He Loved more


252927621_IMG_9095_122_347loStephanie, Sonia, Marina, e Brigitte (da sinistra a destra) di fronte a Neverland
In un primo momento siamo rimaste scioccate dagli eventi che si sono dipanati davanti ai nostri occhi, e semplicemente non potevamo credere che Michael avrebbe dovuto sopportare tali accuse, calunnie e il dolore per la seconda volta nella sua vita. Anche se le accuse erano assurde e, ovviamente, fabbricate, lo accusavano di una cosa terribile come l’abuso sui minori, e attraverso giornalisti incompetenti convincevano il mondo intero – questa era la cosa peggiore che avrebbero potuto fargli. Sapevamo che il cuore di Michael era spezzato, soprattutto quando i cosiddetti “amici” si allontanarono da lui nel momento del bisogno; anche molti fan non sapevano cosa credere, e preferirono ritirarsi nell’ombra, fino a quando la situazione non divenne più chiara.
Ma ci eravamo rese conto che era necessario agire – dovevamo fargli vedere in qualche modo che c’erano ancora persone che non credevano in quello che veniva detto. Pertanto, appena la data della prima apparizione in tribunale venne fissata nel gennaio 2004, niente ci impedì di andare in California.
A Santa Maria abbiamo visto con orrore un intero esercito di persone: elicotteri sorvolavano il palazzo di giustizia a sostegno del circo mediatico con centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo, e diverse centinaia di curiosi avevano assediato il territorio. La situazione era, per usare un eufemismo, a dir poco caotica. Ci sentimmo sollevate di trovare in mezzo alla folla volti familiari di fan in piedi alle barriere con cartelli di fede e di amore, scritti per il supporto morale di Michael in quel terribile giorno.
Quando Michael arrivò ed entrò nell’edificio, sembrava fiducioso, deciso e forte, ed aveva rafforzato la nostra impressione quando sulla via del ritorno, salutò i fan alla recinzione: salì persino sul tettino della macchina per essere più visibile. Francamente, questo ci rallegrò un po’ alleviando le nostre preoccupazioni. Ma in cuor nostro sapevamo la verità – gli occhi non potevano trarre in inganno.
Dopo l’udienza giudiziaria, la folla si trasferì a Neverland, perché girava una voce che Michael avrebbe aperto il ranch al pubblico. Migliaia di persone erano finalmente in grado di soddisfare la loro curiosità e trascorrere la giornata nel suo parco di divertimenti, nello zoo e nell’arcade – poterono mangiare e bere a sufficienza, e colsero l’occasione di sbirciare nella casa di Michael. Ovviamente, per la maggior parte, le persone si stavano solo divertendo con tutto il cuore.
Il sentimento di noi, fan, è diverso. Michael ha detto una volta, “Neverland – sono io. Esso incarna la mia essenza”. Pertanto, abbiamo avuto la sensazione che Michael avesse voluto “mettersi a nudo”, mostrare il suo mondo interiore al pubblico, in modo che tutti vedessero e fossero finalmente in grado di capirlo. Eppure, il giorno che abbiamo visitato il ranch, ci ha colto la tristezza: Neverland non era più il luogo magico che avevamo visto prima. E il fatto che il ranch fosse assediato dalla stampa, non fece altro che peggiorare la situazione: sopra di esso giravano costantemente gli elicotteri e fuori decine erano gli obiettivi in attesa.
Pochi giorni dopo, la maggior parte dei fan andarono a casa. Per qualche ragione, avevamo acquistato i biglietti dell’aereo per stare un paio di giorni ancora rispetto agli altri, così all’improvviso eravamo rimaste solo noi in questo luogo. Viaggiammo un po’ tra le attrazioni circostanti, ma ogni giorno tornavamo ai cancelli di Neverland per stare più vicino a Michael nel resto del nostro soggiorno.
Fuori Neverland sembrava come al solito, ma all’interno era stato profanato e distrutto il suo spirito. Come altri fan, che non erano tutti uguali, volevamo disperatamente aiutare Michael – per alleviare il suo dolore, rallegrarlo – ma non sapevamo come fare. Gli scrivemmo lettere di sostegno, escogitammo alcuni regali per ispirarlo e cercammo di farli passare dalla sicurezza.
