– L’EMOZIONANTE “MOTOWN 25” VISTO IN DIRETTA –


Lo spettacolo “Motown 25 – Yesterday, Today, Forever” è stato registrato il 25 marzo 1983 all’Auditorium Pasadena Civic. Trasmesso in TV da NBC il 16 maggio dello stesso anno è stato visto da oltre 47 milioni di spettatori. I Jackson Five hanno cantato quattro canzoni: “I Want You Back”, “The Love You Save”, “Never Can Say Goodbye” e “I’ll BeThere”. Sul palco, per l’occasione si è unito al gruppo anche Jermaine. Dopo il medley, Michael ha proseguito l’evento da solo e ha interpretato una canzone fuori del catalogo Motown – Billie Jean, su cui ha esordito con la strabiliante danza del moonwalk.

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Un giovane uomo – animo sensibile, voce ferma, guanto bianco e scarpe magiche – prende il microfono e comincia a scrivere un nuovo capitolo della storia musicale americana. Nel momento che Michael Jackson comincia a cantare Billie Jean – falsetto, gemiti, piroette e infine con il suo moonwalk – l’industria della musica ha dovuto ridefinire gli standard di valutazione del successo.
(Entertainment Weekly – Motown 25)

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Il 25 marzo 1983, allo speciale “Motown 25th anniversario”, i giornalisti Steven Ivory e Christopher Smith erano tra il pubblico in sala, quando Michael Jackson sulle note di “Billie Jean” ha presentato per la prima volta il moonwalk. Loro ricordano quella leggendaria serata, che ha fatto la storia della musica pop.

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– Steven Ivory ricorda quella notte leggendaria al Pasadena Civic….

La sera del 25 marzo 1983, ho assistito in diretta allo spettacolo “Motown 25: Yesterday, Today, Forever” registrato da NBC. Per l’occasione avevo noleggiato uno smoking, che non mi andava a pennello e ho raggiunto l’Auditorium Pasadena Civic alla guida di una utilitaria, anch’essa noleggiata. La registrazione della performance di Jackson (il labiale sincronizzato, piuttosto ironico considerando la sua abilità nel cantare dal vivo mentre danza) di fatto non riesce a cogliere realmente quello che è successo in sala quella sera: il caos allo stato puro.
Ciò che oggi sembra normale, a quel tempo fu qualcosa di veramente strabiliante: nessuno aveva mai visto così Michael Jackson. Perfino i suoi fratelli, dopo l’esecuzione del medley insieme a lui, dal retroscena lo guardarono esibirsi come se fosse stato il suo debutto. Come narra la storia, Michael aveva preparato il numero il giorno prima dello spettacolo.
I fan di Jackson, furono tutti felicissimi di vederlo di nuovo sul palco dal vivo. Ma i fan di Jackson e di razza nera, furono inondati da un senso di orgoglio culturale, che non era solo per la musica, ma per il fatto di entrare a far parte della storia musicale americana. Quei cinque minuti di Jackson, da solo sul palco, in qualche modo e allo stesso tempo hanno inorgoglito l’intera razza – in ogni caso, ottennne ai suoi piedi l’intera sala del Pasadena Civic. La registrazione dello spettacolo, dopo la fine dell’esibizione di Jackson, fu momentaneamente interrotta per consentire all’intera produzione e al pubblico in sala di riacquisire la sua calma: gli uomini – per sistemarsi le cravatte, e le donne – per riposizionare le parrucche.
L’atmosfera in sala era come se Jackson avesse lanciato una “bomba di emozione” tra il pubblico, e lo avesse lasciato lì, stordito e incapace di gestire tutto questo flusso di energia. “Signore e signori”, – supplicò una voce maschile amplificata dagli altoparlanti. – Vi prego di riprendere i vostri posti, dobbiamo continuare a registrare lo spettacolo. Per favore … “. Le persone si asciugavano le lacrime agli occhi, si abbracciavano l’una con l’altra o battevano tra di loro il cinque. L’esibizione? Sì, avevamo appena assistito a una cerimonia d’incoronazione!
Poco dopo, l’ordine in sala fu ripristinato e il pubblico guardò con tranquillità il resto dello spettacolo, ma la coscienza collettiva di ognuno di noi era stata oramai catturata da Jackson.
Subito dopo che Michael lasciò il palco, in un primo momento, mi disse di essere insoddisfatto della sua esibizione. La coreografia della performance non era riuscita come lui avrebbe voluto: stare sulle punte dei piedi e rimanere in quella posizione, come sospeso nel tempo. Fortunatamente non lo fece – altrimenti il pubblico non sarebbe sopravvissuto a una tale emozione.
Così, questi stessi fan erano impazziti, anche quando dopo un concerto, l’artista era apparso a una festa, che Motown aveva organizzato in una area interna di un centro commerciale, e trasformata in una enorme discoteca.
Mentre la guardia del corpo di Jackson lo accompagnava lungo la strada tra una folla di fan in delirio, Tops, Tempts, Supremes e altre celebrità urtavano l’artista come se loro stessi non fossero delle leggende, non avessero creato musica che aveva influenzato le sue canzoni. Il caos  continuò e le guardie del corpo di Jackson non avendo altra scelta, furono costretti a tornare verso la limousine all’ingresso.
Le persone come me, abbastanza fortunate da aver assistito allo spettacolo in diretta, hanno aspettato con ansia settimane prima di poterlo rivedere in televisione. Ma, l’interpretazione di Jackson avrebbe toccato anche i telespettatori, come chi lo aveva visto in diretta?
Sì, come ho scoperto dagli stessi Jacksons. Rabbie Jackson mi disse che quando lo show è stato trasmesso in TV, l’ha registrato su una cassetta, come gran parte del pubblico americano. Il giorno dopo, amici, artisti e personalità varie lo chiamarono, inviarono fiori e condivisero i loro complimenti, riconoscendo così che il mondo era ancora in ovazione. “La gente si è presentata alla porta di Hayvenhurst (la casa di Jackson a Encino) per tutto il giorno – ha detto. – Era come se qualcuno si sposasse o fosse tornato a casa con il bambino dall’ospedale. Abbiamo guardato la registrazione più e più volte per tutto il giorno fino a quando la cassetta non si è rotta. “
E il giorno dopo la prima “Motown 25” la vendita dell’album Thriller andò letteralmente alle stelle. Al culmine della sua eccezionale fama, le vendite dell’album in America erano di mezzo milione di copie la settimana. Solo a Los Angeles aveva venduto oltre un milione di copie, tanto che l’album Thriller si era pienamente meritato il suo codice postale. Anni dopo, Quincy Jones mi ha confidato, che questo enorme successo, a un certo punto ha cominciato a spaventarlo un po’.
– Steven Ivory –

