– Michael Jackson: The Dancer of the Dream – Seconda Parte –


– Michael Jackson, un ballerino arrabbiato –

La danza “Pericolosa” di Michael Jackson. In questa parte parleremo della sessualità che percepiamo nei movimenti di Michael – come promesso in precedenza, vorrei approfondire questo argomento. È importante sapere che, sessualità, aggressività e passione – hanno molto in comune tra di loro, come anche molti stili di danze tradizionali, ricche di pathos e passione. Ogni manifestazione della danza umana, quando l’interprete è completamente libero e personifica stati d’animo, può essere percepita manifestazione della sessualità. E anche se il confine tra emozione e istinto è piuttosto sottile è possibile fare una distinzione.
Fred Astaire, quando una volta ha detto a Michael “Tu sei un ballerino arrabbiato”, non poteva essere più calzante con tale espressione. Questo non significa che fosse dotato di un sentimento negativo, ma ciò non è implicito di malizia, la passione nelle sue performance è qualcosa di selvaggio e dannatamente seducente. Il movimento del corpo è molto influenzato dallo stato d’animo dell’interprete. Quando il movimento è espressione di una emozione interna interpretata con grande passione, allora è danza, senza di essa si riduce a mera ginnastica. E diventa grottesca, se i sentimenti sono simulati solo dall’espressione del volto.
A questo proposito voglio ricordare che, mentre la tecnica nella danza è secondaria, la spiritualità è la sua centralità. La tecnica, invece è fondamentale nello sport – ma la danza non è una disciplina sportiva. Michael Jackson di certo, aveva quello che serve in termini di talento artistico. Molti dei suoi movimenti, sembrano così perfetti, fluidi, e geniali e non per il fatto di aver imparato la tecnica (anche se, lo era sicuramente), ma per essere libero dal proprio ego e presente in ogni momento del movimento. Una più grande connessione con il proprio sé e con la propria energia è la perfetta fusione tra musica e creazione in atto. Ovviamente, questo non è qualcosa che si può imparare, ma è una questione di talento naturale.
Per inciso, Michael non ha sperimentato le tecniche come altri grandi ballerini. Non ha mai fatto una spaccata in aria, o trecento passi al minuto o trentadue fouettés consecutivi, anche se ha fatto cose a volte incredibili per il corpo umano. Molti interpreti nella danza contemporanea, soprattutto giovani, fanno cose che Michael, per esempio non avrebbe mai potuto fare. Ma allora, come mai nonostante una virtuosa tecnica, questi interpreti lasciano in noi una certa freddezza, mentre Michael appena comincia a muoversi trasmette subito grandi emozioni?
Perché manca qualcosa… manca il talento artistico, l’energia, la magia sciamanica e la forza carismatica. La grandezza sulla scena non inizia quando l’interprete si eleva a tre metri da terra per fare un salto mortale. Queste sono acrobazie circensi. La tecnica – è solo uno strumento a servizio della danza. E in questa forma d’arte il talento non nasce dalla tecnica, ma dalla capacità di essere connessi con il corpo, con le emozioni e sensazioni e di permettere al corpo di muoversi nella sua totalità, libertà creando la forma di espressione che più lo rispecchia. L’artista diventa la danza, quando ogni singolo movimento, è un atto spirituale. Michael Jackson, un genio della danza incarnava tutto questo.
Ricordo il fastidio che ho provato nel sentire la gente criticare il suo eccessivo talento. Ad esempio, sostenevano che il moonwalk non era stato creato da Michael, bensì da Marcel Marceau. Bene, in primo luogo, se diamo uno sguardo al passato, scopriamo che il movimento esisteva già molto tempo prima di Marceau. E in secondo luogo, posso sostenere, essendo io stessa una ballerina, che il moonwalk è stato – una sorta di feticcio in uno stile particolare di danza, dell’artista.
C’è un metodo interessante nella regia tecnica di una coreografia – usata da molti – ed è quello di trovare un movimento accattivante e memorabile, per coinvolgere il pubblico al culmine di una performance. Il movimento creato deve essere originale o divertente, ma non è necessario che sia tecnicamente complesso. Trovare un tale movimento, è già di per sé un risultato, perché non è un una cosa facile.
Il moonwalk sfrutta in modo ottimale questo metodo: la base tecnica del movimento classico – cioè camminare all’indietro – è piuttosto semplice che, ogni persona con un minimo di attitudine può imparare. L’approccio invece è diverso per la versione più complessa, come il passo laterale che forma un movimento circolare, di una più alta difficoltà. Qui, c’è bisogno di capire il principio teorico per metterlo in atto. Però, una volta acquisite le giuste competenze, è fattibile.
Ma il talento di Michael nella danza è qualcosa di molto più alto della tecnica e la pantomima acquisita, guarda la padronanza del suo corpo, la coordinazione, il senso del ritmo! Sono stupefacenti! Solo un grande professionista di talento può raggiungere una tale eccellenza.
