Giornalista tedesca ricorda il suo incontro con MJ


Michael Jackson e Beate Wedekind – 1984
Pubblicato: 29 giugno 2009
Accadde dopo la cerimonia di premiazione della 56° edizione degli “Accademy Oscar” nel 1984. L’Agente Irving “Swifty” Lazar mi aveva invitato, a quel tempo ero dipendente della rivista Bunte, al Dinnerparty a Morton, un ristorante di tendenza frequentato dall’elite di Hollywood. Un anno prima, avevo intervistato Swifty per la mia rubrica “Il mio appuntamento”, e mi ha aiutato ad ottenere un invito per la più importante manifestazione a livello mondiale, i premi Oscar.
Poco prima delle due del pomeriggio ho scoperto quale tavolo mi era stato assegnato per la cena – era, lo ammetto senza esitazione, un tavolo riservato alla stampa. Ma volentieri parlai con i colleghi di tutto il mondo e fu molto piacevole. Tutti loro erano star del settore. Jaime Penafiel, il leggendario direttore della rivista spagnola ¡Hola!, Andrew Morton di Londra, in seguito divenne il biografo della principessa Diana, e – l’ultimo, ma non meno importante – Dominick Dunne, uno degli autori di punta del magazine americano Vanity Fair. Così, anche se seduta in disparte, ero in buona compagnia, e, tenni gli occhi e le orecchie aperte, facendo delle osservazioni preziose e memorizzai i dettagli per i futuri articoli.
Un gruppo compatto di artisti, sedeva in alcuni piccoli tavoli, erano talmente celebri che non ebbi il coraggio di unirmi. Shirley Maykleyn e Jack Nicholson – entrambi avevano ricevuto l’Oscar per “Voglia di tenerezza”, Barbra Streisand, che sedeva vicino a Michel Legrand, compositore del suo film “Yentl”, non lasciò per un momento il suo Oscar che lo teneva ben stretto tra le mani. Swifty, accogliente padrone di casa, un vivace piccolo uomo con gli occhiali enormi, mi ha baciato quando mi congedai.
Mentre ero ferma nella hall in cima al pianerottolo e meditavo se chiamare un taxi o semplicemente utilizzare una delle limousine in attesa davanti alle porte, proprio di fronte a me c’era un giovane nero, fragile, i cui occhi erano nascosti dietro grandi occhiali scuri. Naturalmente, lo riconobbi subito – era Michael Jackson. Tutto da solo, senza guardie del corpo, o qualsiasi altro accompagnatore.
Si fermò accanto a me e disse: “Mi scusi,” educatamente si tolse gli occhiali da sole, ma ha lasciato il suo guanto bianco, e ha chiesto a me, una sconosciuta, con la sua tranquilla voce gentile: “Sa, se Barbra è ancora lì?” Ho detto di sì, lei è seduta con Jack Nicholson al tavolo del proprietario. Poi mi prese delicatamente la mano – in modo semplice, e mi ha chiesto: “Per favore, puoi accompagnarmi? Vuoi venire con me?”
Certo! Che sì! Potevo rispondere in un modo diverso? Solo per un momento mi sentii un po’ in subbuglio. Ma poi ho sentito che l’adrenalina della fortuna giornalistica ha preso possesso del mio corpo, il mio cuore batteva forte e ho dovuto controllare il mio sorriso, che non si trasformasse in una smorfia di piacere. Mentre camminavamo per mano nella stanza quasi vuota, lui ha voluto sapere il mio nome e da dove venivo, e poi arrivammo al tavolo di Barbra, Jack e Swifty. Shirley Maykleyn era già andata via, ma c’era suo fratello, Warren Beatty – egli abbracciò Michael, con una certa familiarità, e ho visto che lui era molto a disagio.
Lei è Beate, la mia amica della Germania – Michael mi presentò al gruppo. Ero pronta a baciarlo! Una “amica” della Germania. Che tipo di scusa, un sotterfugio, e un complimento per me, ricordo ancora vividamente come scosse la testa quando l’ha detto. Swifty Lazar, che aveva invitato gli ospiti, sapeva che ero una giornalista, mi prese da parte per un momento e disse: “Benvenuta, Beate, ma confido sulla tua discrezione.” Poi mi invitò a sedermi sulla sedia vuota accanto a lui e di fronte a Michael Jackson. Davanti a me c’era l’Oscar di Jack Nicholson, che ho potuto toccare.
