– Black or White – By Barbara Kaufmann


Saggio su Black or White di Barbara Kaufmann.

INTRODUZIONE

Quando mi chiedono quale canzone di Michael Jackson mi piace di più, dico Man in the Mirror. Ma se la domanda fosse, quale canzone ha avuto maggiore influenza o impatto nella storia musicale, allora sarebbe Black or White.
Michael Jackson era un attivista per i diritti civili e combattente per la libertà, sapeva di trovarsi in una posizione di privilegio e l’ha sfruttata per cambiare il mondo attraverso la musica, la danza e video. Michael ha tentato di farlo utilizzando alcune sue strategie, come in Black or White.
Maestro dell’ambiguità, l’ironia e la suggestione subliminale, tutto ciò che ha fatto, trasuda dal senso umoristico di Michael. Egli è coraggioso in quello che dice, ma lo è ancora di più quando non lo fa in modo esplicito. Black or White, fa parte dell’album Dangerous, Michael sapeva molto bene cosa stava facendo, quando ha scelto nomi ironici e messaggi codificati, e ho imparato che questo maestro della perfezione non ha lasciato nulla al caso. Aveva sempre una ragione per tutto ciò che ha fatto ed era meticoloso nel fare e comunicare un messaggio.
Il cortometraggio di Black or White è affascinante per diverse ragioni e anche se i messaggi non sono così sottili come in Ghosts, le dichiarazioni contenute sono molto potenti e forse è per questo che da alcuni è stato considerato … pericoloso. La gente non era prepara per quello che Michael ha fatto in Black or White. Era ancora legata a convinzioni conservatrici, puritane e nel film le azioni di Michael non solo erano discutibili, ma scandalose. Era apertamente coraggioso e persino autoerotico, “violento” e questo ha reso le persone timorose, perché avevano paura della sua influenza sui giovani. Eppure questo è esattamente il pubblico a cui era rivolto il film ed è stato tutto calcolato per catturare la loro attenzione in modo che il messaggio potesse essere recepito. Essere dei giovani ribelli è una delle caratteristiche di sviluppo per l’emancipazione, con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle la generazione dalla quale si vuole essere emancipati, e di andare avanti. Questo è un radicalismo essenziale e Michael ha pienamente sfruttato questa opportunità in un “momento insegnabile” nella storia.
La parte finale, il simbolismo, la sequenza, il messaggio, tutto è stato fatto con una precisa intenzione, subliminale o evidente. Michael aveva qualcosa di importante da dire. Aveva un pubblico. Aveva un messaggio. I tempi non erano ancora maturi, ma per lui era arrivato il momento che la gente prendesse coscienza e per questo è stato … Pericoloso.
Questo breve saggio su Black or White sarà suddiviso in tre parti. Prima di definire il contesto storico di Black Or White è necessaria una lezione di storia e alcune informazioni di base per comprendere il significato storico dell’opera di Michael nell’album Dangerous e in Black or White, in particolare, come ha influenzato la gente. Questo è stato il video in assoluto più atteso nella storia della musica. Rilasciato in contemporanea in tutti i paesi del mondo ha lasciato un segno importante. Tutto è stato intenzionale, geniale, audace e molto, molto pericoloso.

Parte 2 di 8

Un giorno stavo conversando con una mia amica circa la vita di Michael Jackson, la sua opera, musica, testi e il cortometraggio Black or White entrò nella discussione. Entrambe siamo cresciute negli anni Sessanta e abbiamo parlato per ore dei fatti più importanti di quel periodo. Ricordo di aver portato come esempio l’analoga Ebony and Ivory di Stevie Wonder. Poi abbiamo anche parlato dell’organizzazione Black Panthers, Abbey Hoffman, il reverendo Al Sharpton e Jesse Jackson, e del movimento turbolento per i diritti civili, quando Michael era ancora un bambino. I disordini di Chicago, dell’opposizione alla guerra del Vietnam e dei figli dei fiori. Ricordo quei giorni con tanta tristezza che non è facile descrivere a parole. Questi sentimenti vorrei tanto poterli condividere con voi, ma non ci riesco.
