ANALISI DELLE SCENE DEL VIDEO DI “BILLIE JEAN” – Parte 1 – BY Willa & Joie


Le discussioni di Willa&Joie sono una sana palestra mentale per tutti gli appassionati e non di Michael Jackson che desiderano approfondire l’arte di questo grande artista. L’articolo in questione non fa eccezione. Leggere, ascoltare e guardare e poi di nuovo…. leggere, ascoltare e guardare…..  per scoprire qualcosa di meraviglioso e nuovo.
Buona lettura
Grazia28
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Willa: Alcune settimane fa – ho avuto con Raven Woods una meravigliosa discussione sulla performance live di Billie Jean di Michael Jackson. Oggi con Nina Fonoroff parleremo del cortometraggio di Billie Jean e delle influenze dei film noir nel lavoro di Michael. Nina è docente associato dell’Università del New Messico dove insegna cinema, regista indipendente e artista creativa. Ha realizzato un’opera artistica con il collage ispirandosi a Michael Jackson – tra l’altro, dopo aver selezionato per il suo lavoro più di 35.000 immagini. Wow! Grazie infinite per essere qui, Nina.
Nina: Grazie, Willa! È un piacere esplorare l’anatomia di Billie Jean!
Willa: Oh, anche per me! È da molto tempo che desidero fare un approfondimento su Billie Jean, ma c’è qualcosa in me, che mi blocca. Quindi grazie per il tuo prezioso supporto.
Prima di iniziare a parlare del video di Billie Jean e dell’influenza noir nelle opere di Michael Jackson, bisogna dare una definizione di film “noir”. Sono sincera, non ho un’idea chiara su questo. Quali sono i caratteri tipici di un film noir? Sono i personaggi (un detective incallito, una dark lady, una mente criminale come Mr. Big in Moonwalker) o l’ambientazione (oscura, urbana, anni Quaranta o Cinquanta) o la tecnica con cui è stato girato (pellicola fotografica in bianco e nero con forti contrasti tra luci e ombre). O è qualcosa di diverso – uno stato d’animo o una sensazione?
Nina: Non è facile rispondere a queste domande, Willa. Perfino i critici di cinema hanno avuto difficoltà a classificare il “film noir”, come uno stile, un movimento, o un genere. Nel video di Billie Jean sono inclusi molti elementi che fanno parte dei film noir classici, e altri caratteri che non sono identificabili con esso.
A livello di tematica, un elemento abbastanza ricorrente è l’incursione del criminoso nella vita borghese, ad opera ad esempio di una femme fatale, o situazioni che hanno a che fare con l’erosione della morale. In questo caso il criminale è soltanto un poco di buono. I protagonisti del film noir sono spesso un detective, con il classico trench e cappello a tesa larga. Lo spettatore si identifica in lui –  e in genere segue tutta la vicenda con gli occhi del protagonista.  Un’altra caratteristica stilistica tipica del noir è il flashback, come nel film “La fiamma del peccato” (1944), in cui attraverso il “ricordo” il protagonista si racconta. Alcuni film classici “noir” sono stati tratti da romanzi polizieschi scritti da Raymond Chandler, Dashiell Hammett e James M. Cain. In gergo, in questo periodo il detective è talvolta chiamato “investigatore privato” o “agente investigativo” – in altre parole, uno sbirro, che a differenza di un investigatore privato è un impiegato della polizia.
Willa: L’investigatore privato o reporter – un elemento stilistico presente in Billie Jean – segue Michael Jackson-personaggio. Una variante di questo è in You Rock My World e anche in Smooth Criminal. Michael, il protagonista di Smooth Criminal – non è un detective – è una versione rivisitata di Rod Riley, un detective interpretato da Fred Astaire nel balletto “Girl Hunt Ballet” di The Band Wagon. Michael si è calato bene nella parte, in particolare per il modo di tenere il cappello appena sugli occhi.
Nina: Questo è esattamente il tipo di stile – ghette, un bel vestito elegante, cappello di feltro e Michael era molto meticoloso. La città ha un aspetto sinistro, con vicoli bui e strade vuote; alcune parti della storia sono presentate da una voce narrante. Di solito nei film noir la voce off, ha un ruolo affettivo – il personaggio propone allo spettatore un dialogo con se stesso – e conoscitivo attraverso il commento, la rievocazione – soprattutto – costituisce lo spessore psicologico delle sue scelte.
Willa: Oh, questo è interessante, Nina. Hai appena descritto l’ambiente urbano con “vicoli bui e strade vuote”, un elemento ricorrente in numerosi video di Michael Jackson: Billie Jean, Beat It, Thriller, Bad, The Way You Make Me Feel, Dirty Diana, Smooth Criminal, Jam, Give In To Me, Who Is It, Stranger in Moscow, e You rock My World, così come nel segmento della “Panther Dance” di Black or White.
Lo stesso elemento stilistico ricorre in “Girl Hunt Ballet”, come la funzione della voce off. Ecco una parte del film, inizia con Fred Astaire-personaggio che cammina in una “strada buia e vuota” e la sua voce narrante fuori campo come hai appena descritto. Poi si ferma e dice, “La città dorme. I negozi sono chiusi. I topi, i truffatori e gli assassini sono nelle loro tane.” Guardare il balletto è davvero istruttivo, si possono trovare tanti dettagli ai quali Michael Jackson si è ispirato o elementi che ha rielaborato per Smooth Criminal. Ad esempio, l’influenza di alcuni costumi, come l’abito bianco e il cappello di feltro, la camicia e le calze blu, indossati anche da Michael o la donna in abito rosso con i guanti neri fino sopra il gomito.

