– “Umanità, questa sconosciuta ai Mass Media” – By DeBorah B. Pryor


Articolo scritto da DeBorah B.Pryor e pubblicato nel 2003 in difesa di Michael Jackson

Pubblicato: 7 marzo 2003
Se il film documentario “Living With Michael Jackson”, in qualsiasi forma, rappresenta ciò che il giornalismo è diventato, allora abbiamo un problema. Mi chiedo quale sia l’essenza delle cose di questa ossessione dei media, a denigrare Michael Jackson. È ovvio che per Martin Bashir sono i soldi e la fama. Tuttavia, il pubblico dovrebbe anche sapere che non tutti i giornalisti condividono questa opinione; fosse solo per ristabilire un certo equilibrio anche le nostre storie dovrebbero essere raccontate. Sembra che i giornalisti si siano dimenticati la loro vocazione professionale: il nostro ‘titolo’ non dovrebbe sostituire il nostro ‘genere’. A tutti gli effetti siamo esseri umani, ma, operiamo nel nostro lavoro in quanto tali? Mentre possiamo certamente vedere l’ingenuità o l’eccentricità di qualcuno come Michael Jackson, queste caratteristiche stesse non sono dei crimini.
Dovremmo stare attenti a non usarle per riassumere il suo carattere o come un mezzo per minimizzare la sua lunga carriera come artista e filantropo. Se il lavoro del giornalista fosse veramente oggettivo, questo non accadrebbe. Il documentario “Living With Michael Jackson” di Martin Bashir manca certamente d’integrità. A mio parere, dovrebbe essere ricordato come nulla più di un semplice esercizio: conquistare la fiducia di qualcuno, manipolarlo e poi raccontare una storia già scritta, prima ancora d’incontrare quest’uomo o di mettere piede in casa sua.
A quanto pare, l’eccellenza giornalistica non esiste più; dietro questa al contrario imperano due soli prerequisiti, che sono alla base per costruire la storia che verrà accolta: il primo è “quanto in basso si può andare” e il secondo, “quanto siamo disposti a pagare”. Naturalmente, Bashir ha abbracciato la prima di queste condizione; e grazie alla trasmissione di numerose messa in onda del documentario su ABC e VH1, anche la seconda.
Se prendiamo in considerazione tutti i vari rapporti, mi sento di dire, che nel tentativo di incastrare Michael Jackson sono coinvolte un sacco di persone. Ma, l’aspetto più triste è il fatto che negli ultimi anni i documentari in stile tabloid sono diventati oramai una prassi comune.
Mentre, in passato si poteva trovare un rifugio sicuro in programmi come ‘Hard Copy’, ora è difficile non immaginare che il programma televisivo, ’20/20,’ precedentemente considerato ‘serio,’ rilascerà tale spazzatura.
Jackson è stato senza dubbio l’unica star costantemente e duramente criticato. Che vergogna che tutti i media abbiano deciso di catturare da tale, illustre, leggendaria carriera, solo del materiale sulla chirurgia estetica e le infondate accuse di abuso sui minori. Questo è un’evidente ossessione pubblica e, rilasciando questo tipo di materiale di parte, che si incoraggia la disumanizzazione.
Si tratta di uno stile di comportamento, che sta diventando sempre più accettabile e le celebrità, soprattutto Jackson, non sono viste come persone ma come prodotti. Anche i cosiddetti giornalisti “seri” hanno raggiunto livelli mai così bassi; alcuni anni fa Diane Sawyer, nella sua intervista con Jackson e l’ex moglie Lisa Marie Presley ha fatto delle domande, spudorate, prive di tatto: “La maggior parte della mia vita l’ho spesa come giornalista ‘seria’, ma …voi due fate sesso?” Mi scusi? Un tale modo di porre domande è più che invadente, non ha alcun rapporto con la gentilezza!
Finora, queste domande assurde continuano ad accompagnare Jackson. La dignità di qualsiasi altra star o celebrità non è stata oltraggiata con tale ferocia. Tale linea di condotta è confermata dal documentario di Bashir che ha contribuito, agli occhi di un pubblico accorto, a percepire i media come una crescente barzelletta.
