Magazine “BLUES & SOUL” – 1974, n° 130


Ora basta! Io, Kwame Brathwite non voglio più nascondermi dietro il graffiante “Ronnie”. Negli ultimi cinque anni o giù di lì, nella mia professione sono conosciuto con lo pseudonimo di Ronnie, e con il nome di Kwame, tra i miei amici africani. Appena mi sono reso conto di quanto fossi incoerente, ho deciso di rivelare apertamente la mia identità. Il motivo per cui ho esitato tutti questi anni è che mi ci è voluto molto tempo per diventare qualcuno nel campo della fotografia. E la stima che mi sono guadagnato in dodici anni di lavoro non è stata facile. Così non volevo confondere le cose. Ma, ho capito che se avessi continuato su questa strada, lavorare sarebbe stato ancora più complicato. Perciò da ora in poi, sono Kwame, anche per i lettori di B&S, che reputo miei amici.
Questo nome mi è stato dato, non solo per il profondo rispetto verso il primo presidente del Ghana, ma io, come lui, sono nato di sabato. Vi chiederete che cosa c’entra tutto ciò con la mia recensione sul viaggio dei Jackson Five in Africa. Ecco, questo è il mio quarto viaggio nella madrepatria (o patria), ma il primo con un incarico di lavoro. Essendo conosciuto con il nome di Kwame, da alcuni africani e con lo pseudonimo di Ronnie come fotografo e giornalista, potete immaginare la confusione che si è creata quando mi sono presentato per il viaggio.
È stato lunedì 21 gennaio, quando per R&B ho ricevuto una chiamata da Logan Westbrooks, Direttore pubblicitario di CBS, informandomi che i Jackson Five stavano per fare un viaggio in Africa e voleva sapere se avessi voluto andarci. Mi ci è voluto una frazione di secondo per rispondere e poi ho accettato.
Non ho nemmeno sollevato il fatto che erano della Motown e lui, Logan, di CBS, dato che John Abbey ed io avevamo appena parlato della necessità che accadesse qualcosa di speciale, come ad esempio un viaggio in Africa con una band R&B. Questo è stato poco prima di partire per Cannes, Francia per l’evento MIDEM, che ho iniziato a raccogliere materiale fotografico e notizie sul settore R&B. Logan ha chiamato solo una settimana dopo e senza il bisogno di fare alcuna pressione.
Ho controllato il mio libretto sanitario e ho visto che dovevo fare solo la vaccinazione contro il colera, le altre richieste, anti febbre gialla e vaiolo erano ancora valide dai miei precedenti viaggi lì. Il mio passaporto invece era scaduto nel mese di ottobre, e all’ultimo momento ho dovuto presentare la domanda per il rinnovo. Ho fatto una corsa pazzesca.
Presto ho saputo che l’organizzatore del tour dei Jackson Five in Africa, era un mio vecchio amico senegalese, Mamadou Johnny Secka. Johnny, prima giornalista e ora regista e promoter di concerti, negli ultimi anni ha vissuto a New York. Quando arrivò negli Stati Uniti, ho scritto un articolo su di lui, che venne pubblicato in diversi giornali del paese.
Abbiamo anche lavorato insieme per organizzare un evento per il Consiglio di Sport africani, quando una squadra di atletica leggera Pan-africana è venuta in America per competere contro la squadra degli Stati Uniti a Durham, North Carolina.
I preparativi mi hanno impegnato molto, dal momento che ho avuto solo una settimana per organizzare tutto. Ho contattato Johnny e confermato che Blues & Soul sarebbe stata presente per tutto il viaggio.
Con i Jackson Five, una delle migliori band di tutti i tempi, senza distinzione di età, (a mio parere), non vedevo l’ora di fare questo viaggio.
Mamadou Johnny Secka, 30 anni, ha delle “idee alte” (idee straordinarie) proprio come la sua statura di 1,96 metri. Mamadou è del Senegal, lo Stato più occidentale del continente africano, la parte più vicina agli Stati Uniti ed è uno degli ultimi punti, che molti dei nostri antenati hanno guardato prima che partissero le navi negriere. La capitale è Dakar, una delle città più “moderne” dell’Africa occidentale.