Alla fine la discussione ha preso un tono diverso, quando mi sono resa conto che la mia amica aveva appena citato alcune dure critiche per parlare del lavoro di Michael Jackson nel contesto storico. Aveva sollevato la sgradevole questione razziale e la responsabilità dei bianchi. E se poteva aprirsi con me, lei era troppo stanca per affrontare tale argomento nel modo in cui mi sarei aspettata, come scrivere, dando lezioni o fare un podcast, sulla questione razziale e, soprattutto per raccontare come tutto questo ha influito sulla nostra crescita.
Quando poi ancora una volta, ho ripreso il discorso, lei quasi in lacrime è riuscita a dire solo: “Non posso. La mia vita è già stata molto dolorosa. Non voglio soffrire ancora.” C’era una totale rassegnazione nel tono della sua voce, una tale stanchezza patologica! Questo mi ha fatto capire assolutamente tutto, ma una parte di me era molto turbata che ho provato quasi un senso di soffocamento.
La storia di vita della mia amica è culturalmente ricca, ma non può condividerla, perché lei è nera. Una donna Afro-americana. Una Negra. Ed è stata definita con tanti altri termini legati al pregiudizio, che la gente dice di persone per distinguere una tonalità di colore della pelle, alcuni di essi veramente sprezzanti. Lei non può raccontare le sue storie, perché quando solleva il discorso, alcune persone le dicono sono cose che ormai appartengono al passato, superate o che ha un secondo fine.
Bene, anch’io ho vissuto quello stesso periodo e con le mie storie, potrei far rizzare i capelli in testa, ma quando ripenso a quei giorni provo un senso di frustrazione. Non è facile da descrivere, ma è come la stanchezza di chi fa continuamente beneficienza. Se alle persone è chiesto di dare e dare, alla fine sono completamente svuotate, nonostante siano consapevoli quanto sia necessario, e non solo perché sono senza soldi, ma anche perché sono prive di energia. Queste sono sensazioni che ho già sperimentato.
Ci sono alcuni bambini che nascono con una sensibilità e con un innato senso di giustizia e di giusto e sbagliato. Io ero questo tipo di bambina, Michael Jackson era un tale bambino e anche mia figlia è una di loro. Sanno quando qualcosa è profondamente offensivo per una persona, perché il loro radar interno suona l’allarme. Le ingiustizie possono essere sottili come l’espressione “Driving While Black” (DWB invece di DWI “Drunk Driving in”), che significa che un’automobilista nero ha maggiori probabilità di essere fermato da una pattuglia di polizia e multato per eccesso di velocità, soprattutto se è alla guida di un auto di lusso o auto sportive. Gli agenti di polizia che agiscono in base a stereotipi, se vedono una persona di colore in una macchina, che non potrebbe possedere (al di fuori degli schemi di appartenenza), egli è subito inquadrato come un criminale. E se questo accade in una zona abitata prevalentemente da ricchi bianchi è ancora peggio. Questo non è altro che profiling razziale, cioè profili creati sulla base di appartenenza etnica. Ma allora non era così sottile e il “politicamente corretto” non esisteva. Il razzismo e la discriminazione sessuale non erano poi dei tabù.
Negli anni Sessanta e Settanta, il profiling razziale era così di routine che non c’era nessun termine per esso, perché era considerato normale. Ciò è stato così, fino a quando i neri hanno cominciato a notare che non era solo limitato alla guida della macchina, ma era così pervasivo, come dire “se sei nero, … allora”. Alla fine si è prestato attenzione al colore della pelle. Le distinzioni sono state perfino su “i neri dalla pelle chiara”, che erano più accettati rispetto ai loro fratelli più scuri. Coppie di razze diverse erano perseguitate e i matrimoni misti erano addirittura vietati. Il film “To sir with Love”, uscito nel 1967, con Sidney Poitier ha contribuito a lenire un po’ questo stigma.