Una sera, mentre eravamo sedute sul prato alle porte di Neverland passò uno dei fratelli di Michael. Mentre mangiavamo non prestammo molta attenzione a lui, ma si fermò la macchina e ci salutò: allora ci alzammo ci avvicinammo. Lo salutammo e gli chiedemmo di Michael. Egli disse che Michael era “OK, non male”, date le circostanze, ma noi cogliemmo una nota di tristezza nella sua voce.
Gli chiedemmo se poteva portare a Michael alcuni regali, ma ci disse che avremmo potuto farlo di persona. Ci spiegò che Michael sarebbe uscito presto da Neverland la mattina seguente, e se ci fossimo fatte trovare lì, si sarebbe fermato a parlare con noi. Rimanemmo senza parole di fronte alla prospettiva; alla fine ringraziammo per quello che ci aveva detto.
Naturalmente eravamo agitate e cominciammo a scervellarci su cosa dire o fare per rassicurare Michael. Inutile dire che passammo una notte insonne. La sveglia squillò nel bel mezzo della notte, e presto eravamo già sulla strada per Neverland. Quando arrivammo al cancello, e parcheggiato al solito posto, notammo l’intera scorta di sicurezza. Più tardi ci spiegarono che nel cuore della notte era pericoloso, perché qualsiasi tipo di folle – razzista o ubriaco – si poteva precipitare verso il cancello su macchine gridando volgarità, e talvolta gettando anche qualcosa in direzione della protezione. Avevano paura che un giorno potessero iniziare a sparare o, addirittura, qualcuno tentasse di speronare il cancello con la macchina e di ferire Michael. Pertanto, visto che eravamo solo fan, erano sollevati.
Era ancora buio e molto freddo quella notte – dovemmo anche rimuovere uno strato di ghiaccio dal parabrezza della nostra auto. Avevamo portato delle candele decorative, e le disponemmo a forma di cuore sul lato della strada, e poi preparammo i nostri doni, la lettera e cominciammo a ripetere le parole che volevamo dire a Michael, per non dimenticarle per il nervosismo.
252929390_IMG_9104_122_241loCol passare del tempo ci eravamo congelate, e Michael non era ancora arrivato. All’inizio abbiamo davvero pensato che suo fratello si fosse preso gioco di noi, ma poi vedemmo i fari di un veicolo di grandi dimensioni che si muoveva attraverso il territorio di Neverland verso il cancello. In un primo momento non capimmo nemmeno cosa fosse, ma poi lo indentificammo come un grande autobus che veniva verso di noi. Lentamente iniziammo a pensare che quel bus probabilmente aveva qualcosa a che fare con Michael. Rimanemmo come se fossimo state inchiodate sul posto, fissando il bus che si stava avvicinando fino a quando non si fermò davanti al cancello. Verso di esso si avvicinarono due guardie, e l’autobus uscì fuori dal cancello. Si aprì la porta del bus, e ci si avvicinò l’assistente di Michael domandandoci se c’era qualcuno da parte della stampa. Rispondemmo negativamente. Poi ci disse di andare con lui. A causa del nostro nervosismo esitammo un attimo. Salì sul bus, poi uscì di nuovo e disse che ognuna di noi poteva andare dentro – da sola.