“Girl Hunt Ballet”

Nina: Fred Astaire, qui, interpreta il classico eroe noir (o antieroe), come è particolare il tono soggettivo del racconto. La drammaticità nel raccontare la sua miseria – la storia di un atto romantico/erotico ha un destino segnato. Il modo in cui si riflette la sua voce interiore, ricorda il ruolo del maschio urbano, la cui bellezza e raffinatezza non è allo stesso livello della “signora” che lo ha inconsciamente attratto (ingannato o soggiogato) o lo fa scivolare in un vero e proprio incubo .
Nell’intro parlato del brano Dangerous di Michael Jackson ricorre lo stesso ‘effetto’, forse alcuni tratti sono presi direttamente dal personaggio di Rod Riley in “Girl Hunt Ballet”. Guardiamo la performance di Michael Jackson di “Dangerous” agli MTV Awards del 1995:

“Dangerous”  MTV Awards -1995

Come è entrata
ho capito subito
che in questa ragazza c’era qualcosa di diverso.
Il modo in cui si muoveva. I capelli, il viso.
I lineamenti divini in movimento.
Appena è entrata
ho sentivo l’aura
della sua presenza
Tutti si sono girati
provando passione e desiderio
La ragazza era persuasiva
Non mi potevo fidare di quella ragazza
La ragazza era malvagia/crudele
La ragazza era pericolosa
A poco a poco mi ha sedotto
Gli occhi pieni di desiderio
Ero intrappolato
nella ragnatela del peccato
Un tocco, un bacio
Un sussurro d’amore
Ero sul punto
di non ritorno
Willa: questa versione di “Dangerous” è favolosa! E credo che tu abbia ragione, parte del testo sembra la trasposizione di “Girl Hunt Ballet” –  “ A poco a poco mi ha sedottoLei era malvagia / Era pericolosa“. E il senso onnicomprensivo ricorda molto il film “noir.” Dà proprio l’idea di un personaggio uscito da un romanzo giallo degli anni Quaranta.
Ma ti prego, continua a parlare degli altri caratteri del film noir.
Nina: Un altro tratto stilistico del noir è il colpo di scena tra un flashback e l’altro (a volte si ripetono più volte) o le scene che rivelano un passato oscuro dei personaggi. A livello visivo, soprattutto i film di Hollywood tra gli anni Quaranta e Cinquanta, hanno sfruttato lo stile della fotografia cinematografica in bianco e nero con luci e ombre contrastate, che in relazione ai diversi temi e all’azione contribuiscono a creare un’atmosfera inquietante, di pericolo, la paranoia e un senso di disperazione. Il risalto delle immagini è ottenuto con un effetto di luce – descritto spesso con una bella parola italiana, il chiaroscuro, che significa forti contrasti di tonalità “chiare” e “scure”. Il termine è legato all’uso dei colori nella pittura, ed è stato poi utilizzato per la fotografia e il cinema.
Willa: Michael Jackson ha girato qualche suo video in bianco e nero, utilizzando questo contrasto cromatico, come ad esempio Stranger in Moscow o alcune parti di Billie Jean, Bad, Black or White, e Ghosts. Nelle pellicole a colori, ha usato una tavolozza di colori molto tenui, ma con forti contrasti tra zone in piena luce e scure, simile a un film in bianco e nero. Un esempio che mi viene in mente sono le sequenze di danza in You Rock My World, che appare come delle immagini color seppia.
Nina: Il video di You Rock My World è un esempio perfetto, l’ambientazione ricorda molto il noir, sebbene a colori neutri, come hai detto tu. L’atmosfera nel film noir è mirata a evocare una serie di reazioni emotive nel pubblico, creando tensione, a volte intrisa di paura per il carattere o la fine della storia. La storia si sviluppa in modo che la soluzione di un enigma o mistero – di solito un crimine violento – è reso noto al pubblico alla fine del film dal punto di vista del detective (anche se, come nel film la “Fiamma del peccato”, a volte la voce narrante è un altro personaggio).
Questi film, attraverso una visione oscura e cinica, raccontano il conflitto fra il bene e il male dentro la società e i suoi valori: siamo destinati, anche se inconsciamente, a riflettere su ciò che potrebbe significare essere affidabili o ipocriti o un “estraneo” alla ricerca – come spesso sono il detective e il criminale, che è perseguitato.
L’ossessione dell’inchiesta, l’esposizione al pericolo, il rischio, e l’approccio apparentemente distaccato ai rapporti umani, questi uomini (il detective, e spesso le donne con cui hanno rapporti) rappresentano la devianza sociale – solitari, conducono una vita diversa e lontana dalla società come le persone normali.
Emarginati, esclusi/fuori dai piaceri comuni della vita familiare, il matrimonio, la famiglia, la casa e il focolare; il criminale, e il detective che lo insegue, sono due figure che si distinguono dalla gente comune, che sono al sicuro nascosti dalle trappole della vita borghese e i valori sociali normali. Sono personaggi eccezionali, e spesso profondamente ambivalenti.
Tim Dirks, che scrive per AMC Filmsite, dice:
L’eroe (o anti-eroe), sono personaggi corrotti e criminali sbandati, detective contraddittori o perfetti duri, poliziotti, gangster, agenti federali, sociopatici o assassini solitari, truffatori, veterani di guerra, politici, piccoli assassini ‘angelici’, o semplicemente il Signor Nessuno. Questi protagonisti, spesso dalla morale ambigua, si muovono in uno spazio d’ombra di un mondo scuro e cupo di crimini violenti e la corruzione. In modo significativo sono cinici, compromessi, ipersessuali e non, pensierosi, minacciosi, sinistri, sardonici, disillusi, spaventati e insicuri solitari (di solito uomini), che stanno lottando per sopravvivere – e alla fine perdono. L’amnesia del protagonista, come la rovina di un qualunque uomo innocente, che cade in preda alla tentazione o è stato falsamento accusato è una tecnica narrativa comune. I protagonisti dei film noir di solito agiscono in funzione del loro passato o ripetono vecchi errori per la fragilità umana.