Io non ho mai dovuto preoccuparmi delle intimidazioni come “se sei nero…allora”, o cercare di rendermi invisibile o innocua, e reprimere continuamente la mia rabbia sotto il mio legittimo DNA cellulare, come spingere un pallone sott’acqua. Non ho dovuto tenere il mio radar in allerta o scrutare sempre chi mi circondava per sentirmi al sicuro e verificare che stare da sola poteva essere un pericolo. Vi posso raccontare storie di razzismo da entrambi le parti, dalla vista dei neri e dei bianchi e anche da quella dei pelle rossi. Il mio parziale patrimonio culturale dei nativi americani, è la testimonianza che i miei antenati, in modo simile sono stati trasformati in dei mostri e chiamati “selvaggi”, che è almeno altrettanto doloroso come il termine Nigger. Ma posso passare per una persona di pelle bianca perché sembro Anglo. Mio figlio, quando era più giovane e abbronzato in estate lo chiamavano “Indian” o talvolta “capo”.
Le confidai che ho amato non solo la musica, ma anche la danza. Ricordo che, mentre American Bandstand di Dick Clark era emozionante, Soul Train era un programma dinamico e pieno di vita. (Per i più giovani, Bandstand era una sorta di musica virtuale e di discoteca in TV per i bambini bianchi dopo la scuola, ma Soul Train era la versione nera del rock). Così è stato naturale per me, appassionata del genere musicale, blues, soul, funk e la danza, andare a vedere il vero Soul Train, che si teneva nei club sul lato nord di Milwaukee e sul lato sud di Chicago. E molte volte io ero l’unica ragazza bianca tra il pubblico.
Così capisco quel senso di sfiducia della mia amica, perché ho sperimentato anche questo, ma non allo stesso modo. È difficile capire cosa vuol dire pregiudizio se non avete camminato in quelle scarpe, o nel mio caso, la ragazza bianca con i mocassini. L’intolleranza mostrata alla mia amica per sua nonna, la saggezza archetipica, è un affronto che semplicemente non può sopportare. È nostro dovere riconoscere e onorare tutti coloro che sono venuti prima. Ricordate l’omaggio di Michael a Sammy Davis Junior? Il suo omaggio era rivolto all’operato di un uomo che ha infranto le barriere e che Michael avrebbe portato avanti per consegnare questa eredità ad altri.
Il passato è una parte di Michael Jackson, il suo contributo al presente e l’influenza sul futuro, non deve essere sottovalutato o respinto. Non da me, e nemmeno da voi. Né sarà irrilevante sul mio sguardo, a causa dell’ignoranza, dove l’evidente vuoto di conoscenza ha schiacciato lo spirito della mia amica. La vita di Jackson e come ha vissuto, come lui e la sua vita sono state plasmate dai tempi in cui lui e noi abbiamo vissuto, e come questa influenza ha contribuito a dare forma al futuro, è molto importante per capire Michael, come uomo. Inoltre è una parte essenziale del modo estetico di Michael, di come ha improntato il suo lavoro.
La notizia del linciaggio di Rodney King a Los Angeles, fu trasmessa dai maggiori network televisivi statunitensi e mondiali e causò disordini e tensioni razziali, che si verificarono nel marzo del 1991. Black or White di Michael Jackson con il suo commento evidente al silenzio, fu rilasciato nel novembre dello stesso anno. È importante ricordare che l’incidente di Rodney King rappresenta un momento fondamentale nella storia nera. Gli Afro-americani da molto tempo si lamentavano circa il profiling razziale e della brutalità della polizia, e da troppo tempo erano non accettati e ridicolizzati. Durante il linciaggio di Rodney King, un videoamatore riprese la scena dei poliziotti bianchi che pestavano brutalmente l’uomo nero, che non aveva fatto alcuna resistenza e dopo fu ricoverato in ospedale. Questi poliziotti, furono giudicati non colpevoli in tribunale a Los Angeles e questa fu la causa scatenante dei disordini a Los Angeles.
Giovani o nuovi fan di MJ, non possono apprezzare appieno il lavoro di Michael Jackson fino al suo coraggio, l’audacia e la profondità del suo amore per l’umanità, affinché siano pienamente compresi. In pratica è stata la sua discrezione che lo ha salvato, perché il razzismo palese era politicamente scorretto, ma la sua audacia e le urla silenziose lo hanno reso un obiettivo per coloro che si erano allertati per quello che stava facendo.
