Monsters, Witches, and Michael Jackson’s Ghosts By Willa Stillwater


 10398686_876704032342332_4659881766991817400_nIntroduzione

Wade Robson, un testimone della difesa nel processo del 2005 contro Michael Jackson, recentemente ha ritrattato l’affermazione di non essere stato mai molestato da Jackson – dichiarazione che aveva ribadito con fermezza, sotto giuramento, durante un rigoroso interrogatorio. Tuttavia, ora dice di essere stato molestato e con il suo avvocato, Henry Gradstein ha intentato una causa civile per ottenere un risarcimento economico, per il danno morale subito, dalla Jackson Estate. In una dichiarazione citata il 9 maggio 2013, dal New York Daily News e altri, Gradstein ha detto alla stampa, “Michael Jackson era un mostro e, che ogni persona normale in cuor suo lo sa.” In altre parole, Gradstein suggerisce che le persone “normali” dovrebbero affidarsi all’istinto e credere Jackson colpevole, prima che ogni prova sia presentata o considerata, perché Jackson è chiaro non era uno di noi. Non era “normale”. Era un  “mostro”, secondo le parole di Gradstein.
Negli anni Novanta, Jackson era in una situazione analoga: il padre di un ragazzino di 13 anni, ha affermato che Jackson aveva molestato suo figlio. Jackson ha risposto con un film musicale, Ghosts, in cui un Maestro (interpretato dallo stesso Michael Jackson) è accusato di avere una cattiva influenza sui bambini del villaggio. Tuttavia, appare subito chiaro che il vero crimine del “Maestro” è di essere “diverso” dagli altri residenti della Normal Valley – un luogo abitato da gente “carina” e normale, come recita un cartello all’ingresso.
Il Sindaco più volte sottolinea questa differenza nell’affrontare il Maestro e incita gli abitanti del villaggio contro di lui: “È un essere strano. Non c’è posto in questa città per gli esseri strani.” “Abbiamo una normale bella città, gente normale, bambini normali. Non abbiamo bisogno di uno ‘capriccio della natura’ come te.” “Sei bizzarro, sei strano. E non mi piaci! Stai spaventando questi ragazzini! Vivere quassù tutto solo.”  “Tornatene al circo, mostriciattolo.” (Jackson 1997 b).
Spinti dalla rabbia e paura per la sua differenza, gli abitanti del villaggio cercano di allontanare il Maestro dalla sua casa. Ma lui risponde in modo sorprendente provocando importanti cambiamenti nelle emozioni e percezioni degli abitanti del villaggio e, alla fine, la riconciliazione tra gli abitanti del villaggio e il Maestro.
Pertanto Ghosts potrebbe essere interpretato come una rievocazione fantasiosa di Jackson e preoccupazione dello scandalo in cui era caduto precedentemente, in particolare riguardo alle dinamiche culturali, emotive, e psicologiche delle accuse e la conseguente indignazione pubblica. In questo senso, Ghosts influenza radicalmente il potenziale sul modo in cui percepiamo Jackson stesso, e reagiamo nei suoi confronti, sia come “Maestro” accusato di molestare un bambino e come un uomo deriso e temuto perché era visto con diffidenza e “diverso”.
Tuttavia, Ghosts è qualcosa di più. Non è solo un’opera d’arte in sé, ma è un lavoro sulla capacità dell’arte di accedere ai nostri peggiori sentimenti, e mettere in discussione le nostre distorte percezioni, e quindi di modificarle. Basandosi sulla sua storia personale, Jackson usa Ghosts per l’elaborazione di un approccio artistico per attaccare i pregiudizi culturali in maniera filosofica, e a un livello psicologico profondo – dove nascono sensazioni ed emozioni, si contrastano fede e ragione, dove albergano le nostre paure più primordiali e pregiudizi. Significativamente, è anche l’origine dell’isteria.
Altrettanto importante, in Ghosts è una delle canzoni contenute, Is It Scary, una forma d’arte completamente nuova, un nuovo genere di arte – diverso nella sua forma e portata da qualsiasi cosa abbiamo mai visto prima.
Jackson ha preso le storie culturali che sono state imposte su di lui con questa nuova forma di arte – storie sulla razza, identità di genere, sessualità, criminalità, celebrità ed i suoi eccessi mostruosi ingigantiti di grottesche proporzioni, e le riflette verso di noi, costringendoci a confrontarci con i nostri più profondi sentimenti repressi, e magari a riconsiderarli. Questo nuovo genere è mediato dai tabloid, gli spettacoli televisivi e anche dalla stampa convenzionale, e include tante “stranezze eccentriche” (per prendere in prestito una frase di Is It Scary) da definire Jackson nell’immaginario collettivo.
Tuttavia, l’opera più provocatoria è stata senza dubbio l’evoluzione del suo volto, o meglio di sfidare le nostre percezioni sulla razza, poiché la forma del suo volto è cambiata molto poco. Ciò che ha fatto con il suo volto è così rivoluzionario, che per noi è ancora difficile vederlo come un’opera d’arte, anche se lui ci ha sfidato e con passione coinvolto per decenni in significativi lavori.
Credo che questo abbia il potere non solo di ridefinire come guardare l’arte, ma di mettere in discussione noi stessi: circa le nostre convinzioni sull’identità, il modo in cui percepiamo e categorizziamo noi stessi e gli altri, e come percepiamo le differenze che ci dividono. Ma, per comprendere appieno questo nuovo genere d’arte, insieme a Ghosts e ha tutto ciò che ha fatto, in primo luogo abbiamo bisogno di esaminare la vicenda dello scandalo in cui fu coinvolto e che poi lo ha ispirato per il suo lavoro, nonché ad un antecedente importante fatto che si è verificato più di 300 anni fa.

