da solista. Ora, con milioni di dollari che fluivano verso Michael grazie a Thriller, Joe, Katherine, e i fratelli – che tutti avevano bisogno di soldi, in parte a causa della loro stravagante stile di vita – sentivano il diritto di avere la loro quota.

Fu organizzato il tour Victory previsto per l’estate seguente come una rimpatriata dei Jacksons, costringendo Michael a usarlo come attrazione. Joseph usò la sua arma segreta, Katherine, implorando il suo “speciale” a farlo per il bene della famiglia, sapendo che Michael non avrebbe mai detto di no a sua madre. “Michael non voleva il tour”, dice Stessel. “Lui disse alla famiglia: ‘Farò questo per voi una volta, ma non venite più a chiedermi i soldi. Dopodiché, mi dedicherò a miei progetti. ’”

A Hayvenhurst, Jackson conduceva una strana e solitaria esistenza. Una squadra di sicurezza, conteneva i fan sempre più numerosi che cercavano di violare il muro della proprietà. All’interno, le interazioni tra i membri della famiglia erano cupe e tese. Katherine, mentre aveva presentato una istanza di divorzio l’anno precedente dopo le rivelazioni d’infedeltà del marito (Joe aveva avuto una ragazza illegittima, Joh’Vonnie, la quale visitava regolarmente), Joe si era appena trasferito in una stanza al piano terra, piuttosto che uscire completamente di casa. Michael cercava di rendere la vita più piacevole evitando di vedere suo padre e la madre. “Michael chiudeva la porta della sua camera a chiave,” ricorda Branca, “e Joe minacciava di sfondarla.” (Joe Jackson, tramite il suo legale, nega questa affermazione.)

Michael compensava quest’atmosfera oppressiva con esplosioni di creatività musicale. Un giorno, descrisse il suo processo di creazione come “una gestazione, quasi come una gravidanza. È un’esplosione di qualcosa di così bello, che dire, Wow!” Quando una canzone era pronta a nascere, la faceva ascoltare ai suoi fratelli e sorelle per poter registrare il demo nel suo studio personale; Janet cantò i cori sulla prima versione di Billie Jean. La sera prima dell’ormai leggendaria apparizione allo speciale di NBC per il 25° anniversario della Motown, dove presentò il suo Moonwalk, aveva coreografato e provato la sua performance nella cucina di casa.

La domenica, Jackson osservava il riposo settimanale (Sabbath) con un digiuno e un rito catartico di danza. “E’ il modo più sacro per trascorrere il mio tempo: sviluppare i talenti che Dio mi ha dato,” disse più tardi. A volte, invitava i giovani ballerini dalle strade di venire a mostrargli gli ultimi movimenti in voga, così imparò il Moonwalk.

Jackson rivelò anche la compagnia dei bambini a Hayvenhurst, tipo pre-Neverland, un paradiso per i bambini che amava condividere. Aveva fatto amicizia con la star della televisione, Emmanuel Lewis, 12 anni, con il quale inventava giochi e si rotolava nell’erba ridendo. Quando il figlio di George Folsey, Ryan, 13 anni, accompagnò suo padre a casa di Jackson, Michael si comportava come un ragazzino che si annoiava con gli adulti, ed egli si affrettava ad accompagnare Ryan in giro. Alimentavano il lama, si divertivano con il video-gioco Frogger, e giocavano con le macchinine. “Michael aveva 25 anni, ma direi che ne dimostrava 13,” dice Ryan. “Era mentalmente, 12 – 15 anni più giovane. Si confidava con me come un coetaneo.”

Ryan trascorreva del tempo insieme a Michael nella sua stanza, e c’era un materasso sul pavimento, giocattoli ovunque, e illustrazioni di Peter Pan sulle pareti. Parlavano di musica – “Mi sorprese che Michael non sapesse chi fossero gli U2,” – e delle ragazze che avevano una cotta per lui. Jackson mi rivelò come lui fosse stato preso alla sprovvista dal fascino sensuale di Ola Ray dopo una prova di danza con lei. “Iniziò a diventare molto nervoso,” dice Ryan. “Disse: ‘Lei è adorabile, adorabile. È così sexy! ’ Era davvero divertente vederlo in quel modo.”