Adesso cerchiamo di capire meglio lo scenario storico dando uno sguardo al passato: la guerra del Vietnam era in corso e la sparatoria a Kent State era tornata nella memoria collettiva. A Kent State, gli studenti universitari che protestavano, erano stati uccisi dalla Guardia Nazionale, un incidente che oppose una generazione di giovani idealisti contro il loro stesso governo. John Lennon era un “osservato” nelle liste dell’FBI per essere un “pacifista” e un “facinoroso”. Ci fu un tentativo di espulsione, e una interdizione dagli Stati Uniti. Michael Jackson era su liste, di cui mai potremo sentir parlare e conoscere.
Michael Jackson è stato un’attivista per i diritti civili. Michael, i Jackson Five e la famiglia Jackson, sono cresciuti in tempi difficili e razziali. Il pregiudizio era evidente e radicato, e l’uomo nero (come razza) era un cittadino di seconda classe. Gran parte del sud era ancora segregato, quando Michael è nato la gente nera doveva attenersi ai loro simili nelle scuole, nei quartieri, nei luoghi pubblici, ed anche nei servizi igienici. Le porte dei bagni pubblici invitavano quelli “di colore” a usufruire strutture di qualità inferiore. Gli artisti neri come Sammy Davis Junior, Little Richard, Louis Armstrong e altri, sono stati tollerati e più accettati per il loro talento, ma spesso dovevano entrare dalle cucine e garage degli alberghi e dei locali pubblici, perché l’ingresso dalla porta principale era vietato alle persone “di colore”.
Sappiamo che MTV rifiutò di trasmettere un cortometraggio musicale di Michael Jackson, semplicemente perché era Afro-americano. Michael ha infranto questa barriera, e mi chiedo se dietro la domanda che fece quando vinse il suo secondo Grammy: “Puoi sentirmi ora?” cosa poteva aver significato per i neri del pubblico come per la stessa industria musicale. E il lavoro di Michael era audace. Dopo Thriller, Michael ha realizzato Bad che era pertinente nel dare agli Afro-americani il messaggio che si poteva e si doveva andare al college, essendo scarsa l’istruzione, era ben mirato e attinente. In Black or White, Michael non solo annuisce al pregiudizio in America, ma in tutto il mondo.
Il video di Black or White è caratterizzato da molte immagini simboliche e messaggi nascosti. Nel film di Ghosts, la folla che cammina tenendo in mano delle torce accese è un forte riferimento all’organizzazione del Ku Klux Klan, ma è notevolmente più sottile. Black or White, fu presentato al pubblico in Technicolor. È Michael Jackson stesso, che inesorabilmente sfida la realtà americana, di cosa vuol dire vivere in America disprezzato, così è diventato un obiettivo di violenza per mano di chi vuole “stabilire la posizione all’interno” della gerarchia sociale. Come un nero aveva capito che era considerato come qualcuno di basso status. Chiunque e qualsiasi, abbia sollevato la questione sulla propria etnia, probabilmente è diventato lo stesso bersaglio. Ma per far rimanere le persone nere dei cittadini di seconda classe è stato usato il pregiudizio, l’ego e l’economia. La supremazia bianca non era solo un’idea, ma una realtà. L’estetica e il lavoro di Michael Jackson hanno contribuito a cambiare il modo di pensare e il cuore di una generazione, ma non senza conflitti. Egli era amato e odiato allo stesso tempo, ha ricevuto sia lodi d’affetto che minacce di morte. E Michael in assoluto ha capito che, al fine di mantenere la sua posizione previlegiata per cambiare qualcosa a livello sociale, doveva essere audace e controverso per mantenere la sua importanza. Il suo coraggio nella musica come messaggio è senza precedenti.