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– Christopher Smith ricorda la sua esperienza nell’auditorium….

Pubblicato:27 giugno 2009
[…] Il pubblico in sala era letteralmente esploso dall’euforia. Il più delle volte, quasi mai mi faccio coinvolgere dall’eccitamento di una folla, ma quella volta fu diverso. Il rumore, più che un frastuono, era un suono di grida simultanee provenienti da ogni parte dell’auditorio, come se tutti fossero stati contemporaneamente spaventati. Un paio di file davanti a me, in linea con la mia visuale, due donne si erano fortemente abbracciate, afferrandosi l’un l’altra, e con lo sguardo fissavano il palco, come se cercassero di memorizzare a livello inconscio il momento più di ogni altro.
Poi, appena dopo 15 secondi di spettacolo, stranamente la folla si era acquietata. Le persone erano tutte in piedi, come se volessero immergersi nell’esibizione. Tutto il pubblico era rimasto incantato alla vista di un inedito, Jackson, adulto, nel pieno controllo della sua abilità artistica – il falsetto si riconosceva, ma per il resto, era uno spettro a noi sconosciuto.
La danza è stata la parte clou della sua performance. Fino a quel momento, non avevo mai immaginato Michael Jackson come artista adulto. Il suo esile corpo si muoveva agilmente e le mosse eseguite erano perfette al millesimo di secondo – movimenti stupefacenti da rimanere ammaliato. Il debutto del moonwalk ha riacceso di nuovo le grida del pubblico – infatti, nella hall, più tardi le persone tentavano, senza riuscirci, di imitare quel movimento.
Dopo la fine del brano, Jackson uscì dal palco e ci fu una pausa prima dell’atto successivo. Ricordo, che mentre stavo rientrando dal bagno, incrociai alcuni ragazzi e sentii un frammento della loro conversazione. Come Jackson non c’è nessuno oggi.
Unico allora e per sempre.
– Christopher Smith –
(Los Angeles Time)

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– Ricordo di una fan…..