Mostri

makeup[1]Nel 1993, Michael Jackson fu accusato di aver molestato un ragazzino, Jordan Chandler. La prova contro Jackson è, nella migliore delle ipotesi, problematica. Nei primi mesi del 1993, il padre del ragazzo, Evan Chandler, ha iniziato a fare vaghe minacce contro la sua ex-moglie, June Wong Chandler, e ad intessere un piano contro Jackson. Il patrigno di Jordan, David Schwartz, convinto che il padre stesse complottando un tentativo di estorsione ha registrato una delle loro conversazioni telefoniche. Chandler cita in giudizio Schwartz per aver registrato a sua insaputa, Schwartz risponde alla querela, e nel corso del processo viene depositata una trascrizione delle loro conversazioni alla Corte superiore della Contea di Los Angeles. Questa trascrizione rivela una miscelazione complessa di sentimenti negativi, tra cui l’ostilità, la rabbia, la gelosia, e l’avidità. Nella conversazione, Chandler a Schwartz dice, che ha pagato delle persone per eseguire un “piano che non è solo mio.” (Trascrizione 220) e si vanta: “Se vado fino in fondo, io sarò il vincitore. Non c’è modo che io perda. Ho controllato tutto.“(133). [2]
È importante sottolineare che la motivazione principale di Chandler è il rancore nei confronti della sua ex-moglie e Jackson perché lo ignorano, e non piuttosto la preoccupazione per il benessere del figlio. Come dice Schwartz, “Io e Michael parlavamo molto. Eravamo amici. Mi piaceva e lo rispettavo… Non c’era ragione per cui lui smettesse di chiamarmi.” (168). Tuttavia, se il suo “piano” riesce, egli ha “ottenuto la loro attenzione” e di più:
Chandler: avrò tutto quello che voglio, e loro saranno distrutti per sempre. June perderà la custodia di Jordy. Non lo vedrà mai più e la carriera di Michael sarà finita.
Schwartz: questo aiuterà Jordy?
Chandler: la cosa è irrilevante per me. (134)
Così, invece di concentrarsi su ciò che è meglio per suo figlio, Chandler esprime ripetutamente un amaro risentimento verso chi lo ha ignorato ed escluso, tra cui June. Chandler dice a Schwartz “June, Jordy, e Michael mi hanno costretto ad attaccarli per ottenere la loro attenzione. Come sono fottutamente pietosi, ma lo hanno fatto. (207).
Chandler spinto dalla rabbia e dall’avidità è determinato a vendicarsi finché le sue richieste non saranno soddisfatte, come dice Schwartz:
Questo avvocato che ho trovato è il più grande figlio di puttana che si potesse trovare, l’unica cosa che vuole è che tutto questo sia di pubblico dominio appena possibile, deve essere grandioso, vuole umiliare più persone possibili. È bastardo e cattivo, è furbo ed assetato di pubblicità“. (27)
Così come prevede Chandler, “sarà un massacro se non avrò ciò che voglio.” Quello che vuole è l’attenzione e 20 milioni di dollari, e di aiutare suo figlio è, secondo le sue parole, “irrilevante per me.
Otto giorni dopo questo colloquio, Chandler, medico dentista, porta suo figlio al suo studio. Il padre estrae uno dei denti da latte di suo figlio e poi inizia ad interrogare il ragazzo in modo aggressivo sul suo rapporto con Jackson. Un luogo e un momento decisamente insolito per sollevare un argomento così delicato. Il padre scrive in seguito una cronologia basata sul suo ricordo degli eventi, e il suo racconto di quel giorno nello studio dentistico rivela che ha interrogato il figlio in un modo molto manipolativo e coercitivo.
In primo luogo, il padre inizia la conversazione mentendo al figlio, che gli dice “ho spiato nella sua camera da letto“, quando non lo aveva fatto, e “so tutto“, quando non sapeva niente. (Dimond 2005 60).
Si inventa poi una storia che include espliciti atti sessuali e dice al ragazzo che sa che lui e Jackson hanno fatto queste cose. Il padre chiede a suo figlio di ripetere questa storia di abusi sessuali verso di lui, dicendogli che “so tutto dei baci, la masturbazione e il sesso orale.” È importante precisare che tali testuali parole saranno dette dal ragazzo, un mese dopo, quando è stato portato da uno psichiatra. Il padre chiede a suo figlio di ripetere questa storia di abusi sessuali verso di lui, dicendogli “so tutto e che comunque voglio sentirlo solo da lui.” E poi minaccia di distruggere la carriera di Jackson, se il ragazzo non fa quello che vuole, dicendo che se non gli dice quello che si aspetta di sentire, “poi lo annienterò (Jackson)“.
Tuttavia, egli promette di “non fare del male a Michael” se conferma questo. Sulla base della descrizione di Chandler di quello che è successo quel giorno, è chiaro che interrogò il figlio in un modo molto manipolativo e coercitivo, facendo domande poco simpatiche e minacciando di danneggiare Jackson se non avesse risposto nel modo “giusto” alle sue domande.
Tuttavia, il caso si complica ulteriormente per la presenza di una terza persona nello studio di Chandler, quel giorno: Mark Torbiner, un anestesista, sollevato dal suo precedente lavoro a causa di violazioni morali etiche, e ora fornisce il proprio servizio di anestesia a richiesta, spesso in case private (Fischer 1994 221). Nella sua cronologia, Chandler afferma chiaramente che ha aspettato fino a quando suo figlio non era più sedato per sollevare la questione: “Quando Jordie uscì dalla sedazione gli chiesi di parlare di lui e Michael“. (Dimond 2005 60) [3]
Ma, in un resoconto alla KCBS-TV il 3 maggio 1994, Chandler racconta a un giornalista che suo figlio fece le accuse contro Jackson mentre era sotto sedazione. Questo contraddice direttamente la cronologia scritta che ha dato alla polizia. Se la risposta di Chandler alla KCBS-TV è vera, è molto preoccupante che Jordan fece quelle prime affermazioni mentre era sotto l’influenza di qualche droga sconosciuta, soprattutto in considerazione del modo in cui il padre ha condotto l’indagine: con menzogne e minacce, e il suggerimento di specifici atti sessuali. [4]
A dispetto di tali prove dubbie, l’ufficio del procuratore distrettuale di Santa Barbara, Tom Sneddon, perseguì ostinatamente il caso contro Jackson. Il 20 dicembre, un team investigativo in possesso di un mandato di perquisizione gli dà il permesso di esaminare, fotografare e filmare le zone intime del corpo di Jackson. Il fine di questa umiliante perquisizione è di verificare se il disegno dettagliato fatto da Jordan raffigurante i genitali di Jackson corrisponde.
La ex moglie di Jackson, Lisa Marie Presley, poi ha detto che non era corretto. In un’intervista trasmessa il 14 giugno 1995, su ABC Prime Time in diretta, Presley ha detto a Diane Sawyer, “Non c’era nessun fatto. Non c’era niente.” Inoltre, due grandi giurie indipendenti – della contea di Santa Barbara County e Los Angeles – hanno esaminato le prove contro Jackson,” compresa la descrizione dei genitali di Jackson fatta da Jordie confrontata con le fotografie dei genitali di Michael” (Sullivan 2012, 266), ed entrambe le giurie hanno respinto di formulare un atto d’accusa. Come spiega Randall Sullivan in Untouchable: The Strange Life and Tragic Death of Michael Jackson, questo è significativo:
Le giurie sono fondamentalmente una formalità in California; quasi tutte queste discussioni finiscono in atti d’accusa. Solo i pubblici ministeri possono presentare le prove, e sono tenuti a dimostrare non più di una “ragionevole probabilità” che il crimine sia stato commesso. Ma nell’estate del 1994, entrambe le giurie hanno respinto di incriminare Michael Jackson. “Non c’era alcuna prova reale”, un ufficiale di polizia coinvolto nelle indagini ha dichiarato al Los Angeles Times. (266)
Nel complesso, la valutazione di entrambe le giurie con le dichiarazioni della Presley e l’ufficiale di polizia che ha parlato al Time per confermare un precedente rapporto della Reuters, sembra da USA Today del 28 gennaio 1994, poche settimane dopo che la polizia ha fatto la perquisizione, sia stato pubblicato: “Una fonte non identificata riportata dal servizio stampa di Reuters di giovedì, che le foto dei genitali di Michael Jackson non corrispondono alle descrizioni fornite dal ragazzo che ha accusato il cantante di abuso sessuale.”
Tuttavia, il risultato della conseguente perquisizione era che il materiale fotografico e filmico dei genitali di Jackson erano ormai nelle mani della polizia. Immagini che potevano essere rese pubbliche nel corso di un processo, una situazione umiliante per chiunque, soprattutto per qualcuno come Michael Jackson esposto alle critiche del pubblico. Inoltre, copie di tali fotografie e videotape potevano essere consegnati a Chandler ed al suo avvocato, Larry Feldman, per preparare il processo. Tabloid o negozi di materiale pornografico avrebbero pagato milioni per averle, e Chandler era un uomo assetato di soldi. Voleva anche “umiliare” il maggior numero possibile di persone, e quelle immagini del corpo nudo di Jackson rappresentavano il mezzo di cui aveva bisogno per umiliare Jackson. Come Chandler ha detto a Schwartz, “Quest’uomo sta per essere umiliato oltre l’inverosimile. … Non immagina ciò che sta per succedergli. Sarà uno dei suoi peggiori incubi” (Trascrizione 201).
Le fotografie – o le minacce basate su di esse, potevano essere utilizzate per costringere Jackson a negoziare un accordo. Il fratello di Chandler, Ray, era presente in diversi incontri con Feldman, e descrive la situazione come segue: “Il pubblico ministero quanto prima potrebbe avere le immagini dei genitali di Michael, ma Larry Feldman ora tiene in pugno la situazione. Finalmente gliela faremo pagare.”(Chandler 2004 209).
Jackson ha accettato di risolvere il caso civile, pochi giorni dopo la perquisizione, come riporta Sullivan, impedendo la pubblicazione delle fotografie, tema centrale della trattativa tra Feldman e gli avvocati di Jackson, Johnnie Cochran e Howard Weitzman:
Cochran e Weitzman hanno considerato le fotografie dei genitali di Michael Jackson come “un gorilla viola nella stanza“, ha ricordato [il partener di Cochran] Carl Douglas, e quindi erano determinati a togliere dalle mani di Larry Feldman. Pienamente consapevole di questo fatto, Feldman ha negoziato implacabile. “Le cifre sono state discusse, fino a fantastiche vette,” ricorda Douglas, che credeva che il punto di svolta della trattiva fosse arrivato quando uno dei tre giudici in pensione [che erano presenti come mediatori nella trattiva] ha osservato che, “Non è importante quanto vale la pena questo caso. Si tratta di quanto vale la pena per Michael Jackson.” (265)
Jackson alla fine ha deciso che il caso valeva milioni per lui, pur di impedire che la polizia consegnasse le sue intime fotografie ad un uomo determinato a umiliarlo “[b] sarà uno dei suoi peggiori incubi“, ma ha insistito sul fatto che il pagamento fosse suddiviso in rate, in modo che il denaro sarebbe stato tenuto in custodia per Jordan, finché non avrebbe raggiunto la maggiore età.
Evan Chandler secondo quanto riferito ha ricevuto 1,5 milioni di dollari, e Jordan una cifra stimata di 15 milioni di dollari. Jordan ha poi utilizzato questo denaro per prendere le distanze da un padre violento. (Jordan si emancipa ancora minorenne e dopodiché ha chiesto un ordine restrittivo contro il padre. In udienza, ha detto che il padre lo aveva picchiato con un manubrio sopra la testa, spruzzato uno spray al pepe in faccia, e ha cercato di strangolarlo. Secondo i documenti del tribunale presentati, il giudice del caso ha rilevato che le azioni di Chandler avrebbero potuto ferire gravemente suo figlio, o addirittura portare alla morte [Jordan 2006].) È inoltre importante sottolineare che, Jackson avrebbe potuto impedire lo scandalo risolvendo il caso sei mesi prima che diventasse di pubblico dominio, ma si era ostinatamente rifiutato e ha continuato a rifiutare per mesi. Tuttavia, ha cambiato improvvisamente idea e ha deciso di risolvere il caso accettando il pagamento, pochi giorni dopo la perquisizione.
Non appena il caso è stato risolto, Jackson tramite i suoi avvocati presenta una richiesta al tribunale per ottenere le fotografie e videotape della perquisizione. Questa è stata respinta. Tuttavia, quelle immagini hanno continuato a tormentarlo, ma più perché dodici anni dopo, non appena il processo del 2005 era finito, i suoi avvocati hanno nuovamente richiesto la consegna delle stesse. E di nuovo è stata respinta. Se non sono state distrutte dopo la sua morte, le fotografie e videotape sono sempre in custodia legale (Dimond 2005 321).
La risoluzione della causa civile è stata interpretata da molti come un’ammissione di colpa, e questo ha solo ulteriormente rinvigorito una tempesta di isteria intorno al caso – alimentata sempre più dallo zelo dei media globali che hanno sottolineato gli aspetti più sensazionali della storia ed esagerato, vere o no. La trasmissione Hard Copy, ad esempio, ha pagato uno dei collaboratori domestici di Jackson, Blanca Francia, 20 mila dollari per apparire allo show e ha raccontato di aver visto Jackson nudo mentre faceva il bagno nella Jacuzzi o nella doccia con alcuni ragazzini. Tuttavia, un mese dopo, nella deposizione giurata si contraddice dichiarando di non aver mai visto Jackson fare la doccia con nessuno, e “indossavano sempre il costume da bagno.”. (Fischer 1994 267; Halperin 2009 64-71).
Blanca Francia ha anche detto ad Hard Copy che Jackson avrebbe molestato suo figlio Jason di 12 anni. (Halperin 2009, 64-65). Egli è il secondo ragazzino che ha accusato Jackson di abusi sessuali. Gli agenti di polizia che hanno indagano sul caso Chandler hanno sentito il ragazzo sia prima che dopo la messa in onda del programma, e in un primo momento ha detto loro, Jackson non ha fatto nulla di male. Tuttavia, il ragazzo è incalzato dagli investigatori non soddisfatti dalla risposta, per fargli asserire l’abuso, facendo domande esplicite, se la molestia di Jackson è forse avvenuta mentre lo palpava. In un articolo su The Huffington Post, 13 giugno 2010, Charles Thomson riporta che secondo la trascrizione dell’interrogatorio,
[Jason] ha inizialmente insistito sul fatto che non era mai stato molestato. Dalle trascrizioni si evince anche che il ragazzo ha detto di essere stato molestato solo dopo che gli agenti di polizia hanno più volte superato ciò che è lecito durante gli interrogatori. La polizia definivano ripetutamente Jackson come un “molestatore”. Una volta hanno detto al ragazzo che Jackson stava molestando Macauley Culkin proprio mentre stavano parlando, sostenendo che l’unico modo di poter salvare Culkin era che Jason Francia dicesse loro che aveva subito abusi sessuali da parte della star.
(Culkin ha sempre negato di aver subito abusi sessuali da parte di Jackson, anche sotto giuramento durante il processo del 2005.) Jason alla fine sostiene che Jackson lo aveva molestato in tre diverse occasioni. Lo aveva toccato in modo inappropriato, entrambi completamente vestiti, mentre lo stimolava. Thomson riferisce che, secondo le trascrizioni, Jason ha testimoniato che la polizia, “durante l’interrogatorio lo ha indotto a dire certe cose. Hanno continuato a pressarmi. Volevo colpirli in testa.” Blanca Francia ha ottenuto 2,4 milioni di dollari dalla compagnia assicurativa di Jackson.
Dieci anni dopo, Jackson è stato accusato di aver molestato un terzo ragazzo, Gavin Arvizo, un malato di cancro che aveva espresso il desiderio di incontrare Adam Sandler, Chris Tucker, e Michael Jackson. Tutti dissero di sì. Gavin successivamente è apparso in un documentario con Jackson e ha detto, incoraggiato dal regista, “una notte gli ho chiesto se potevo rimanere nella sua camera da letto” (Living 2003). Gavin e Jackson hanno continuato a dire che Gavin ha dormito nel letto di Jackson, quella notte, mentre Jackson dormiva con le coperte per terra. Il regista, Martin Bashir, poi ha chiesto a Jackson la motivazione, dicendo: “Ma Michael, tu sei un uomo di 44 anni, ora. Che cosa ne guadagni da questo?” Jackson ha risposto,
L’ho detto già molte volte, le mie più grandi ispirazioni mi vengono dai bambini. Ogni canzone che compongo, ogni passo di danza, tutte le poesia che ho scritto, è tutto ispirato dall’innocenza. La consapevolezza della purezza. I bambini ce l’hanno. Nei loro visi vedo Dio. Ed io amo molto avere intorno a me tutto ciò.
Quando il documentario è andato in onda il 3 febbraio 2003 nel Regno Unito e il 6 febbraio negli Stati Uniti, molti spettatori hanno percepito la risposta di Jackson sconvolgente e l’intera situazione inadeguata. Questa scena ha anche sollevato il sospetto di abusi sessuali e ha scatenato le indagini da parte del Los Angeles Department of Children and Family Services (DCFS), il Dipartimento di Polizia di Los Angeles, e il Dipartimento dello sceriffo della Contea di Santa Barbara. Gli Arvizo poi hanno accusato Jackson di aver molestato Gavin, e questa volta il caso è andato in tribunale.
Come per le accuse Chandler e Francia, anche il caso Arvizo è profondamente problematico. Gli Arvizo, invece di denunciare il presunto abuso alla polizia, o per esempio ad un consulente scolastico o terapeuta, hanno consultato Larry Feldman, l’avvocato che aveva gestito la trattativa Chandler. Più significativamente, secondo i dati specificati nell’atto di accusa e letti ad alta voce dal procuratore distrettuale Sneddon nel suo discorso di apertura del processo, le molestie sarebbero avvenute tra il 20 febbraio e il 12 marzo, 2003 (trascrizione di Reporter del 2005, 12-13).
Se tali date sono corrette, questo significa che l’abuso si è verificato dopo la messa in onda del documentario di Bashir, dopo che lo scandalo era scoppiato, e dopo che il DCFS e le due divisioni del dipartimento di polizia hanno iniziato le loro indagini. In altre parole, secondo la cronologia del pubblico ministero, Jackson era innocente di ogni accusa, quando scoppiò lo scandalo, eppure, mentre era oggetto di verifica da parte del DCFS, la polizia, la stampa, e l’opinione pubblica – c’era in atto un’inchiesta nei suoi confronti per aver commesso il reato. È difficile da immaginare. I pubblici ministeri hanno inoltre sostenuto che era una cospirazione per coprire il crimine già in corso prima che presumibilmente si verificasse, come Tom Mesereau, l’avvocato della difesa, ha detto nella sua arringa finale:
Secondo l’accusa, questa cospirazione criminale inizia il primo febbraio, 19 giorni prima del presunto abuso. Mettendo insieme tutto questo, mi domando cosa vuole dire la data riguardo al cosiddetto abuso? È assurdo. È irrealistico. E non ha senso. Perché l’intero caso non ha senso. (Reporter di trascrizione del 2005, 12874)
Dopo aver considerato questa cronologia incongruente, oltre a numerosi altri aspetti molto discutibili del caso, i dodici membri della giuria hanno formulato all’unanimità un giudizio, nei confronti di Jackson, di non colpevole per tutti i capi di accusa. Il grande pubblico è arrivato alla stessa conclusione, quando i fatti principali del caso sono stati riportati dalla stampa.
Naturalmente, la fiumara di storie sensazionalistiche hanno ricevuto molta più attenzione delle prove che lo hanno confutato, e Jackson è stato uno dei più popolari personaggi pubblici oggetto di disprezzo e perfino di odio. Come descrive lui stesso, agli occhi del pubblico è diventato un “mostro“, e molte delle sue canzoni più tardi possono essere interpretate come provocazione e di sfidare questa immagine pubblica mostruosa.
In Threatened, Jackson dalla prospettiva del personaggio si presenta come “il vostro peggior incubo,” l’incarnazione del “pensiero ossessivo della tua mente“, e “un mostro, la cosa peggiore di cui avere paura” (Jackson 2001). In Is It Scary, chiede: “Sono io il mostro che avevi immaginato?” (Jackson 1997 a). In Breaking News, chiede: “Chi è quel negro a cui stai pensando?” (Jackson 2010). E in Monster, Jackson sembra riecheggiare la percezione pubblica di se stesso con il ritornello ripetuto:

Mostro
Lui è un mostro
Lui è una bestia (Jackson 2010)

Quando all’inizio del 2003 scoppiò lo scandalo Arvizo, l’isteria mediatica aveva raggiunto un tale livello febbrile che Vanity Fair ha pubblicato un articolo in cui Jackson è stato accusato di operare il culto vodù, come un uomo medicina attraverso il sacrificio di animali, polli, e “piccoli animali” invocando il suo nome. [5] In un clima già di per sé emotivamente teso, è diventato quasi impossibile separare la verità dalla paura, la fantasia, e la speculazione. Jackson da ora in poi e per il resto della sua vita è stato segnato dallo stigma della pedofilia.
Guardando indietro, tutti questi eventi a cascata possono essere fatti risalire al 1993, quando Chandler ha detto: “Se vado fino in fondo, io sarò il vincitore. Non c’è modo che io perda. Ho controllato tutto…. Quello che voglio, e loro saranno distrutti per sempre. June perderà la custodia di Jordy. Non lo vedrà mai più e la carriera di Michael sarà finita.” (Trascrizione 133-134).
La previsione di Chandler si è avverata in più modi. Una volta impostato e messo in atto il suo “piano”, l’immagine di Jackson come un pedofilo si è impressa in modo indelebile nella mente della polizia, la stampa, e l’opinione pubblica, e gli eventi che seguirono sono la conseguenza diretta di quello stereotipo creato su un pregiudizio. Non credo, ad esempio, che gli agenti di polizia che hanno interrogato Jason Francia, lo avrebbero costretto a dichiarare un abuso o – almeno, non così in modo persistente – se le accuse di Chandler non li avevano già convinti che Jackson era un molestatore di bambini. Non credo che il documentario di Bashir avrebbe causato un tale clamore se le accuse di Chandler non avevano precedentemente radicato l’immagine di Jackson come un pedofilo nell’immaginario collettivo. E non credo che la situazione perfettamente a rischio, come quella degli Arvizo sarebbe arrivata in tribunale, se il procuratore distrettuale Sneddon non avesse passato 10 anni e speso milioni di dollari cercando di condannare Jackson, in materia di abuso su minori, sulla base delle accuse di Chandler. Questo tipo di isteria di massa si manifesta: quando un’accusa sensazionale innesca una reazione a catena di accuse altrettanto sensazionali. [6]
Ma, perché il caso Chandler ha avuto tali implicazioni? Perché la polizia ha creduto a Chandler e non a Jackson, nonostante le incongruenze nelle dichiarazioni di Chandler e numerosi segnali di dubbio? Perché la stampa ha distorto e fabbricato “prove” contro Jackson e omesso elementi a sua discolpa? Ad esempio, solo alcuni media hanno riportato che le accuse di Jordan sono state fatte la prima volta durante o subito dopo l’anestesia per l’estrazione di un dente fatta da suo padre – una situazione coercitiva se mai ce ne è stata una. Pochi hanno detto che Chandler ha minacciato di distruggere la carriera di Jackson se Jordan non avesse risposto alle sue richieste come voleva. E solo alcuni hanno riferito che due giurie indipendenti dopo aver esaminato le prove contro Jackson rifiutarono di incriminarlo. Eppure anche se sono tutti fatti discutibili sono di fondamentale importanza per questo caso, da sollevare seri dubbi sulla dichiarazione di Jordan, tant’è che questa sembra essere l’unica prova contro Jackson.
A primo acchito, anche se può sembrare irrilevante è stato forse il cambiamento di colore della sua pelle uno dei motivi, che polizia e stampa sono stati così ricettivi a credere alle accuse contro Jackson. In The White Afro-American Body: A Cultural and Exploration, Charles D. Martin richiama l’attenzione sulla possibilità che la pelle di Jackson abbia segnato il suo corpo come luogo di peccato e di depravazione, ancor prima di incontrare i Chandler, e prima ancora che fosse accusato di qualcosa. Martin ripercorre l’esposizione pubblica del corpo nero con la pelle bianca, in particolare il corpo di coloro che soffrono di vitiligine e albinismo, dalla schiavitù attraverso la segregazione razziale fino ai giorni nostri, e fornisce importanti contesti storici per vedere il corpo di Jackson, come forma di spettacolo e una presunta scena del crimine. Martin sostiene che i corpi di individui “White Negro” hanno affascinato e impaurito il pubblico bianco per più di due secoli, sfidando i concetti di essenzialismo razziale e purezza. Come effetto conseguente, l’immagine di un corpo nero con la pelle bianca suscita anche idee confuse di mescolanza razziale, di contaminazione, e l’alterazione che ovviamente sono sopravvissuti fino ad oggi:
[T] La vitiligine porta ancora con sé lo stigma dell’inganno e infida trasformazione razziale. E secondo la credenza popolare, l’aspetto del candore sulla pelle scura della malattia è associato con i rapporti sessuali interraziali. (166)
Martin suggerisce che se si prende in considerazione questo contesto storico “la pelle bianca-nera” di Jackson stesso è “la prova principale della sua follia, la sua perversità, i suoi crimini” (175), un pregiudizio irrazionale, forse confermato dal fatto che è stato accusato di un reato sessuale “perché aveva superato il confine razziale“.
John Nguyet Erni dà una visione più ampia, suggerendo che le accuse dei Chandler si sono rapidamente implementate, non solo a causa del cambiamento del colore della pelle di Jackson, ma più in generale per la sua ambigua identità, sul palco che fuori di esso – un’ambiguità che nello stesso tempo genera fascino ed è profondamente inquietante per il pubblico. Come Erni nota in Black or White, possiamo vedere che Jackson si trasforma in una pantera nera e poi di nuovo in un essere umano, ma in un uomo un po’ diverso da quello che era prima – un uomo arrabbiato, “urla e balla in una frenesia violenta” (162).
In Thriller interpreta un timido ragazzo ad un appuntamento con la sua ragazza che si trasforma in un lupo mannaro e poi “ritorna di nuovo un ragazzo innamorato“, ma molto diverso: “si è trasformato nelle sembianze di un mostro.” Jackson nei suoi cortometraggi si trasforma ripetutamente in un “Altro” e poi ancora di nuovo, ma, come fa notare Erni, in generale, il “ritorno” nella forma umana non è del tutto “un ritorno all ‘originale“. Piuttosto, si tratta di un ritorno che porta le tracce della diversità, “l’atto di un ‘ritorno’ che caratterizza la metamorfosi.”
Queste ripetute trasformazioni includono aspettativa e minaccia. I viaggi di Jackson nel mondo della diversità aprono la possibilità “attraverso la creatività di re-immaginare l’identità” (Erni 1998 163) un’etica – di opportunità e di cambiamento che si è rivelato molto interessante per i suoi fan di tutto il mondo, specialmente per coloro che sono stati categorizzati come “Altro”.
(Julian Vigo ha osservato: “Durante le riprese della gente in lutto per Jackson … Sono rimasto piuttosto sorpreso di come molti dei fan di Jackson si sono identificati con lui a causa della loro emarginazione, disabilità, malattia, sessualità e l’identità etnica” [32].)
Tuttavia, ha anche sfidato il timore profondo verso l’ambiguo, il prestabilito, il perturbante, e l’ignoto che la stampa convenzionale non sembravano trovare intollerabile, da qui l’estrema condanna di Jackson e la designazione di “Wacko Jacko“. Erni indica, che probabilmente questo disagio rispetto all’ambigua identità di Jackson spiega la “tendenza crescente di demonizzare Jackson da parte dei media e del pubblico” (159) prima che scoppiasse lo scandalo Chandler, poi trasformato in “una storia di perversione che si adatta perfettamente alla sistematica produzione dei media e al consumo della distruzione di una celebrità stravagante di un ‘uomo-bambino’ “(160) e hanno fornito del nuovo nutrimento, una volta che le accuse sono diventate di dominio pubblico.
Un terzo fattore che ha influenzato le reazioni pubbliche del caso Chandler è stata la comprensibile simpatia per la presunta vittima, rafforzata da una più intensa sensibilità al problema delle vittime degli abusi sessuali in conseguenza di una maggiore consapevolezza della gente negli anni Settanta e Ottanta e per una serie di scandali pubblici e controversi abusi sessuali nelle scuole materne negli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta. (Il processo contro gli insegnanti e proprietari della scuola materna McMartin in Los Angeles è stato il più lungo e costoso processo penale della storia statunitense – 6 anni dal 1983 al 1990 – oltre uno dei più sensazionali e clamorosi. Le sette persone sono state accusate di rituali satanici e crimini sessuali sui bambini).
Poiché le vittime di abusi sessuali troppo spesso sono stati messi in dubbio e a tacere per la vergogna, ora c’è una profonda riluttanza a sottovalutare le accuse di abuso sessuale di un minore, a prescindere dalle circostanze in cui sono consumati gli atti. Questa tendenza ad astenersi dal fare domande legittime sulla veridicità delle accuse di abusi o, ancora di più, a supporre che tutte queste accuse contengano un fondo di verità – senza dubbio ha giocato un ruolo fondamentale nella percezione pubblica del caso Chandler.
Tuttavia, Jordan Chandler stesso, secondo Tom Mesereau, ha negato le proprie dichiarazioni, dicendo che i suoi genitori lo hanno costretto ad accusare falsamente Jackson. Mesereau ha tenuto presso la Harvard Law School il 29 novembre 2005 un discorso, nell’ambito di una serie di conferenze sulla razza e la giustizia. Dopo la sua presentazione, gli è stato chiesto del caso Chandler, introdotto come prova di “un brutto precedente atto” durante il processo del 2005. Nella sua risposta, ha detto – Jordan ha dichiarato che le accuse non erano vere:
C’erano dei testimoni pronti a deporre, il ragazzo aveva detto loro, che non sarebbe mai successo niente e non avrebbe più parlato con i suoi genitori, perché lo avevano incoraggiato a dire certe cose.
Mentre Jordan non ha mai rilasciato alcuna dichiarazione pubblica per ritrattare le accuse, secondo Mesereau questi testimoni erano disposti a comparire in tribunale e testimoniare sotto giuramento che il ragazzo aveva fatto tali dichiarazioni in privato.
Purtroppo, Mesereau ha ricevuto ben poca attenzione sulla stampa. Al contrario, le storie sensazionali fabbricate sulla vita privata di Jackson hanno ingigantito l’immagine orribile “Wacko Jacko” immortalata dai tabloid e anche dalla stampa convenzionale – che regolarmente dedica troppa attenzione. Chiaramente, la copertura mediatica degli scandali, e la reazione del pubblico che ne è seguita, non è stata controllata da un attento esame delle prove. Mentre alcune di queste distorsioni possono essere attribuite alla sensibilità per le presunte vittime, questo non spiega perché i fatti fondamentali delle accuse del 1993 e del processo 2005 sono stati così male interpretati, o perché Jackson è stato completamente “demonizzato”, come ha detto Erni, o perché le accuse suscitano anch’ora intense emozioni, più di 20 anni dopo essere stato accusato e cinque anni dopo la sua morte.
Che cosa spinge a ritrarre Michael Jackson come un “mostro”? Quali sono i motivi dell’isteria di massa in questo caso?
Jackson ha posto domande come queste nei suoi lavori successivi a tali prove, e i suoi sostenitori hanno lottato con lui dal 1993. Ma, forse, qualche risposta la possiamo trovare guardando nel passato, in un altro caso di isteria di massa, profondamente radicato nella storia e nella mente della nostra nazione – un caso che porta alla luce il nostro secolare disagio per la razza e la diversità, così come i nostri sentimenti contrastanti sui bambini e la sessualità.