Willa: Interessante, Nina. Michael Jackson nei suoi personaggi ha infuso le tematiche del noir, ma con sostanziali differenze. In effetti i suoi personaggi sono spesso estranei, “lontani dal comportamento della gente comune”, come dici tu – personaggi, “esclusi dai piaceri ordinari della vita familiare”. Questo ricorre sovente nei suoi film. Ma non sono “cinici, compromessi, ipersessuali e non, pensierosi, minacciosi, sinistri, sardonici, disillusi, spaventati e insicuri solitari,” come dice Dirks. Niente affatto. I suoi personaggi sono solitari ma, per il motivo opposto – perché sono degli innocenti in un mondo corrotto. Come ad esempio, Billie Jean, Stranger in Moscow, e Ghosts, solo per citarne alcuni.
Nina: È importante notare che a volte le tematiche di un film noir rappresentano un uomo che è ingiustamente accusato. Come dice Dirks, può essere “un qualunque uomo innocente, che cade in preda alla tentazione o è stato falsamente accusato“. Naturalmente, questo fa eco completamente con la storia di Billie Jean.
Willa: Indubbiamente. Questo approccio ai film noir aiuta a chiarire un po’ alcune cose. Ad esempio, Stranger in Moscow ha una bella fotografia in bianco e nero, l’ambientazione è urbana, e preso a singoli fotogrammi, ha tutte le caratteristiche di un film noir. Ma nel suo complesso il film dà l’impressione di essere lontano da un film noir e penso che non rientri in questo ‘filone’ cinematografico.
I video di Billie Jean e Smooth Criminal, invece, sono stati girati principalmente a colori, sebbene, a colori tenui, e guardando con attenzione i singoli fotogrammi – come ho fatto per preparare questo post – la maggior parte di essi non hanno niente di noir. In realtà, lo sono molto meno di Stranger in Moscow.  Ma la percezione complessiva di questi due film rientrano nell’atmosfera del film noir.
Forse alcuni di essi ha a che fare con il “concetto di valore sociale” di cui abbiamo appena parlato. In ognuno di questi tre film – Billie Jean, Smooth Criminal, e Stranger in Moscow – il personaggio di Michael Jackson è un “estraneo”, che si trova in mondo abbastanza minaccioso per lui. Forse è questo carattere indefinibile che secondo me rende Stranger in Moscow una sorta di film “noir”.
Nina: Nel video di Stranger in Moscow, anche se ci sono alcune riprese con elementi tipici noir, a mio avviso il film manca di tratti tematici quali il pericolo, la criminalità, la violenza, e la persecuzione. I personaggi di un film noir si muovono al confine tra legalità e illegalità, in ogni caso ai limiti “accettabili” delle norme sociali. Inoltre, in quasi tutti i film noir la città è prevalentemente notturna – e gran parte dell’azione si svolge di notte. Alla fine You Rock My World, o Who Is It, o anche Dirty Diana (di tutto ciò!) hanno più loro in comune con i film noir di Stranger in Moscow.
Willa: Dirty Diana?! Wow! Riguardo a Stranger in Moscow ho capito cosa vuoi dire. Quel senso di minaccia che si percepisce, deriva dal testo della canzone (“We’re talking danger, baby”) e dal fatto che conosciamo lo scenario dietro il film – quello che Michael Jackson stava attraversando in quel momento a causa della polizia di Santa Barbara. Ma nel film in sé non c’è nessun stato d’animo di pericolo. Ma più una sensazione di dolore e sofferenza, immagino.
Nina: Il dolore, la sofferenza, e la solitudine e l’alienazione opprimente, sono i sentimenti principali che permeano il film, Willa.
In un film noir, l’inchiesta di un mistero si risolve quando il detective cattura il criminale e lo consegna alla polizia. Ma alla base di questi film c’è anche un messaggio ideologico, insomma una morale. (Qui, si potrebbe pensare all’espressione “il crimine non paga”). Questo tipo di messaggio venne introdotto con il codice di produzione di Hollywood tra gli anni Quaranta e Cinquanta: alla fine del film i colpevoli devono essere puniti per le loro azioni malvagie con la morte o con il braccio forte della legge.
Il vero significato è che non si può mai essere ripagati da un atto criminale, non è qualcosa che appaga moralmente o dai cui alla lunga può trarsi vantaggio. Molti lo intendono al contrario (cioè non si paga per i crimini commessi) ma il significato è il primo che ti ho detto.
Willa: Oh, io non lo sapevo. Questo è interessante, Nina. Avevo notato che molti di questi film si concludono con i cattivi che ottengono ciò che si meritano, ma pensavo che riflettesse solo lo stato d’animo del paese di quel momento. Non mi rendevo conto che fosse un requisito imposto.
Nina: Il cinema di Hollywood era controllato da organizzazioni che avevano aderito a vari progetti conformi a “norme sociali”, dettate prima attraverso il codice (Hays – ndt), e poi sostituito con il rating system.