Eppure, la danza del moonwalk è sensazionale, perché oramai è entrata nell’immaginario collettivo della gente. Tutto questo è dovuto al senso artistico e l’eccellente scelta coreografica, un perfetto connubio frutto di una grande genialità. E al Motown 25, quando ha messo in scena per la prima volta questo passo, è stato necessario incanalare in esso un potente flusso di energia per ottenere un tale risultato.
Nel parlare della danza di Michael, i critici come al solito citano il moonwalk come se fosse il suo unico risultato speciale nell’arte della danza. Il moonwalk – senza dubbio è un evento storico – ma non è il più importante contributo nel mondo della danza. I suoi risultati sono più profondi, tangibili. Sono da ricercare oltre agli elementi specifici della danza, al fatto che ha creato il suo stile personale, un linguaggio del corpo ricco ed espressivo e un approccio unico alla danza.
Nell’universo della danza infinite sono le tecniche e i linguaggi espressivi, e tale panoramica sempre più si arricchirà. Solo “Il cielo è il limite”. Alla fine, però, la storia ricorda quegli interpreti che sono riusciti a creare sul palco speciali emozioni al punto che il pubblico può sperimentare sentimenti di amore, gioia, pianto ed entrare in empatia con esso. Questa è la cosa più importante nel lavoro di un artista. Se riesce a toccare l’anima e il cuore del pubblico – allora è un vero maestro. I passi e le tecniche sono solo strumenti che servono per creare questa magia. La loro fusione armoniosa in un unico corpo è importante, così come la musica è composta da una scala di sette note in una successione di suoni in varie ottave. Certa musica può commuovere e sorprendere, e un’altra – no. È la stessa cosa per la danza.
Diamo di nuovo uno sguardo alle radici della danza di Michael. Quando si parla della sua danza, molto spesso è ricordato il leggendario Fred Astaire e i suoi passi. Michael ha incorporato influenze stilistiche di questo artista che sono evidenti nello stile “gangster” compreso di cappello e scarpe, abito, gessato, gli effetti di colore e di luce, e l’uso di elementi del tip tap.
Ma in modo eccezionale su queste influenze – come anche sui motivi più classici del pop – ha plasmato la sua sincera passione africana – non tanto nell’eseguire la tap dance degli interpreti neri – ma, portando la creazione in atto e miscelando le danze tradizionali africane e caraibiche. Qui la gioia e lo stile si trasformano in una spontanea danza sciamanica al ritmo dei tamburi. Questo si può notare, anche nel video di They Do not Care About Us, dove Michael si fonde in completa armonia con il gruppo dei percussionisti brasiliani. Uniti da una stessa natura comune.
È interessante che Michael è lungi da ricordare un dandy – in scarpe di vernice: tutto questo fa parte dello spettacolo per creare un certo effetto. Non indossa le caratteristiche ghette del gangster, ma mocassini neri e calze bianche, e sotto la giacca nera la camicia nasconde una t- shirt bianca, da strappare a piacimento in qualsiasi momento, e l’elegante Fedora copre i capelli “selvaggi” che non hanno nulla in comune con le pettinature brillantinate dei ballerini del passato. Tale aspetto serve principalmente per apparire sotto i riflettori. Tra l’altro, l’illuminazione è una potente tecnica scenica che si perde nella notte dei tempi, tutti gli artisti sfruttano i vantaggi che essa offre, e Michael non è stato il primo. L’ha presa dai classici. Il gioco di colore tra nero e bianco, il contrasto di luci e ombre scure e nette, mettono in risalto il guanto o i nastri bianchi alle punte delle dita – creando un’atmosfera di intrigante mistero per … un gentiluomo in nero, che esce dalle tenebre. Un archetipo seducente per le signore, fin dai tempi delle “commedie di cappa e spada”. Il suo volto è nascosto, ma le donne sognano di lui come un romantico, amante segreto che arriva nella sua stanza nel cuore della notte entrando dalla finestra. Da qui il motivo del cappello inclinato sugli occhi.
La parte più significativa del corpo di Michael quando danza, sono le mani e i piedi. In particolare le mani. Le mani sono il terzo strumento per un uomo, dopo le parole e l’espressività del volto, che riflette i nostri pensieri e sentimenti. Con i gesti delle mani possiamo esprimerci, comunicare e anche suonare. Ai miei studenti dico loro, che per essere davvero espressivi durante la danza le mani devono mantenere il movimento che nasce dentro di loro e lasciare che l’energia fluisca sempre più da esse. Le mani – sono lo strumento più sensibile al movimento.
Michael ha amplificato l’effetto visivo incorporando il nastro bianco alle dita o del guanto. Sembravano come fasci di energia luminosa in contrasto all’oscurità della misteriosa immagine. Le calze bianche avevano la stessa funzione – accentuare l’attenzione sui piedi. E poi questo elegante, magico uomo in nero, all’improvviso si perdeva nell’estasi “selvaggia” africana nascosta sotto i classici costumi teatrali. I passi di tip tap si trasformavano in movimenti sensuali del corpo, nel portare la mano all’inguine e nel gesto estremo di strappare la t-shirt.
Questo è più efficace di qualsiasi spogliarello. Perché è seduzione a livello di associazioni inconsce, a livello di bellezza, piuttosto della fisiologia. Così, Michael ha attirato l’attenzione anche delle più esigenti donne e giovani ragazze attratte anche da una grezza mascolinità.