“Separatamente?” – Chiedemmo ad alta voce. Non potevamo credere che tutto questo stava accadendo nella realtà. Non che non volessimo incontrare Michael – tutto il contrario, ma avevamo immaginato uno scenario molto diverso: lui sarebbe passato e abbassato il finestrino – qualcosa di simile. Ma salire singolarmente sul bus e rimanere lì ognuna di noi da sola era troppo – non eravamo preparate. Senza esitazione, dicemmo che sarebbe stata la nostra amica Stephanie – la prima ad incontrare Michael – dato che non aveva ascoltato l’assistente di Michael quando si era avvicinato a noi. Lei non ebbe il tempo di rifiutare …
Stephanie:
“Sono andata per prima sull’autobus. Salii le scale e negli ultimi due caddi direttamente ai piedi di Michael – imbarazzata e allo stesso tempo spaventata. Fino a quando non mi alzai in piedi, non notai come Michael si era avvicinato. Alzai gli occhi, era in piedi proprio davanti a me. Quasi mi ritirai indietro, lo guardai dritto negli occhi e in uno stato di shock dissi soltanto “Ciao”. Anche lui disse “ciao” e mi baciò su entrambe le guance. Cercai di ricordare tutti i suggerimenti intelligenti che avevamo imparato prima, e anche scritto su un pezzo di carta, ma non mi venne niente in mente. Nel silenzio che aleggiava tra di noi, Michael aggrottò la fronte, come se stesse cercando di capire quello che stavo pensando. Il senso di disperazione della situazione, mi fece ricordare che pochi giorni prima, le guardie avevano portato dei doni a Neverland per Michael. Noi abbiamo problemi di udito nella mia famiglia e in sostegno gli facemmo uno striscione su cui era scritto nel linguaggio dei segni: “Noi crediamo in te.” Questo striscione era tra i regali che dovevano passare a Michael. E in quel momento, in piedi faccia a faccia con Michael, gli chiesi se avesse ricevuto quei doni. Rispose di sì, e poi gli chiesi se aveva posto attenzione sullo striscione. Ci pensò un attimo, e poi, come se qualcosa riaffiorasse nella sua memoria, allungò la mano: “Già …” Lo aiutai dicendogli che lo striscione era stato scritto nel linguaggio dei segni. Rinfrescata la memoria, esclamò: “Oh, sì!,” gli chiesi se aveva capito il significato dei segni. Rispose semplicemente: “No”. Naturalmente, gli dissi: “Noi crediamo in te!”
Cadde direttamente tra le mie braccia e mi abbracciò. Colsi l’occasione per ringraziarlo per l’uomo che era, e per quante persone ha ispirato, e come ha aiutato la comunicazione dei miei familiari. Ascoltare la musica per loro è molto difficile, e sentono che non è così, come noi. Per loro tutto suona esotico e incomparabile con quei suoni che possiamo distinguere. Siamo fortunati che ci possiamo godere la musica di Michael e i suoni intorno senza sforzo. Toccati dalla sua arte, Michael ha amato e ammirato coloro che addestravano l’orecchio ascoltando le sue canzoni più e più volte, concentrandosi sui dettagli e cercando di individuare gli elementi ricorrenti, e le singole parole. Tale formazione aveva influenzato la loro vita quotidiana: la scuola era diventata più facile, dato che era diventano più facile comunicare nel mondo delle persone udenti.
Sentendo questo, Michael fu profondamente commosso, e rimanemmo ancora un po’ di tempo in piedi, abbracciati, lui incapace di trattenere le sue emozioni. In quel momento ho sentito che non poteva essere solo un supporto unilaterale dei fan di Michael – noi avevamo bisogno di lui per trarre coraggio da tali storie, come la mia. Rafforzò le mie supposizioni con le sue parole: “Di’ a tutti i fan che li amo molto e apprezzo il loro sostegno in tutto il mondo. Siete tutti a me molto cari, e ho bisogno di voi. “Circa la difficile situazione in cui si trovava aggiunse che i responsabili di questa terribile circostanza, “cercano di distruggermi”, e, che tutto è “una grande bugia, una bugia!” Continuava a chiedermi di tornare e sostenerlo durante il processo. Forse questo è sufficiente per descrivere il rapporto sincero che Michael ha avuto con noi fan – tra di noi non c’era alcun ostacolo, e ci vide vicini come una famiglia. Dopo aver vissuto quei momenti, scesi dal bus come una persona diversa. “
252926344_IMG_9088_122_551loQuando Stephanie scese dall’ autobus, Sonia fu la seconda ad andare da Michael. Esitante lei fece qualche passo fino …
Sonia:
“Improvvisamente mi trovai di fronte a Michael e stupidamente gli dissi: “Ciao, Michael”. Cercai disperatamente di ricordare le domande che avevamo preparato e scritto per fargliele, ma in quel momento tutto era svanito. L’unica domanda pertinente che mi venne in mente fu “come stai?” gli chiesi. Michael rimase in silenzio di fronte a me. Non mi guardava nemmeno, mi stringeva solo saldamente la mano sinistra con entrambe le mani. Poi si chinò e mi baciò sulle guance, ancora senza dire una parola. Ero un po’ confusa e non sapevo cosa fare.  Così ancora una volta gli chiesi, “Stai bene?” finalmente mi guardò dritto negli occhi e disse, “No!” stringendo la mia mano, “faccio finta di stare bene, ma non è – come sembra!” In quel momento, mi abbracciò molto forte, e mi resi conto che stava piangendo. Oh mio Dio, in quel momento stavo cominciando a capire perché non avesse detto nulla prima d’ora! Cercava di mantenere la calma, di non piangere, ma ora con le nostre domande …
Restammo così per un po’, solo abbracciati. Michael singhiozzò più volte, e mi sentivo come tremare, anche se nel bus c’era abbastanza caldo. Ci volle forse mezzo minuto, per rendermi conto che in quel momento Michael mi abbracciava, piangeva e mostrava i suoi veri sentimenti. Fino a quel momento pensavo che avrebbe affrontato il processo forte e con l’atteggiamento positivo, che aveva dimostrato durante la contestazione dell’accusa qualche giorno prima. Che ingenua ero stata! Naturalmente, è stato così spaventoso e doloroso come può essere a fronte di una tale terribile accusa, quando tutto quello che voleva era di aiutare i bambini, come ha aiutato molti altri bambini sfortunati prima e dopo questo.