Il governo, in nessun modo, può essere considerato “rivoluzionario”, nemmeno lontanamente. L’influenza francese è molto forte e appare un po’ ovunque a Dakar. Il Paese va nella direzione opposta ai rivoluzionari come la Guinea o la Tanzania, che sono considerati i più attivi negli affari di liberazione africana, nell’intento di rendere la nazione veramente indipendente.
Mamadou, ha delle idee a dir poco ambiziose. Ci siamo conosciuti quando lui era a New York, in una missione personale “per sollevare la consapevolezza ” verso l’Africa, che lo ha portato in tutto il mondo. Era inoltre alla ricerca di investitori neri con sufficiente lungimiranza, proprio all’inizio della crescente industria cinematografica africana.  La ricerca di investimenti è partita dall’America, dal momento che le persone di colore negli Stati Uniti fanno più soldi di tutti gli altri neri del mondo (in media).
Secka vede un enorme nuovo mercato con spettacoli dal vivo e vendite record in Africa nei prossimi anni. Con una popolazione di quasi 500 milioni, potrebbe rivoluzionare l’immagine del marketing e le vendite complessive. Attualmente un disco in America, che vende un milione è un primato, che tutti gli artisti si sforzano ora di raggiungere. Con il doppio della popolazione, le probabilità sarebbero molte di più, soprattutto perché il rapporto tra la gente nera è maggiore.
Poco prima di partire per l’Africa, Mamadou ha detto al gruppo e al suo entourage, “Oggi è una bellissima giornata, perché si sta avverando un sogno … È stato a maggio, quando ho incontrato il signor Joe Jackson e Michael, agli Academy Awards di Hollywood. Dopo aver parlato con lui del mio Paese, gli ho promesso di portarlo lì un giorno. Mr. Jackson ha detto quanto desiderasse far vedere ai figli l’Africa. Per noi, è un sogno che si avvera”.
Martedì sera, del 29 gennaio, ci siamo imbarcati sul volo Pan Am 184 con i Jackson Five. L’emozione della gente era tanta, perché per la maggior parte di loro era il primo viaggio in Africa. Avevamo appena finito una sessione fotografica in aeroporto e i J5 erano stanchi. Arrivati con un volo da Los Angeles, la mattina stessa, avevano appena fatto una sosta di 3 ore e mezza durante la quale si era tenuta una conferenza stampa e dovevano fare ancora più di sei ore di volo. Nonostante il loro fitto calendario, sono stati molto disponibili, e hanno concesso foto e richieste di autografi dagli altri passeggeri e dal personale aeroportuale.
L’entourage era composto di 25 persone. Randy, Michael e Marlon stavano andando ancora a scuola, così la signora Rose Belle, la loro insegnante privata, si è unita per lungo il viaggio di dieci giorni. Al momento della partenza, non era certo quanti paesi avremmo visitato. Sapevamo delle date di Dakar, ma altri organizzatori avevano sentito del tour dei J5 e in qualche modo avevano cercato all’ultimo momento di fare degli accordi per portare i concerti nelle loro zone. Come si è scoperto, le offerte del Ghana, Zambia e Etiopia erano saltate a causa di varie formalità.
La partenza è stata ritardata di circa 10-15 minuti, ma è andato tutto liscio come previsto. A bordo del 707, c’era un sacco di spazio e una buona parte dei passeggeri potevano spostarsi liberamente, passando nella prima classe per fare una partita a scacchi con Tito, o il rap con qualcun altro …. che sembrava essere il nostro programma di volo.
Ho parlato con l’avvocato dei J5, Richard Aarons, che mi ha informato che il gruppo annuncerà il progetto di un film con i Jackson nel ruolo principale, come una famiglia nell’America del 1860 e i loro problemi. La pellicola sarà filmata a primavera in Arizona, e forse sarà rilasciato entro la fine di questo anno.