I tempi in cui Michael è cresciuto erano maturi per il suo ingresso sul palco dei giovani. Era tempo di cambiare. Dagli anni Quaranta fino alle proteste negli anni Sessanta, l’industria dell’intrattenimento aveva presentato personaggi come: Little Black Sambo, Bosko e Inki, che ancora consolidavano gli stereotipi dei neri nella mente degli spettatori. Hollywood ha descritto e perpetuato questi stereotipi di persone di colore come se fossero non umani, ma caricature di artisti afro-americani nel cartone animato. Persone come Cab Calloway, “Fats” Waller, Louis Armstrong, Ethel Waters, Bill “Bo Jangles” Robinson sono serviti come archetipi di una pletora di animali (sì, proprio animali!) e persone in forma di animali. Questa rappresentazione distorta della gente nera è servita a rafforzare la natura animalesca e primitiva (a causa della loro naturale affinità per il ritmo e la danza). Essi erano considerati inferiori e correlati alle tribù.
Fino agli anni Sessanta, i neri erano esposti al ridicolo e gli stereotipi erano stati considerati come “norma culturale”. Il partito Black Panther fu un movimento politico rivoluzionario afroamericano, fondato nel 1966 e durò fino al 1975. L’organizzazione era impegnata a una rivoluzione sociale e culturale con i simboli contemporanei come un pugno chiuso. Il taglio di capelli in stile “Afro” era diventato un simbolo di orgoglio degli afroamericani lanciato dai Black Panthers e punteggiato da James Brown nella canzone “io sono nero e sono orgoglioso”, pubblicata nel 1968. Michael dichiarò pubblicamente che James Brown era uno degli artisti che lo avevano influenzato di più.
Gli stereotipi radicati con il tempo scomparvero dai programmi televisivi. L’attuale programma per bambini, con cui Michael è cresciuto, inclusa la serie Josie and the Pussycats, Harlem Globetrotters e la serie Kid Power, si basava su temi sociali, che raccontava le avventure di un gruppo multietnico di adorabili bambini, che uniti in una squadra, avevano il potere di cambiare il mondo socialmente e politicamente. L’idea di Power Kid rifletteva i concetti di democrazia partecipativa e dei movimenti sociali pionieristici degli anni Sessanta e Settanta che ha sottolineato gli ideali come: Black Power, Brown Power, Red Power, Woman Power, e Power to the People. Il testo della canzone della serie recitava: “Kid Power … Red, Yellow, Black, and White … White, Yellow, Black e Red” … in altre parole: It’s up to Kid Power… (I bambini hanno il potere).
Michael come bambino è cresciuto con il programma Kid Power e vide la missione e il messaggio culturale. Egli credeva veramente nel potere di cambiare il mondo, silenzioso e inosservato all’interno dei bambini. Il messaggio e l’influenza di Kid Power spiega la sua lealtà, l’amore e l’attenzione, che ha riservato ai bambini. Credeva nei giovani. E in un momento unico Michael Jackson ha tessuto la sua magia nella tela sociale della sua vita e della storia. Sapere di Michael, e come ha contribuito ai diritti civili nel tessuto sociale e culturale di allora è importante, e quindi merita di essere celebrato oggi. Se l’operato civile di Martin Luther King è condensato in discorsi e nella lotta non violenta, Michael Jackson l’ha fatto attraverso la sua musica, i testi e i film. Michael Jackson, con le sue canzoni è stato un combattente prolifico, come Martin Luther King prima di lui con le sue parole.

Parte 3 di 8

Michael Jackson avrà sempre un posto nella storia della musica e nella cultura pop, ma per quanto riguarda la storia dell’uomo o dell’umanità? Michael ha svolto un ruolo importante nel progresso degli uomini da afro-americano, come un combattente per la libertà e attivista per la pace.
Il mondo in cui Michael è cresciuto era molto diverso da quello di oggi. Il razzismo e l’intolleranza razziale era parte della vita di tutti i giorni, diversamente da oggi dove è forte la pressione del politicamente corretto nella vita sociale. All’epoca era socialmente accettabile dimostrare apertamente un pregiudizio. Michael aveva cinque anni e aveva appena cominciato a cantare con i suoi fratelli, quando Martin Luther King davanti al Lincoln Memorial tenne il suo famoso discorso “I Have a Dream”. Quando Michael aveva dieci anni, la canzone di James Brown “I’m Black and I’m Proud” divenne un successo nelle classifiche ed era anche lo stesso anno in cui fu assassinato Martin Luther King.