Se mai ci fosse un senso di fiducia, sarebbe rapidamente ignorato. C’è stato un tempo in cui si poteva accendere la TV o prendere un giornale e distinguere chiaramente le notizie serie da un tabloid. I canali mettevano degli avvisi; come anche in diverse sezioni del giornale. Ora queste distinzioni sono diventate sempre più difficili. Mentre la vita privata di Michael Jackson non è in alcun modo paragonabile alla guerra non risolta tra il nostro Paese e l’Iraq, nel caso in cui decidessimo di passare due ore “Living With him,” perché tirare fuori un vecchio problema con una nuova veste?
Come giornalista, questa straordinaria opportunità, Bashir non poteva sfruttarla meglio … in modo più intelligente? Forse, considerato il potere dei media e l’attuale crisi del paese, se negli otto mesi passati con l’artista, si fosse concentrato sui viaggi fatti da Jackson in tutto il mondo, sarebbe stato molto più saggio; gli incontri con i dignitari, che hanno avuto luogo, sarebbero potuti serviti come tentativo per intavolare la pace. Le celebrità sono attualmente chiamati a responsabilità su tali cose importanti – è un supplemento alla loro professione. Basta guardare Bono degli U2, l’attore Chris Tucker e Jermaine Jackson.
Bashir non è stato in grado di esplorare, come questa icona usi la sua celebrità, il suo potere e la ricchezza come strumento per cambiare la situazione nel mondo? E’ in questo momento che il pubblico dovrebbe sentir parlare di queste cose. Con l’avvento del nuovo secolo, e l’innegabile risveglio spirituale nella nostra società, più che mai, dobbiamo imparare a non giudicare gli altri. Il fatto che questo sia oggetto di strumento da parte dei media per perpetuare pregiudizi è disgustoso; in questo caso, nei confronti di Jackson.
A causa di tutto questo, c’è una mancanza di equilibrio per ciò che lo riguarda, ed è ancora più evidente alle persone accorte. Bashir ha ripetutamente usato la parola ‘inquietante’ in merito al rapporto di Jackson con i bambini. A questo proposito vorrei sovvertire lo scenario per condividere alcune delle mie osservazioni inquietanti.
Riguardo all’abuso di un giovane amico di Jackson, Gavin, Bashir avrebbe dovuto essere un po’ più accorto, tenendo in mente il fatto, che il giorno seguente sarebbe andato a scuola e confrontato faccia a faccia con i suoi compagni di classe e amici, dopo aver raccontato nel documentario dell’amicizia dell’adolescente con Jackson.
In veste di madre e nonna, so, che per i ragazzi la transizione nell’età adulta è già abbastanza difficile di per sé, figuriamo cosa deve aver provato Gavin nel vedere la propria faccia sbattuta in TV e come se non bastasse – Bashir – ha fatto anche delle insinuazioni in relazione all’inappropriato comportamento sessuale. Come amica della famiglia Gavin, sono più che consapevole dell’effetto che ha avuto il sostegno inesorabile e la compassione di Jackson, profusa durante la lunga lotta contro la malattia di Gavin.
La decisione di Bashir di approfittare di questa relazione, produce in me nient’altro, che una vera e autentica indignazione. Io non sono sul libro paga di Michael Jackson, e come giornalista, non ho paura di scegliere di non far parte di questa corale voce universale. Il mio unico interesse, sinceramente, è mosso dal fatto che ho visto questo dramma riproposto più e più volte.
In generale, nella società, c’è un forte impegno a creare questi potenti personaggi, e poi ci deliziamo a distruggere la nostra creazione. Questo è un sistema malato. Ma, se per caso, l’umanità decidesse di visitare i media, spero davvero che rimanga lì per un po’. Spero che si metta ben comoda su una sedia e discuti su come possiamo implementarla nel nostro lavoro senza il rischio che le nostre storie siano povere di alcuni contenuti. Spero che essa, ci mostri come conquistare il rispetto perduto dei media; in modo che il pubblico possa almeno un po’ rispettarci e trarre le loro proprie conclusioni in base a del materiale oggettivo. Se mai l’umanità decidesse di visitare i media, spero sinceramente che voglia tenere un colloquio di due ore … in televisione … in prima serata.
FINE
Grazie a Mjfriendship