Nessuno sapeva se Jackson, che aveva detto che era vergine a Landis, praticava l’astinenza per motivi religiosi, o perché lui aveva paura delle donne a causa delle fan, che lo accusavano di essere il padre dei loro figli (che aveva ispirato Billie Jean, secondo diverse fonti), o perché era semplicemente troppo timido per una relazione. Vince Paterson, che aveva contribuito alla coreografia di Thriller, disse che Jackson gli poneva delle domande sorprendentemente ignoranti sul sesso, “semplici domande, organiche, ingenue che può fare un ragazzino dodicenne.” Aggiunge: “Non ho mai visto Michael come una creatura sessuale. Per me è sempre stato in un certo qual modo asessuato – alcune persone sono così. Non ho mai visto in lui una vibrazione di questo tipo, come dinamica, elettrica e potente. E mai nessuno ho incontrato come lui nella mia vita. Da un lato era molto antiquato socialmente, e d’altra parte era un genio creativo.”

Paterson ricorda quando Jackson gli chiese, dopo una prova: “‘Dove stai andando? ’ Risposi: ‘Vado ad una festa con alcuni amici. Vuoi venire? ’ ‘No, non sono mai stato ad una festa. Però se dovessi andare ad una festa, vorrei rimanere dietro una tenda solo per osservare cosa fanno le persone. ’”

“L’amicizia è una cosa che sto appena cominciando ad imparare,” disse Jackson alla rivista Ebony, nel 1982. “Sono cresciuto sul palco e questo è il posto dove mi trovo a mio agio. Tutto il resto è estraneo per me.” Jackson aveva amici del mondo dello spettacolo, come Brooke Shields, Elizabeth Taylor e Diana Ross, con loro poteva chiacchierare al telefono o le invitava come ospiti per le apparizioni pubbliche. Ma quando i colleghi di Thriller lo invitarono a cena e gli suggerirono di essere accompagnato, venne da solo. Frequentava regolarmente la casa di John e Deborah Landis. “Mi piaceva Mike,” dice John. “Veniva da noi sempre e rimaneva un po’ di tempo. Penso che sia stato molto solo. Andavamo d’accordo, guardavamo la televisione fino alle tre o alle quattro del mattino, o guardavamo i libri. Una volta Deborah mi chiamò in cucina, e mi disse: ‘John, l’uomo più famoso del mondo è in biblioteca, ma vorrei che se ne andasse. Digli che deve tornare a casa! ’”

23 Ottobre 1983, 09:45 Rick Baker’s Studio, North Hollywood.

“Non è serio,” farfugliò Landis, camminando avanti e indietro mentre Baker, il truccatore, organizza le orecchie di lupo mannaro, zampe e denti sul piano di lavoro. (In realtà, dati i lineamenti delicati di Jackson, Baker ha creato un aspetto che è più simile ad un gatto mannaro.) Jackson avrebbe dovuto essere arrivato da 45 minuti per iniziare la sua orribile metamorfosi. Infine, la star arriva con la sua Rolls Royce nera. Jackson cammina a passo svelto e si stabilisce sulla sedia. Indossa una maglietta gialla, pantaloni neri abbastanza corti da mostrare i suoi calzini Argyle (motivo a forma di diamante), e mocassini neri. Egli tiene in mano il libro “How to Be a Jewish Mother” con una copia della rivista dei Testimoni di Geova, “La Torre di Guardia,” al suo interno.

Baker lo guarda, lavorando meticolosamente, mentre Jackson resta seduto in silenzio, con le mani appoggiate sulle sue ginocchia. Un assistente si presenta con una federa gialla, con qualcosa che si muove dentro, e la mette nella stanza accanto. Alla radio trasmettono “Say Say Say”, l’ultima hit di Jackson, un altro duetto con Paul McCartney, che compare nell’album “Pipes” di McCartney. Jackson sbadiglia: “Devo andare,” dice, e va in bagno per fare una pausa.

Egli ritorna portando un boa constrictor di 2,50 metri – che ha preso dalla federa gialla – che si chiama Muscles. Avvolge il serpente intorno al suo collo. “Non abbiate paura, Muscles non farà alcun male,” ha detto a bassa voce.