Pubblicato: 17 luglio 2009
Ricordo ancora oggi, quando il 16 maggio 1983, insieme ai miei genitori guardai alla televisione il leggendario spettacolo Motown 25, trasmesso quasi due mesi dopo la sua registrazione. A quel tempo avevo sei anni e ancora rivedo tutta la mia famiglia seduta davanti alla TV con mio padre che mi diceva che stavo per assistere a qualcosa di straordinario. E realmente fu così, assolutamente! Quella sera lo registrammo anche, lo speciale Motown e anni dopo mio padre ed io lo abbiamo guardato tante volte. Così, che alla fine la cassetta VHS si ruppe con grande dispiacere per tutta la famiglia. Ma cinque anni fa, quando mia mamma ha trovato un DVD dello spettacolo, l’ha comprato subito. In questo periodo vivevo ancora con i miei genitori, e ogni volta che un amico veniva a trovarmi, mio padre gli chiedeva sempre: “Hai mai visto Michael Jackson allo spettacolo Motown 25?”
Incredibilmente, quasi nessuno di loro aveva la più vaga idea di che cosa stesse parlando, così mio padre metteva in funzione la registrazione per fargli vedere la leggendaria danza di Michael.
Vedere i miei amici che guardavano per la prima volta questo spettacolo era qualcosa di affascinante: rimanevano con lo sguardo incantato davanti allo schermo. Ben presto divenne una consuetudine – ogni volta che qualcuno dei miei amici veniva a casa chiedeva di vedere lo spettacolo Motown 25 e mio padre con grande gioia lo accontentava. Trovo estremamente affascinante, che 26 anni dopo questa performance, Michael è ancora capace di stupire e ispirare.
Michael, per questa interpretazione al Motown 25, fu nominato per un Emmy Award, ma non vinse. Lui disse che il vero premio era arrivato la mattina dopo lo spettacolo, quando fu trasmesso in TV, il suo ex vicino di casa, Fred Astaire lo chiamò, dicendo che era la migliore performance che avesse mai visto! Fred disse di aver registrato lo spettacolo di Michael, e averlo visto più volte, assolutamente affascinato. Fred, inoltre aggiunse: “Michael, li hai messi tutti a terra! Sei un ballerino arrabbiato! “Love it!
– Lindsay –

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– Michael ricorda da “Moonwalk”, 1988 –