Tuttavia, Michael era consapevole di ciò che stava facendo? Credo di sì, sapeva perfettamente che il suo modo di fare attirava su sé un sacco di attenzione – ma non gli ha dato troppo valore. Questo gli ha permesso di danzare, ovviamente, puro e disinibito, e in modo libero. Lui è diventato la danza, un corpo seducente e desiderabile, con l’anima piena di pura travolgente energia. Una sensualità di livello superiore, dove il corpo è completamente subordinato allo spirito.
Michael aveva video e pezzi di danza con un riferimento molto diretto alla sessualità – ha ballato con interpreti femminili e ha toccato con la danza ogni aspetto di una relazione umana. In qualsiasi opera dell’artista riflette vari aspetti della vita, compreso l’amore e la sessualità. Ma è necessario capire che, a prescindere dai movimenti inclusi, non vuol dire che la danza è incentrata su questo tema.
Particolarmente interessante è vedere come alcune persone denotano nella danza, allusioni sessuali, dove non ce ne sono affatto. Prima di tutto, voglio ricordare che la danza è una forma d’arte – nella quale l’espressione corporea dell’individuo è sempre attivamente coinvolta. Un corpo spontaneamente può eventualmente manifestare involontariamente qualcosa, che ad un pubblico distaccato può sembrare sensuale. Ma, anche il semplice sdraiarsi in spiaggia a godersi il sole senza altro fine, a qualcuno può far immaginare esperienze sessuali. Quindi in realtà è un problema dello spettatore e non nel messaggio in sé.
Allo stesso modo, un artista può esprimere significati molto diversi nella danza da quello che viene percepito dallo spettatore – o non esprimere nulla. E il sesso non potrebbe nemmeno essere il concetto principale per l’interprete. Nel caso di Michael, il sesso era di solito secondario. Era troppo religioso, timido e spirituale per concentrarsi su tali cose. Certo che aveva, come in ogni essere umano, una sessualità subconscia. Ma, non è stata espressa in modo diretto e mai trascesa nella volgarità. Questo tipo di ostentazione, opportuna o no, appare invece in quasi tutti i moderni artisti pop, che vanno da Madonna alle “boy band”. Trasmettono un messaggio ben distinto che dovrebbe sorprendere qualcuno tra il pubblico. Si osserva anche nei numeri di danza, una cosa che di certo non avevamo bisogno. La maggior parte degli artisti pop sono ossessionati dal loro sex appeal: vogliono essere così desiderabili, che a volte in scena non porta nulla, solo il sesso, e nella sua forma più cruda, che toglie loro il vero fascino.
Michael non ha mai fatto una cosa del genere. La sua danza non trascendeva mai in atti provocatori. Aveva una naturale sensualità, mai volgare. E mai oscena. Ha placato la sua mente e ha vissuto la danza come i suoi antenati africani seminudi, che non hanno mai considerato la loro nudità come qualcosa di indecente. Erano sensuali, passionali, ma non hanno mai conosciuto la volgarità. Michael ha caratterizzato la sua danza con queste tecniche, ma sempre con la sincerità di un bambino e un magico sciamano. Lui era semplicemente la danza e ne traeva piacere, e non per il fatto che essa suscitasse desiderio sessuale in qualcuno. Questa è la differenza tra lui e molti altri artisti.
Generalmente, stili di danze popolari con antiche radici, sono caratterizzate da movimenti di natura sessuale o sensuale. Ad esempio, nelle feste familiari dei gitani spagnoli, si può notare in alcune danze gioiose, movimenti molto maliziosi e audaci. Eppure, la famiglia si basa su un ordine patriarcale e le ragazze sono educate alla castità, un valore tradizionale molto importante per il loro popolo.
In riferimento alle danze popolari dei latini e neri americani, anch’esse sono ricche di movimenti seducenti. Compreso il gesto di portare la mano all’inguine. E le innate movenze del corpo sono estremamente sensuali.
Ma tutte queste danze popolari una volta erano associate a culti e feste pagane. Movimenti che alludono a qualcosa di sessuale, avevano lo scopo di inneggiare la fertilità, il raccolto o la salute del figlio. Il senso non era quello di suscitare fantasie sessuali nello spettatore, ma glorificare la vita o un rituale religioso. L’energia incanalata nella danza, fino a cadere in estasi, era quello di portare il prosperità alla loro tribù e fortificare la sua unione alle più elevate forze della natura. I movimenti sessuali erano un mezzo, non un fine. Ecco perché in queste culture, tutti questi movimenti sono sensuali, e non volgari: sono innati in loro fin dall’infanzia, da non dargli troppo valore. Tutto è spontaneo secondo natura.
A proposito delle danze popolari africane, guardate come queste ragazzine in Senegal danzano per pura gioia nelle strade del loro villaggio. Questo è un normale gioco d’infanzia, che può essere confrontato con quello delle bambine bianche che si divertono a saltare la corda in cortile. È un gioco – non c’è niente di ambiguo. Tuttavia, le ragazzine senegalesi muovono con disinvoltura e ritmicamente il bacino e talvolta si afferrano la gonna tra le gambe. Secondo la cultura europea potrebbe essere visto come poco consono, ma in Africa a questi movimenti non è attribuito nessun valore osceno, e di conseguenza non traspare alcuna volgarità.