***

La giornalista DeDorah B. Pryor ricorda il ‘Re del Pop’, e il giorno in cui decise di difenderlo.
Autore:Deborah B. Pryor

Pubblicato: 25 giugno 2014
“L’Umanità sconosciuta ai Mass Media: una giornalista parla dei tentativi di incastrare Michael Jackson” è il titolo di un articolo che scrissi nel 2003. Questo, come la maggior parte dei miei scritti pubblicati, confermava la frustrazione, la rabbia e la decisione di schierarmi verso qualcosa in cui davvero credevo.
L’intervista di Martin Bashir, inoltre, era stata appena mandata in onda.
Ero ben consapevole da giornalista, che era una mossa rischiosa criticare la categoria – di cui io stessa facevo parte; Mi ero esposta perché volevo difendere – il calvario, non solo di qualcuno in particolare, come Michael Jackson, ma quello di tutte le persone, quando ancora non ero così popolare.
Siccome non mi importava niente, lo feci comunque.
Ricordo di essere stata nervosa quando cliccai il tasto “invio” – con l’articolo indirizzato ad una manciata di colleghi per una loro opinione, ed alcune testate di giornali, tra cui il Los Angeles Times. Pochi giorni dopo, come chiamai il Los Angeles Times, una donna all’altro capo del telefono mi disse in tono sordido: “Noi non pubblichiamo roba del genere.”
Fortunatamente, EURweb di Lee Bailey la pensava diversamente, e senza nemmeno rispondere alla mia e-mail, dopo poco lo pubblicò.
Fin dagli anni Settanta avevo, sì, lavorato come giornalista, e scritto numerosi articoli, ma, mai avevo fatto una cosa simile. A parte la rubrica intitolata ‘lettera aperta’ su Michael in una trasmissione alla radio che avevo condotto nel 1993.
Tuttavia, nel 2003, il mio vero sostentamento economico proveniva dal lavoro che prestavo in una scuola per bisogni speciali: dove avevo (incautamente) inviato l’e-mail proponendo la storia in questione. Quando qualcuno sa di poter perdere il proprio lavoro a causa di una e-mail personale (con un allegato, cioè la storia), si rende conto di quanto rischioso sia questo passo. Appena capii quello che avevo fatto, era troppo tardi.
Nell’eventualità, ancora scossa dalla reazione del LA Times, potete immaginare la mia sorpresa quando arrivai al lavoro il giorno dopo e andai a vedere la posta elettronica. C’erano letteralmente centinaia di e-mail in risposta al mio articolo! E queste e-mail continuavano ancora ad arrivare. Rimasi sbalordita da tale cosa, e, nonostante avessi una mia stanza – iniziai a guardarmi intorno – perché mi sembrava di essere osservata da occhi indiscreti.
Soprattutto, ero terribilmente spaventata dal fatto che il personale tecnico lo avrebbe potuto riferire al mio capo, o ancora peggio al presidente dell’agenzia. Di solito, questo genere di cose erano usurpate rapidamente a causa dei virus. Così come diavolo avevano fatto queste e-mail a passare inosservate, non ho la più vaga idea.
Iniziai a riconoscere alcuni degli indirizzi e-mail e sebbene titubante cliccai su di essi. Erano e-mail da parte di colleghi, professori, fan, insegnanti, genitori – provenienti da tutto il mondo. Tutti sostenevano l’articolo e la posizione in cui mi ero schierata.
Uno studente dall’Australia mi scrisse che il suo insegnante aveva tenuto una lezione sull’articolo in classe. Mi sentii obbligata di ringraziare queste sconosciute persone, solo per il fatto di aver dedicato del loro tempo, oltre a leggere l’articolo, a rispondermi, e quindi passai il resto della mia giornata lavorativa a inviare e-mail di risposta. Ma, come potete immaginare, questo divenne ingestibile, e alla fine scrissi un articolo di ringraziamento su EURweb, che gentilmente aveva pubblicato la storia.
A me, come a milioni di altre persone, Michael, manca più di quanto le parole stesse possono esprimere. Non ho mai incontrato personalmente Michael, o parlato con lui al telefono, tuttavia mi considero tra le persone più fortunate. Grazie a un rapporto amichevole tra la mia e la sua famiglia, lui, in persona ci ha invitato a festeggiare due compleanni: a Encino (dove ho giocato a scarabeo con la signora Jackson) e Neverland; dove abbiamo guardato alcuni film, mangiato popcorn e dolci a volontà.
Ricordo che a Neverland, uno dei dipendenti guidò la mia Volkswagen Cabriolet, “oltre lo stagno” fino alla stazione di rifornimento n° 76, che era sulla proprietà, e riempì il mio serbatoio GRATIS.
In questo giorno, 25 giugno 2014, desidero mostrare pubblicamente il mio amore, il rispetto e la gratitudine a Michael Joseph Jackson, per aver donato se stesso alla sua arte, nonostante i molti sacrifici.
FINE
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON
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