In effetti, lo spettacolo Motown 25 era stato registrato qualche mese prima, in aprile. Il titolo completo era Motown 25: Yesterday, Today, and Forever; devo confessare di essermi fatto convincere a parteciparvi. Sono contento di averlo fatto, perché, alla fine, quello spettacolo mi ha regalato alcuni dei momenti più felici e memorabili di tutta la mia vita. Come ho già detto, all’inizio avevo rifiutato. Mi era stato chiesto di prendere parte come membro dei Jacksons, per poi fare un numero di danza tutto da solo. Ma nessuno di noi apparteneva più alla Motown. Ci furono lunghe discussioni con i miei manager, Weisner e Desons, per poi fare un numero di danza tutto da solo.
Ma nessuno di noi apparteneva più alla Motown. Ci furono lunghe discussioni con i miei manager, Weisner e Deva fatto per me e per il gruppo, ma risposi ai miei manager e alla Motown che non avevo intenzione di apparire in televisione. Ho sempre conservato un atteggiamento ostile a questo proposito. Poi Berry venne a trovarmi, per discuterne di persona. Stavo facendo l’edizione di Beat It negli studi della Motown e qualcuno deve averlo informato della mia presenza nel palazzo. Venne subito nello studio per parlarmi della cosa con più calma. Risposi: «Okay, ma se partecipo voglio cantare Billie Jean. Sarebbe stata l’unica canzone non prodotta dalla Motown in tutto lo show.
Mi confessò che era, comunque, il brano che mi avrebbe chiesto lui stesso di fare. Mi resi quindi disponibile a un pot-pourri dei Jacksons, includendo però anche Jermaine. Eravamo tutti eccitati.
Poi riunii i fratelli e iniziammo le prove per lo spettacolo. Li feci lavorare seriamente e fu un’occasione simpatica: sembrava di rivivere i tempi dei Jackson 5. Mi occupai delle coreografie e delle prove, che durarono giornate intere nella nostra casa di Encino, e che furono riprese a video per studiare meglio le mosse da fare in scena. Anche Jermaine e Marlon diedero il loro contributo. Poi andammo alla Motown di Pasadena per le prove. Ci esibimmo in scena e, nonostante avessimo risparmiato le nostre energie per lo spettacolo vero e proprio, la gente non smise di applaudire, avvicinandosi per congratularsi con noi.
Poi presentai la mia Billie Jean improvvisando sul posto, perché ancora non avevo stabilito un programma. Non ne avevo avuto il tempo, preso com’ero stato fino a quel momento per provare assieme al gruppo. Il giorno dopo telefonai al mio manager; dissi: «Per favore, procuratemi un cappello da spia, qualcosa in feltro, tipo agente segreto». Volevo qualcosa di sinistro e insieme singolare dall’aspetto particolarmente trasandato. Ma ancora non mi era venuta nessuna buona idea su come cantare Billie Jean.
Durante le registrazioni di Thriller avevo trovato una giacca nera e avevo detto: «Sapete, un giorno o l’altro la metterò in qualche spettacolo». Era talmente perfetta per uno show, che decisi di indossarla per Motown 25.
Ma la notte precedente la registrazione, ancora non sapevo come avrei eseguito il mio numero da solista.
Scesi in cucina e mi misi a cantare Billie Jean ad alta voce. Ero completamente solo, e rimasi in piedi tutta la notte per lasciare che fosse la canzone a suggerirmi quello che dovevo fare. È come se il ballo si fosse creato da solo. Mi sono lasciato consigliare; ho sentito l’incedere del ritmo, ho preso il cappello da spia e ho cominciato a mettermi in posa, poi a fare dei passi, lasciando che fosse il ritmo di «Billie Jean» a guidare i movimenti. Era come se mi sentissi obbligato a non interferire con quella creazione.
Non potevo fare diversamente. E mi divertii moltissimo nell’ «annullarmi» per lasciare che il ballo venisse fuori da solo. Era da molto che mi esercitavo con determinati passi e movimenti, ma la maggior parte di quel balletto fu spontanea.
Il Moonwalk era uno dei passi che stavo provando da qualche tempo e fu in quella cucina che decisi di presentarlo in pubblico in occasione di Motown 25.
Bisogna dire che il Moonwalk era già conosciuto, ma nella mia esibizione lo perfezionai ancora di più. Era nato come passo di break-dance, ideato dai ragazzi di colore che si cimentano nei balli più disparati agli angoli delle strade dei ghetti neri. Sono artisti molto innovativi e si deve a loro la creazione di nuovi balli. Così decisi: «Questa è l’occasione giusta per farlo». Sono stati tre ragazzi a insegnarmi le basi e poi ho continuato a esercitarmi in privato.
Volevo inserirlo tra movimenti diversi. Volevo assicurarmi che cantando Billie Jean riuscissi a dare l’impressione di camminare in avanti e, contemporaneamente, indietro, come se mi trovassi sulla luna.
Il giorno della registrazione, la scaletta dello show aveva subito dei ritardi. Decisi quindi di allontanarmi per fare qualche prova da solo. Mi avevano già procurato il cappello da spia. I miei fratelli mi avevano chiesto a che cosa sarebbe servito quel cappello, ma mi limitai a rispondere che, se avessero avuto pazienza, l’avrebbero visto loro stessi. Chiesi però a Nelson Hayes di farmi un favore:«Nelson, quando avrò finito il numero con i miei fratelli e dopo che le luci si saranno abbassate, allungami il cappello al buio. lo sarò nell’angolo, vicino alle quinte, e starò parlando con il pubblico, ma tu passami il cappello e mettimelo in mano».