Movimenti simili si possono osservare nelle danze praticate da professionisti, per esempio, quando la Chuck Davis African esegue forme di danze tradizionali africane e afroamericane. Guarda, qui l’espressione corporea dell’interprete, la posizione delle mani e i piedi e il modo in cui i movimenti fluiscono liberamente e naturalmente. Questi non sono movimenti volgari, se non gli si attribuisce il presunto valore di oscenità.

In sostanza: il movimento improprio non è tanto la parte in sé del corpo coinvolto, quanto la sua presentazione e la percezione.
Sinceramente, fin da ragazzina sono arrivata alla conclusione che tutta la moderna musica e danza pop trovano la loro origine in Africa. È più che evidente. Tuttavia, quando dopo ho visto il film “Dance Black America! (D. A. Pennebaker e Chris Hegedus, 1983)”, ha lasciato in me una forte impressione e mi sono resa conto, senza alcun dubbio, che la metà del nostro quotidiano è associato con l’Africa.
“Dance Black America Dance!” è un film meraviglioso! Ripercorre e celebra le radici della Black Dance fino alla danza moderna. Si può vedere la danza del tip tap, numeri di cabaret del primo Novecento, e il “Lindy Hop”. Queste danze trovano tutte, la sua origine in Africa. L’intera cultura pop occidentale prende in prestito i ritmi dell’Africa.
Il fatto più incredibile è che gli africani hanno cambiato completamente le concezioni europee della danza. Chi danza più il Valzer europeo o la Gavotte? Relegate in una dimensione culturale e storica di nicchia, sono state quasi dimenticate da chi studia la danza. Mentre la danza africana, basata sulla libera espressione del corpo impera in ogni discoteca. Anche le persone che non sanno danzare affatto, muovono semplicemente mani e piedi al ritmo della musica – che fanno eco all’estetica del movimento africano.

 -Motivi spagnoli –

Dato che ho studiato la danza e la cultura del Flamenco, mi è stato chiesto se l’arte di Michael in qualche modo è stata influenzata da essa. A mio avviso non vedo una influenza diretta, ma di certo ci sono dei punti in comune.
Come ho già detto più volte, bisogna ricordare che le danze tradizionali popolari e la musica, hanno origine e per analoghe ragioni da antiche culture, il Flamenco e la cultura afro-americana (compreso il jazz) non fanno eccezione. Entrambi i gruppi etnici risalgono ai tempi antichi e alle influenze africane, sebbene in misura diversa. Ed entrambi le tradizioni si basano sugli stessi principi, come l’improvvisazione, il movimento, il ritmo, l’espressione dei sentimenti e lo stato estatico, che spesso risalgono ai miti religiosi del lontano passato.
Il Flamenco e la cultura afro-americana sono molto simili – per secoli le due culture sono state mantenute dalla gente, che ha cantato, per accompagnare ogni momento della vita: gioia, difficoltà, solitudine, la morte. Inoltre, hanno in comune riferimenti con il cristianesimo, e hanno creato interessanti sottogeneri all’interno delle celebrazioni religiose e canzoni. Nel corso della storia, queste due culture si sono influenzate avvicenda, dando vita a interessanti commistioni e nuovi generi. E ancora oggi, queste forme culturali convivono in armonia. L’arte spagnola si è combinata ai motivi africani in varie forme, come il nuovo stile Flamenco Jazz.
Riguardo alla questione dell’influenza del flamenco su Michael, vedo in lui una certa somiglianza a Joaquin Cortes, uno dei più famosi ballerini del flamenco moderno. Questa si può riscontrare nella loro arte, come nella rappresentazione sul palco. Mentre si può sostenere che non vi sia una influenza diretta, è chiaro che hanno qualcosa in comune: per esempio, un cappello nero, camicia bianca, i capelli lunghi e la magistrale capacità di interagire con il pubblico.
I riferimenti del flamenco nell’arte di Michael sono espliciti nel video In the closet. In primo luogo, si vedono ballerine spagnole in lunghi abiti bianchi. In realtà non sono di razza spagnola, ma danzano il flamenco – è inequivocabile. In secondo luogo, sia le ballerine che Michael sono pettinate in stile flamenco, con i capelli raccolti e molti lisci. Tra l’altro, vedere Michael con i capelli lisci messi all’indietro è stato molto insolito. Ma questa era una caratteristica stilistica: il concetto generale del video, compreso i costumi, la scenografia è realizzata con un tocco di Spagna e un po’ di America Latina. Perfino gli stivali con il tacco alto di Michael sono simili a quelli indossati dai ballerini spagnoli. Al contrario, l’immagine di Naomi Campbell è marcatamente latina – indossa un abito corto in stile Lambada brasiliana. La storia si svolge sullo sfondo di tipiche case dalle pareti bianche, molto simile al classico sud della Spagna e anche dell’America Latina. Questo probabilmente è stato fatto per sottolineare l’erotismo del video, perché molte persone associano la cultura spagnola e latino-americana, alla passione e la sessualità.