Il film sarà realizzato da una società indipendente guidata da Raymond St. Jacques dal titolo “Isomin Cross & Sons”. Blues & Soul sarà sul posto e, se possibile, farà per voi qualche fotografia delle riprese.
I Jackson Five sono diventati molto popolari e bravi nel corso di pochi anni.  Dalle umili origini di Gary, Indiana, hanno fatto molta strada e la famiglia si è assicurata un futuro tranquillo e per questo siamo tutti orgogliosi.
A bordo, abbiamo avuto modo di conoscerci un po’ tutti. I membri della stampa erano: Veronica Claypoole di Black Enterprise Magazine, Linda Corrant di Encore Magazine e la mia vecchia amica, Marion Etoile-Watson di Metromedia. Grayson Mitchell, di Johnson Pubblicazioni e Frankie “Hollywood” Crocker della radio WBLS FM erano gli altri membri della stampa. Crocker è stato anche co-M.C. con il produttore Secka.
Era ancora buio quando siamo arrivati all’aeroporto di Yoff in Senegal, e subito ci hanno scortato nella sala V.I.P. dove circa 35-40 percussionisti e ballerini ci hanno accolti all’ingresso esterno dell’edificio. Si sono esibiti in gruppo e poi siamo entrati nell’edificio per una conferenza stampa con la radio senegalese, la televisione e il quotidiano nazionale Le Soleil.
Dopo la conferenza siamo tornati dai ballerini e alcuni colleghi sono intervenuti, cercando di imitare i passi dei ballerini. Direi che il migliore di tutti è stato Randy.
La celebrazione è durata circa 30 minuti, mentre il sole stava sorgendo, sembrava quasi che i percussionisti e i ballerini, magicamente lo avessero fatto apparire.

 ***

Siamo saliti su tre furgoni per arrivare in città e poi al Taranga hotel in Piazza Indipendenza. L’hotel di recente costruzione, nemmeno un anno di vita, era decorato con molte sculture africane.
Dopo aver disfatto le valigie, tutti hanno avuto la stessa idea, e senza preavviso, ci siamo trovati riuniti nella hall, pronti ad esplorare le strade di Dakar. Ora, bisogna sapere che il Senegal, come la capitale, è una città in cui la gente ha poco o niente rispetto alla maggior parte di altre realtà. Il reddito pro capite è di circa 150 dollari all’anno, e i meglio pagati sono i dipendenti pubblici o statali. La parte restante o lavora negli alberghi, in attività di minore importanza, o fa l’ambulante di strada o racimola qualche soldo all’aeroporto. La cosa migliore per guadagnarsi da vivere è vendere collane di perle e altri manufatti. Anche i bambini fin da piccoli imparano l’arte di contrattare per guadagnare e sono tra i migliori venditori, soprattutto quando non si può rapidamente apprezzare il costo (a causa della moneta).
La maggior parte dei negozi non sono di proprietà di senegalesi, ma libanesi e altri stranieri, le società più grandi sono soprattutto francesi.

Ora, avrei potuto andare tranquillamente da solo per le strade, e mescolarmi tra la gente del posto, ma quando sei con un gruppo, in stridente abbigliamento americano, e con i Jackson Five, specialmente quando ovunque sono appesi dei mega manifesti alti 3 metri del gruppo – non è così facile. Il gruppo ha attirato una folla di appassionati, curiosi passanti e venditori ambulanti di sculture, perle, gioielli e Koras (una sorta di predecessore della chitarra) che volevano vendere.
In Senegal, come in tutte le parti dell’Africa, la gente è cordiale. E come nella maggior parte del mondo, sono anche curiosi, cosicché a volte ci si può sentire gli occhi puntati addosso, non appena è nota la presenza di uno straniero nella zona. C’è una sorta di calore, nella maggior parte dei fratelli africani con i loro fratelli afroamericani, a causa del loro famoso stile di vita e di ciò che leggono sui quotidiani e riviste. A volte non mostriamo necessariamente le nostre migliori caratteristiche, ma vi è innegabilmente una ammirazione diffusa per i “soul brothers” e le notizie circa l’esperienza del nero occidentale.