Le vicende di molti film sono sulla vulnerabilità dei personaggi che lottano con entrambe le forze interne ed esterne per mantenere la loro integrità morale in un mondo fondamentalmente corrotto. È il caso del detective, una figura chiave e complessa che non esita a valicare. Approfondendo ancora più, alcuni analisti hanno osservato che negli anni dopo la seconda guerra mondiale è uno dei generi più critici con la società americana del dopoguerra: il “lato oscuro” della cultura che si trova appena sotto la superficie scintillante di ottimismo e di prosperità. Su queste tendenze vengono rappresenti i conflitti/drammi psicologici, attraverso una teoria elaborata da Sigmund Freud: la “rimozione”. Quando l’”io” interiore di una persona seppellisce o reprime il ricordo di un evento spiacevole, con il passare del tempo questa memoria riaffiorerà nell’uomo con sintomi psicologici morbosi.
Willa: È forse questa sorta di verità psicologica, uno dei motivi della grande popolarità che hanno avuto i film noir e perché a tutt’oggi sono considerati classici intramontabili.
Ora mi appare molto più complicato di quanto avessi immaginato, e ho capito il motivo della difficoltà di classificare certi film noir, o individuare particolari elementi del film. La chiave di lettura sta nella struttura profonda del film – i personaggi, la trama, l’ambientazione, la cinematografia – tutte cose che avevo in mente fin dall’ inizio della discussione. Inoltre sono riuscita a riconoscere un altro elemento noir, che si focalizza di più su come esso si ripercuote nel pubblico e come è interpretato.
Mi chiedo se è per questo, che, per me, Stranger in Moscow sembra avere i caratteri per essere classificato un noir e un po’ no. A parte il formato in bianco e nero, non ha quella struttura tipica del noir. Ma il video induce il pubblico a pensare a “quanto sia difficile per le persone di mantenere l’integrità morale in un mondo fondamentalmente corrotto”, come hai detto tu. In particolare, per riflettere su “come ci si sente” ad essere soli ed emarginati in un mondo corrotto.
Nina: Questo potrebbe essere un altro esempio, Willa. Tuttavia, è difficile vedere come questi significati più ampi siano realizzati in cortometraggi come quelli creati da Michael Jackson. È più facile riconoscere tali modelli in film che seguono uno schema narrativo più tradizionale. I cortometraggi di Michael in generale hanno una storia breve, attraverso l’azione, e, talvolta, dialoghi, parlati e/o cantati. Ma la brevità della pellicola, e il modo in cui sono inseriti e strutturati il canto e la danza, rende impossibile sviluppare personaggi e una trama del tutto complessa del film.
Willa: Beh, è vero che i cortometraggi di Michael si basano su storie semplici o hanno caratteri non completamente sviluppati come si vedono nei film, ma solo perché la brevità del tempo dedicato alla pellicola – cinque o sei o anche 11 minuti – non è sufficiente per annotare le varie situazioni, che si potrebbero verificare in un film di due ore. Però, Michael Jackson in modo innovativo, non sempre facili da comprendere, esplora alcuni concetti piuttosto complicati nei suoi cortometraggi.
Nina: Questo è vero, Willa. I film di Michael esplorano concetti complicati e le emozioni complesse. Essi possono farci avvertire una serie di sentimenti che non sono ovviabili facilmente, perché coinvolgono la sfera dei nostri sentimenti in un modo che è molto diverso dal solito lungo film noir, in cui proviamo una soddisfacente sensazione fornita dalla conclusione della storia – il detective ha risolto il suo caso, e, indirettamente, anche noi. A differenza i cortometraggi di Michael non hanno questo genere di chiusura. Billie Jean, per esempio, non ce l’ha – neppure gli altri film che abbiamo citato.
Willa: Ho capito cosa vuoi dire, Nina, anche se in Billie Jean, Michael Jackson-personaggio è riuscito a sfuggire al detective privato che lo sta inseguendo – con tanto di trench! – e si è anche ripreso la rivincita, come lui prova a “catturarlo” su una fotografia, letteralmente viene arrestato dalla polizia. Alla fine il detective, viene portato via dalla polizia, e Michael Jackson-personaggio sfugge. Quindi il caso è stato risolto, e in tal senso la storia ha una conclusione.
Nina: Sì, è un’ottima osservazione, Willa. Il ruolo del detective e Michael-personaggio sono invertiti, che secondo me ha una implicazione che va al di là del film stesso – di cui spiegherò più avanti.
Willa: Hum… ha un che di intrigante! Hai detto che Dirty Diana e Who Is It hanno delle caratteristiche tipiche dei film noir. Non credo di aver mai considerato come tale Dirty Diana! E nemmeno Who Is It, anche se potrebbe avvicinarsi. Interessante. Dovrò pensarci … Invece trovo che sia molto noir il segmento finale di Black or White, la Panther Dance. L’ambientazione –  una realistica strada della città – ma soprattutto si percepisce quella sensazione di alienazione sociale e l’essere un “estraneo”, come hai ricordato prima.
Nina: Beh, in puro stile postmoderno, Michael Jackson e il suo team hanno scandagliato diversi elementi stilistici, e fatto una composizione di scene e testi, simile agli stili esistenti; ma non agiscono nello stesso modo come nel cinema. Eppure, possiamo analizzare il detective, l’eroe/protagonista (ma quale di questi/quale tra i più?), la femme fatale, e l’atmosfera urbana misteriosa in Billie Jean.
Willa: Fantastico! Partiamo dall’inizio del film e analizziamo le singole scene in successione?

