– Il “Grammy Awards” Mancato – 2 marzo 1988 –


Il 2 marzo 1988 si è svolta l’annuale cerimonia dei Grammy Awards, la 30th edizione, al teatro Radio City Hall, Los Angeles. Michael ha offerto una rara esibizione televisiva dal vivo con “The Way You Make Me Feel” e “Man in the Mirror”. L’interpretazione dell’artista lascia il pubblico della sala senza fiato e Michael è omaggiato con una standing ovation.
Michael aveva ricevuto quattro nomination per l’album “Bad”, ma alla fine, lui, come artista, cantante e autore di canzoni, non ottiene nessun premio! L’album “Bad” riceve un solo premio nella categoria Best Engineered Recording.

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Larry Busacca ArchiveAlla 30esima edizione degli annuali Grammy Awards, Michael ha eseguito due canzoni: The Way You Make Me Feel e Man in the Mirror. Nonostante abbia portato in delirio il pubblico della sala con la sua brillante esibizione, Michael non si aggiudica il premio “Record of the Year” (sua unica nomina, per Man in the Mirror) vinto da Bobby McFerrin con Don’t Worry, Be Happy. Questa era anche la sua prima performance televisiva dallo speciale Motown 25 del 1983.
Nella sala improvvisamente le luci si sono abbassate e una silhouette è apparsa dietro un grande schermo. Michael è in piedi, immobile, con un cappello in testa inclinato sugli occhi. Lentamente passa da una posizione ad un’altra, e appena lo schermo si alza Michael si mostra con pantaloni neri, ben sopra le caviglie, camicia blu e t-shirt bianca sotto di essa. Una fascia di stoffa bianca è legata intorno alla vita e al polso, e l’impressione è che sia appena uscito dal set di The Way You Make Me Feel.
Prima di portarsi al centro della scena, Michael discende qualche gradino accennando i primi versi di The Way You Make Me Feel, poi imita di spegnere una sigaretta immaginaria sul pavimento. In un cameo speciale, Tatiana cammina sul palco davanti a lui e come la musica di fa ritmata, Michael getta il cappello, tira fuori la camicia dai pantaloni e quattro ballerini lo raggiungono in pista. La splendida coreografia della sequenza di danza, è ispirata al video stesso della canzone, con la variante del moonwalk che Michael aggiunge alla fine, muovendosi secondo un cerchio.
Finita l’esibizione in forma abbreviata di The Way You Make Me Feel, i ballerini lasciano l’intero palco a Michael e dopo gli applausi, inizia a cantare Man In The Mirror.
Sul palco accompagnano l’artista, il coro New Hope Baptist Church, in abiti blu, e altri cantanti per le voci di sottofondo, tra questi, Siedah Garrett e Andre Crouch. Nell’ultima parte della canzone, a un certo punto, Andre Crouch si dirige verso l’artista aiutandolo ad alzarsi dalla posizione inginocchiata e gli asciuga la fronte, un gesto memore degli spettacoli di James Brown. L’interpretazione di Michael è particolarmente intensa e suggestiva, trasportato anche dalle parole stesse della canzone, quando si porta più volte in ginocchio. Michael, è onorato dal pubblico con una standing ovation per la sua straordinaria prestazione, ma non riceve nessun Grammy …
Michael in questa occasione è stato battuto dal suo avversario e anche se non ha vinto il premio più ambito, ha conquistato il pubblico con una performance che ricorda quella indimenticabile del 1983 allo speciale Motown 25.
Il numero esiguo di statuette vinte al concorso non ha comunque influenzato il suo talento incontestato.
[Fonte:http://mjjtime.blogspot.it/2011/03/today-in-mjj-history.html%5D

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– Produttore esecutivo dei Grammy ricorda il perfezionismo di Michael –