Dopo l’esibizione con i miei fratelli, mi spostai su un lato del palcoscenico e dissi: «Siete meravigliosi! Mi piacerebbe poter dire che i vecchi tempi sono stati i migliori; sono stati certamente momenti magici in compagnia di tutti i fratelli, compreso Jermaine. Ma, in realtà, preferisco … » – fu qui che Nelson mi infilò il cappello tra le mani – « … le canzoni più recenti». Mi girai, strinsi il cappello, e affrontai Billie Jean con il suo ritmo serrato; sapevo che al pubblico la mia esibizione piaceva davvero. I miei fratelli mi raccontarono di aver assistito a bocca aperta dalle quinte, mentre le mie sorelle e i miei genitori si trovavano seduti in platea. Alla fine del numero ricordo di aver aperto gli occhi e di essermi trovato di fronte un mare di persone acclamanti. Provai una serie di emozioni conflittuali. Sapevo di aver fatto del mio meglio, dando il massimo. Ma, nello stesso momento, provai anche una punta di delusione.
Avevo programmato di fare una lunga giravolta e di fermarmi sulla punta dei piedi, per restare immobile per qualche secondo, ma non ero riuscito a resistere come avrei voluto. Avevo fatto la giravolta, ma mi ero fermato su un piede solo. Volevo restare in posizione, come congelato, ma non ero riuscito a effettuare il passo come mi ero prefisso.
Dietro il palco la gente non fece che congratularsi con me. Ma il senso di irritazione per quella giravolta non voleva andarsene. Mi ero concentrato al massimo, e poi, io sono un vero perfezionista. Però, mi resi pienamente conto di vivere uno dei momenti più felici della mia vita. Sapevo che per la prima volta i miei fratelli avevano avuto la possibilità di vedere quello di cui ero capace, il modo in cui stavo evolvendomi. Dopo l’esibizione, vennero tutti ad abbracciarmi e a baciarmi. Non l’avevano mai fatto prima e mi sentivo felice per tutti. Era meraviglioso quando mi baciavano in quel modo. Mi piaceva da morire!
Continuammo ad abbracciarci per chissà quanto tempo. È una tradizione di famiglia abbracciarsi, eccezion fatta per mio padre.
È l’unico che si astiene dal farlo. Ogni volta che ci vediamo, ci abbracciamo, ma quando arrivarono a baciarmi, era come aver ricevuto la benedizione da parte di tutti.
Il pensiero di quell’esibizione continuò a tormentarmi, finché un ragazzino salì dietro le quinte del palco. Aveva dieci anni circa e indossava lo smoking. Mi guardò con occhi luccicanti, immobile e disse: «Amico, chi ti ha insegnato a ballare in quel modo?»
Scoppiai a ridere e risposi: «La pratica, immagino». Il ragazzo restò a fissarmi con devozione. Poi mi allontanai, provando per la prima volta in quella sera soddisfazione per quanto avevo fatto. Dissi a me stesso: Devo essere stato davvero in gamba, perché i bambini sono sempre sinceri.
Dopo quanto avevo sentito dire da quel ragazzino, cominciai a convincermi di aver fatto un buon lavoro.
Ero talmente commosso da quell’avvenimento che tornai a casa e mi misi a scrivere tutto quanto era successo quella notte. Finii gli appunti con l’incontro del ragazzino. Il giorno dopo Motown 25, mi chiamò Fred Astaire.
Mi disse testualmente: «Ti muovi in modo divino. Amico, li hai messi tutti con il culo per terra, ieri sera». E proseguì: «Sei un ballerino infuriato. Anch’io sono così. Faccio le stesse cose anche con il bastone». Mi disse proprio così. Lo ringraziai.
L’avevo già incontrato un paio di volte in passato, ma quella fu la prima volta che gli parlai per telefono. Continuò dicendo: «Ho visto lo speciale ieri sera; l’ho registrato e me lo sono riguardato questa mattina. Ti muovi divinamente».
È stato il più grande complimento della mia vita e l’unico a cui abbia creduto davvero. Quelle parole, dette da Fred Astaire, avevano per me un enorme significato. L’esibizione mi valse anche una nomination per l’Emmy Award nella categoria musicale, che venne poi assegnato a Leontyne Price. Ma non aveva importanza. Fred Astaire mi aveva detto cose che non avrei mai dimenticato e quello è stato il mio premio. Poi andai a trovarlo a casa sua e mi subissò con tanti complimenti da farmi arrossire. Ci rivedemmo tutta la mia «Billie Jean» passo dopo passo.
Arrivò anche Hermes Pan, il grande coreografo dei balletti dei film di Fred Astaire e mostrai loro il Moonwalk e altri passi che sembravano interessarli. Non molto tempo dopo, venne a trovarmi anche Gene Kelly, che si mostrò particolarmente interessato al mio modo di ballare. È stata un’esperienza fantastica quello spettacolo, perché, grazie a questo, sentivo di essere stato iniziato a un’informale confraternita di ballerini. Mi consideravo onorato, dal momento che erano tutti personaggi che avevo ammirato più di chiunque altro al mondo.
Subito dopo il Motown 25, in famiglia non si faceva che leggere articoli sul mio conto che mi dipingevano come «il nuovo Sinatra» oppure «emozionante come Elvis», e cose di questo genere. Era bello sentirsi dire certe cose, ma sapevo anche che la stampa poteva essere molto volubile. Per una settimana ti amano alla follia, e subito dopo ti trattano come pattume.
Poi regalai la sfavillante giacca nera che indossavo in Motown 25 a Sammy Davis. Voleva imitarmi in palcoscenico e io gli dissi: «Tieni, vuoi metterti questa quando lo farai?» Ne fu felicissimo. Voglio bene a Sammy. È una persona fantastica, un vero uomo di spettacolo, uno dei migliori.
***