Anche i giovani rivoluzionari sono fan Soul (r&b) e affondano nei nomi di James Brown, Aretha Franklin, Stevie Wonder, The Staple Singers, The Jackson Five e la maggior parte dei nomi più importanti del settore. Tuttavia molti vedono le prestazioni una lotta globale di liberazione dei neri.
Poco prima del concerto al Demba Diop Stadium, il primo dei tre concerti, abbiamo parlato con alcuni studenti in in prima fila in attesa di vedere i Jackson Five. Essi erano schierati contro Senghor (presidente del Senegal), protestavano e disapprovavano le sue “yes sir boss”, come i rapporti con la Francia. Erano anche contro Nixon per la sua mancanza di interesse per la liberazione africana e la libertà dei neri in tutto il mondo. Hanno condannato con parole molto dure l’imperialismo francese e americano, definendo i presidenti Senghor e Nixon delle emerite…. .
In una intervista, quando ho chiesto se gli piacevano i Jackson Five, uno studente ha detto, “Direi di sì” …  Sì, mi piacciono, perché sono neri. Ma se sono “Yes Boss, yes, Boss” … alla maniera dell’uomo bianco …. secondo l’uomo bianco, allora non mi piacciono. Ma, se i Jackson Five sono neri e anche orgogliosi di essere neri, sì, mi piacciono”. Nel rispondere alle domande i giovani non hanno perso l’occasione di esprimere l’insoddisfazione per il modo in cui il paese viene attualmente gestito dicendo che ci vorrebbe una rivoluzione.
Quando è stato chiesto da Frankie Crocker che cosa stessero facendo a riguardo hanno risposto “Rivoluzione, amico! … Tutti vogliono la rivoluzione qui”. Tuttavia, quando Marion ha sostenuto che sono solo chiacchiere, hanno ribadito – “No, no no. Noi non lo diciamo così per dire …. ci vuole una rivoluzione violenta.”
Il concerto è iniziato con un leggero ritardo, e i Jackson Five era la sola band dello spettacolo. Johnny Secka, e Frankie Crocker (Mamadou ha tradotto per lui) hanno introdotto i J5 scaldando il pubblico che li ha accolti con un caloroso applauso. Il gruppo ha aperto il concerto con “Get It Together”, la title track dell’LP, in qualche modo era sembrato opportuno. Il brano G.I.T. rappresentava il climax dello spettacolo, e G.I.T. era anche l’acronimo del badge, la nostra delega di identificazione per tutta la durata del soggiorno. Questi sono diventati alcuni dei più ricercati oggetti, insieme alle foto dei J5 e poster. Sì, “Get It Together” è stato in effetti un messaggio perfetto, da tutti i punti di vista.
Lo spettacolo stava andato bene, quando subito dopo una esplosione pirotecnica in una canzone, l’odore di fumo, come quello a causa di un difetto dell’equipaggiamento elettrico, si è innescato il fuoco nell’aria. Il fumo ha coperto il palco, più dell’effetto speciale stesso, e la voce di Michael è scomparsa. Sembrava con tutte le attrezzature e l’illuminazione, che i trasformatori dell’alimentazione, si fossero bruciati causando un guasto elettrico.
Il ritmo era ancora forte e chiaro, ma appena Marlon, Michael e Jackie si sono resi conto che il microfono non funzionava hanno lasciato il palco, la musica ha continuato, fino a quando le riparazioni e le sostituzioni sono state fatte. Quando sono tornati sul palco, c’è stata una standing ovation, e da lì in poi è andato tutto bene.
Il pubblico, che fino ad allora era stato abbastanza calmo, si è infiammato, come se volesse recuperare quello che aveva perso.