Con questi pensieri in testa e la sensazione che Michael tremava, io stessa iniziai a piangere. Poi Michael mi disse che la presenza dei fan al palazzo di giustizia lo avevano aiutato, e che avremmo dovuto chiamare tutti i fan a tornare e sostenerlo. “Significa molto per me!” – ha detto e ha continuato: “Va’, su Internet, e di’ a tutti i fan che li amo!” disse nel mio orecchio, mentre eravamo ancora abbracciati. Anche se stava singhiozzando tra le parole, la sua voce era così morbida e meravigliosa. Gli dissi che avrei detto ai fan le sue parole, e che molti di noi sarebbero stati felici di stare lì tutto il tempo, ma vivono in Europa o altrove – ho detto che eravamo della Germania – e che è difficile per noi partecipare per tutto il processo. Volevo solo spiegare perché noi e altri tifosi non potevamo essere lì ogni giorno, anche se avremmo voluto. Credo che si sia reso conto di cosa volevo dire. Ha detto solo: “Lo so” – e mi strinse forte forte. Percepii questo abbraccio come il più emozionante, che io abbia mai provato con qualcuno. In quel momento non era importante chi era lui e chi io – eravamo solo due persone che si abbracciano. È stato incredibile. L’ emozione mi travolse, e incapace di controllarmi, dissi: “Ti amo così tanto …” Ci siamo tenuti stretti per alcuni secondi, e poi allo stesso tempo ci siamo lasciati andare l’uno dall’altro.
Ero così confusa che quasi ho lasciato l’autobus senza dire una parola. Ma poi mi sono ricordata che avevo qualcosa per Michael era una piccola bandiera bavarese, su cui avevamo scritto “Munich loves you.” Così tornai indietro e gli dissi: “Ah, questa è per te.” Prese la bandiera con la sua grande mano, in cui la scatola quasi scomparse, e disse “grazie”. Dopodiché andai giù per le scale con le gambe traballanti “.
Sonia scese dall’autobus bianca come un lenzuolo. La prossima era Marina.
Marina:
“Vedere Sonia mi fece agitare – non tanto per l’incontro con Michael, ma a causa della intensa reazione emotiva che si può attivare. Iniziai a vedere Michael, dalla cima delle scale. “Buongiorno, Michael,” – gli ho detto timidamente. In un primo momento, mi ha semplicemente guardato senza parlare. Sembrava sul punto di dire qualcosa, ma improvvisamente mi prese per mano e mi tirò a sé nei due gradini rimanenti a salire, poi baciò le mie guance e mi abbracciò. A questo punto, tutta la tensione accumulata, tutta la paura e la tristezza, per lui, tutte le esperienze, tutta la mia compassione, e, soprattutto, tutto l’amore per lui scorreva sul mio viso come fiume di lacrime. “Ti amo, Michael!” – Solo questo ero in grado di dire. Anche qui, Michael non poté farne a meno, sebbene avesse fatto del suo meglio, piangendo, rispose: “Io ti amo molto di più”. Lui mi abbracciò stretta e cercando di confortarmi, mi accarezzò la testa e la schiena.