In principio i Jackson Five, iniziarono a muovere i loro primi passi nei “chitlin’ circuit”, che in gergo consisteva nell’esibirsi nei club e locali riservati agli artisti neri. Rientravano nel circuito anche molti teatri: Regal Theater di Chicago e l’Apollo Theater di New York. Il nome “chitlin’” deriva da una pietanza tradizionale a base di interiora di maiale, che era alla base dell’alimentazione della comunità afroamericana povera. Gli artisti neri, nel periodo della segregazione razziale, non erano ammessi nei club dei bianchi, e solo in questi locali potevano esprimersi liberamente, molti artisti diventati poi leggendari iniziarono a esibirsi proprio nei “chitlin’ circuit”.
Così, Michael è cresciuto nel bel mezzo degli eventi per l’abolizione della segregazione razziale degli afroamericani e la conquista dei diritti civili. “Il Codice Michael” e il suo motto è edotto dall’esperienza di Michael durante i suoi primi anni di vita. Ha lottato apertamente contro i pregiudizi con sottigliezza e un’immediatezza audace, usando il codice nel suo lavoro. Molte persone sono in grado di decifrare il codice mentre altri lo assimilerebbero a livello inconscio, e per questo che Michael Jackson è stato considerato una minaccia da non sottovalutare.
Un potente uomo nero è una minaccia per chi vuole mantenere lo status quo. E un potente uomo nero per di più ricco è qualcosa di inaccettabile per i bianchi che hanno cercato di mantenere la razza caucasica superiore. Michael avrebbe attirato le critiche e parte di ciò sarebbero state dissimulate. Ha anche ricevuto minacce di morte. In quegli anni, l’FBI teneva sotto controllo chi sollevava qualche polemica – anche il cantante e attivista politico John Lennon fu oggetto di indagini da parte delle autorità statunitensi. Probabilmente non sapremo mai chi stava indagando su Michael e controllava i suoi movimenti, perché era visto come una minaccia in grado di provocare disordini civili o una rivoluzione o forse anche incitare una rivolta. Era molto ricco e potente agli occhi di coloro che avevano interesse a controllare e reprimere le persone nere e “tenerle al loro posto” nella gerarchia sociale.
Per darvi un’idea di come furono gli anni Sessanta, ho preso un breve estratto, con il permesso dell’autore, del nuovo libro di Andrew Himes: “La spada del Signore: le radici del fondamentalismo in una famiglia americana”.
“Avevo 13 anni quando le difficoltà cominciarono a presentarsi nel mio mondo. Nel 1963, ero un ragazzino gracile, insicuro, pauroso e facevo parte della Banda Mighty Trojan Marching della Scuola superiore Millington Central, un istituto pubblico frequentato solo da studenti bianchi. Mi ero seduto sul sedile posteriore di uno scuolabus giallo, un venerdì sera, mentre viaggiavamo in un quartiere negro a Memphis per partecipare e suonare all’evento di una partita di calcio con un’altra scuola sempre bianca. Tenevo un corno baritono sulle ginocchia e cercavo di sistemare al meglio la mia uniforme di lana nera, di una taglia più grande, impregnata dall’odore da chi prima di me l’aveva indossata nella band, e ho raddrizzato la cordellina intrecciata d’oro che adorna le spalle.
I bambini neri giocavano nei cortili sterrati tra la sporcizia delle case a schiera, scolorite e dal tetto di lamiera, e più tardi dopo aver viaggiato ancora, gli anziani erano seduti nelle sedie a dondolo sulle loro verande per guardare il panorama all’imbrunire e il bagliore bluastro dei lampioni a mercurio illuminare la strada. Nei sedili davanti a me, gli altri ragazzi del nostro gruppo avevano aperto le finestre, messo la testa fuori, e cominciarono a urlare ai bambini e agli anziani neri sui loro portici: “Nigger, nigger, nigger! Scimmie! Babbuini!” Sul sedile anteriore dell’autobus, seduto accanto al conducente, c’era il nostro insegnante e direttore della banda, il signor Nersesian, un armeno di bassa statura e dal carnato scuro, conosciuto come qualcuno in cui crede nell’utilità di una severa disciplina impartita con una pala di legno più alta di lui, che aveva fatto forare per aspirare meglio la carne di una natica ferita da un colpo energico. Mr. Nersesian teneva lo sguardo fermo verso la strada da percorrere, ignorando i ragazzi che urlavano dietro di lui.