Una volta che le riprese erano finite, Landis e Folsey lavorarono ogni notte agli Universal Studios. Dopo che l’editore originale partì per un altro progetto, Folsey fece il seguito. Jackson amava venire a vedere Landis e Folsey mentre lavoravano, guidava lui stesso ed arrivava nella sala di montaggio intorno alle 21:00. Lui portava il suo menu preferito, insalata, riso integrale e verdure. “Guardavamo la sequenza, discutevamo, era sempre un piacere,” dice Folsey. “Era molto riconoscente, e aveva buone idee.” Tutti e tre erano soddisfatti del modo in cui il cortometraggio stava delineandosi, e con entusiasmo aspettavano la prima al Teatro Crest a Westwood, il 14 novembre. Quando Jackson usciva, verso le una o le due del mattino, trovava delle lettere d’amore sul parabrezza della sua Rolls.

Circa due settimane prima della premiere, Jackson chiamò Branca, e una voce esitante, ordinò di distruggere i negativi di Thriller. Dopo molta esitazione finalmente rivelò le ragioni della sua decisione. “Disse che i Testimoni di Geova avevano sentito che stava facendo un video su un lupo mannaro,” ricorda Branca. “Dissero che lui era un apologista dei demoni e che lo avrebbero scomunicato.” Branca n’aveva discusso con Folsey e Landis, e tutti erano d’accordo che i negativi di Thriller dovevano essere salvati. Landis immediatamente rimosse le scatole contenenti le pellicole dal laboratorio, e le consegnò all’ufficio di Branca, dove furono messe sotto chiave.

Secondo Landis, poi ricevé una telefonata del capo della sicurezza di Jackson, Bill Bray, che gli disse che il cantante era chiuso a chiave nella sua stanza da tre giorni, rifiutandosi di uscire. Landis quindi andò a Encino. “Bill e io demmo un calcio alla porta, abbattendola, e Michael era all’interno. Lui disse: ‘Mi sento così male. ’ Dissi: ‘Michael, hai mangiato qualcosa? ’” Non aveva mangiato nulla. Era strano. Poi dissi: ‘Ascolta, devi vedere un medico ora. ’”

Landis tornò a vederlo il giorno dopo, lo trovò a casa di Frank DiLeo, a pochi isolati da casa sua a Encino, in condizioni migliori. Si scusò per aver chiamato per distruggere Thriller. “Mi dispiace, John. Mi vergogno.” Landis poi disse alla star che era stata ignorata la sua direttiva. “Gli dissi: ‘Michael, non potevo distruggerlo. ’” Disse: ‘Davvero? Pensi che sia buono. ’ E gli dissi: ‘Michael, il film è fantastico e tu sei geniale. ’”

Nonostante questo, Jackson era preoccupato per il contenuto del video. Branca, nel disperato tentativo di calmare il suo cliente, inventò uno stratagemma. “Gli dissi: ‘Mike, hai mai guardato Bela Lugosi in Dracula? ’ Egli rispose: ‘Perché? ’ e dissi: ‘Sai che era un cristiano molto devoto? ’ Stavo semplicemente inventando. E aggiunsi: ‘Hai mai notato che c’è, come, una dichiarazione di non responsabilità su questo film? ’ Ci pensò un attimo, e poi rispose ‘No.’ ‘in questo caso, Michael, prima di distruggere questo film, mettiamo una clausola d’esonero da ogni responsabilità che dice che non riflette le convinzioni personali di Michael Jackson. ’ ‘Oh! ’ L’idea, gli piacque subito.” Problema risolto. “Sai, ciò che c’è di meraviglioso con Michael – è qui che entra in gioco il suo genio,” dice Landis. Anche per le cose più pazze, c’era sempre un vantaggio da trarre. Questa negazione di responsabilità generò un gran parlare, e di conseguenza tanto interesse.”