Billie Jean

Nina: Sì. Il film inizia con una serie di riprese in bianco e nero in primo piano. La scelta della fotografia in bianco e nero in questo caso potrebbe essere studiata, come una sorta di omaggio all’estetica noir. Una rapida sequenza di scene mostrano: un muro di mattoni, una mano guantata contro il muro, le gambe di un uomo in pantaloni, un bidone della spazzatura traboccante di carta e altri rifiuti, un gatto che si muove, un uomo che tira una boccata dalla sua sigaretta e dopo schiaccia il mozzicone con la punta della scarpa, e – un elemento che ricorre in molti dei cortometraggi di Michael – una moneta che ruota nell’aria.
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immagine2Le riprese molto ravvicinate non ci permettono di capire lo spazio scenico completo, ma questi brevi scorci su cose che sembrano slegate tra loro danno una vaga idea sul contenuto. Lo scopo è di costruire l’ambientazione, e conferire quel senso di mistero e suspense – soprattutto collegato all’inconfondibile linea di basso che apre la canzone!
Willa: Sì, giusto. Noi spettatori, alla visione di questa serie di immagini cerchiamo di dare loro un senso. Assemblare i vari pezzi per costruire una storia, un po’ come fa il detective. Quindi, da una parte, ci immedesimiamo nel ruolo di Michael Jackson, e dall’altra stiamo dalla parte del detective. Come lui, cerchiamo a distanza di spiare Michael Jackson per entrare nella sua vita, che è invasivo per lui.
Le prime sequenze in bianco e nero che poi passano al colore di Billie Jean, mi ricordano Ghosts, un altro film in cui le persone invadono la privacy della sua vita. Le scene introduttive di Ghosts sono tutte in bianco e nero, e come l’occhio della telecamera entra nella grande sala del Maestro – il luogo della magia – c’è la transizione al colore. Bad, anche ha una struttura simile. L’intero film è girato in bianco e nero, fatta eccezione per le scene nella stazione della metropolitana, che sono frutto della sua immaginazione. Così, sembra che Michael Jackson, con il bianco e nero voglia rappresentare la “vita reale”, e il colore sia il mondo della magia, o la sua immaginazione. In un certo senso, come nel Il Mago di Oz, dove la distinzione tra sogno e realtà viene accentuata dall’uso del colore: le scene del mondo reale sono in bianco e nero, l’intera avventura di Dorothy nella terra di Oz, invece è caratterizzata da vivaci colori. E, naturalmente, è così anche Billie Jean: le scene a colori sono intrise di magia …
Nina: È interessante, Willa – sembra quasi un modello di riferimento. Eppure, lo scenario fantastico in bianco e nero funziona in modo diverso in ogni film. In Ghosts, per esempio, l’immagine dei cittadini che portano le fiaccole con il sindaco, come il corvo su un cartello fatiscente, mentre si recano alla “casa misteriosa” abitata da un individuo “strano” (potenzialmente pericoloso) sembra ispirato più da un Gothic/Horror B-movies del 1950.
Willa: Oh, certo. Simile a La vendetta di Frankenstein o un film noir con Bogart e Becall.
Nina: Credo che in Billie Jean, la scelta di utilizzare la pellicola in bianco e nero (una scelta fatta forse dal regista Steve Barron, o un altro membro dell’equipaggio) sia piuttosto importante. Un’altra caratteristica significativa da evidenziare è il quadro complessivo incorniciato da una linea bianca, un frame – all’interno – di un frame. Il vero motivo di tale scelta, non lo so. Forse dovremmo chiedere a Steve Barron ….
Willa: Sono affascinata da questa composizione “frame-in-a-frame” – mi ricordano le fotografie. Sono presentati come i rettangoli standard delle fotografie e incorniciati da una sottile linea bianca su uno sfondo nero, come hai appena detto. Sembrano foto di archivio della polizia su una scena del crimine, o prove fotografiche di un detective su chi sta indagando. Che risuona in modo ironico con le scene dopo, quando il detective cerca più volte di scattare una foto a Michael Jackson-personaggio, e non ci riesce.
Nina: Sì, dà l’idea di una serie di fotografie. E la cornice bianca riapparirà in un modo più oculato – per suddividere l’immagine in un dittico e in un trittico – successivamente, quando Michael danza e canta “Billie Jean”.
Le prime immagini in bianco e nero sono collegate all’intro di “Billie Jean”, e con il suo giro di basso inconfondibile e ritmo potente. Poi arriva il synth su uno strato di suono aggiuntivo, suonando le quattro note sincopate che riconosciamo così chiaramente. Michael entra in scena e il film passa al colore. Il caratteristico giro di basso inizia, quindi sono inquadrati i piedi di Michael che mentre cammina si illumina il pavimento e ogni passo è sincronizzato al ritmo della musica. Un primo piano della mano: lancia in aria la moneta e la riprende, un gesto perfetto di nonchalance che si adatta al suo personaggio.
Willa: Ottima osservazione, Nina!  Michael entra in scena e il film passa al colore. Che è significativo … come lui appare, inizia anche quel senso di magia. Il pavimento della strada che si illumina ai suoi passi sono un segno della sua magia. Forse è per questo che questo mi ricorda Ghosts
Nina: Sì, un po’, anche per la mise-en-scène nel suo complesso. Michael appare come un giovane uomo molto chic, elusivo, misterioso e solitario. Un tipo di eroe (o antieroe) del passato – nonostante il suo (quasi) abbigliamento contemporaneo. Potrebbe incarnare un amabile libertino dall’aria mesta: lui sembra preoccupato, perso nei suoi pensieri, forse drammatico. E i suoi apparenti poteri magici non sembrano dargli alcuna gioia. Egli passeggia senza alcuna fretta lungo la strada.
Il personaggio ci appare come una sorta di figura a noi familiare. Infatti, non è la prima volta che Michael ha interpretato un tipo cinico, uomo disincantato stanco del mondo. Eccolo nello speciale Diana Ross TV del 1971, quando cerca di imitare Frank Sinatra con la canzone di gran successo, “It Was a Very Good Year”:

Diana Ross TV – 1971

Willa: Incredibile, Michael si presenta come un perfetto detective di un film noir … e il suo atteggiamento è simile a qualcuno che ama e abbandona le donne senza essere impegnato a nessuna di loro. E parla anche come un uomo: “Abbiamo preso un treno verso il nulla” dice a Diana Ross che recita insieme a Michael. Certo fa parte della commedia, un ragazzino di 12 anni non parla in questo modo …
Nina: Ecco qui la copertina dell’album di Frank Sinatra, In the Wee Small Hours of the Morning.