– La danza nei video –

In questa parte vorrei parlare di altre speciali opere di Michael – numeri di danza e cortometraggi. Dato l’immenso corpo del suo lavoro, purtroppo, l’analisi si concentra solo su poche di loro. Per questo motivo ho selezionato Bad, Smooth Criminal e Ghosts, che sono i miei video preferiti. Di certo, rappresentano una parte del suo lavoro più professionale e più geniale in termini di messa in scena, tecniche di ripresa, originalità – una splendida fusione tra cinematografia e coreografia.
Smooth Criminal è, naturalmente, un capolavoro per la magistrale “interconnessione” delle sequenze di danza e lo spazio dell’azione scenica. Le riprese filmiche, iscritte nello spazio di una tela, utilizzano diversi ambienti interni e segmenti di danza ben costruiti. La coreografia e gli angoli di ripresa trasportano lo spettatore da una scena all’altra adattandosi perfettamente alla trama del racconto. Una produzione di alto livello, creata da una meravigliosa sequenza logica di fotogrammi e il senso della danza e la scena teatrale. Smooth Criminal è un’elegante stilizzazione sul tema gangster nello spirito della vecchia Hollywood, dove ogni immagine, in senso buono è teatrale.
In particolare, nel cortometraggio c’è una splendida sequenza in cui Michael dà libera espressione di sé: non c’è musica, solo gemiti, grida e movimenti della testa. Un momento carico di intensa emozione, e perfetto per la sua natura sciamanica. Dà l’impressione di una sorta di rituale africano, con il sacrificio di polli e presenze superiori. A mio parere, questo è il miglior momento del video, qualcosa di diverso dal solito tema gangster presentato da Hollywood e Broadway per creare un bel contrasto, senza snaturare lo stile generale.
Nella lunga sequenza di danza del cortometraggio di Bad, Michael è un capolavoro assoluto di aggressività orchestrata da una sapiente regia. Tutto il segmento è costruito su questo approccio. Il corpo di ballo, più volte si armonizza all’unisono con Michael. Questa è la loro funzione primaria, e sembra una sorta di impulso comune, una sfida: il movimento verso la macchina da presa convince lo spettatore che questa sfida è reale. Ma nel finale “a cappella” c’è un particolare interessante: tutta l’attenzione è così focalizzata su Michael, da non vedere che gli altri non mostrano nemmeno un decimo della sua intensità emotiva. Egli sta dando tutto quello che può, con gli occhi scuri di rabbia, mentre gli altri sembrano apparire tranquilli. Guardateli bene, è un contrasto più che evidente.
In generale, Bad – è senza dubbio uno dei migliori lavori di Michael, in cui mostra le sue doti di attore in grado di interpretare due ruoli molto diversi: un umile studente che in principio opera delle scelte, senza seguire il suo cuore per aggregarsi a una cattiva compagnia, ma che poi si trasforma in un uomo dal carattere duro e pretenzioso, in cui lo studente vorrebbe diventare, per sconfiggere il male.
Ghosts – di per sé è un film molto importante. La coreografia, anche in questo caso, completa la narrazione della storia – e presenta una serie di passi di danza innovativi. Il successo di questo film – credo che vada ricercato in particolare in questa immaginaria coreografia. Spesso Ghosts è confrontato con il famosissimo video Thriller, perché, a primo avviso, sembra riproporre il solito tema dei film horror di successo. Tuttavia questo film si discosta da Thriller, per il contenuto di questioni filosofiche profonde del rapporto tra l’artista e il pubblico, l’individualità e la società. Altrettanto importante, è l’ampio spazio dedicato alla coreografia.
In realtà Thriller, ha solo una breve sequenza di danza, costruita  per bilanciare professionalità e semplicità. Da una parte, si tratta di un grande lavoro di recitazione in cui i ballerini interpretano differenti zombie con versatilità ed espressività. D’altro canto, la danza di Thriller il più delle volte dà vita a un flash mob di fan in onore di MJ. E il motivo non è solo da ricercare nella grande popolarità della danza, ma anche per il fatto che la coreografia è abbastanza facile da imparare, se non in modo perfetto, almeno approssimativamente, un gruppo di fan è in grado di danzare più o meno insieme.
Le sequenze di danza in Ghosts sono più complesse e richiedono più abilità rispetto ai movimenti di Thriller. Agli interpreti è concesso un più ampio spazio e possibilità di esprimersi. La danza è progettata su una coreografia ricca di elementi suggestivi che creano l’illusione di estraneità intorno al gruppo di fantasmi. Michael stesso interpreta diversi ruoli, e ogni ruolo rifrange una sua immagine specifica. Ad esempio, Michael esegue la sequenza dello scheletro con i suoi passi inconfondibili, una caratteristica percettivamente riconoscibile dal pubblico, da non lasciare dubbi su chi è lo scheletro.
Ma quando in modo simile danza nel ruolo del sindaco, aggiunge molta ironia, e la danza diventa comica. Al contrario, quando interpreta se stesso, nel ruolo del Maestro, non usa cliché, ma usa una serie di elementi innovativi mai visti prima, da rendere la coreografia del film completamente diversa da altre sue precedenti danze.
A questo punto vorrei soffermarmi anche sulla performance di Billie Jean – considerata la danza più leggendaria di Michael. È di fatto il suo capolavoro, basato sul minimalismo, come un monologo in un palcoscenico deserto illuminato da un cono di luce. Solo un grande artista può intrattenere un pubblico e non essere noioso, senza alcun allestimento scenico. Personalmente, è sempre emozionante guardare un atto in creazione, in cui l’artista presenta qualcosa di spontaneo e unico. E in Billie Jean c’è sempre ampio respiro per l’improvvisazione. La sua semplice eleganza, e l’unicità della performance di Michael, ha reso Billie Jean una icona per molti anni. Tanto, che è la danza più spesso utilizzata per imitare Michael (che, di norma è uno spettacolo miserabile). Billie Jean è diventata sensazionale al Motown 25° che ha sollevato Michael come artista a un livello completamente nuovo.
La performance di Billie Jean, al Motown 25° nel 1983 è per molti aspetti diversa dalle sue versioni live successive, questo è evidente. Non è perfetta e il moonwalk non è abbastanza fluido. Tuttavia, l’intensità emotiva è così elettrizzante, da essere insuperabile.
Alla fine della performance, quando Michael si ferma e guarda il pubblico … non so come descrivere l’espressione dei suoi occhi, ma capisco cosa trasmettono. Pochi minuti possono cambiare tutto. Guarda lui appare diverso. È in questi momenti che si cerca di memorizzare tutto – ma restano solo frammenti, schegge di ricordi e sentimenti. C’è un flusso di energia molto forte che viene liberata, e la sensazione è come aver lavorato per due ore invece di pochi minuti. Questo rappresenta la più potente connessione con il pubblico, naturalmente. Questo è ancora più stimolante. Perché se il pubblico è soddisfatto nel guardare qualcosa di nuovo per la prima volta – è un momento davvero speciale. Ogni volta che guardo questo spettacolo credo che Michael si sentisse come sotto esame. Non c’era nemmeno un riflettore. Solo un artista sul palcoscenico. Eppure è più emozionante di qualsiasi altro spettacolo con costosi effetti speciali.