Entrambi non riuscimmo a calmarci e riflettere, continuammo a piangere sempre più forte. In quel momento sentii e capii quanto profondamente addolorato, ferito e offeso Michael era per quello che stava accadendo nella sua vita. Non era affatto sicuro, come stava cercando di mostrare al mondo un paio di giorni prima al tribunale di Santa Maria. A un certo punto, Michael cominciò a tremare tutto. Era così evidente che la sua vita aveva bisogno di persone su cui poteva fare affidamento, di cui si poteva fidare – persone che credono nella sua innocenza. Per un po’ siamo stati vicini l’uno nelle braccia dell’altro, singhiozzando, e poi improvvisamente disse con voce rotta: “… sai, mi hanno fatto così male, stanno cercando di distruggermi …” Allo stesso tempo, ebbe un brivido, e io impotente cercai di consolarlo come potevo, accarezzando la schiena, ma non potei dire nessuna parola di conforto, perché sapevo che la posizione in cui si trovava era semplicemente orribile, e dire qualsiasi cosa sarebbe stata una palese menzogna. “Lo so … lo so …” – questo è tutto quello che  potei balbettare; inoltre, piangevamo, tanto, che entrambi a malapena riuscivamo a respirare. Michael era come un naufrago aggrappato ad un’ancora di salvezza: mi strinse ancora di più, quasi dolorosamente. E in questo momento di profonda disperazione, cercò di parlare di nuovo. Quasi aveva perso la voce dal piangere, lui con voce rauca sussurrò in preda alla disperazione e la preghiera: “… ma dobbiamo curare il mondo e aiutare i bambini.” Il modo in cui pronunciò queste parole, non mi fece rallegrare e mi dette non poca preoccupazione, perché avvertii una nota di addio, come se stesse cercando di dire che non era qui per rimanere, e che noi, i fan, dovevamo portare avanti la sua missione.
Istintivamente, gli dissi: “Certo – ma lo facciamo insieme a te, Michael!” – Cercando di dirgli quanto aveva bisogno di tutti noi. A queste parole, Michael attaccò a singhiozzare di nuovo, a singhiozzare così forte che dovetti tenerlo in piedi e cercare di mantenere l’equilibrio per tutti e due. E ancora una volta, piangemmo per un lungo tempo, e solo dopo un po’, Michael improvvisamente trovò la forza di reagire. Provai a seguire il suo esempio. Tremando, con i volti bagnati di lacrime, alla fine ci siamo detti addio, e sono andata giù per le scale, con una profonda sensazione di depressione, e il cuore spezzato”.
Brigitte:
“Mentre Marina era sopra il bus con Michael, ebbi il coraggio di guardare dentro una sola volta, e li vidi l’uno nelle braccia dell’altro – sembrava che stessero piangendo. L’autobus era buio e dolcemente veniva suonata una musica per pianoforte. Tremavo per la tensione nervosa e sudavo freddo, non sapendo cosa aspettarmi. Così cercai di distrarmi parlando con l’assistente di Michael, che stava in piedi accanto alla cabina di guida. Gli dissi perché eravamo lì – che eravamo arrivati per l’udienza, ma poi più tardi saremmo partite, perché tali biglietti erano più economici.
Durante la conversazione, sentii Marina che veniva nella mia direzione cercando di scendere dal bus. Senza dire una parola, molto turbata, Marina mi spinse e quasi cadde dalle scale, inciampando. Francamente, la sua condizione e il suono dei singhiozzi, che avevo sentito prima, mi avevano un po’ spaventata. Così provai con tutti i mezzi di portarmi in avanti, e dopo aver aiutato Marina a scendere l’autobus, era il mio turno.
Lentamente, timidamente, salii le scale verso Michael, evitando di guardarlo. Non volevo guardarlo dritto negli occhi, in modo da non metterlo in imbarazzo, e non essere io stessa imbarazzata, quindi gli detti solamente la mano e dissi: “Ciao.” Prima che potessi dire qualcosa, mi afferrò il braccio, e mi tirò a sé e subito mi abbracciò. Ero praticamente bloccata su due gradini più bassi rispetto a Michael, e lui mi tirò ancora più vicina. Il bus aveva una piccola barriera come protezione rispetto al sedile del conducente e allo stesso tempo serviva da barriera per impedire alle persone di cadere, e come corrimano, per chi sale verso l’alto. Dal momento che non ho potevo salire tutta la scala, perché Michael mi aveva afferrato prima, questa barriera era appoggiata a me direttamente nello stomaco, e non era molto comodo, soprattutto perché Michael mi teneva molto forte a lui e senza lasciarmi andare.