Risultati immagini per In the Wee Small Hours of the Morning

Questo genere di uomo occupa nel nostro immaginario collettivo un posto significativo – a volte tiene la giacca sulle spalle, e si trova appoggiato a un lampione “tergiversando” – forse tramandando qualcosa. E di solito, o, è arrivato da qualche luogo, o si trova sulla strada per il motivo opposto … ma non si sa nulla di certo.
Willa: Sì, e il detective di Billie Jean ricalca questa immagine – allo stesso modo Michael Jackson-personaggio, anche se il suo personaggio è più complicato e difficile da definire.
Nina: Sì, in effetti non sappiamo cosa sta facendo in quel quartiere povero, “l’altra faccia della città”. Oppure dove è stato, poco tempo prima. È un mistero.
Willa: Sono d’accordo.
Nina: Quindi la scena si mostra attraverso gli occhi di Michael quando va verso il barbone nascosto dietro un bidone della spazzatura. Allo stesso tempo, il primo verso è suonato:
Era più che una regina di bellezza della una scena di un film
Ho detto, non importa, ma cosa significa che sono l’unico
Che ballerà al centro della pista
Mi ha detto che il suo nome era Billie Jean

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A questo punto, mentre la canzone suona ancora, Michael in silenzio guarda con aria interrogativa il barbone e di nuovo appare la moneta rotante in aria che atterra dentro la tazza vicino all’uomo, facendola brillare. Michael sembra aver trasformato il povero in un’altra persona elegantemente vestita con uno smoking bianco, scarpe bianche, e fusciacca rossa. Le immagini del film ci portano a fare delle associazioni visive piuttosto che attraverso la creazione di un problema specifico o un crimine da risolvere per stabilire connessioni – tra i personaggi e gli eventi.
Willa: Esatto. Le scene girate non sono una trasposizione delle parole della canzone, come i video fanno di solito. Infatti, non c’è una “regina di bellezza” e nemmeno “Che ballerà al centro della pista” di una discoteca. Invece dell’espressione dei testi, qualcosa di molto più impressionistico sta accadendo. Di fatti, solo la tua descrizione delle scene iniziali di Billie Jean mi evocano delle immagini noir.  Posso immaginare questo tipo di scene facilmente, per esempio, in The Maltese Falcon, o Gilda, a cui Michael Jackson fa riferimento in This Is It.
Nina: Sì – ce ne sono parecchi, di punti interessanti su cui fare dei collegamenti. Se Billie Jean fosse un film lungo, allora il numero di “Billie Jean” sarebbe solo una scena dentro l’intero film. Ma dato che si tratta di un film breve (e compreso nel contesto di un “video musicale”) coinvolge un diverso insieme di aspettative di ciò che percepiamo. Inizialmente, poche semplici immagini con le prime note della canzone creano una suggestiva atmosfera di qualche minuto, questo stimola lo spettatore a interrogarsi su come questi singoli elementi abbiano un senso e possano trasformarsi in una storia.
L’introduzione abilmente costruita, e il montaggio del film, spesso è sincronizzato con il ritmo della musica: notate i primi tre passi, ad esempio, sono in sincrono con il ritmo della canzone.
Willa: Sì, è vero!
Nina: E anche se non possiamo sapere quello che sta succedendo, questo non è importante. Di fatto è un “video musicale”, perciò la performance dell’artista sarà di centrale importanza – che alla fine è ciò che vogliamo davvero vedere! In aggiunta, il film crea un’atmosfera in cui si può indulgere e potrebbe descrivere un sogno che nasce dal nostro inconscio.
Willa: Questo è interessante, Nina. E le immagini e gli elementi giustapposti suggeriscono la costruzione della storia, che è psicologicamente studiata, invece con una narrazione diretta, sempre che questo abbia un senso. Quello che voglio dire è che sembra il modo in cui funziona la mente, così Billie Jean sembra esprimere la verità psicologica – “un sogno che nasce dal nostro inconscio”, come hai detto – piuttosto che una storia convenzionale con una trama semplice e narrativa.
Nina: Sì, penso di sì. Il sogno è caratterizzato da alcuni elementi che sono molto simili alla successione delle immagini in un film – soprattutto quando essi appaiono piuttosto incoerenti o senza un preciso ordine. Bisogna sapere che dopo lo sviluppo naturale della funzione associativa della nostra mente, si attiva un processo di  “revisione” (come Freud direbbe), in cui il ricordo del sogno appare come la struttura di una narrazione, con un inizio, uno svolgimento e una fine.
Willa: Sono d’accordo. Si ha l’impressione di esplorare lo spirito e i pensieri di questo personaggio, come se fosse un luogo geografico reale. E poi con le immagini raccolte a noi mostrate – pezzi di memoria, forse – si costruisce una narrazione.
Nina: Sì. Inoltre, il film ha presentato appena una manciata di vignette fino a ora, e tutte in primo piano come nei cartoni animati. Infatti, l’intero film potrebbe rifarsi al linguaggio del fumetto o del fotoromanzo.
Willa: Lo credo anch’io! Anche se non ci avevo mai pensato, ma hai ragione. E sappiamo che Michael Jackson era appassionato di fumetti e film. Attraverso Frank Cascio nel suo libro e da altre fonti risulta che era intenzionato a comprare la Marvel Comics e avesse l’idea di trarne dei film prima ancora di chiunque altro come poi è stato fatto. Nello stile di fumetto o fotoromanzo, Michael Jackson è stato capace di evocare un senso di mistero o altre forti emozione con l’arte di poche immagini.
Nina: È fantastico, Willa. Michael aveva un vero e proprio senso dell’essere molto conciso. Tu e Raven in un post di qualche settimana fa avete detto, che pochi e semplici elementi – abiti, immagini, gesti –  sono capaci risvegliare nella gente una marea di associazioni. Ciò può anche includere associazioni di cui non è consapevole di aver avuto, ma sono in qualche modo radicate nella nostra memoria collettiva. Anche se alcune persone non hanno mai visto un film che avrebbero potuto identificare come un “film noir”, tutti siamo esposti ai manifesti, le fotografie, la pubblicità, i cartoni animati e i fumetti – una miniera di informazioni visive che scatenano queste associazioni. Michael Jackson, un cinefilo appassionato può, questa ricca fonte toccare da grande archivista. Come dici tu, è stato molto abile a selezionare alcuni di questi motivi – e mettendoli in un nuovo contesto, ha creato significati che necessariamente sono diversi dal loro uso originale.
La sequenza di un gatto che rincorre un altro gatto è importante, perché introduce un confronto: appena un gatto ne insegue un altro, il detective è sulle tracce di Michael in una sorta di gioco al “gatto col topo”. In verità i due animali non sono mai nella stessa inquadratura, ma con la tecnica del montaggio parallelo (anche detto montaggio trasversale), si presuppone che si tratti di una situazione di inseguitore/inseguito – proprio come il detective, in modo persistente, perseguita Michael. E infatti, anche Michael e il detective appaiono nella stessa inquadratura solo due volte in tutto il film. Ma quasi fin dall’inizio, si capisce il nesso tra di loro.
Willa: E questo concetto è supportato da varie scene sottili in tutto il video. Al minuto 1:10, Michael Jackson-personaggio tira fuori un panno tigrato – qualcosa di simile è presente in “Girl Hunt Ballet”, che Fred Astaire utilizza come indizio fondamentale per risolvere il mistero dell’omicidio. In Billie Jean, Michael, dopo aver tirato fuori il panno appoggia il piede su un bidone della spazzatura, lucida la scarpa con il panno, e appare un cucciolo di tigre. È chiaro il collegamento simbolico tra il tessuto tigrato e la vera tigre.