– “This is it” –

L’ultimo argomento che desidero toccare, sono le abilità di Michael come danzatore e se con l’avanzare dell’età aveva perso alcune delle sue capacità. Devo dire con dispiacere, che ho sentito queste opinioni sul film This is it.
Prima di tutto, ci sono molti modi di guardare una danza, inoltre è importante ricordare che la danza è un’arte – e non una disciplina sportiva, come ho già detto prima.
La danza e il corpo sono tra loro strettamente connessi, naturalmente, l’abilità tecnica e l’espressività sono qualità per valutare una performance di danza. Ci sono alcuni aspetti tecnici che sono importanti nel balletto, mentre altri – in una danza tradizionale, e altri ancora – nel pop, etc. Ma qualunque sia l’importanza della tecnica, prima di tutto bisogna considerare il contenuto artistico e in secondo luogo la tecnica. Questo non vuol dire che non siano necessari alcuni fondamenti per eseguire dei movimenti di una prestazione. Ma qui non stiamo parlando di un principiante, ma dell’abilità di un grande artista.
In Russia l’età pensionabile degli artisti nel balletto inizia a 38 anni. Capisci cosa vuol dire? Non a 50 e neanche a 45, ma a 38 anni! Questo avviene, naturalmente, a causa dell’enorme fatica. Il fisico è sottoposto a grande stress, pertanto l’autunno degli artisti nel balletto classico comincia presto – questa specificità, non è comunque una regola comune per qualsiasi tipo di danza. Tuttavia, dobbiamo sapere che non c’è nessun’altra disciplina dove la pensione inizia a 38 anni.
Naturalmente, ci sono alcune rare eccezioni, come Maya Plisetskaya, che ha calcato la scena fino a 70 anni. Ma tutti sono in grado di comprendere che l’età avanzata logora il fisico. Un artista non può superare un certo numero di spettacoli, anche se i biglietti sono molto richiesti dalla gente che ama vedere sia la ballerina di 20 e 70 anni. La gente considera e apprezza l’individualità artistica e non tanto un fouetté perfetto. L’individualità artistica è una qualità fondamentale nella danza e indispensabile per la performance dell’artista.
Ecco un altro esempio: nella danza del flamenco gli artisti si esibiscono fino a una età piuttosto avanzata. Non esiste proprio che un artista vada in riposo a 38 anni, anzi, per alcuni la carriera professionale inizia non prima di 30 anni. Tuttavia, è impossibile arrestare i cambiamenti fisici dovuti all’età, ma gli artisti spagnoli danzano ancora, pur essendo abbastanza vecchi, perché anche in questo caso, ciò che conta è il contenuto artistico. Spiritualità e arte vanno oltre la tecnica nella danza del flamenco. Pertanto, gli artisti anziani sono venerati a volte anche più dei giovani: hanno in sé speciali potenzialità espressive. Sono artisti maturi al culmine di questa arte, che padroneggiano con esperienze di vita significative. Ciò che conta è l’individualità, per salire sul palco e trasmettere qualcosa al pubblico, bisogna essere unici e diversi dagli altri.
Ciò che ho illustrato è per sottolineare la netta differenza tra gli elementi primari e secondari nell’arte, ma anche tra abilità di un maestro e le abilità di artisti comuni. A volte la grandiosità di un artista, non risiede tanto nell’esecuzione che richiede un tremendo sforzo fisico, ma per la sua unicità. Piroette o elevazioni sono movimenti che fanno parte di interpretazioni comuni, o di sequenze coreografiche assimilate con l’esercizio. Certo anche questo è alla base di una professionalità, che però è finalizzata ad altri scopi.
Michael Jackson – era un danzatore del pop, il cui lavoro è più vicino all’arte nel senso più alto, e non alle discipline sportive. Come nella danza tradizionale e nel teatro classico, è stato capace di creare una significativa connessione con il pubblico e Dio. Può suonare ridondante, ma questo era il suo messaggio principale da trasmettere al pubblico. E c’è riuscito come artista professionale e molta originalità.
Michael aveva già 50 anni, ma l’armonia dei suoi movimenti erano perfetti. E per esibirsi nei suoi spettacoli non aveva bisogno di niente altro.
Sì, credo che non potesse più ballare per tante ore e con lo stesso vigore di quando aveva 20 o 30 anni. Certo, pur essendo un uomo sano di 50 anni calcare la scena non era facile come a 30 anni, questo è ovvio. Ma non aveva bisogno di infondere la stessa energia in essa. Michael era dotato di individualità, armonia, classe e passione. This is It. Questa era tutta la sua essenza!