L’elite delle più grandi star si presentò alla prima del cortometraggio, allo storico teatro Crest che conteneva 500 posti a sedere: Diana Ross, Warren Beatty, Prince, Eddie Murphy. “Ero già andato agli Oscar, al BAFTA (British Academy of Film and Television Arts), gli Emmy e Golden Globes, e non avevo mai visto nulla di simile,” ricorda Landis. Ola Ray cercò Jackson fino a quando le luci si spensero e lo trovò nella cabina di proiezione. Egli le disse che lei era bellissima, ma rifiutò, quando lei gli chiese di sedersi con il pubblico. “Questa è la tua notte”, disse. “Devi godertela.” Landis preparò il pubblico proiettando una nuova versione del cartone animato di Mickey Mouse The Band Concert. E poi ci fu Thriller, con un suono che aumentava gradualmente. Quattordici minuti dopo, la folla si trovava in piedi, applaudiva e gridava: “Bis! Bis!” Eddie Murphy urlava: “Mostrate di nuovo quella cosa con i demoni!” Ed è ciò che fu fatto.

Quando Thriller debuttò il 2 dicembre su MTV, ci fu un enorme presenza di pubblico. L’ex dirigente di MTV, Les Garland, dice che la catena attuò una strategia di saturazione che descrive come: “Ogni volta che trasmettevamo Thriller, annunciavamo quando sarebbe stato di nuovo trasmesso.’ Lo trasmettevamo da tre a cinque volte al giorno. Nel momento in cui c’era Thriller, gli indici d’ascolto si moltiplicavano per dieci.” Nel frattempo il canale televisivo, Showtime, mandò in onda sei volte il documentario Making di Michael Jackson Thriller, a febbraio. Nei mesi che seguirono l’uscita del VHS, Vestron vendé un milione di copie, rendendo questo video degli home – il video più venduto di tutti i tempi.

Il sogno di Landis di concorrere con Thriller all’internazionale teatrale, come i cortometraggi dell’età d’oro di Hollywood, non diventò realtà. In un certo senso, fu vittima del proprio successo: Yetnikoff e DiLeo ricordano che fu uccisa al momento ogni possibilità, quando si resero conto che il video era un grande strumento di marketing. “Epic lasciò questo video gratis ovunque nel mondo, in ogni canale Tv che lo richiedeva,” dice Landis. “Ci fu un mese in cui non si poteva accendere la televisione senza vedere Thriller.” Poiché Landis e Folsey possedevano insieme il 50 per cento di Thriller e del Making Michael Jackson’s Thriller, legalmente avevano il diritto di essere consultati. “Non credo che fosse molto corretto,” dice Landis, “ma era la cosa migliore da fare per la CBS Records.”

Dopo aver trasformato una marginale, ma divertente canzone in un video eroico e storico, Michael Jackson portò Thriller verso l’alto. La clip fece ri-aumentare le vendite dell’album fino nella stratosfera, Epic vendeva un milione di copie la settimana e alla fine del 1984, l’album aveva venduto 33 milioni di copie negli Stati Uniti. Da allora, Thriller rimane l’album più venduto di tutti i tempi (vendite attuali sono stimate in 110 milioni in tutto il mondo).

Jackson si era sempre più abituato ai record, collezionando premi e statuette. Il 28 febbraio 1984, era vestito con una giacca militare guarnita di lustrini, accompagnato da Brooke Shields ai Grammy Awards allo Shrine Auditorium, dove vinse otto premi per Thriller. A quel tempo era un uomo favolosamente ricco, con il più alto tasso di royalty del settore, due dollari ogni disco, negoziato per lui da Branca.

Thriller ebbe un profondo impatto sulla vita di Jackson e la sua futura carriera: era sia una fonte di grande orgoglio, ma anche la sua maledizione. Come la maggior parte degli artisti, era più felice durante i giorni inebrianti della traiettoria verso l’alto, ma detestò la via del declino; la sua storia divenne tragica, perché visse tutto ciò che venne dopo come un fallimento, e le soddisfazioni della sua vita privata non erano sufficienti a compensare. “Michael non aveva mai considerato Thriller come un fenomeno,” dice Brunman. “Lo vide come un trampolino di lancio per realizzare cose ancora più grandi. Eravamo tutti estatici, quando [il suo album successivo] Bad vendé oltre 20 milioni di copie. Michael, invece era deluso.”