Nel 1988, durante la cerimonia dei Grammy Awards al Radio City di New York, Michael ha eseguito un medley: The Way You Make Me Feel e Man In The Mirror. Dopo la sua prova generale, mi chiamò e chiese se Walter Miller, il nostro direttore, poteva andare al suo albergo per vedere insieme alcune scene del nastro che gli avevo dato. Era la notte prima dello spettacolo, e dopo l’ultima prova, siamo andati al Palazzo Helmsley. Ricordo che ci trovammo in questa incredibile ampia suite con vista su tutta la zona Bassa di Manhattan, soli con Michael e il suo coreografo, Vincent Patterson.
Michael voleva fare solo alcune modifiche alla sua performance e, dopo un po’ di chiacchiere sullo spettacolo, Walter ed io siamo usciti con Vincent.
Poco prima che Vincent si congedasse, Michael ha sussurrato qualcosa a Vincent e lui gli ha dato un oggetto.
In ascensore, incuriosito, ho chiesto a Vincent che cosa aveva dato a Michael. Lui mi disse di avergli dato un microfono di legno per le prove, e che probabilmente si sarebbe messo davanti allo specchio, appoggiato di fronte una finestra in un angolo della suite, provando quasi tutta la notte, fino a raggiungere la perfezione dei suoi passi.
Il pensiero di quest’uomo, nominato per diversi Grammy, da solo contro il profilo dell’orizzonte della città, a provare di notte, mentre la maggior parte dei suoi colleghi candidati erano fuori a festeggiare, mi ha fatto ricordare le occasioni in cui abbiamo lavorato insieme senza che mi avesse mai una volta deluso. Farlo bene, sempre perfetto, era più importante di qualsiasi altra cosa.
– Ken Ehrlich, produttore esecutivo, Grammy Awards-
[Fonte: http://www.billboard.com/news/-1003990266.story#/news/-1003990266.story%5D

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– A Good, and, ‘Bad’, Night –