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Pochi secondi dopo, al 01:22, giunge una sequenza in flashback, e a seguire al minuto1:25, il gatto “perseguitato” si trasforma nel cucciolo di tigre dietro lo stesso cestino. Al minuto 2:50, il fotografo raccoglie il panno tigrato – proprio come fa Fred Astaire in “Girl Hunt Ballet” – e sorride, pensando di essere sul punto di catturare la sua preda. Ma si sbaglia, perché è lui che viene catturato. Mentre la polizia lo porta via, lascia cadere il panno tigrato, che si trasforma in un cucciolo di tigre e fugge via. Il pavimento della strada si illumina quando la tigre fugge, così come si è illuminato ai passi di Michael Jackson all’inizio.
Quindi, come dicevi, Nina, c’è un implicito collegamento tra il gatto, il ruolo di Michael Jackson, il panno tigrato, e il cucciolo di tigre che alla fine fugge via, anche se non è mai evidente o mostrato. Siamo portati a elaborare questi collegamenti per associazioni di idee.
Nina: In realtà credevo che fosse Michael-personaggio (come una presenza invisibile) a illuminare il pavimento della strada alla fine – non il cucciolo di tigre. Analizzerò meglio la scena!
Willa: O forse è il personaggio sotto forma di un cucciolo di tigre – un cucciolo di tigre invisibile.
Nina: In ogni caso, è certo che molte delle relazioni, elementi e temi del film sono presentati nel primo minuto, o già nei primi trenta secondi! Alla seconda strofa, un campo lungo mostra la location della strada; il detective si guarda attorno con fare circospetto, raccogliendo un giornale con il titolo “Billie Jean Scandal”, e poi si nasconde dietro l’angolo del negozio: “Ronald’s Drugs,” come l’insegna presenta sulla “West Side”. Un altro elemento comune nei film noir è il titolo di giornale che indica un evento drammatico o scioccante, che annuncia l’ulteriore sviluppo della trama del film. Il nome di “Billie Jean” sul titolo del giornale è enfatizzato dalle parole della seconda strofa della canzone:
Mi ha detto che il suo nome era Billie Jean, mentre faceva una scenata
Poi tutti si sono voltati con gli occhi che sognavano
Di essere loro quello
Che avrebbe ballato al centro della pista
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Ecco è qui, dove scopriamo un modo di guardare l’arte cinematografica che in realtà si discosta dal nostro modo di analizzare racconti più tradizionali. Sembra di essere alle prese con un rompicapo: la successione delle immagini sembrano raccontare una cosa, mentre la canzone cantata da Michael – narra un’altra storia.
Questo è un elemento importante che caratterizza il breve “video musicale” da un film – scrittori, registri e cineasti sono liberi di utilizzare questa integrazione suono-immagine, senza l’obbligo di “illustrare” la canzone attraverso l’immagine, o viceversa. Possono creare contenuti astratti e connessioni associative, anziché essere limitati dalle convenzioni della struttura narrativa lineare. Ecco come Billie Jean e gli altri cortometraggi di Michael li ho considerati. Essi hanno in sé alcune caratteristiche rappresentative di diversi generi cinematografici (horror, noir, Gangster, dramma in costume e romantico, dramma urbano contemporaneo) e la mise-en-scène che spesso li associamo a questi filoni. Ma nelle nostre menti e nel nostro cuore non operano in tutti allo stesso modo. La struttura creativa del montaggio del film (come si vede in Billie Jean) è qualcosa che può scegliere un editor, per dare ritmo che dipende dal contenuto.
Come Michael cammina lentamente per la strada con la sua giacca in spalla, immagini randon del gatto, il volto del detective, e la scarpa di Michael si sovrappongono; tale paesaggio visivo rappresenta l’interiorità di Michael, o la memoria … o forse la nostra. Ma ancora, non c’è nessuna trasposizione visiva o “drammatizzazione” di ciò che Michael canta.
Willa: Questo è un punto su cui riflettere, Nina. La canzone e il video in realtà raccontano storie diverse.  O magari è la stessa storia da prospettive diverse – la canzone si concentra sugli intenti pericolosi di Billie Jean, mentre il video si focalizza su lui e si destreggia in un mondo infido. Ma la canzone si sposa così bene con il video, è una cosa meravigliosa la combinazione di queste parole e la visione di queste immagini.