“A mio parere, quello che era successo con Michael, era che egli sentiva il bisogno di superare se stesso,” dice Branca, che ha rappresentato Jackson nella sua vita, ma che è stato nominato anche co-esecutore testamentario. “Era molto sotto pressione. Ricordo, che eravamo in vacanza a Hong Kong dopo Thriller, e gli dissi: ‘Mike, dovresti pensare di fare un album di canzoni che ti hanno ispirato. ’ Egli rispose: ‘Perché dovrei farlo? ’. “Beh, esso porterebbe via una parte della pressione. Nessuno si aspetta che tu superi Thriller. Lui mi guardò come se venissi da Marte. E disse: ‘Branca, il prossimo album venderà 100 milioni. ’”

Nel gennaio 2009, sei mesi prima della morte della star, John Landis e George Folsey hanno presentato una denuncia contro Michael Jackson e la sua compagnia Optimum Productions per violazione del contratto, sostenendo che non era stato pagato il 50 per cento dei diritti d’autore per anni, e avevano accusato Jackson di “condotta fraudolenta, dolo vessatorio”. Landis sostiene che per anni parlò con Jackson più volte, per lamentarsi del fatto, che lui, Landis non percepiva i diritti dovuti, e che Jackson promise di risolvere il problema. Ma le finanze dell’artista erano caotiche nell’ultimo decennio della sua vita, e i suoi manager si succedevano continuamente.

Branca e il suo avvocato Howard Weitzman riferiscono, che i rapporti contabili sul video di Thriller sono attualmente oggetto di revisione, come parte dell’obbligo dell’esecutore per stabilire l’ammontare dei debiti della tenuta di Jackson. “Dal nostro punto di vista, Landis e Folsey sono la priorità,” dice Weitzman. “Sarà sicuramente pagato, ciò che loro meritano”.

Ola Ray ha anche citato in giudizio Jackson, il 5 maggio 2009, per il mancato pagamento delle royalties. “Grazie a Thriller ho ottenuto la celebrità,” dice, “ma non la fortuna.” (La denuncia è ancora in sospeso.) Nel 1998, lei andò via da Los Angeles, e la sindrome del casting-couch, è continuata per anni dopo Thriller. “Ci sono molti grandi cineasti che mi hanno detto che se avessi voluto fare film con loro, avrei dovuto dormire con loro,” dice lei. Si trasferì a Sacramento per essere più vicina alla sua famiglia, ed oggi è una mamma a tempo pieno con una figlia di 15 anni. Ray ama sentire i fan di Michael Jackson su Facebook o Twitter. “Non posso camminare in strada senza essere riconosciuta,” dice.

Ray pensa a Jackson ogni giorno, con notevole rammarico. “Mi piacerebbe solo aver avuto l’opportunità di fare un po’ più parte della sua vita. Sono pronta a scommettere che sarebbe stato felice con me. Ci sarebbe voluto qualcuno come me, che non avrebbe messo la pressione, o che non avrebbe approfittato del suo denaro, avrei voluto stare con lui per quello che era,” dice. “Avevo intenzione solo di questo.”

Ola Ray, ed io siamo assolutamente d’accordo su una cosa: entrambe amiamo ricordare Michael Jackson com’era quella notte del 13 Ottobre 1983. Non dimenticherò mai ciò che sembrava, quando guardai attraverso il vetro della biglietteria al Teatro Palace: magico, radioso e dominatore. A mio parere, Thriller rappresenta l’ultima volta dove tutti su questo pianeta hanno vibrato contemporaneamente per la medesima cosa: in qualsiasi posto nel mondo, queste canzoni sono state diffuse, e si poteva ballare su di esse. Da quel momento, la frammentazione della cultura pop ha distrutto il nostro senso collettivo della gioia di vivere, e quello mi manca.

Per Ray, la scena con Jackson di quella sera tardi, quando lui girava intorno a lei in adorazione fu un’esperienza decisiva. “Quella passeggiata con Michael, quando ballò e cantò intorno a me, mi sentivo come se fossi la più… non lo so… mi sentivo la ragazza più benedetta nel mondo. Essere in grado di farlo, aver avuto la possibilità di ballare con Michael, averlo vicino a me. Mi sentivo così innamorata, quella notte. Si può vedere nei miei occhi. Davvero può essere visto.”

FINE

-Fonte: Vanity Fair Magazine | Vanity Fair

Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

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