“Caccia alle Streghe”

Nel 1692, una schiava di nome Tituba fu accusata di praticare la stregoneria nel villaggio di Salem, Massachusetts. Nel febbraio del 1962, Betty Parris, nove anni, figlia del proprietario di Tituba, Rev. Samuel Parris, iniziò ad avere insoliti disturbi fisici, dolori acuti e spasmi facevano contorcere il suo piccolo corpo da una parte e dall’altra. A distanza di poche settimane cominciarono a presentare sintomi simili altre cinque adolescenti. I medici incapaci di stabilirne le vere cause, arrivarono alla conclusione che le pazienti erano in preda all’influenza del demonio. I sospetti legati alle pratiche di stregoneria si diffusero rapidamente, come spesso capitava a quel tempo. Tuttavia, qualcosa di diverso accadde a Salem Village: a seguito di questi banali timori esplose una psicosi di massa. La “caccia alle streghe” finì nel settembre dello stesso anno, furono accusate di stregoneria circa 200 persone, e 20 di loro vennero giustiziate.
Il 25 febbraio 1692, un evento fondamentale nella storia della caccia alle streghe di Salem si verificò, quando Mary Sibley, una vicina di casa preoccupata e membro della chiesa del Rev. Parris, si rivolse a Tituba e suo marito John per preparare una “torta delle streghe” usata per identificare le streghe. L’espediente di impiegare una “torta delle streghe” per riconoscere una strega era una pratica abbastanza comune di origine europea, come Elaine G. Breslaw spiega in “Tituba, Reluctant Witch of Salem”, ma a questo proposito Sibley potrebbe aver avvicinato Tituba con la sua richiesta perché lei e suo marito erano indiani d’America e “perché ‘la magia simpatica’ era strettamente identificata con gli indiani” nell’immaginario dei Puritani (97).
Come osserva Breslaw, “Non vi era nessuna prova che Tituba e John praticassero rituali occulti, solo che si adattavano allo stereotipo delle streghe” (97).
In realtà, non vi era alcuna prova che Tituba o John fossero coinvolti in pratiche occulte prima di essere stati invitati a preparare la torta da Sibley, e vi sono prove indiziarie sufficienti per ritenere che non lo erano.
È interessante notare che, l’etnia e la razza di Tituba e John sono diventate oggetto di dubbio e dibattito dal momento del processo. Nei documenti contemporanei sono stati variamente e inequivocabilmente identificati di origine “indiana”. Ma con il passare del tempo, però, gli autori iniziarono a ri-considerare e presupporre che fossero invece di origine africana. In “Giles Corey of the Salem Farms”, scritto 175 anni dopo il processo, Henry Wadsworth Longfellow sostiene che Tituba era figlia di madre indiana e di un uomo nero e feroce che le insegnò le arti magiche Obeah (113), e Arthur Miller ha scritto, “The Crucible” (Il Crogiuolo) nel 1952, 85 anni dopo Longfellow, Tituba era diventata una “serva negra” (7) che aveva obbligato a bere del sangue di tacchino a delle ragazze, a farle danzare nella foresta, e “ad eseguire riti occulti di ” con loro (33). Chadwick Hansen traccia lo sviluppo della razza di Tituba e l’arte della stregoneria a lei attribuita in “The Metamorphosis of Tituba, or Why American Intellectuals Can’t Tell a Native Witch from a Negro”:
Nel corso degli anni la magia di Tituba secondo gli storici e i drammaturghi si è evoluta da Inglese a Nativa e infine ad Africana. Ma cosa più sorprendente è il fatto che la sua stessa razza sia mutata da Nativa, a Nativa mezzo sangue e da mezzo sangue Nera, a Nera… Non ci sono prove a sostegno di tali cambiamenti, ma da essi si ricava una lezione istruttiva sulla storiografia Americana (3)
Hansen ha osservato, nel 1950, “la magia di Tituba è nera, proprio come la sua razza” (10) ed è descritta come abile nel rito voodoo, anche se non ci sono prove di questo e non è stata perseguitata per praticare il voodoo al momento.
Dopo l’espediente della “torta delle streghe”, che non procurò l’effetto desiderato, i sintomi delle ragazze peggiorarono e come per contagio si diffusero ad altre adolescenti ed alcune donne, così iniziò realmente la caccia alle streghe. Il Rev. Parris torturò Tituba fino a che non confessò di aver preparato la “torta delle streghe” ma rigettò le accuse di praticare la stregoneria, quindi fu consegnata alle autorità locali che iniziarono un’indagine. Tituba venne interrogata per cinque giorni e, secondo Breslavia, fu anche sottoposta ad un “minuzioso e umiliante esame del suo corpo nudo“, tra cui la zona dei genitali, per cercare i segni che permettevano di distinguere una strega, una sorta di “capezzolo” un marchio, che secondo le superstizioni, c’era la credenza che fosse il Diavolo in persona ad imprimerlo e con cui era possibile nutrire i famili della strega (131).
Poiché l’esame non fornì la prova della colpevolezza, subì altre ispezioni corporali per una verifica più attenta. Breslaw rileva che questo tipo di controllo fisico discende dalla credenza europea delle streghe: “la ricerca del segno era la regola di un sistema praticato in Inghilterra e nel New England come prova sufficiente di un legame con il Maligno.”
Infine Tituba fu portata in giudizio per “Sospetto di Stregoneria” davanti al giudice (Warrant 2004 78) e la sua testimonianza elettrizzò il pubblico che gremiva la locanda dove ebbe luogo l’indagine. Confessò la sua colpa, e il suo racconto fu meraviglioso. Quando aveva negato di conoscere l’arte della stregoneria, il Rev. Parris la interpretò come sfida, e venne duramente picchiata. I magistrati la sottoposero ad almeno due ispezioni corporali e il Rev. Parris sperava di ottenere così una confessione o qualche altra prova di colpevolezza. Era chiaro che professare la sua innocenza non l’avrebbe salvata. Così, per ragioni complesse che sono tutt’altro che chiare, Tituba alla fine confessò di praticare la stregoneria.
Tuttavia, lei fece di più. Così come, con le sue storie aveva tenuto Betty e le altre ragazze incantate davanti al fuoco, ora il pubblico non perdeva una parola di quanto diceva, un particolare talento che forse la salvò dalla forca, come spiega Breslaw:
Tituba, nel 1692 è riuscita a sopravvivere con la sua capacità di inventare storie fantastiche. Al processo, mentre narrava la sua storia di meraviglie, ha creato una nuova forma di opposizione ad un ingiurioso trattamento e ha preparato la strada ad altri innocenti accusati del terribile crimine di stregoneria. La sua espressione, basata su paure dei Puritani, è profondamente connessa alla sua etnia. I Puritani credevano che gli indiani praticassero il satanismo. Tituba sfrutta questa credenza ed alimenta le loro fantasie con una incredibile idea. Sapendo quanto fossero riluttanti alle credenze sul satanismo i Puritani, Tituba serve con meravigliosi dettagli una storia basata su ricordi sulla sua vita passata, che era così spaventosa per la sua connotazione che è stata lasciata in vita come un testimone. (Xx)
Mentre Tituba si arrese alle pretese dei suoi accusatori e confessò un crimine che non aveva commesso, Breslaw suggerisce che la sua resa in sé fu una sorta di resistenza “una nuova forma di resistenza“, che facendo eco alle paure degli abitanti del villaggio, le ingigantì a dismisura, e poi le gettò verso il suo pubblico incantato. In altre parole, se gli abitanti di Salem l’avevano maltrattata e perseguitata fino a quando non confessò di essere una strega, nel momento che, come strega ha dato loro, un racconto “che si ripercuoteva sulle loro paure” furono talmente scettici che li rese restii a perseguitarla ancora.
Che cosa può insegnarci la storia di Tituba su Michael Jackson? Dal momento che ci sono molti evidenti collegamenti al caso Jackson, per la suscettibilità della colpa, per la perquisizione e l’esame corporale e dei genitali da parte delle autorità, l’allusione a pratiche voodoo da successivi cronisti della sua storia. Ma ci sono altri, meno evidenti paralleli che sono molto più significativi, come ad esempio il suo talento di artista e la creazione artistica di “una nuova forma di espressione di resistenza.” Questi elementi della storia di Tituba, in particolare la sua capacità di affascinare il suo pubblico e la fervida immaginazione – si applicano anche a Jackson, e hanno il potere non solo di trasformare come lo percepiamo, uomo e artista, ma come definire l’arte stessa, come Jackson dimostra in Ghosts.