Nina: L’immagine e il suono sono collegati attraverso il ritmo di corrispondenza fornito da entrambi: i passi di Michael e il pavimento che si illumina, sono così perfetti che corrispondono al ritmo della musica. Come lui appoggia il piede e pulisce la sua scarpa con un panno, il cestino si illumina, un’altra dimostrazione della sua capacità magica di trasformare le cose. Poi arriva il bridge della canzone:
La gente mi ha sempre detto stai attento a quello che fai
Non andare in giro a spezzare i cuori delle giovani ragazze
E mia madre mi ha sempre detto stai attento a chi ami
Stai attento a cosa fai, perché una bugia diventa realtà
Quello che si evince dal video, e la situazione descritta da Michael nella canzone, sembra trasportarci in direzioni diverse. Di fatto è come se fossero due storie che si svolgono contemporaneamente. Anche se non c’è nessuna donna, né tanto meno una reginetta di bellezza.
Willa: In effetti le uniche donne presenti sono raffigurate su un cartellone pubblicitario. E potrebbero essere le due donne in conflitto descritte nella canzone, Billie Jean e My Baby, ma non c’è altro che possa suggerire oltre la nostra volontà di dare un significato alle immagini che vediamo. È anche interessante notare, che il cartellone sovrasta la scena, proprio come queste donne stanno dominando i suoi pensieri. Infatti, ad un certo punto, al minuto 2:14, fissa il cartellone e mette le mani alla testa, come se non riuscisse a controllare i suoi pensieri.
Nina: Questo è vero, Willa – vorremmo dare un significato alle immagini che vediamo, e le parole incluse per  comprendere le due cose insieme. Quando ascoltiamo una canzone, cerchiamo di visualizzare mentalmente le persone, i luoghi e gli eventi descritti nella lirica. Ma guardando il video di Billie Jean, le persone, i luoghi e gli eventi presentati sono completamente diversi da come li abbiamo immaginati. Questo può generare in noi un combattimento interiore! Tuttavia, non ci rendiamo conto più di tanto di questa disarmonia, perché la nostra volontà come spettatore è di godere l’opera con la facoltà della “sospensione del dubbio”. E quindi siamo in grado di ignorare le incongruenze.
Willa: Sì, ma finché non è stato fatto notare, mai mi ero resa conto di come le immagini del video rispetto al testo fossero diverse. Tuttavia, anche se hai detto che la storia della canzone non ricalca la narrazione del video, sembrano avere qualcosa in comune. Entrambe ruotano intorno alla falsa accusa di cattiva condotta sessuale – una donna di nome Billie Jean lo accusa di non riconoscere la paternità di suo figlio. Questa storia descritta nella canzone, nel video ci viene fornita dal titolo di giornale, “Billie Jean Scandal”, come prima hai detto tu. La canzone si concentra principalmente sul suo rapporto con Billie Jean e la donna che ama (My Baby), sulla loro storia fatta di intrecci e conflitti, mentre l’approccio della storia nel video è diverso. Un detective sembra raccogliere informazioni a supporto delle accuse avanzate da Billie Jean. Così si tratta di storie con due linee narrative differenti ma con un denominatore comune.
Nina: Sì, l’obiettivo perseguito nel film è cambiato rispetto a quello del brano in modo drammatico. Michael Jackson e Steve Barron forse volevano che il conflitto tra due persone “lui /lei/” fosse una sorta di “triangolo”, dove “l’altro” è il detective.
Michael a un certo punto si appoggia a un lampione, la cui luce simbolicamente rappresenta la sua consapevolezza della presenza del detective anche se non si è reso conto che è proprio dietro di lui. Una Polaroid nella vetrina di Ronald’s Drugs, scatta una fotografia a Michael – lo sconcerto del detective nel vedere che non compare nulla sulla stampa. Ascoltiamo il coro:
Billie Jean non è la mia amante
È solo una ragazza che dice che io sono l’unico
Ma il bambino non è mio figlio
Lei dice che sono l’unico
Ma il bambino non è mio figlio
Poi una dissolvenza in nero annuncia la conclusione della scena e ne inizia un’altra: Michael canta e danza.
Willa: Wow, è così affascinate, Nina! L’analisi di questa parte sarà oggetto del prossimo articolo,  proseguendo  la nostra visione cinematografica di Billie Jean. Grazie infinite per il tuo supporto, Nina – e per aver condiviso e analizzato queste complicate e meravigliose scene del film.
Nina: Il piacere è mio, Willa –  grazie!

FINE PRIMA PARTE

https://dancingwiththeelephant.wordpress.com/2015/04/16/like-from-a-movie-scene-part-1/
Traduzione di Grazia28 per ONLYMICHAELJACKSON
– Vietata la riproduzione anche parziale in un altro sito Web, metti un link diretto a questo post. Grazie.

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