Così, l’esibizione di Michael che abbiamo visto in This Is It, a mio parere, anche tralasciando la simpatia che nutro per lui, era superiore al suo gruppo di danza. Perché lui viveva intensamente ogni attimo della danza. I suoi passi fluivano liberamente. E nonostante questi giovani e brillanti ballerini cerchino di imitarlo, non saranno mai al suo livello, benché dotati di talento e di un fisico più forte.
Sinceramente, non si dovrebbe spiegare una verità lapalissiana. Provo sempre un senso di frustrazione nel dover sottolineare questo, ma ci sono delle persone che non riescono a comprendere i principi fondamentali. Questa incomprensione mi affligge, non solo nei confronti di figure come Michael Jackson, ma in una più ampia comprensione della danza come arte e fenomeno sociale.
Desidero sottolineare un’altra importante cosa: Michael non era solo più giovane, ma aveva sperimentato molte prove difficili nella sua vita. Questo è un dato di fatto. E poi, che fosse in buona salute o meno, non trascende dalle sue abilità. È evidente che ha avuto una vita molto difficile, ma non ha mai perso la capacità di cantare e ballare perfettamente. Il film dimostra questo.
Posso solo dire che le prove di certo devono essere state molto faticose per Michael, ma sapeva lavorare ancora con professionalità ed esibirsi in modo magistrale.
Basta guardare come danza nel film per rendersi conto che ogni frame – è un piccolo capolavoro. Talvolta, la danza non è molto complessa – è chiaro che Michael improvvisa, ripetendo il gesto stesso più volte, cosa comune dell’improvvisazione. Non era stressante per lui, più un modo per rilassarsi. Altre volte amava scherzare. Ma era sempre fantastico, anche quando scherzava era una persona geniale. Perfino il suo atteggiarsi era unico, e non può essere imitato.
Michael in modo abbastanza preciso, una volta ha detto al giornalista Martin Bashir: “Un ballerino non deve pensare, deve sentire.” Sì, questo è assolutamente giusto. Il corpo fluisce spontaneamente. Il ritmo della musica può trasportare o meno, o creare movimenti naturali. Questo vuol dire avere la mente vuota o non-mente, la danza – è prima di tutto un linguaggio corporeo non verbale (astratto). Durante la danza, non si può provare un senso di tensione psicologica, se questo dovesse accadere sarebbe un fallimento – bisogna sentirsi liberi e se stessi. Per non parlare di salti e rotazioni, elementi tecnicamente complessi, che richiedono una concentrazione elevata. Ma un movimento, che può essere percepito difficile da chi guarda, per l’interprete è spesso vissuto come naturale, o piuttosto come liberatorio. Il corpo fluisce, le braccia si inarcano, il collo è flesso, il piede è teso – tutti i gesti sono semplicemente espressione libera e naturale. Proprio come il semplice camminare o passeggiare. La danza, un insieme ritmico di movimenti, non è altro che il linguaggio naturale del corpo.
Artisti come Michael, non padroneggiano passo dopo passo in un movimento, ma vivono in simbiosi con esso. Cioè, non si arriva ad una lezione di danza, pensando a come fare un movimento, invece si cattura la sensazione del movimento, allora diventa naturale come respirare. Sapendo come farlo, sarà sempre possibile eseguirlo. La cosa importante è di avere mente e corpo intatti.
Quando i ballerini dicono che la danza – è un lavoro infernale, è chiaro che dopo 5-20 minuti di allenamento saranno stanchi, e dopo poche ore terribilmente distrutti. Ma questo non significa che stai lì a pensare ogni istante: “Oh mio Dio, è così difficile!” La danza, nonostante la fatica fisica è gioia e sicurezza di sé. Talvolta i piedi arrivano perfino a sanguinare, i legamenti fanno male. Ma mentre si danza, si tende a ignorare la sensazione del dolore. Raggiunto il momento in cui il corpo è in estasi, il dolore può addirittura completamente scomparire. La danza è solo meraviglia, meraviglia e sorpresa. L’adrenalina è allo zenit. E di solito, il dolore o le conseguenze di tale fatica, non sono avvertite fino al giorno dopo lo spettacolo.
Io non ho competenze mediche o scientifiche, per spiegare i processi cerebrali che si verificano in tali stati d’animo, ma di certo questi momenti rivelano capacità nascoste in noi stessi, che, si liberano grazie alla possibilità di accedere a queste dimensioni superiori e raggiungere lo stato alterato di coscienza. Tutto questo ci riporta al principio di questo mio scritto: Michael, come artista ha pienamente incarnato la danza, e sostenere che avesse perso le sue abilità è completamente privo di senso e assurdo.