Fantasmi

gallery265Nel 1997, Jackson ha risposto al clima di isteria con il cortometraggio di 38 minuti: Ghosts. Il personaggio principale è un “Maestro”, che ama raccontare storie ai bambini – come Tituba. La razza e l’etnia è ambigua ed è percepito dai suoi vicini un diverso in modo inquietante – di nuovo come Tituba, tanto più che la figura di Tituba è stata tramandata per noi nel corso dei secoli. E come con Tituba, la minaccia di questa figura ambigua – un individuo che culturalmente definito “Altro” – influenza i bambini bianchi – divampa l’isteria di massa. (Il Maestro racconta anche storie di un bambino nero, ma non è nei guai per questo. Come il film chiarisce, viene attaccato per aver raccontato a due ragazzini bianchi storie di fantasmi.)
La storia inizia con una folla di paesani spaventati, arrabbiati che entrano nella casa del Maestro con le torce in mano, con l’intenzione di allontanarlo dalla città. Il Maestro, però, reagisce in modo inatteso: in dieci volte di travestimenti, distorce, distrugge o l’aspetto del suo viso, e poi rivela che è tutto solo un’illusione. (È interessante notare che, per tre volte egli appare senza naso, solo due volte con un naso incompleto, e il naso si disintegra una volta sotto i nostri occhi.) Questa reazione sorprendente svolge diverse funzioni importanti. In primo luogo, sciocca gli abitanti del villaggio, cambia la coscienza influenzata da altri e li dissuade dalla loro ostilità. In secondo luogo, cattura le paure degli abitanti del villaggio, individua queste paure, e crea una connessione facendo fluire tutte queste emozioni conflittuali, che hanno la funzione di generare una catarsi. Infine, permette al Maestro di ottenere un certo controllo della situazione, in modo da mettere in atto la sua arte per cambiare la reazione degli abitanti del villaggio, modificando la percezione nei suoi confronti, e il loro timore per il diverso in generale. (In particolare, la perdita del suo naso, esplora l’ossessione della polizia e del pubblico in termini di sessualità e anatomia di Jackson in quanto, come Michail Bachtin ci dice, “la rappresentazione grottesca del naso … simboleggia sempre il fallo” [316].)
Sorprendentemente, Jackson sembra aver usato una strategia fuori dal comune. Soprattutto alla fine del 1990, i tabloid e anche la stampa convenzionale hanno pubblicato numerosi articoli, che Jackson aveva distrutto con la sua ossessione per la chirurgia estetica, la bellezza naturale del suo volto: che aveva alzato la fronte, allungato il taglio degli occhi, reso più pronunciati gli zigomi, ridotto o ingrandito le labbra ( entrambe le procedure sono state mantenute con la massima convinzione), allargato il mento con una linea quadrata, ma soprattutto ha rimosso il suo naso naturale e sostituito con un naso prostetico. Questa storia è stata alimentata in gran parte da Jackson stesso, ma è stata ingigantita a dismisura dalla stampa, e media on-line da Rolling Stone a The Russia Journal, da TMZ a The New York Times.
È importante sottolineare che, Jackson come il “Maestro”, l’illusione di aver distorto il suo volto e distrutto, l’ha sia sostenuta e negata. Ad esempio, di tanto in tanto portava dei cerotti, anche se non vi era alcuna ragione medica, come tre delle sue guardie del corpo – Bill Whitfield, Mike Garcia, e Javon Beard – hanno detto a Ashleigh Banfield di Good Morning, America il 9 marzo 2010, nell’intervista:
Banfield: Stava nascondendo delle ferite con quei cerotti?
Whitfield: No, quel modo di mascherarsi per lui era il “look dell’ustionato”.
Banfield: Era un modo di mascherarsi?
Whitfield: Per lui, sì.
Banfield: Quando l’avete visto scendere le scale conciato così, pronto a salire in macchina, cosa avete pensato?
Whitfield: Che qualcosa non andava.
Banfield: Glielo avete mai detto?
Beard: Come potevi? Lui usciva con i bambini, non potevamo certo chiedergli davanti a loro, “che diavolo ti sei messo, signore?”.
Attraverso tali atti ingannevoli, spesso ha nascosto il volto dietro maschere o cerotti o un trucco inconsueto, Jackson ci ha fatto credere di aver avuto continui interventi di chirurgia plastica. Allo stesso tempo, ha continuato a dire che aveva fatto pochissime operazioni, e sua madre ha confermato questo dopo la sua morte. In una intervista, dell’8 novembre 2010, Oprah Winfrey le chiese: “Dato che continuava a sottoporsi ad altre operazioni e a cambiare il modo in cui appariva, sentivi che avresti potuto dirgli qualcosa a riguardo?” La signora Jackson ha risposto: “Ha avuto altre operazioni al suo naso, ma non ha fatto niente altro, tranne che per la sua vitiligine.” Inoltre, molti dei fan di Jackson hanno sostenuto con forza che si era sottoposto solo ad alcune operazioni, e le prove fotografiche lo dimostrano.
A volte il suo volto appare sorprendentemente strano, quasi irriconoscibile. Anche, il fratello Jermaine, scrive nel suo libro: “You are Not Alone: Michael, through a Brother’s Eyes”, che non lo riconobbe almeno in una occasione. Durante la pausa in uno dei concerti di Jermaine, ha detto “un uomo dalla carnagione pallida, sulla quarantina, con un cappello e il volto allungato” gli disse che era “un suo grande fan” (275). Jermaine gli strinse la mano e lo ha ringraziato, “e tutti scoppiarono a ridere.” L’“uomo dal carnato pallido” era suo fratello, Michael. Ecco una foto di Michael Jackson scattata la notte nel camerino di Jermaine:

1986

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come si può vedere in questa fotografia, non solo è diverso il colore della pelle, ma anche i lineamenti del volto. Il mento quadrato è molto più arrotondato, pronunciato, e sembra più lungo. (Ecco perché Jermaine probabilmente lo descrive con il “volto allungato.”) Gli zigomi sono addolciti, e le guance sembrano piene, più simili al tempo in cui era un bambino. Le sopracciglia sono meno arcuate, che ha ereditato da suo padre. E la forma del naso è completamente diversa: non si è mai visto così il suo naso, prima o dopo l’intervento chirurgico. Jermaine scrive che, anche dopo aver osservato attentamente questo volto, era ancora “incredibilmente irriconoscibile” (275).
Questo è successo nel maggio 1986, solo due anni e mezzo dopo che Thriller è stato rilasciato e molto prima che l’isteria mediatica è arrivata a circondare il viso di Jackson, ma lui era già molto intelligente con travestimenti e li ha usati spesso. Jermaine scrivere ancora, “Durante il Bad tour, è con travestimenti come questi, che ha potuto confondersi tra la folla per visitare luoghi come Vienna e Barcellona.
Questa abilità, di mascherare il suo aspetto in modo che nemmeno suo fratello potesse riconoscerlo – modificando apparentemente la forma dei suoi lineamenti e la struttura visibile del volto – solleva alcune domande molto interessanti, soprattutto in considerazione del processo artistico attuato in Ghosts. Sarà vero che Michael Jackson ha fatto drastici interventi tra il 1990 e 2000, come i tabloid e anche media tradizionali hanno riportato più volte? O l’ossessione verso la chirurgia estetica invece era una forma estrema di “performance art”? Oppure era un particolare spettacolo destinato a provocare importanti cambiamenti emotivi e le nostre percezioni, nel suo pubblico, un pubblico che, come gli abitanti del villaggio in Ghosts, ha minacciato un “Maestro” con paure irrazionali e isteriche?
La prova fotografica fornisce indizi interessanti. Qui, ad esempio, ci sono due foto; una è del 1987 e l’altra del 2003, un periodo di 15 anni, in cui è stato riferito che Jackson aveva fatto non meno di 50 interventi di chirurgia facciale e, a prima vista sembra che il suo volto sia radicalmente cambiato:

Stillwater 1987 2003

 

 

 

 

 

 

Tuttavia, se guardiamo più attentamente, è solo una illusione, come in Ghosts, e questo è principalmente dovuto all’uso intelligente del trucco e non alla chirurgia estetica. Se confrontiamo i lineamenti del volto della foto del 1987 con i lineamenti della foto del 2003, sono identici. La fronte, gli occhi, le guance, le labbra, il mento e mascella sono invariati. Anche il naso tanto vituperato sembra più o meno lo stesso.
Ecco altre tre fotografie scattate da una diversa angolazione. Queste coprono un periodo ancora più lungo – 26 anni, ma i lineamenti del volto appaiono invariati:

Stillwater 1983 1999 2009

 

 

 

 

 

La prima è una fotografia scattata nel 1983, anno in cui è stato girato il video di Thriller. La seconda è uno screenshot da una intervista di MTV nel 1999, al culmine dello scandalo chirurgia plastica. E l’ultima fotografia è stata scattata nel 2009, poco tempo prima della sua morte. Tuttavia, ad eccezione del naso più piccolo e la fossetta al mento – cambiamenti che Jackson ha già ammesso nella sua autobiografia pubblicata nel 1988, Moonwalk (229) – il volto in queste tre immagini è lo stesso.
Non vedo alcun cambiamento nella fronte, gli occhi, le guance, le labbra e il mento. E quando guardo i suoi video pubblicati negli anni, il suo volto è espressivo e mimico. Non ha quel volto attonito e “congelato” regalato dalla chirurgia estetica. Le prove fotografiche e video smentiscono i rapporti dominanti dei media che aveva “devastato” il volto con la sua ossessione della chirurgia estetica e conferma ciò che Jackson e molti dei suoi fan hanno detto a lungo: ha cambiato la forma del suo naso e ha aggiunto una fossetta al mento nel 1980, ma non ci sono stati cambiamenti strutturali evidenti.
Similmente alle false accuse di stregoneria nel 1692 e abuso di molestie nel 1993, le accuse di devastanti interventi facciali, principalmente costituivano un caso di isteria di massa. Ma, allo stesso modo di Tituba di 300 anni fa, Jackson ha assunto il controllo su queste accuse e poi ha riscritto, con il suo talento di narratore e artista, la storia e ha riflesso le nostre paure verso di noi. In sostanza, se le persone hanno iniziato a vedere Jackson un mostro, lui allora si è presentato esattamente come volevano vederlo.
Allo stesso modo di Tituba, Jackson ha accettato e vissuto il ruolo della diversità che era stato a lui imposto, e poi ci ha destabilizzato con le nostre percezioni e ingigantite fino ad impressionarci.
Tra loro, però, c’è una fondamentale differenza: mentre Tituba ha involontariamente causato l’isteria perché gli abitanti di Salem si sentivano minacciati da lei, Jackson di proposito li ha riflesse e diffuse. In Ghosts, di fatto, ha preso lo scandalo sulla chirurgia facciale, come antidoto all’isteria di massa circa le accuse di aver molestato un bambino, e ha praticamente utilizzato lo scandalo come deterrente per tenere l’altro sotto controllo. [7]
Pertanto Ghosts fornisce uno spaccato interessante e una riflessione sull’analisi di Jackson sul caso di pedofilia, così come nei casi di isteria di massa in generale, e postula lo scandalo della chirurgia facciale come risposta artistica all’isteria. Nel corso del tempo, Jackson ha trasformato il suo volto in una potente opera d’arte, smascherando le convinzioni della gente che generano l’isteria collettiva e rivela come le nostre convinzioni influenzino le nostre percezioni. In realtà, il suo volto era uno specchio che rifletteva i pregiudizi di ogni singolo individuo. Una volta che i tabloid hanno convinto l’opinione pubblica che Jackson aveva avuto numerosi interventi facciali hanno visto un volto devastato dalla chirurgia estetica, mentre chi non ha accettato tali idee ha visto un bel viso. Questo a sua volta riflette i pensieri che la gente proiettava su di lui. Chi pensava che fosse un mostro e un pedofilo ha visto un mostro e un pedofilo. Chi pensava che fosse una vittima ha riconosciuto una vittima. E chi credeva che fosse un difensore dei vilipesi, gli oppressi, e qualsiasi emarginato per paura o pregiudizio, in particolare il pregiudizio sulla diversità e l’espressione “ragionevole” di razza, genere e sessualità, ha riconosciuto un paladino.
Ovviamente, questa funzione di riflettere le idee preconcette imposte su di lui non è stato casuale. Jackson suggerisce che la canzone Is It Scary, da Ghosts, deve avere qualcosa di molto importante da dire:

Diventerò
Esattamente ciò che volete vedere
Siete voi che mi insultate
Perché volete che io
Sia l’estraneo nella notte
Ti diverto
O ti sto confondendo?
Sono io il mostro che avevi in mente?
Se volete vedere
Qualche eccentrica stranezza
Sarò grottesco per voi
Fa sì che si materializzino tutte (Jackson 1997a)

Di conseguenza, chi insiste a riconoscere un “mostro” e un pedofilo in lui, un “estraneo nella notte”: vede un riflesso dell’immagine mostruosa che essi proiettano. Canta più volte, “Diventerò / Esattamente ciò che volete vedere.” Egli prevede anche, “Se volete vedere / stranezze eccentriche / Sarò grottesco per voi“, una previsione che si è rivelata vera per molta gente. [8]
Così, egli dice, che diverse persone vedranno cose diverse in base alle loro aspettative:

Così siete venuti da me
Per vedere le vostre fantasie
Eseguirò proprio davanti a voi
Uno scherzo spettrale di fantasmi
Un trucco demoniaco
E fantasmi ballerini nella notte
Se siete venuti a vedere
La verità, la purezza
È qui dentro, un cuore solitario

Così se siete “venuti da me” in attesa di un “Uno scherzo spettrale di fantasmi” sarete testimoni di uno spettacolo deliziosamente spaventoso, che si aspettano, mentre coloro il cui approccio è, di vedere la “verità” e “purezza” la troverete “qui dentro, un cuore solitario.”
Dopo aver spiegato le sue intenzioni, e percepito questo enigma affronta l’ascoltatore rivolvendogli una serie di domante, di fondamentale importanza:

Allora dimmi
Ti fa paura questo, baby?
Allora dimmi
È realistico per te, baby?
Ti faccio paura?