Ad un certo punto, mentre Michael cantava, dalla zona delle telecamere è saltato giù dal palco, e si è diretto verso il pubblico. Si è tolto la giacca, e l’ha gettata a terra, il pubblico in delirio è accorso per accaparrarsi il cimelio. Ne è seguito un tira e molla della reliquia, alla fine è stata presa da Johnny Secka, battendo tutti nella battaglia per la giacca di Michael.
Il pubblico si è comportato allo stesso modo dei giovani di Gary, o di Los Angeles. Sono piaciuti soprattutto i numeri ritmici coreografati, come “Daddy Was A Rolling Stone”. Non al loro papà, Joe Jackson, che è  sempre presente durante il tour. Papino, che gestisce il business, è il cervello dietro il gruppo e la sola ragione del loro successo.
La signora Katherine Jackson (madre dei componenti del gruppo), che non era in viaggio (come le mogli di Tito e Jermaine) ha recentemente ricordato i giorni passati a Gary …. “Una delle ragioni per l’interesse dei ragazzi alla musica è perché io e Joe non volevamo lasciarli gironzolare troppo per le strade. Mi ricordo quando i ragazzi hanno vinto il loro primo concorso per giovani talenti. Naturalmente ero un po’ sorpresa quando furono annunciati i vincitori.
Molte volte Joe ha speso il denaro necessario per la casa, per i microfoni, chitarre o altre necessità per il gruppo. Come madre, mi sono abituata a essere responsabile per il modo in cui il denaro è stato speso per la casa: ma inutile dirlo, sono stati necessari investimenti per gli strumenti ed è stato utile, perché i ragazzi si allenavano duramente e in tutti quegli anni di talent show e piccoli impegni che ne è valsa la pena”.
Joe Jackson ha avuto il suo momento di gloria, quando è stato onorato dal governo senegalese, con la più alta onorificenza del paese, la “Medaglia del Leone” in una speciale cerimonia. In assenza del presidente Senghor, che era in Francia, la medaglia è stata presentata dal Ministro del Turismo, Fall, una delle persone più belle e capaci al momento. In cambio, Michael ha consegnato al governo il suo ultimo disco d’oro.
Di gran lunga la parte più commovente del viaggio è stata la visita all’isola di Goree, c’è ancora la prigione degli schiavi e le case. Ogni anno migliaia di turisti prendono il traghetto da Dakar verso Goree. Le acque sono ancora abitate da squali, dicono alcuni locali, ma in prossimità dell’isola nuotano molti bambini intorno alla barca e s’immergono per raccogliere le monete gettate dai turisti.
La Casa degli schiavi è stata costruita nel 1776 dagli olandesi e fu l’ultima a Goree. Le prime edificazioni furono costruite dai portoghesi nel 1536. Durante la dominazione portoghese, che durò fino al 1580, in tutta Goree sono state costruite Case degli schiavi, che avevano una capacità di 1.200 schiavi. La permanenza sull’isola durava molto, due o tre mesi, gli schiavi erano incatenati nelle anguste celle in attesa delle navi per la traversata senza ritorno. Alcune celle contenevano quindici o venti schiavi, costretti a stare seduti con la schiena al muro. Le catene erano rimosse solo una volta al giorno, in modo da poter andare in bagno. La vita era pessima, che si diffuse la prima febbre gialla e nel 1789 metà della popolazione di Goree morì.
Gran parte dei membri del nostro gruppo erano visibilmente scossi, come la guida, il “griot” ha narrato la storia di Goree. Ha dato ai Jackson Five e ad alcuni di noi pezzi di catene, oramai arrugginite, che tenevano i nostri antenati – uomini, donne e bambini, di cui solo una piccola percentuale di loro riuscirono a sopravvivere alle orribili condizioni di vita dell’isola per raggiungere le piantagioni di schiavi a Sud e a ovest delle Indie Occidentali.
Gli spettacoli di sabato e domenica al Teatro Nazionale “Daniel Sorano” sono stati fantastici, ma il ricordo di Goree era impresso nella mente. Questo sembrava essere lo stesso per i Jackson come attesta la seguente intervista con Marion Etoile. Marion ha chiesto a Jackie, la sua impressione di Goree.