Nicholson ha notato che stavo guardando la statuetta e me la porse in mano – quando anni dopo gli ho dato il benvenuto a Berlino, come produttore per il premio “Goldene Kamera” (Telecamera d’Oro) mi balenò il pensiero – se dovessi ricordargli di esso. Ho fatto così, sorrise e disse, fu una notte meravigliosa. E c’erano delle belle ragazze.
Ero seduta al tavolo e difficilmente si poteva apprezzare l’esclusività del momento. Quello che ho vissuto è stata una delle serate più divertenti della mia carriera giornalistica e probabilmente la migliore: solo a ridere e chiacchierare con persone che erano – e sono tuttora – i miei eroi. Circa i pettegolezzi sui vicini di casa e il personale, i colleghi e i bambini, di soldi e yacht, di Aston Martin e altre passioni. Di tanto in tanto ho contribuito con qualche battuta – se potevo e volevo, opportunamente taglienti. Alla fine, Swifty Lazar mi ha detto, che non aveva idea che una giornalista tedesca potesse essere così scaltra, e io arrossì e cominciai a sudare. Michael Jackson ha notato il mio imbarazzo e mi ha dato un candido fazzoletto ricamato, che non ho lavato per molti anni e ho custodito come un tesoro, fino a quando l’ho dato a un amico che era malato terminale. Gli unici rari momenti di conforto e gioia l’ha trovati nella musica di Michael Jackson.
La notte fu allietata con abbondante champagne e bourbon, solo Michael Jackson rimase fedele al succo d’arancia e Schweppes tonica. La timidezza di Michael, che a quanto pare gli aveva impedito di camminare da solo nella sala del Morton, e grazie a ciò, mi ha dato la felicità di questa sera, è diventato come invisibile nel momento in cui si è unito al gruppo, lui rideva come un ragazzino sussurrando qualcosa all’orecchio di Barbra, e rise.
Erano già oltre le quattro del mattino, quando per tutti ovviamente – era dannatamente tardi per Hollywood, ecco perché tutti qui – amano il sonno, che preserva la bellezza. Michael Jackson di nuovo mi prese la mano mentre camminavamo giù per le scale. Mi ha invitato nella sua auto: questa sera, era piuttosto un piccolo modello di Mercedes in cui sedeva un minuto conducente messicano.
Durante il viaggio, Michael Jackson mi ha detto, nella sua voce incredibilmente dolce, che in realtà era fuggito da tutte queste persone. Lui, il Re del Pop, segretamente si era preso qualche ora di libertà. Mi condusse al mio hotel a Beverly Hills, galantemente aprì la porta, fece un ampio gesto con la mano, sorrise e disse: “Grazie.” Lo avrei abbracciato volentieri, ma sentivo questa distanza, che avevo notato quando Warren Beatty lo afferrò per le spalle, e – quegli occhiali scuri, che non aveva rimosso dai suoi occhi, il guanto bianco, la tristezza, quelle spalle cadenti mentre si sedeva di nuovo in macchina. L’ho salutato dopo, mentre si allontanava guidando, e quella notte vive nel mio cuore.
Quando penso a questo momento, circa il tempo in cui la sua vita sembrava ancora armoniosa, almeno, in modo che potesse parlare con un estraneo, e poi l’esilio, dove trascorse i suoi ultimi anni – che mi porta alla disperazione. E prego per lui.

FINE

http://beatewedekind50plus.blog.de/2009/06/26/michael-jackson-begegnung-25-jahren-6399982/
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

– Vietata la riproduzione anche parziale in un altro sito Web, metti un link diretto a questo post. Grazie.

DMCA.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...