Nel complesso, il testo di Is It Scary ci costringe a mettere in discussione noi stessi, e rivalutare tutto ciò che pensiamo di sapere su Michael Jackson. La sua vita era realmente così come è stata ritratta dai Media, o era “realismo” – una creazione artistica, che si spaccia per la realtà? Le storie di “stranezze eccentriche” erano reali, o era una “macabra illusione”? Le foto del volto “grottesco” erano vere, o erano un riflesso di “ciò che volevamo vedere”? In conclusione, quanto c’è di vero nella storia di Michael Jackson presentata dai media come base di fatto, e in che misura è stata invece solo un atto messo in scena da un nuovo tipo di artista – un artista che, come Tituba prima lui, “ha creato un nuova espressione di resistenza“?
Credo che Jackson durante la sua carriera, a partire dal 1980 con articoli sulla stampa circa la camera iperbarica, le ossa di Elephant Man e lo scimpanzé Bubbles è stato attivamente impegnato in un nuovo genere di arte – utilizzando come oggetto di comunicazione non la musica o le immagini o i film, ma i paparazzi, i tabloid, la celebrità in TV, e anche la stampa tradizionale. [9] Sono diventati la sua tavolozza per esprimere una nuova arte di celebrità e di identità. Attraverso di essi, ha creato un ruolo effimero pubblico che ha colpito per le sue “stranezze eccentriche”, incarnato dalla loro costantemente presenza, ma anche per la continua evoluzione del viso e un corpo simile: una immagine pubblica, da un lato, onnipresente, ma anche polimorfa, impossibile fuggirne, ma anche impossibile da afferrare, intimamente familiare eppure sorprendentemente insolita.
Guardando nel passato possiamo trovare le origini di questa nuova forma d’arte, almeno alcuni aspetti di essa. Nel primo periodo del romanticismo, ci sono poeti che coltivavano una reputazione pubblica di “cattivo ragazzo”. È il caso ad esempio di Lord Byron e Percy Bysshe Shelley: il loro stile vita anticonformista si intrecciava con la propria arte. E nella moderna cultura, c’è un artista in particolare, la cui arte anticipa il lavoro di Jackson: il Papà del Pop Andy Warhol.
Come Jackson, Warhol era un personaggio pubblico enigmatico dalla personalità eccentrica. Soffriva, inoltre, di una malattia autoimmune che attacca il pigmento della pelle, odiava anche il suo grande naso e di certo è ricorso alla rinoplastica per renderlo più piccolo e sottile. Il documentario del 2001 “Andy Warhol: The Complete Picture”, comprende fotografie di Warhol dal 1950 che mostrano grandi macchie bianche sulle guance e sul collo. Esso include interviste di amici e clienti che lo hanno conosciuto, dichiarando che Andy non aveva mai accettato il suo aspetto fisico, in particolare il naso “a bulbo” e la pigmentazione irregolare della sua pelle. Forse questo suo disagio, almeno in parte, lo ha spinto a sperimentare con il suo viso e capelli, e progressivamente ha costruito l’immagine di se stesso, combinando il pallore del suo carnato con scure, sopracciglia marcate e una serie di stravaganti parrucche.
Ad un certo punto, Warhol esaltò l’immagine di sé come parte della sua arte, diventando l’oggetto stesso di comunicazione, invitando lo spettatore a una nuova visione dell’arte.
Secondo Arnold Klein, il suo dermatologo, Michael Jackson pensava che il suo volto fosse come un’opera d’arte. Il dott. Klein ha detto in una intervista a Harvey Levin di TMZ, il 5 novembre 2009, che Jackson “guardò al suo volto come opera d’arte. So, che è difficile capire questo, ma ha discusso più volte del suo volto come opera d’arte, un approccio all’arte in continua evoluzione.
Jackson sembra presentare questa estetica in forma subliminale nei suoi cortometraggi, in particolare in Ghosts, Scream, e Black or White. L’influenza di Warhol è riconoscibile in Scream quando il personaggio di Jackson prende in considerazione tre immagini: una pittura astratta di Jackson Pollock, un dipinto surrealista di René Magritte, e un autoritratto di Andy Warhol – in particolare una fotografia in bianco e nero del volto di Warhol. Significativo in questo contesto, è che Jackson non ha incluso un qualsiasi dipinto di Warhol o serigrafia, ma piuttosto, ha scelto una foto del suo volto, sottolineando il fatto che considerava il volto di Warhol come una grande opera d’arte, al pari dei dipinti di Pollock e Magritte. [10]
Tutto questo ci conduce a definire notevolmente estesa l’espressione artistica di Jackson, rivedendo i limiti della sua carriera per includere non solo il suo contributo alla musica pop, danza, cinema, e la moda, ma anche lo sviluppo di una forma d’arte molto complessa sulla celebrità e l’identità – performance d’identità che sfidano le concezioni standardizzate di definire la razza, l’appartenenza di genere, la sessualità, la nazionalità, la religione, la famiglia, e le altre strutture sociali patriarcali in questione, mentre si oppone all’idea stessa di “normale”. Sulla base di questa definizione ampliata della sua arte, sono giunta alla conclusione che Michael Jackson, uno dei più importante artisti del nostro tempo, il Re del Pop ha trasceso la diversità del Papà del Pop con la portata della sua comprensione artistica, l’importanza delle sue idee, e ha determinato profondi cambiamenti culturali, soprattutto per quando riguarda il modo, di come percepiamo e sperimentiamo la differenza.
Io credo che in futuro le nuove generazioni guardando al passato interpreteranno l’evoluzione del suo aspetto fisico e le “stranezze eccentriche” in modo completamente diverso rispetto a come facciamo oggi, e il suo volto sarà visto come il suo capolavoro.
In ogni caso, il suo volto, più in particolare, il modo in cui ha variato il suo sguardo costantemente da non poter mai abituarsi al suo aspetto, è un lavoro artistico diverso da tutto ciò che abbiamo visto finora, di un ambito e genere mai sperimentato prima, e credo che abbia il potenziale di cambiare fondamentalmente il modo su come percepire, si interpreta e si dà un senso al mondo.
Ogni volta che lo guardavamo abbiamo sperimentato la strana dissonanza ai nostri occhi in disaccordo con i nostri pregiudizi e dubbi più radicati, costringendoci a mettere in discussione convinzioni che pensavamo di conoscere come vere. Ad esempio, di fronte a questo cambiamento di colore della sua pelle, ci ha costretto ad affrontare sentimenti di rabbia, disprezzo, vergogna, dispiacere, imbarazzo, colpa, anche un senso di superiorità compiaciuta.
Queste emozioni mettono a nudo come noi vediamo e giudichiamo le differenze razziali. Con scetticismo e disprezzo abbiamo guardato agli innumerevoli interventi facciali e gli altri scandali in cui era rimasto coinvolto, perché credevamo veri. Ma su quali basi abbiamo tratto questa conclusione?
E il pensiero che un uomo nero era “divento bianco,” è stato visto molto minaccioso – così minaccioso che pubblicamente è stato accusato violentemente per oltre due decenni – e che cosa rappresenta questa febbricitante insistenza che un uomo di colore deve rimanere nero?
Il cambiamento del suo volto, o meglio, la nostra convinzione che avesse aggiunto modifiche al suo viso – perché Jackson ha fatto ben poca chirurgia plastica – è un lavoro che dimostra le false percezioni, le connessioni tra funzione e l’importanza, e sfida le numerose credenze culturali imposte su di lui e il suo corpo: storie di razza e di appartenenza di genere, la sessualità e la criminalità, e in ultima analisi, l’identità stessa. È un lavoro così rivoluzionario che richiede nuovi metodi e nuove strategie di interpretazione in modo che possa essere compreso.
Nuovi modelli per studiare il significato culturale di Jackson – in particolare l’importanza del suo volto, il suo corpo e più in generale la sua immagine pubblica, sono già stati creati. Vi è ora un crescente corpo critico su Jackson, che riconosce il lavoro nel creare e l’attenzione al suo ruolo, e alcune di queste analisi sul ruolo pubblico e le “stranezze eccentriche” sono interpretate come atti trasgressivi e liberatori. Tuttavia, in generale i critici – sia del mondo accademico nonché della stampa convenzionale, che questi esperti – senza eccezione – credono nelle false storie di una eccesiva e continua, anche auto-mutilante – chirurgia plastica.
Il risultato, è che vedono sempre nel volto di Jackson l’evidenza di qualcosa di morboso – unanimi opinioni che sconvolgono i fan di Jackson. Queste patologie presumibilmente includono: odio per se stesso, il padre e la sua razza; feticismo giovanile per Peter Pan e Diana Ross; paura di diventare adulto, compresa la maturità sessuale ed eventuali cambiamenti nella sua voce; paura morbosa della decadenza legata all’avanzare dell’età; segni di abuso fisico durante l’infanzia, l’abuso psicologico ed eventualmente l’abuso sessuale; un’infanzia perduta tra duro lavoro e palcoscenico; l’isolamento e il culto della celebrità; un perfezionismo ossessivo accompagnato da una diffusa “dipendenza” agli interventi di chirurgia plastica; diagnosi più cliniche suonano, come narcisista, anoressico o bulimico, e anche sofferente di dismorfismo corporeo.
Il numero e la varietà di queste diagnosi psicologiche già di per sé sottolineano la natura speculativa e suggeriscono che esse rivelano, almeno tanto le paure dello spettatore, come i presunti demoni interiori dell’artista. Ma, se respingiamo tali valutazioni e ipotesi imprecise, alla loro base – e cioè che Jackson ha avuto notevoli interventi di chirurgia plastica – poi un lavoro molto interessante e importante sarà rivelato.
Ad esempio, in “Negotiating Difference: Race, Gender, and the Politics of Positionality”, Michael Awkward apre la possibilità di interpretare il volto di Jackson come un’opera d’arte, e rimprovera i suoi critici per aver imposto “opinioni limitate” per la sua nerezza:
Usa il suo atteggiamento per criticare chi giudica le immaginate sue trasformazioni, legate alle caratteristiche della razza, indicando che il corpo umano rappresenta sempre più un’interfaccia estremamente personalizzabile e che altri tentativi di leggere il suo stato alterato sono come manifestazione di una mancanza di orgoglio razziale, che a sua volta sono mosse dalle loro stesse idee limitate per essere nero…. Tra i tanti modi che mi hanno forse colpito particolarmente, è di considerare l’immagine di Jackson un’espressione fondamentalmente artistica. (184)
Questo potrebbe essere un approccio proficuo per cominciare a capire l’immagine pubblica di Jackson come “un’espressione fondamentalmente artistica,” per comprendere in particolare le sue innovazioni di come razza e orientamento di genere sono stati caratterizzati dal suo volto e la sua personalità: non per fare congetture su ciò che dicono le alterazioni sullo stato psicologico di Jackson (ha odiato suo padre? La sua razza? Se stesso?), ma piuttosto attraverso l’analisi del perché queste alterazioni, creano tale enorme paura dentro di noi, il suo pubblico, e ciò che questa paura produce sul nostro riferimento a strutture standardizzate di identità.
Questo è esattamente il compito, che la stessa Julie-Ann Scott fa in “Cultural Anxiety Surrounding a Plastic Prodigy: A Performance Analysis of Michael Jackson as an Embodiment of Post-Identity Politics.” Mentre Scott ha criticato la tendenza a vedere il suo volto come “la manifestazione di psicosi personali” (169), anche lei non riesce comunque a distaccarsi da questa corrente di pensiero. (L’autrice nel suo articolo affronta un’ampia discussione sul disordine dismorfico del corpo).
Perfino l’obiettivo specifico della sua indagine rivela come il suo progetto è influenzato da un orrore luttuoso sulla sua presunta autodistruzione: “In questa analisi non voglio cercare di trovare risposte sul perché il volto di Jackson è cambiato. … Mi interessa piuttosto come la nostra attenzione tra celebrare la sua musica è passata a piangere i suoi mutevoli cambiamenti del volto “(168). Tuttavia, se eliminiamo il linguaggio utilizzato in tutto l’articolo per descrivere la patologia, Scott offre alcune indicazioni utili alla funzione performativa dell’immagine pubblica di Jackson.
Scott, ad esempio, afferma che la sua ambiguità è in parte minacciosa per il fatto che ci costringe a mettere in discussione i fondamenti culturali della nostra identità – questioni che sono particolarmente inquietanti in questo momento storico, perché ci sforziamo di garantire che il significato di razza, appartenenza di genere e l’età svolge un ruolo nella definizione dell’identità:
Nelle nostre domande a Jackson, se lui sta cercando di essere bianco, femminile o infantile, abbiamo messo in dubbio queste categorizzazioni. Se una persona va contro a ciò che è considerato naturale, allora siamo costretti a interrogarci sui significati ereditati, dobbiamo affrontare la fragilità di ciò che vorremmo fosse intensamente vero. Il rimprovero a Jackson è di aver rifiutato le consolidate categorie di identità, all’importanza che diamo ad esse nella nostra rappresentazione quotidiana di noi stessi e nella nostra cultura, e ci ricorda che le categorizzazioni che rivendichiamo, non sono per noi rilevanti, tuttavia, queste rivestono ancora un ruolo per noi, un ruolo decisamente importante. (178)
Così, mentre Scott il volto di Jackson e il ruolo pubblico non li considera arte, ma piuttosto un interessante effetto collaterale dei suoi presunti disturbi psicologici, lei tuttavia vede nel suo volto e nel suo ruolo una funzione, come ricopre spesso l’arte significativa. In particolare, ci costringe a mettere in discussione alcune delle nostre convinzioni più radicate e concetti – credenze culturali che sono diventate così profondamente radicate che non possono più essere considerate come costrutti culturali, ma come qualcosa di vero e naturale, come descrive Scott:
Le performatività ripetutamente citate diventano per la comunità comportamenti culturali, storie di comunità di ciò che siamo. … Comportamenti che sfidano queste storie, proprio come Jackson sta cambiando il volto, disgregano le convenzioni di razza, l’appartenenza di genere e l’età [e] lì incontrano resistenza, perché tutti combattiamo insieme per difendere ciò che sappiamo, essere vero. (171)
In questo senso, l’intensità della reazione all’evoluzione dell’immagine pubblica di Jackson è di per sé una prova rivelatrice della potenza del suo volto come arte. Scott scrive: “Noi non aspiriamo di analizzare Jackson, come malato psicologico e dal punto di vista medico semplicemente per curiosità o interesse, ma piuttosto per mitigare il potere inquietante della sua performance” (179) – una “performance” d’identità, che chiamerei arte.
Harriet Manning ammette che per Jackson si è trattato di una decisione artistica e pone la complessa messa in scena della sua identità in “Michael Jackson and the Blackface Mask” in un contesto storico più ampio. Secondo Manning, Jackson mostra la propria identità come mediazione costante tra le credenze storiche imposte su di lui e contro-narrative decostruttive per sfidare i costrutti.
Concentrandosi principalmente sul film Ghosts e il segmento finale della Dance Panther di Black or White, Manning ha osservato che il volto e le coreografie di Jackson si possono far risalire direttamente all’eredità dei blackface minstrelsy, così da combinare e sovvertire questo – un patrimonio che ha permesso ai bianchi per oltre 200 anni di definire cosa significa essere nero.
Manning scrive nella sua analisi di Black or White e dell’indignazione pubblica successiva alla sua pubblicazione,
Jackson mette in atto nella Dance Panther gli stereotipi dei neri creati negli spettacoli minstrel da interpreti bianchi per un pubblico bianco, ma la sua fedele riproduzione a quanto pare per essi è tutt’oggi insopportabile: l’atto di Jackson di toccarsi il petto e chiudere la zip dei pantaloni sono gesti ritenuti entrambi violazioni colpevoli, eppure era proprio questo tipo di sentore della masturbazione dei neri che fu ammirato nella caricatura classica del minstrel. La reazione negativa è contraddittoria, non solo perché nessuno aveva mai visto Jackson violento, lui era stato tradizionalmente amato per la sua natura innocua, ma anche perché tali nozioni circa la negritudine e in particolare la mascolinità nera ancora oggi permea il mito popolare nello stesso modo. (41)
Così, Jackson mette in scena il tropo del nero maschio ipersessualizzato, il cui atteggiamento è incontrollato, furioso, e agisce secondo la natura animalesca – tropi che sono stati costruiti negli spettacoli minstrel e sono ancora oggi molto vivi, come Manning illustra nella sua analisi dell’hip hop. Manning dice, che su questi stereotipi razzisti è stato rappresentato il nero come violento, sessualmente aggressivo, spietato, ignorante ma scaltro, che il critico musicale Eric Olsen si è sentito in diritto di affermare, “Eminem è più nero di Michael Jackson.” Solo nel contesto dei blackface minstrelsy, e il tropo risultante della mascolinità nera che ancora oggi pervade l’opinione pubblica, chiaramente questa affermazione ha un senso[136]). Nella Dance Panther, Jackson enfatizza le storie che i bianchi hanno imposto sugli uomini di colore per quasi due secoli e poi riflette questi stessi stereotipi ingigantiti verso il suo pubblico prevalentemente bianco di MTV, costringendo questo pubblico a confrontarsi con i pregiudizi sommersi nelle concezioni moderne degli uomini neri e la loro sessualità.
Manning vede il volto di Jackson come una sorta di “maschera whiteface” – di una bianchezza esagerata, che rifiuta l’essenzialismo razziale e l’ideale di bellezza dei bianchi, come se esso si adattasse a questi ideali. Manning osserva, “La sua pelle non è solo pallida, ma color porcellana” (44), e poi afferma che non accetta “alcune differenze di razza mediante la scelta degli interventi chirurgici facciali” (48). È importante sottolineare che, dopo la pubblicazione del suo libro nel 2013, Manning ha rivisto il suo pensiero circa la portata degli interventi facciali di Jackson, in una discussione del 10 aprile 2014, su Dancing with the Elephant:
Questo probabilmente è così, perché l’identità razziale è fondamentalmente determinata negli altri dalla nostra percezione che i tratti razziali del volto (nel caso di Michael Jackson, il colore della pelle e la forma del naso) sono interpretati dai nostri processi mentali più “importanti”, più universali di quello che sono nella realtà. Così, anche quando un volto non è d’altro canto cambiato molto, se queste particolari caratteristiche, questi marcati segni razziali – sono alterati, la percezione è che l’intero volto è radicalmente cambiato, quando non lo è nella realtà.
Come suggerisce Manning, Jackson ha profondamente cambiato “le marcate caratteristiche legate alla razza“, con le quali siamo soliti definire l’identità razziale e l’appartenenza, come si legge sul suo volto. Ciò ha dato luogo alla percezione che la struttura visibile del suo volto era cambiata, “tutto il viso è percepito come cambiato radicalmente, anche se in realtà non è così.” In altri termini, non era il suo volto, che era cambiato, ma come lo interpretiamo. Si tratta di una sfida intrigante che merita ulteriori studi – qualcuno che dirige il fulcro dell’attenzione da lui a noi, le motivazioni psicologiche dietro la sua interpretazione di razza e differenze, e le nostre reazioni a questa rappresentazione, così come il loro profondo impatto culturale.
Ora che Michael Jackson non c’è più e l’isteria che lo circondava comincia un po’ a placarsi, è doveroso cominciare a pensare in modo più razionale a chi era veramente e che cosa ha significato per noi. Magari possiamo iniziare a sviluppare modelli teorici per capire la sua arte, così come l’empatia necessaria per comprendere la sua vita. Dobbiamo anche imparare a conoscere e cogliere la vera natura di ciò che sta dietro la “performance”, come la chiama in Is It Scary. E valutare, infine, ciò che ha cambiato e ha sfidato, con la consapevolezza, che tutti noi abbiamo perso qualcosa quando lui è morto.