– Poeta nella danza –

È arrivato il momento di concludere, anche se potrei parlare ancora e ancora. Ho cercato di raffigurare un’immagine, che volendo è possibile espandere e approfondire con altri dettagli. Poiché il tema della danza nel suo significato generale è inesauribile, e Michael ricorre in essa – immutato. Mi auguro solo di essere stata in grado di esprimere gli elementi cardine della sua immagine.
Per completare questa analisi, vorrei in primo luogo ribadire che la danza è connessione simbiotica tra corpo e spirito, per scoprire nuove dimensioni, entrando in contatto con il nostro sé oltre i limiti e vincoli imposti. Ci sono tanti bravi ballerini, ma solo pochi di loro possono fregiarsi del titolo di veri artisti.
Il genere e la grande popolarità sono irrilevanti, la cosa importante è quanto l’artista si dona interamente all’arte, e fino a che punto è consapevole dell’immenso dono ricevuto, e quanto di esso riesce a condividere con il pubblico. Il dono – non è solo il talento o il genio, un dono – è diventare strumento stesso della danza grazie al talento offerto da Dio, è il corpo  a farsi pensiero, è cogliere l’infinito nella fuggevolezza dell’attimo e il sacro presente nel mondo.
Michael Jackson era uno di quei danzatori “poeti”, che si era donato completamente alla danza, e sul palco era l’essenza del suo sé. Questa scintilla creativa ha portato il pubblico oltre le convenzioni, permettendo loro di connettersi con l’energia vibrante, i sentimenti e la bellezza che non può essere percepita dalla logica, ma si può solo sentire.
Sul palco ha messo a nudo l’espressività dei suoi sentimenti, e ha potuto rilasciare e cogliere il flusso dell’atto in creazione, come nessun’altro artista del pop ha mai fatto. La spiritualità e l’estetica, che ha portato sul palco – sono uniche, e senza precedenti. La complessità e allo stesso tempo la semplicità che ha fuso insieme sono qualcosa di geniale. Nel suo genere, rimarrà senza eguali per tanto tempo. Sarebbe bello se tutti lo capissero e non solo i suoi fan.
Mi considero fortunata di aver vissuto nel suo tempo, e contenta di aver guardato i suoi video, libera da qualsiasi pregiudizio. Ricordo, anni più tardi, quando in modo crudele era considerato “Wacko” o mostro. A tal punto che, avevamo quasi paura di dire che ci piaceva Michael Jackson. Ma, nemmeno questo mi ha impedito di vedere la bellezza e la spiritualità della sua arte.
Fa davvero male vedere come la sua vita è finita. Ed è triste constatare che, durante l’esistenza il talento è spesso percepito in una luce negativa. Ma questa sembra risiedere nella nostra natura umana. Un uomo dal talento poliedrico, geniale nel campo della musica e danza e le arti visive, è noto al pubblico, non per il suo incredibile lavoro, ma per alcuni frammenti di notizie in tv e storie sensazionali, che non sono degne di attenzione. Ad oggi, non c’è un programma decente in TV – solo patetici lavori amatoriali, dove nomi, date, e fatti sono distorti, e di fatto non dicono nulla circa il suo dono creativo. E i migliori concerti e film sembrano essere guardati solo dai fan. È un vero peccato. C’è solo da sperare che la giustizia un giorno prevarrà. E dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere affinché questo possa accadere, anche con l’aiuto del nostro piccolo contributo.
Io voglio credere che un giorno, Michael Jackson l’artista, sarà ricordato, ancor prima di un idolo pop, come un grande maestro e umanitario che “danzava il suo sogno”.
Amor (Love Fadeeva)
FINE
Fonte: http://en.michaeljackson.ru/michael-jackson-the-dancer-of-the-dream/#more-1409
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON
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3 thoughts on “– Michael Jackson: The Dancer of the Dream – Seconda Parte –

  1. Pingback: - Michael Jackson: The Dancer of the Dream – Prima Parte – | ONLYMICHAELJACKSON

  2. Grazie all’autrice e a te, Grazia, per aver postato questo articolo. A mio parere è un’analisi precisa, parecchio accurata e assolutamente giusta dell’ arte della danza di Michael e del perché MJ sia un ballerino unico e straordinario. Mi vengono in mente le parole di Roberto Bolle: “Chiunque studi danza classica tenga presente come ballava Michael Jackson”. L’ autrice ha ragione nel dire che queste cose dovrebbero essere note a tutti, non solo a noi fan.

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