Jackie: “Beh ho studiato la storia di Goree a scuola e in parte anche al college. Ma non immaginavo che le cose fossero esattamente così fino a quando sono venuto qui e ho visto le piccole celle, o come venivano incatenati. Sono rimasto completamente sconvolto e di vedere beh …. gente, che non sembra affatto disturbata, ma semplicemente gli piace venire qui per trascorrere una piacevole giornata e divertirsi.”
Marion: “Cosa hai provato quando hai visto la porta che conduceva giù nell’acqua …. il lungo corridoio?”
Jackie: “Immagino che per loro rappresentasse l’unica possibilità di fuggire, ma credo, che se tentassero di farlo, gli squali li avrebbero divorati, così in verità loro non avevano scampo, capisci quello che dico?
Marion: “Sei stato in un sacco di posti, con i Jackson Five, e hai iniziato molto giovane.  Immagino che questa visita in Africa sia il luogo dove hai avuto la possibilità di fare un soggiorno più lungo, escludendo il concerto. Che impressione ti ha fatto Dakar?”
Jackie: “Be’, non dico che sia stato drammatico, ma più una grande avventura per me, perché è stato molto istruttivo, avevo letto un bel po’ di cose, ma non sapevo che le persone vivessero in questo modo. La nostra gente si lamenta delle condizioni di vita in America, ma non siamo a questo livello. Qui la povertà delle persone è molto alta, guadagnano 10 dollari al mese, con un reddito pro capite di appena 150.000 dollari all’anno.
Marion: “Ma tu hai portato un po’ di gioia.”
Jackie: “Sì, abbiamo portato un po’ di gioia. Il posto mi piace, è bello qui.”
Jermaine: “Ero molto turbato e credo sia una vergogna per come è stata trattata la gente …. è una cosa davvero orribile. Ed è un dispiacere pensare che tutte queste persone bianche qui, nel tempo passato, sono stati coloro che hanno fatto tali disumanità…. mi sconvolge lo sai, non potrò mai accettarlo, mai …. Non ho altro da aggiungere.”
“Ma vedi, se gli afroamericani tornassero qui, e tutti insieme iniziassimo a costruire questa città, tutta l’Africa, penso, che potrebbe diventare il continente più forte del mondo. Una prerogativa dei neri americani a casa, che sono bravi nella costruzione e tutti quei tipi di cose, ma se davvero si unissero e tornassero qui, sarebbe favoloso. “
Marion: “E ci vorrebbe qualcosa di simile a Goree e fare una cosa del genere, anche.”
Jermaine: “Giusto. In circa 10 o 15 anni, sarebbe tutto risolto, per tutti questi altri paesi, perché diventerebbe il numero uno.”

The Jackson one by one

Il telefono squillò e una persona di lingua francese mi ha informato che stavo per ricevere una chiamata dal Senegal, una colonia francese nel punto più occidentale del continente africano, che in passato ha svolto un ruolo importante nel commercio degli schiavi. Tuttavia, questo appartiene alla storia di ieri e la grande notizia di oggi da Dakar, era che i Jackson5 erano lì, e per loro era il primo viaggio nel continente. Ronnie Brathwaite, una voce familiare mi ha detto che tutti i sei membri dei Jackson5 erano disposti a parlare.
Il primo al telefono è stato Tito, il quale ha sottolineato in modo veloce, che per tutta la famiglia era una grande emozione essere in Africa. “È la nostra prima volta qui e la cosa che mi ha subito colpito è la gentilezza delle persone”, ha esclamato. Tito ha continuato a spiegare come il tour è stato organizzato da Johnny Secka e che era più un tour “politico” che un tour per il business. Tito ha detto di prestare attenzione al prossimo album dei J5, perché è diverso da quello per cui è noto il gruppo. “È leggermente diverso, dai suoni più maturi e una continuazione di quello che abbiamo cercato di fare con l’album “Get It Together”. Hal David è ancora il produttore.