“Mi piace creare la magia… La creazione di qualcosa che è davvero incredibile, un’illusione. Mi piace far vivere alle persone nuove situazioni di qualsiasi genere facendo credere loro che invece sono del tutto normali, in questo modo nessuno si può aspettare nulla e questo sconvolge la mente. Questo è ciò che io definisco magia, meraviglia. Mi piace stupire, non c’è niente di più bello. Mi piace creare la magia in tutto quello che faccio.”

– Michael Jackson

NOTE

[1] Translation by James S. Williams.
[2] Chandler’s taped conversations with Schwartz have been quoted numerous times (for example, Fischer 1994, 218; Taraborrelli 2009, 477-478; Halperin 2009, 19-20; and even Chandler 2004, 232-241), with some variation in how they are transcribed. In addition, audio excerpts were broadcast by CBS News and others, and some of those audio clips have been uploaded to the internet.
[3] Jordan’s nickname is spelled “Jordy” in the transcript of the taped phone conversations filed in Los Angeles County Superior Court and “Jordie” in the written chronology his father gave to police. The spelling each used was retained when quoting those sources.
[4] I have not seen the KCBS-TV interview, though I have tried for several years. The KCBS-TV video librarian, Allan (he agreed to spell his first name, but declined to give his last name), confirmed they have the segment in their archives but refused to release a copy, even for research purposes. Other attempts through KCBS-TV were unsuccessful as well. I then tried to obtain a copy through Thought Equity Motion, the company that handles licensing agreements for CBS. They do provide review copies for research; however, since the story was not picked up nationally but was only carried by KCBS-TV, a Los Angeles affiliate, KCBS-TV retains licensing rights and they refused to release it to Thought Equity Motion. I then contacted two authors who have published slightly different descriptions of the KCBS-TV interview: Mary A. Fischer and Ian Halperin. Halperin didn’t respond, but Fischer did. In an in-depth article published in the October 1994 issue of GQ magazine, Fischer reports that a KCBS-TV newsman asked Chandler about his son’s sedation, and Chandler answered that “he did so only to pull his son’s tooth and that while under the drug’s influence, the boy came out with allegations” (221). When I asked Fischer about this, she said she did not have a copy of the KCBS-TV interview but she had watched it, and she stands by her article. Fischer and Halperin disagree on one point: whether Chandler confirmed that Jordan was under the influence of sodium Amytal when he made the allegations. Sodium Amytal is a psychiatric drug that was once considered a potential “truth serum” but later became implicated in producing false memories because it leaves those under its influence extremely vulnerable to suggestion. In fact, a number of high-profile court cases in California in the 1990s dealt specifically with sodium Amytal and false memories of sexual abuse. Fischer and Halperin agree that the KCBS-TV reporter asked Chandler if Jordan was given sodium Amytal; however, while Fischer says Chandler confirmed it (221), Halperin says he merely confirmed the use of “a drug” without specifying which one (44). Later, while researching her article, Fischer asked Torbiner if he gave Jordan sodium Amytal, and she reports that he neither confirmed nor denied it, saying, “If I used it, it was for dental purposes” (221)—an odd statement since sodium Amytal is a psychiatric drug. Regardless of which drug was used, both Fischer and Halperin report that Chandler told the KCBS-TV reporter the allegations were made while Jordan was still under sedation.
[5] In an April 2003 Vanity Fair article, Maureen Orth reported that Jackson hired a “witch doctor” or “voodoo chief” in the summer of 2000 to bring about the death of “25 people on Jackson’s enemies list,” and that in pursuit of this morbid goal the witchdoctor “ritually sacrificed” 42 cows as well as chickens and other animals. According to Orth, this carnage occurred in Switzerland; however, a spokesman for the Federal Office for Agriculture (FOAG) in Switzerland expressed skepticism when told of Orth’s article. Switzerland has a rigorous cattle identification and registration program that tracks every cow from birth through slaughter and processing, and they have been especially vigilant since the “mad cow” or BSE crisis in the mid-1990s. However, the FOAG has no knowledge of an event such as Orth describes, nor any evidence indicating that such an event might have occurred.
[6] Since Jackson’s death in 2009, two other accusers—Wade Robson and James Safechuck—have alleged they were sexually abused by Jackson when they were children. Both Robson and Safechuck were deposed during previous investigations, and both swore under oath that Jackson never acted improperly toward them. Robson also testified during the Arvizo trial when he was 22 years old, and was asked detailed questions about his relationship with Jackson: “did Michael Jackson ever molest you at any time?” “did Michael Jackson ever touch you in a sexual way?” “has Michael Jackson ever inappropriately touched any part of your body at any time?” “Did he ever kiss you on the lips?” “would you ever cuddle in bed?” “Would you lie next to one another?” and “Would you touch?” Robson answered “No” to all of these questions. He was also asked, “Has anything inappropriate ever happened in any shower with you and Mr. Jackson?” and he replied, “No. Never been in a shower with him” (Reporter’s Transcript 2005, 9097-9132). And in the days and weeks after Jackson’s death, Robson praised him in numerous interviews. For example, on June 27, 2009, he told Peter Mitchell of the Melbourne Herald Sun that Jackson “is the reason I dance, the reason I make music, and one of the main reasons I believe in the pure goodness of humankind.” On August 14, 2009, he told Entertainment Tonight, “with Michael, I just had a wonderful relationship. I learned so much from him. As an artist, and as a kind human being.” And for the September 2009 issue of Dance Magazine, he told Kina Poon, “I learned altruism from him. In the entertainment industry, it’s easy to get jaded. Despite all of the madness he went through, he had such an innocence. He trusted people, and in his heart, believed in them.” However, Robson now says Jackson molested and raped him, and all of the things he denied in court did happen. His lawyers filed a financial claim against the Jackson Estate on May 1, 2013, and petitioned the court to allow Safechuck to join Robson’s claim in July 2014.
[7] As we try to understand why Tituba and Jackson responded the way they did, it may be helpful to consider that the only people put to death during the Salem witch trials were those who persisted in maintaining their innocence. This stands in stark contrast to the approximately 50 people who followed Tituba’s lead and confessed to witchcraft: none of them were executed. This seems counterintuitive—that those who denied engaging in witchcraft were hanged while those who admitted to it were spared—but hysteria apparently operates by a logic of its own that differs significantly from rational thought, and both Tituba and Michael Jackson seemed to understand that logic. Or more precisely, they both understood that in an atmosphere of mass hysteria, simply denying false allegations is an insufficient response. For additional analysis of the plastic surgery scandal as an artistic response to the 1993 molestation scandal, see M Poetica: Michael Jackson’s Art of Connection and Defiance (Stillwater 2011).
[8] As Bakhtin discusses in Rabelais and His World, the grotesque—particularly grotesque images of the human face and body—has performed an important cultural function for thousands of years: to mock, resist, and subvert authoritarian control and intimidation. It’s significant in this context that Jackson explicitly evokes the grotesque since he was the target of intense intimidation by the police: the Santa Barbara District Attorney’s office and Sheriff’s Department, especially. They invaded his home at Neverland, confiscated his property, forced him to not only endure but participate in a humiliating strip search, leaked details of his private life to the press, put him in handcuffs, put him on trial, and dogged him for well over a decade. This extreme authoritarian pressure was intensified by a global media that largely ignored exculpatory evidence in the case, and instead harshly criticized Jackson for defying cultural norms. However, like the Maestro in Ghosts, Jackson managed to defy the authoritarian power pressing down on him—from the police, the courts, and an acquiescent press as well—through use of what Bakhtin describes as an ancient strategy: the transgressive and subversive power of the grotesque. For a Bakhtinian reading of Michael Jackson’s Ghosts, see “The Disrupting Power of the Grotesque and Abject” in M Poetica (Stillwater 2011).
[9] In his biography, Taraborrelli provides compelling evidence that the tabloid stories about the hyperbaric chamber and the Elephant Man’s bones were planted by Jackson himself, with the help of his manager, Frank Dileo (355-365). And while Jackson did have a chimpanzee named Bubbles—perhaps named in honor of the dancer John Sublett, who went by the stage name John Bubbles and reportedly taught Fred Astaire tap dancing—Taraborrelli reports that the more outrageous tabloid stories about Bubbles are false as well (364). Importantly, while the hyperbaric chamber story began with The National Enquirer, it was picked up and distributed by the Associated Press and United Press International and carried by many mainstream newspapers, news magazines, and radio and television news programs as well (359). Building on Taraborrelli’s evidence, David Yuan examines the performative function of these stories and considers “how Jackson manipulates his own enfreakment” (370), contrasting him with sideshow spectacles such as the Elephant Man once was—“a silent, unmoving object of the audience’s gaze, to be looked at while the showman runs through his spiel” (371). Yuan considers Jackson’s complex position as both director and object of our gaze, always moving, always transforming, repeatedly countering the “static enfreakment” observers tried to impose on him with a dynamic performance of “plastic freakishness” of his own creation.
[10] For additional discussion of Jackson and Warhol, see the “Scream” section of M Poetica (Stillwater 2011) and theSeptember 26, 2013, post of Dancing with the Elephant (http://dancingwiththeelephant.wordpress.com).
References cited
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Breslaw, Elaine G., 1996. Tituba, Reluctant Witch of Salem: Devilish Indians and Puritan Fantasies. New York: New York University Press.
Chandler, Ray, 2004. All that Glitters: the Crime and the Cover-Up. Las Vegas: Windsong Press.
Dimond, Diane, 2005. Be Careful Who You Love: Inside the Michael Jackson Case. New York: Atria Books.
Erni, John Nguyet, 1998. Queer Figurations in the Media: Critical Reflections on the Michael Jackson Sex Scandal. Critical Studies in Mass Communication 15: 158-180.
Fischer, Mary A., 1994. Was Michael Jackson Framed? GQ 64/10: 214-221, 265-269.
Halperin, Ian, 2009. Unmasked: the Final Years of Michael Jackson. New York: Simon & Schuster.
Hansen, Chadwick, 1974. The Metamorphosis of Tituba, or Why American Intellectuals Can’t Tell a Native Witch from a Negro. The New England Quarterly 47: 3-12.
Jackson, Jermaine, 2011. You are Not Alone: Michael, through a Brother’s Eyes. New York: Simon & Schuster.
Jackson, Michael, 2009. Moonwalk. New York: Random House.
Jordan Chandler v. Evan Chandler, 2006. Superior Court of New Jersey, Appellate Division. Docket No. A-0422-05T10422-05T1: Jordan Chandler, Plaintiff-Appellant, vs. Evan Chandler, Defendant-Respondent. (http://law.justia.com/cases/new-jersey/appellate-division-unpublished/2006/a0422-05-opn.html)
Living with Michael Jackson, 2003. TV documentary. Grenada Television.
Manning, Harriet. J., 2013. Michael Jackson and the Blackface Mask. Surrey, England: Ashgate.
Martin, Charles D., 2002. The White Afro-American Body: A Cultural and Literary Exploration. New Brunswick, NJ: Rutgers University Press.
Orth, Maureen, 2003. Losing His Grip. Vanity Fair 512. (http://www.vanityfair.com/fame/features/2003/04/orth200304)
Reporter’s Transcript of Proceedings, 2005. Case No. 1133603: The People of the State of California, Plaintiff, v. Michael Joe Jackson, defendant. Superior Court of the State of California in and for the County of Santa Barbara, Santa Maria Branch.
Scott, Julie-Ann, 2012. “Cultural Anxiety Surrounding a Plastic Prodigy: A Performance Analysis of Michael Jackson as an Embodiment of Post-Identity Politics.” In Michael Jackson: Grasping the Spectacle, edited by Christopher R. Smit. Surrey, England: Ashgate.
Stillwater, Willa, 2011. M Poetica: Michael Jackson’s Art of Connection and Defiance. Amazon Kindle.
Sullivan, Randall, 2012. Untouchable: The Strange Life and Tragic Death of Michael Jackson. New York: Grove/Atlantic.
Taraborrelli, J. Randy, 2009. Michael Jackson: The Magic, the Madness, the Whole Story, 1958-2009. New York: Grand Central Publishing.
Transcript of Audio Cassette Marked Exhibit No. 10, undated. Case No. SC 031 774: David Schwartz, an Individual, Plaintiff, vs. Evan Chandler, an Individual, and Does 1 through 50, Inclusive, Defendants. Superior Court of the State of California for the County of Los Angeles. File No. TPA81793.MK.
Vigo, Julian, 2012. Michael Jackson and the Myth of Race and Gender. In Michael Jackson: Grasping the Spectacle, edited by Christopher R. Smit. Surrey, England: Ashgate.
Warrant vs. Tituba and Sarah Osborne, 2004. In The Aunt Lute Anthology of U.S. Women Writers, Volume One: 17th through 19th Centuries, edited by Lisa Maria Hogeland and Mary Klages. San Francisco: Aunt Lute Books.
Yuan, David, 1996. Celebrity Freak: Michael Jackson’s “Grotesque Glory.” In Freakery: Cultural Spectacles of the Extraordinary Body, edited by Rosemarie Garland Thomson. New York: New York University Press.
Creative Works cited
Jackson, Michael, 1997a. Blood on the Dance Floor: HIStory in the Mix. Sony Music.
Jackson, Michael, 1997b. Michael Jackson’s Ghosts. DVD. Sony Music Asia.
Jackson, Michael, 2001. Invincible. Sony Music.
Jackson, Michael, 2010. Michael. Sony Music.
Longfellow, Henry Wadsworth, 1879. Christus: a Mystery in Three Parts. New York: Houghton, Mifflin.
Miller, Arthur, 2002. The Crucible: a Play in Four Acts. New York: Penguin.

FINE

http://michaeljacksonstudies.org/article/monsters-witches-and-michael-jacksons-ghosts/
http://www.popular-musicology-online.com/issues/02/stillwater.html
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON
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