Ma dato che era la mattina presto – ero stanca, infreddolita, confusa ed eccitata – i miei sentimenti lavorarono in modo selettivo, e dimenticai la barriera appoggiata contro il mio stomaco in pochi secondi. E solo dopo un po’, sentii del calore provenire da Michael, e mi accorsi che stava cercando di scaldarmi, strofinando la mano sulla mia schiena. Doveva aver intuito quanto io tremassi. Il suono dello sfregare le mani sulla mia giacca infine mi “svegliò” e sentii che Michael tremava, molto, e piangeva sulla mia spalla. Rimanemmo lì per un minuto o due, senza dire nulla. Poi lo sentii sussurrare all’orecchio: “Vai su Internet …” Come ho detto, ero un po’ fuori di me in quel momento, e ho capito soltanto che diceva qualcosa di Internet. Ma alla fine riuscii a concentrarmi, e potei sentire il continuo della frase “vai su internet e di’ a tutti – dico a tutti i fan che li amo molto e di venire la prossima volta in tribunale! È così importante per me!”
Detto questo, Michael mi tirò ancora più stretta a sé. Riuscivo a malapena a respirare, ma gli dissi: “Ti prometto, che verranno – è molto importante anche per noi” (volevo dire che anche per noi, era importante sostenerlo e aiutarlo, dopo che lui aveva aiutato molto il mondo). Poi Michael cominciò a piangere. Mi sentivo impotente e confusa, tremavo e singhiozzavo, ma c’era qualcosa che mi impediva di piangere. Era più uno stato di shock, e istintivamente cominciò ad accarezzarmi la schiena, come aveva fatto prima. Per pochi secondi mi ha abbracciata stretta – ho potuto sentire il suo respiro e i singhiozzi – e poi mi lasciò andare. Fece un passo indietro, stringendo le mani in faccia, e sussurrò: “Ti voglio bene.” Gli dissi allora, “Io ti voglio bene di più”, gli spiegai in stato di shock completo e quasi caddi dalle scale su cui mi trovavo. Ma prima di andare giù, mi ricordai che tenevo strette ancora in mano tre cartoline di Monaco di Baviera, che avevamo scritto a Michael la scorsa notte. Erano leggermente sgualcite, schiacciate da qualche parte tra la barriera, Michael e me, ma, mi voltai e gli dissi: “Oh, questo è per te” – e le detti a lui. Egli disse con calma: “Oh, grazie!”, asciugandosi ancora le lacrime.
Scesi dal bus e con le altre ragazze, ci guardammo l’un l’altra, incapaci di credere a quello che era successo, infreddolite, tenendoci strette … semplicemente eravamo tutte senza parole.”
Il bus rimase lì per alcuni minuti con la porta aperta. Eravamo troppo stanche e non ricordiamo cosa è successo dopo, ma ci ricordiamo come l’assistente di Michael discusse con le guardie su che cosa fare con noi, e Michael gli disse di portarci a Neverland, e farci mangiare qualcosa e bere –  ovviamente per poterci calmare e rilassare dopo le forti emozioni provate.
Ci avvicinammo al bus, sentimmo la voce di Michael, e appena ci vide, subito si avvicinò a ciascuna di noi e ci disse: “Grazie!” Gli dicemmo di essere forte e di non perdere la fede e che noi saremmo state vicine a lui e che lo amavamo molto. Tenendo le nostre mani, disse con una voce molto forte e profonda, “Io vi amo di più!” Poi si chiuse la porta del bus e l’autobus si allontanò con Michael che stava alla finestra facendoci un cenno e poi noi a lui.
Quella fredda mattina di gennaio cambiò tutte noi. È stata la più difficile, dolorosa esperienza della nostra vita – sentire che la persona che ami così tanto, sta male, e che non si può fare niente per aiutarla, tranne l’incondizionato sostegno e stare accanto a lui. Ma ciò che più ci colpì è che Michael ha mostrato, anche nella difficoltà, amore per i bambini malati e poveri e per il nostro pianeta! Ci siamo rese conto che questa era l’essenza stessa della sua personalità. Aiutare, amare, curare gli altri. E non importa quanto le persone possono provare a ridicolizzare, umiliare, ferire e anche distruggere Michael, lui non ha mai perso la capacità di amare, di preoccuparsi per gli altri, e il desiderio di aiutare le persone.
FINE
Fonte: A Life For Love
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON

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