– Pubblicato: 4 marzo 1988 –
Chi avrebbe mai pensato che qualcuno si dispiacesse per Michael Jackson – proprio alla cerimonia dei Grammy Awards?
Un attimo dopo essere stato inondato di applausi fragorosi per uno degli spettacoli più emozionanti, che sono stati trasmessi alla TV nazionale, Jackson, un uomo molto riservato, è rimasto seduto in platea sotto gli occhi di milioni di persone, visivamente sofferente per l’umiliante sconfitta.
Come hanno iniziato a chiamare gli artisti sul podio del Radio City Music Hall per accettare il Grammy Award, un premio da lui molto ambito, l’artista dall’aspetto magro, l’uomo-bambino aveva il volto terreo. Il suo sguardo non sarebbe stato più triste, in quel momento, se qualcuno fosse fuggito con il suo scimpanzé.
In passato all’evento dei Grammy Awards, quando si presentò con Thriller, l’album di grande successo, Jackson si era aggiudicato ben otto statuette – più di chiunque altro nella storia dell’industria discografica.
Questa volta Jackson, è andato via a mani vuote, ma non ha certo da invidiare niente ai suoi rivali. Ha cercato, coraggiosamente di sorridere, quando Smoky Robinson, leggenda Motown, l’ha scelto come miglior cantante R&B, ma la maggior parte del tempo sembrava semplicemente mortificato. Per le persone presenti in sala, o tra il pubblico televisivo non sarà facile dimenticare il volto deluso di Jackson.
Eppure di questo evento, c’è un’immagine di Jackson, che il pubblico può ricordare in modo indelebile – quella di un artista di altissimo livello, il cui dinamismo sul palco è alimentato dalla sua vulnerabilità.
La parola “vulnerabilità” non è solitamente associata a Jackson. I termini più usati sono “eccentrico” o, “strano”. Tuttavia ci sono alcune sue canzoni davvero irresistibili, come Hartbreak Hotel e Wanna Be Startin ‘Somethin’, in cui affiora una particolare sensibilità.
Questo è lo stesso sentimento, che Jackson infonde anche nelle sue prestazione live, con passione, desiderio, che cattura ed elettrizza.
Jackson era meritevole di almeno un Grammy per la voce, ma non di vincere il premio che anelava di più – quello nella categoria “Best Album”, vinto dal gruppo U2 con “The Joshua Tree”.
Questo dimostra una crescente maturità degli elettori Grammy – per il fatto che la scelta non è stata influenzata dal grande successo commerciale di Jackson e la sua celebrità non seduce al punto di attribuirgli un importante premio.
L’ultimo disco di Jackson, Bad – nonostante la sua ricercata raffinatezza in studio, e lo scintillio pubblicitario, manca soprattutto d’intimità.
L’album è sì, riccamente composto di elementi di grande successo, ma – fatta eccezione per due canzoni – è assolutamente privo di emozioni umane.
Alla consegna del premio per il miglior album “The Joshua Tree”, Bono Hewson degli U2 ha definito la musica soul come qualcosa che va oltre le questioni razziali o lo stile musicale. Questo, ha suggerito, che il compito della musica è di “mostrare” i sentimenti piuttosto che “nasconderli”.
Purtroppo, Bad, per la maggior parte del disco li nasconde. Jackson a volte, sembra confondere la popolarità e la posizione nelle classifiche per abilità, e il suo ultimo album, fa semplicemente riferimento al desiderio di fama.
Tuttavia l’esecuzione di Jackson, alla 30esima manifestazione dei Grammy Awards, è stata un’esperienza completamente nuova. In quei nove minuti in prima serata tv, Michael ha mostrato se stesso. Un Jackson emozionato, che con determinazione, perseveranza e un desiderio sensuale impellente, ha pregato, al consenso e al rispetto dei diritti sociali. E anche se in alcuni momenti ha cantato in playback, questo non ha influenzato il coraggio e la passione della sua interpretazione.
Il pubblico americano ha avuto la possibilità di guardare il coraggio e l’arte di Jackson, ma ha visto anche – che cosa fa di lui una superstar – e non come alcuni percepiscono, un particolare stile di vita o l’ossessione nel cambiare il suo aspetto.
Accettando di esibirsi ai Grammy, Jackson probabilmente auspicava di far rivivere quel momento scintillante del 1983, quando cantò Billy Jean ( “Billy”, così è scritto nel testo originale invece di “Billie”… ndt) allo speciale Motown. La sua esibizione quella notte fu così elettrizzante che molti critici del settore musicale ritengono che gli fece vendere milioni di copie dell’album Thriller.
Se lo stesso accadrà con Bad, dopo lo spettacolo di mercoledì sera – è un’altra questione, ma – dopo aver per mesi, permesso ai tabloid di manipolare la sua immagine – Jackson è finalmente di nuovo comparso davanti al pubblico, apertamente, senza alcuna condizione. Il risultato è stato un momento splendido e infine trionfante nella storia dei Grammy, un momento che ha eclissato tutto il resto del programma – anche la serie di quattro sconfitte.
E se Jackson è stato la principale notizia al telegiornale serale, riguardo i Grammy – è di per sé il vincitore. La vittoria degli U2 nella categoria “Best Album” continua la tradizione di riconoscere l’eccellenza, come lo scorso anno nella stessa categoria con “Graceland” di Paul Simon.
[Fonte: http://www.latimes.com/la-archive-jackson-hilburn-grammy-mar4-1988,0,2530862.story%5D

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– Citazioni dal libro di concessione dei Grammy Awards e Bad –

“Michael Jackson si sarebbe dovuto portare via tutto. Ma quest’anno è il turno dell’A&M e della WEA, quindi ecco spiegati i premi a Sting e a Paul Simon. Però avreste dovuto vedere le loro facce quando Michael ha rubato la scena cantando Man In The Mirror. Erano semplicemente sgomenti. Sono rimasti a bocca aperta davanti al suo talento, capivano bene che non era possibile paragonarlo ai loro artisti. E’ una scelta tra l’industria discografica e Michael Jackson, ed io sceglierò solo e sempre Jackson.”
– Jonathan King ai Grammy del 1988-

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– Citazione da “Michael Jackson: A Visual Documentary” –

“Nel 1987 Bad è l’album più venduto al mondo, affermandosi alla prima posizione nelle classifiche in più di venticinque paesi. L’album è stato nominato in quattro categorie ai “Grammy”, Michael vince un solo premio ‘miglior disco’.
La rivista Billboard, una settimana dopo la cerimonia dei Grammy, riporta che le vendite dell’album Bad di Michael sono maggiori di quelle The Joshua Tree degli U2 – l’album che aveva vinto il premio come miglior album del 1988.
– Adrian Grant –
FINE
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON
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