Marlon è stato il successivo e gli ho chiesto se il suo primo contatto con l’Africa è stato come s’immaginava. “In un certo senso sì, ma dall’altra parte no! Mi piace molto qui, ma preferisco la vita di Los Angeles.” Ho domandato poi se ha sentito suonare molta musica dal suo arrivo e se il J5 sono conosciuti in questa parte del mondo.
“Be’, abbiamo sentito molta musica da quando siamo atterrati all’aeroporto, era diffusa dagli altoparlanti di lì. Ma era soprattutto musica africana locale, piuttosto che pezzi a noi conosciuti. La gente sa di noi e anche di Michael.”
Quando Jackie, il maggiore dei fratelli, è venuto all’altro capo della linea, ho deciso di cambiare argomento per avere delle informazioni sulla sua carriera solista di musicista, che ha avuto inizio con il suo primo recente LP: “Beh, so che è piaciuto e anch’io sono soddisfatto. È stata una mia idea e il lavoro è iniziato circa un anno fa. Ho scelto tutto il materiale io stesso. Per inciso, vorrei sottolineare che ho fatto questa registrazione come artista solista, ma sarò sempre con il gruppo e non ho alcuna intenzione di fare concerti personali o qualcosa del genere”.
Ho domandato poi a Jackie, se i J5 prossimamente andranno in Europa e ha detto che forse sarà a fine autunno, e mi ha fatto sapere che tutta la famiglia ha iniziato a lavorare su un film. “Il progetto vede coinvolti noi Jackson con Raymond St. Jacques, che nel film interpreta nostro padre. Facciamo anche la musica.” Sembra che il film sarà un western e parteciperanno insieme i sei fratelli e Motown non finanzierà la produzione del film.
Randy, undici anni ha seguito Jackie al telefono ed era molto felice di essere in Africa, “Ho fatto già molti acquisti e comprerò ancora delle statue, che sono fatte da artigiani locali. La gente è molto gentile con noi. Ci trattano molto bene.”
Jermaine ha iniziato la conversazione parlando della cucina locale, da lui più gradita, “È molto diverso dal nostro cibo di casa”, ha detto. “Alcuni cibi sono parecchio piccanti e altri molto semplici. Mi piacciono i piatti caldi e la zuppa a base di carne. Ho preso la ricetta per portarla con me a L.A.! “
Un ovvio punto di discussione con Jermaine era la sua carriera solista di musicista, tuttavia non era sicuro di questa strada: “Io non so che cosa verrà dopo. Francamente, al momento, mi interessa più il bene del gruppo, piuttosto che fare un altro album da solista. Credo che i J5 possano andare avanti come un gruppo unito. Ciò non esclude che io non sia interessato al mio lavoro.
“In realtà, sto cercando di compare un negozio di antiquariato a Londra. Amo Londra, in particolare i mobili antichi. L’ultimo viaggio, ho comprato tante cose belle. E qui a Dakar, ho comprato molte sculture in legno di bravi artigiani locali. Ma entro i prossimi due anni la mia seconda casa sarà sicuramente a Londra.”
Infine, il telefono è passato anche a Michael, forse il più conosciuto dei fratelli. Il viaggio di Michael sembra girare su tutte le cose piacevoli della vita e probabilmente è ciò che descrive meglio la sua indole – cerca di apprezzare ogni momento della vita e così lo trova più spesso degli altri.
“È così accogliente e vitale qui e il soggiorno è partito con il piede giusto, come siamo atterrati all’aeroporto”, ha detto entusiasta. “Un gruppo di ballerini locali ci ha accolto lì, e da quando siamo arrivati abbiamo incontrato numerose persone e tutti sono molto gentili e veramente simpatici. Come i miei fratelli, ho comprato un sacco di cose! “.
(JA)
FINE
Traduzione di Grazia28 in esclusiva solo per ONLYMICHAELJACKSON
– VIETATA la riproduzione anche parziale in un altro sito Web, metti un link diretto a questo post. Grazie.

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