Io mi ero accovacciato nel mio sedile, imbarazzato e umile nella mia uniforme Trojan. Odiavo quello che stavano dicendo e facendo, ma loro erano più grandi, più forti e più sicuri di me, e questo mi faceva paura.
Poche settimane più tardi, ero nel corridoio fuori dalla mia classe di inglese di terza media. Poco lontano da me, i primi bambini neri che un giorno, hanno tentato di integrare nella mia scuola, un ragazzo e una ragazza, erano in piedi con le spalle al muro accanto alla fontanella. Tra di noi, andava nervosamente avanti e indietro nel corridoio, una folla di molti miei compagni di classe, e la maggior parte di loro gridavano “Nigger! Nigger! Vai a casa, nigger! Torna nella giungla!” I ragazzi della mia classe poi sono usciti dal bagno con piccoli sacchetti di plastica riempiti di urina, e li hanno lanciati verso i bambini neri.
Stavo immobile al mio posto, a piangere convulsamente, cercando di vedere i bambini neri attraverso le mie lacrime, ho visto il terrore nei loro occhi scuri e come si tenevano abbracciati e il ragazzo a un certo punto si è spostato e alzò la mano per difendersi dai sacchetti lanciati contro di loro. Non mi ero mai reso conto della mia natura peccaminosa, della mia codardia, e quanto fossi inutile. Sapevo che il mio silenzio mi aveva reso colpevole agli occhi di Dio, come i miei stessi compagni di classe.”
Ci sono stati altri artisti neri che con la loro musica hanno sostenuto la lotta per i diritti civili come Marvin Gaye con What’s Goin’ On?, Sister Sledge con We Are Family, Curtis Mayfield con It’s a New World Order’, Bob Marley con Get Up stand Up, e, naturalmente, James Brown con I’m Black and I’m Proud, tra gli altri. Berry Gordy e Stax Records sono stati essenziali per la libertà degli artisti neri e il movimento dei diritti civili. E il messaggio di Michael celato nella sua musica e nei cortometraggi ha contribuito a rivoluzionare il modo di pensare e rafforzare i diritti civili. Michael ha basato il suo insegnamento sulla saggezza socratica e il simbolismo esoterico – ha posto degli interrogativi senza fare domande.
Il metodo usato da Michael consisteva nel risvegliare la consapevolezza del suo pubblico in modo che essi potessero sfidare (mettere in discussione) la propria convinzione e ampliare la visione delle cose. Michael ha sempre sfidato “quello che è” con il riflesso di “quello che potrebbe essere”. Roba da magistrale visionario!
La hit Black or White, di Michael Jackson, è stata rilasciata nell’autunno del 1991 e ha raggiunto rapidamente il primo posto, facendo di lui il primo artista ad avere successi al vertice della classifica per tre decenni. Pochi giorni dopo è stato pubblicato il cortometraggio di Black or White, il più atteso nella storia musicale, e rilasciato contemporaneamente in 27 paesi, circa 500 milioni di spettatori, è il video più visto di tutti i tempi.
La polemica è iniziata quasi subito soprattutto sul segmento della “panther dance” dove Michael danza in modo suggestivo, rompe le finestre e, infine, chiude la zip della patta aperta dei pantaloni. Ovviamente, solo conoscendo il “codice Michael” si può decifrare ciò che Michael sta tentando di esprimere con Black or White.
Michael si è spinto con coraggio dove nessuno era mai giunto prima, nemmeno lo showman P.T. Barnum. Il video di Black or White è nello stesso tempo, un atto liberatorio, una protesta, un insegnamento, un suggerimento e una aperta dichiarazione. E per essere compreso nella sua interezza, deve essere guardato e analizzato nel contesto dei tempi e la vita di Michael.

PARTE 2

Fonte:http://www.innermichael.com
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON
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