– Intervista EBONY- JET, 27 novembre 2007 –

gallery_8_290_20042Ebony: Un altro grande momento della tua carriera è lo spettacolo Motown 25…
Michael Jackson: Stavo lavorando in studio per il rilascio di Beat It. Il caso volle che fossi allo studio Motown – questo successe molto tempo dopo che non lavoravo più con Motown. Si stavano preparando per celebrare questo speciale anniversario, e Berry Gordy mi chiese se volevo farne parte, e risposi di no. Il motivo era perché avevo altri progetti per Thriller. Ero completamente assorto nella creazione. E Berry mi disse: “Ma è l’anniversario …”. Allora pensai un attimo e gli proposi: “Va bene lo farò, ma ad una condizione: voglio cantare una mia canzone fuori del catalogo Motown”. Chiese: “Quale?”, e io dissi: “Billie Jean”. Lui: “Ok, va bene”. “Davvero mi lascerai cantare Billie Jean?”- Chiesi. E lui rispose: “Sì”.
Feci le prove con i miei fratelli, dopo aver creato la coreografia, preparato i costumi e scelsi le canzoni, ma questo non era tutto, era necessario impostare ancora le telecamere e luci. Controllo sempre ogni singola parte del processo. Ogni fotogramma, che si vede, l’ho diretta. Ti spiego come lavoro: ho cinque, non, sei telecamere. Quando sei sul palco – poco importa il genere di spettacolo che si sta facendo – se non si presenta nel modo giusto e la gente non lo vede. [Il video] è il mezzo più egoista nel mondo. Si filma in modo che la gente veda quello che vuoi, quando vuoi e come vuoi. Si decide quale approccio mostrare. Si sceglie di creare tutto ciò che vuoi presentare. Perché, io so cosa voglio far vedere, so come emozionare il pubblico e so come catturalo. Conosco la sensazione percepita quando mi stavo esibendo, e mi assicuro di catturarla quando si dirige, con il taglio e il montaggio. […]
Ma per tornare alla performance di Motown 25, non potrò mai dimenticare una cosa, che mi toccò particolarmente. Nel backstage, c’erano: Marvin Gaye, Smokey Robinson i Temptations, e i miei fratelli. Tutti mi abbracciarono e baciarono. Richard Pryor venne da me e mi disse tranquillamente: ” È il miglior spettacolo che abbia mai visto”. Per me è stata la ricompensa più preziosa. C’erano persone, che ascoltavo da ragazzino, quando vivevo in Indiana, e mi apprezzarono. È stato un grande onore per me. Il giorno dopo, mi chiamò Fred Astaire e disse:” Ho visto il tuo spettacolo ieri sera, l’ho registrato e guardato stamattina ancora una volta. Sei un gran ballerino! Li hai messi a terra!”. Più tardi, quando lo incontrai, F. Astaire mostrò il moonwalk con le dita (mima il moonwalk, con le sue due dita che scivolano sul palmo dell’altra mano).
Ricordo molto bene questa esibizione. Ero arrabbiato con me stesso perché non era come la volevo: volevo dare di più. Ma quando finii, nel backstage, c’era un bambino ebreo in smoking, mi guardò e mi ha disse con gioia nella sua voce: “Chi ti ha insegnato una tale mossa?” [Ride]. Gli risposi: “Penso che Dio… e le prove”.
FINE
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON
– Vietata la riproduzione anche parziale in un altro sito Web, metti un link diretto a questo post. Grazie.

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